bargello

Soccorrere i fratelli abruzzesi

In Uncategorized on Aprile 6, 2009 at 4:31 pm

CasaPound Italia: Punti per raccolta aiuti per l’Abruzzo

Roma, 6 apr. – Coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d’acqua e tutti i beni di prima necessita’, che possono servire alle popolazioni gravemente colpite dal terremoto in Abruzzo, verrano raccolti presso i centri di CasaPound Italia presenti su tutto il territorio nazionale, e messi a disposizione delle locali sedi della Protezione Civile.
Si invita ulteriormente alla solidarietà fattiva verso i fratelli abruzzesi colpiti dalla tremenda tragedia. In Toscana i due punti di raccolta sono Siena e Pistoia.
Di seguito i luoghi ove si stanno allestendo in queste ore i punti raccolta:

ROMA – Via Napoleone III, 8
ROMA – Via degli Orti di Malabarba, 15
LATINA – Via XVIII Dicembre, 33
SULMONA – Corso Ovidio, 208
TORINO – Via Cellini, 22
MILANO – Via San Brunone, 17
MILANO – Via Pareto, 14
DOMODOSSOLA – Piazza della convenzione, 5
VERONA – Via Poloni, 30
BOLOGNA – Piazza di Porta Castiglione, 12
PISTOIA – Via Porta San Marco, 161
RIETI – Via Garibaldi, 139
AREZZO – Via San Lorentino, 51
FERENTINO(FR) – Via Guglielmo Marconi, 100
SORA(FR) – via lucio Gallio 9
ARNARA – via dei fossi snc
SALERNO – Via Galdo, 4
AVELLINO – Via Circumvallazione, 55
AVELLINO – Piazza Trecine, 5
BARI – Via Garruba, 22
PALERMO – Via Tevere, 4
SASSARI – Via degli astronauti, 3
SIENA – Via Stalloreggi, 87
LAMEZIA TERME – piazza s.giovanni 17
TODI – Portici Comunali Piazza del Popolo
PARMA – Via Iacchia, 33
REGGIO EMILIA – Via Montefiorino, 10/h

In Uncategorized on Marzo 22, 2009 at 7:23 pm

Mentre Roma è indecisa sul da farsi,Sagunto viene espugnata

Marzo 22, 2009 at 2:05 pm | In Voce della fogna | No Comments | Edit this post

Roma e Torino. Roma e Sagunto. Mentre alla Fiera della Capitale Fini,Gasparri,Giorgia Meloni,l’intero esecutivo di Azione Giovani e Azione Universitaria festeggia la fine di Alleanza Nazionale,i ragazzi del Fuan-Azione Universitaria di Torino sono sotto assedio. No,non si tratta di assedianti cartaginesi ma dell’ennesimo gruppo di antifascisti che,per assicurarsi il controllo sulle Facoltà,a livellodi “territoro” e voti,non si tira indietro nel fare uso dei propri sistemi di democrazia. Già,la bella democrazia che conosciamo. Difendere i diritti degli studenti riduendoli al silenzio o comprandoli con manifestazioni e festini che servono solo a creare inutile trambusto,senza fini veri,ma con scopi puramente provocatori. E chi si permette di criticare o di fare velatamente notare il suo dissenso ? Ve la ricordate la lezione di Trockij? Ecco. Ormai sono anni che il Fuan torinese è assediato nelle facoltà e nelle strade.In questi ultimi giorni di clima rovente si è arrivati al culmine della follia: “fascista,tu non puoi entrare all’Università”. Cosa!? Siamo pazzi? No,è la realtà. Ma la realtà ancora più dura è che questi giovani militanti sono abbandonati a loro stessi. Il Partito e la Direzione Nazionale del Fuan-AU sembrano non occuparsene,se non con striminziti comunicati stampa,ultimi residuati della peggiore cultura aennina. Quelle che D’Annunzio chiamava le “chiocce del Quarnaro”,ovvero i ciarlatani e i “parolieri boccaloni”,stanno feteggiando e gozzovigliando alla salute del nuovo passo,mentre su al Nord l’ultimo FUAN con i contro coglioni continua a battersi nella sua battaglia quotidiana. Un gruppo umano che,come noi, concepisce la politicac ome militanza e servizio tra le persone,tra la gente,rifiutando le chimere e i miraggi del Palazzo.

 Con amarezza in questi giorni ho constatato come,per colpa dell’inettitudine dei dirigenti della struttura da cui provengo,due anni di lotta alla Facoltà di Lettere di Firenze siano stati vanificati. Ovvero,sono finiti nelle mani di altri che ora si attribuiscono i meriti e gli onori dell’ex Nucleo di Lettere “Caravella”,del Fuan Firenze. E’ questo dunque l’epilogo? Potrei die tranquillamente di sì. Ma il video che segue mi spinge a sperare che,qualcuno ancora,ha le palle di portare avanti le gesta di un movimento che ha fatto la storia della militanza universitaria. E’ solo grazie a persone come E.M.,A.M.,M.M. che provo fierezza per le mie origini.E non rinnego un giorno,un volantinaggio,una sberla data e una ricevuta sotto la bandiera blu con la scritta bianca.

Drako I. – Base Autonoma Terni

http://vocedellafogna.wordpress.com

La fine di AN

In Uncategorized on Marzo 22, 2009 at 7:21 pm

Su indicazione di un lettore pubblichiamo di seguito un ‘pezzo’ di Filippo Ceccarelli,”Repubblica” , concernente la fine di Alleanza Nazionale che si celebra proprio oggi.

La Redazione

STAVOLTA è andata sul serio. Meglio tardi che mai, o peggio presto che sempre. Comunque, è fatta: la fiamma tricolore se ne va. E pur con tutto il rispetto che si deve ai simboli, e consapevoli che le insofferenze dei cronisti valgono ancora meno delle loro modeste fatiche, varrà la pena di esprimere qui un certo sollievo per il sospiratissimo “espianto”, come un lontano giorno volle definirlo il professor Fisichella, preclaro ideatore di An, senza alcuna ironia.  Sollievo dunque per la “sfiammata” su cui ormai un paio di generazioni di giornalisti si sono incautamente esercitati. Ma non solo loro, per la verità. Se infatti lo stesso Fini, all’apice del tormentone, si provò invano a sostenere che la faccenda della fiamma appassionava “solo i politologi”, sarebbe ingiusto quest’oggi dimenticare ciò che nel 2003 rispose ‘Gnazio La Russa al temerario operatore dell’informazione che l’aveva interrogato sull’opportunità di rimuovere o meno quel simbolo: “Ma lei sarebbe disponibile a tagliarsi i propri attributi?”. Bene. Ora che il triste e doloroso adempimento è stato compiuto, e in congruo ritardo rispetto alla rimozione della falce e martello e dello scudo crociato, ci si limita a segnalare il nesso indicibile che in un partito iper-machista lega la simbolica identitaria alla genitalità.
Fu infatti il padre del neofascismo italiano, Giorgio Almirante, a disegnare la fiammella, ispirandosi a un distintivo combattentistico. Era la fine del 1946 e per dire i riferimenti culturali a uno dei convenuti nello studio di Arturo Michelini, il napoletano Roberti, vennero in testa i seguenti versi di D’Annunzio: “Solo alla morte l’anima sovrasta/ congiunta ancora al carcere dell’ossa/ come fiamma si radica in catasta”. Non era insomma, già in partenza, un quadretto allegro. Circostanza confermata dalle strofe, pure di conio almirantiano, dell’inno del Msi, da titolo: “Siamo nati in un cupo tramonto”. Non solo, ma nella leggenda vetero-missina, impregnata com’era di retorica hard-core, codici occulti e fantasie necrofile, il successivo trapezio da cui si sprigionava la fiamma, raffigurava una bara. Di chi fosse, a quei tempi, non c’era neanche bisogno di chiederselo. Ben si prestava oltretutto ad indicarlo l’acronimo del nuovo partito, Msi, leggibile come “Mussolini Sei Immortale”, ovvero, secondo una più sorvegliata formula, “Mussolini Sempre Immortale”.

In quella specie di Bibbia o di Treccani che è il libro di Luciano Lanna e Filippo Rossi, “Fascisti immaginari” (Vallecchi, 2004) si trova anche scritto che nel bianco tra quelle tre lettere c’era chi riusciva a intravedere addirittura la sagoma di un nodoso manganello. In ogni caso si comprenderà come negli ultimi anni l’intero gruppo dirigente di An abbia speso tesori di tempo e fatica per smentire tali suggestioni.

Ma intanto si teneva stretto quel simbolo che nel corso dei decenni ha conosciuto un paio di ritocchi fatti in casa e diverse peripezie di natura grafico-contudente da parte degli avversari, o nemici che fossero. La prima, eseguita con largo anticipo sulla teoria situazionista del detournement risale ai primi anni sessanta e narra di alcuni spericolati comunisti della capitale che dopo aver scalato un palazzo riuscirono a montare sopra la gigantesca fiamma una enorme padella con due uova al tegamino.

Il secondo sfregio, negli anni settanta, si deve al disegnatore satirico di Lotta Continua Zamarin che raffigurò il suo eroe, l’operaio-massa Gasparazzo, che spegneva la fiamma missina facendoci la pipì sopra. In compenso l’emblema compare in una poesia, “Comizio”, che Pier Paolo Pasolini comprese ne “Le ceneri di Gramsci”: “Una smorta folla empie l’aria/ d’irreali rumori. Un palco sta/ su essa, coperto di bandiere,/ dal cui bianco il bruno lume fa/ un sudario, il verde acceca, annera/ il rosso come di vecchio sangue. Arista/ o tetro vegetale guizza cerea/ nel mezzo la fiammella fascista”.

E comunque, in estrema e colorita sintesi: già prima di Fiuggi, l’astuto addetto al marketing Jannarilli, cugino ciociaro della moglie di Fini, l’aveva rimpicciolita sui portachiavi, nonché sublimata in un due pupazzi di peluche significativamente appellati “Fiammino e Fiammetta”. Ma sempre donna Assunta vigilava: “Non si spegnerà mai, brilla nel cielo come una stella”. Diceva Fini: “Mica è il fascio littorio”. E intanto la fiamma attraversava indenne le allegoriche traversie dell’elefantino e della coccinella, e le richieste di Publio Fiori, gli odg di Palmesano, l’ingresso nel Ppe, la visita in Israele.

Come se non bastasse si trattava anche di difenderla dai famelici scissionisti della galassia nera, e furono epiche battaglie legali con Pisanò, poi con Rauti, fondatore del Msi Fiamma Tricolore, con quindi con il Mse del camerata Bigliardo, e poi ancora con la Mussolini, con il Nuovo Msi di Gaetano Saya e infine anche con la Destra di Storace che, inibito dall’uso della fiamma, alle elezioni si accontentò di emblematizzare una torcia – tanto che al congresso fondativo, al culmine dell’entusiasmo, Buontempo diede fuoco a un quotidiano accartocciato.

C’era quel giorno pure Berlusconi a gustarsi la scena. Ancora l’altro giorno alcuni militanti di Roma volevano “giurare sulla fiamma” sotto l’Altare della Patria. “Carnevalate” ha buttato lì Alemanno. Riti e simboli se ne vanno, si sa: però a volte se le vanno pure a cercare.