La Fiamma e la Guerra
di Domenico Rosa
La fiamma è un simbolo mitologico e religioso di antiche origini, rappresentante la fertilità, la natura, le passioni più nobili, la discesa dello Spirito Santo.
Emblema di una rinascita personale e nazionale allo stesso tempo, sarà stampata sulle divise delle Forze Armate e delle truppe di assalto: gli Arditi, che rappresenteranno l’orgoglio italiano nella Grande guerra e costituiranno il nucleo della Legione di d’Annunzio a Fiume.
Il Comandante, parafrasando Gaspara Stampa lancerà il motto:”Vivere ardendo e non bruciarsi mai” e successivamente battezzerà la città istriana “Olocausta”:[…] la sola città ardente,la sola città d’anima, tutta soffio e fuoco, tutta dolore e furore, tutta purificazione e consunzione: un olocausto il più bello olocausto che si sia mai offerto da secoli sopra un’ara insensibile”.
Il fuoco assume un significato di consunzione e di redenzione, si ricollega all’etica della guerra, tornata prepotentemente alla ribalta nell’epoca dei nazionalismi, che assegna all’esperienza bellica il compito di svecchiare e rigenerare una civiltà in piena decadenza.
Nel caso specifico dell’Italia la guerra, acquisisce un valore pedagogico: insegnare agli italiani le virtù dell’eroismo e del sacrificio, ma soprattutto sarà considerata il mezzo più adeguato per unire il paese,“fare gli italiani”.
La guerra ha la stessa funzione del fuoco nella cosiddetta agricoltura del debbio: rigenerare, apportare nuovi elementi nutritivi e vitali.
Proprio in quest’epoca si sviluppa tra le nuove generazioni un sentimento forte e potente, l’italianismo, la cui influenza si farà sentire oltre le tradizionali divisioni politiche, contagiando anche alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria.
Come in occasione delle guerra di Libia (1911), quando vi fu uno scambio di idee, di simpatia, di uomini, tra movimento nazionalista e sindacalismo rivoluzionario.
Dopo l’impresa coloniale l’anarchico Carrà si converte al nazionalismo:”Rinnegare il nazionalismo vuol dire assoggettarsi al nazionalismo d’altri”.
Lo stesso incontro si ripeterà in occasione della Grande guerra, con alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria che andranno ad ingrossare le file interventiste.
In modo particolare i sindacalisti rivoluzionari che si ispiravano alle teorie di George Sorel sullo sciopero generale e sulla guerra, teorie in parte desunte dal “socialista utopista” Proudhom, che nel 1898 si esprimeva i n questi termini:”la guerra propone ideali più alti, tempra le nazioni infiacchite, mette a prova le razze, comunica a tutto, nella società, il movimento, la vita, la FIAMMA”.
