bargello

Archive for Ottobre 2007

Presente!!!

In Uncategorized on Ottobre 31, 2007 at 1:24 am

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Sei mesi esatti dopo la morte di Sergio Ramelli, quando sembrava già di aver toccato il fondo di ogni aberrazione nella violenza politica, arriva da Roma un’altra notizia shock. E’ il pomeriggio del 29 ottobre 1975 quando un gruppetto di ragazzi si accinge ad aprire, come tutti i pomeriggi, la sezione Prenestino del MSI in via Erasmo da Gattamelata. Stanno chiacchierando voltando le spalle alla strada quando arriva un’auto, un finestrino si abbassa, ne esce la canna segata di un fucile che esplode pochi, rapidi colpi, centrando in pieno il gruppo di ragazzi. La micidiale scarica di pallettoni uccide sul colpo Mario Zicchieri, detto “Cremino” per la sua corporatura esile, studente-lavoratore di 16 anni e ferisce Mario Lucchetti di 15 anni. Così, sulla scena “politica” fa la sua comparsa per la prima volta il fucile a canne mozze di chiaro ascendente mafioso e la vile strategia omicida che ricorda i gangster americani degli anni 30. Ma l’azione (lo si scoprirà quindici anni dopo a seguito delle confessioni dei brigatisti Seghetti e Morucci) era stata studiata a tavolino “per incutere timore ai militanti di Destra i quali, nonostante le ripetute aggressioni subìte, non davano segni di cedimento”. Zicchieri è la più giovane vittima di quegli anni assurdi e ancora oggi vengono i brividi pensando che si era avvicinato alla destra solo da pochi mesi, sull’onda emotiva dell’uccisione di Mantakas. Per lui non ci fu giustizia, come per la maggior parte dei camerati assassinati. Gli esecutori materiali del delitto sono ancora tra noi…

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PRESENTE!!!

PRESENTE!!!

PRESENTE!!! 

 

I RESPONSABILI DI LETTERE… ISTANTANEE INFORMALI

In Uncategorized on Ottobre 30, 2007 at 6:48 pm

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BRIGATA SASSARI: ISA VIDA PRO SA PATRIA

In Uncategorized on Ottobre 30, 2007 at 6:36 pm

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Fuori Luogo, Fuori Tempo

In Uncategorized on Ottobre 30, 2007 at 6:10 pm

 

 

Una sinistra sempre più stanca, sempre più eterogenea, incapace di qualunque atto decisivo o incisivo, si ricompatta frequentemente in nome di un fantomatico antifascismo.

Nella nostra città, una volta culla del Rinascimento, oggi culla del mortificamento, la Sinistra tutta padrona indiscussa di Firenze sguazza tra i liquami dello storico quartiere San Lorenzo, difende i numerosi abusivi, si prepara ad attaccarsi al tram, pardòn alla tramvia.

La stessa sinistra fiorentina che chiama a raccolta tutto il suo esercito, per scagliarsi contro il corteo silenzioso e civile della Giornata del Ricordo, questa volta tappezza la città di manifesti col volto di Fanciullacci, che ricorda molto da vicino l’ ignorante soldato romano assassino del geniale Archimede.

Questo sinistro album di famiglia non accetta critiche, non ammette giudizi di chi, alla luce di nuovi elementi, rivede il periodo doloroso della guerra civile, Pansa su tutti. O di chi si discosta dalla linea ortodossa come l’ illustre fiorentina Oriana Fallaci, osannata quando raccontava le atrocità di Saigon, crocefissa quando, spostatasi ad Hanoi, non celava le stesse atrocità.

Noi studenti, specialmente noi di lettere, ci ritroviamo a fare i conti con la medesima gauche presuntuosa, con gli stessi figli di papà del ‘68, gli stessi che hanno seminato un odio di una classe che non era la loro e sono passati da Lotta Continua a Pace Continua.

La finta pace di giovinastri viziati e annoiati che non hanno il rispetto di niente, né delle persone né degli ambienti, e che continuano con i loro cani e le loro lordure a deteriorare la facoltà. Sono là, sempre pronti a strumentalizzare libertà e tolleranza per dar luogo a putridi bivacchi, a confondere degrado con disagio sociale, con il risultato che tutto è permesso. Amano ripetere: “IL DEGRADO E’ DIVERTENTE” e noi che ci opponiamo a questa visione, a dir poco antiestetica, siamo attaccati ferocemente e non ci viene nemmeno riconosciuta la dignità politica. A questa gente, che ha intitolato la propria aula a Pier Paolo Pasolini, noi ricordiamo proprio le parole di questo poeta del ‘900:

Esiste oggi una forma di fascismo archeologico che poi è un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto e obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e non esisterà mai più.

Che dire, siamo fieri di essere Anti-antifascisti.

Domenico Rosa

 

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E’ nata TeleAzione

In Uncategorized on Ottobre 29, 2007 at 11:17 am

http://www.teleazione.agacerra.org/

Anniversario della Rivolta d’ Ungheria

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 11:49 pm

A più di cinquanta anni dalla rivolta ungherese, rivolta contro l’ imperialismo sovietico, contro la mendacità e la mediocrità della decennale propaganda comunista, il passato fa ancora paura in Ungheria come in Italia. Una rivolta contro il socialismo reale è qualcosa di scottante, è la prova che il fantomatico paradiso della Classe Operaia tanto decantato da vecchi e post comunisti sia solo una illusione nella quale nemmeno la nostrana sinistra radicale ormai crede più, ma che allora come oggi pone dubbi e incertezze pericolose per Chi intendeva e intende utilizzarla come potente strumento di controllo delle masse.

Marco Petrelli

 

Divieto di dissenso: Budapest, cortei e tensione

Tratto da Rinascita Martedì 23 Ottobre 2007 – di Siro Asinelli – Budapest

 

A Budapest la tensione è alta: una città quasi immobile in attesa che avvenga qualcosa. Una città – ma è l’intera Ungheria – che in questi giorni in cui si celebra la Rivoluzione anti-sovietica del 1956 sembra ritornare d’un colpo a cinquantuno anni prima. Con lo sguardo rivolto inevitabilmente a quanto accaduto lo scorso anno, quando migliaia di manifestanti anti-governativi scesero in piazza per contestare l’esecutivo Gyurcsany, reo di essere il legittimo erede di quello stesso apparato comunista che ha tenuto in scacco il Paese fino alla caduta del Muro di Berlino, e oggi reo di favorire la svendita del Paese agli speculatori neoliberisti. Un anno fa le immagini degli scontri di piazza e dell’occupazione della sede della televisione di Stato – messa a ferro e a fuoco – fecero il giro del mondo. I mass media riportarono l’accaduto come opera di frange della tifoseria estrema, di fantomatici gruppi di neonazisti vari mischiati tra la folla dei dimostranti. A distanza di un anno, e alla vigilia di un’altra settimana di tensione, è stato lo stesso primo ministro Gyurcsany a ripetere la stessa storia, avvertendo che il clima delle celebrazioni che si terranno già da oggi potrebbe essere appestato dalla presenza di non meglio precisate “bande di estrema destra”. Nella giornata di domenica, in una Budapest deserta, le agenzia di stampa internazionali avevano riportato la notizia diffusa dal governo ungherese di un corteo non autorizzato inscenato di fronte alla sede del parlamento da presunti “gruppi neonazisti”. Una notizia strumentale, dato che la capitale ha sonnecchiato per tutta la giornata e di agitazioni, “neonaziste” o meno, non vi è stata neanche l’ombra. Il falso allarme lanciato da Gyurcsany rende bene l’idea del clima che si respira. Il governo teme un nuovo confronto con la piazza e mette le mani avanti denunciando a priori organizzazioni estremiste che starebbero organizzando manifestazioni violente. Il nostro accompagnatore István Gedai, tra i leader della rivolta del ’56 e stimato archeologo ungherese, già direttore del Museo Nazionale di Budapest, racconta senza troppi preamboli una verità riscontrabile anche in altri Paesi, Italia per prima: “Il clima è questo. Ogni volta che un governo o un potere forte ha bisogno di demonizzare un avversario, lo taccia di nazismo, fascismo o antisemitismo”. Per le inevitabili manifestazioni di dissenso di questi giorni, insomma, Gyurcsany ha tirato fuori dal cilindro la carta “neonazista”. Anche alla Casa degli Ungheresi, nei pressi della centralissima piazza Astoria, vi è molto scetticismo sugli allarmi lanciati dall’esecutivo in vista della giornata odierna. La sensazione, ci dicono, è che il governo stia preparando il terreno mediatico per una repressione violenta contro qualsiasi forma di dissenso. La Casa degli Ungheresi è più di un circolo o di un ritrovo, è il luogo dove convergono le forze dissidenti del Paese, le stesse forze che, seppure divise in una miriade di sigle associazionistiche e partiti più o meno rappresentativi, hanno in comune un sentimento nazionalista e, soprattutto, non vogliono dimenticare i fatti del ’56. In questi giorni, è normale che a farla da protagonisti siano proprio gli uomini e le donne che cinquantuno anni fa scesero in piazza contro il regime filo sovietico e contro gli oltre duemila carri armati inviati da Mosca per soffocare la rivolta. I “giovani ungheresi” di allora sono oggi anziani che meritano il rispetto della piazza che in queste ore manifesta contro il governo. Tutti, o quasi, vantano anni di prigionia politica. Tutti, o quasi, vedono nel clima che si respira negli ultimi anni in Ungheria la stessa tensione di cinque decadi fa. “No, non si può paragonare il 23 ottobre del 1956 ad oggi”, afferma Miklós Völgyesi, oggi rispettato giudice, ieri dissidente, leader dei rivoltosi e prigioniero politico: “Non ci troviamo alla vigilia di una sollevazione popolare, piuttosto sembra di rivivere gli anni successivi all’intervento sovietico, quando il potere era ormai consolidato attraverso la repressione poliziesca e la complicità degli stessi signori che oggi si dicono socialisti, liberali o democratici”. Il problema dell’Ungheria odierna, sottolinea il magistrato, è che non vi sono prospettive di cambiamento. L’unica strada percorribile è quella della difesa contro un governo repressivo che ha il vantaggio, aggiunge sconsolato, “di godere dell’appoggio degli altri governi europei”. Come nel’56, anche oggi il silenzio che circonda l’Ungheria è assordante. Assieme ad un nutrito gruppo di avvocati, giuristi e magistrati, Völgyesi ha dato il via ad una campagna per ristabilire la verità sugli scontri dello scorso anno ed assicurare assistenza legale gratuita a chi deve ancora difendersi dalle accuse di sedizione e violenza contro lo Stato. Il “Civil Jogáász Bizottság” è un comitato di difesa civile, “assolutamente libero da interferenze governative” come tiene a sottolineare l’avvocatessa Anna Szöor, oggi alla Casa degli Ungheresi per una conferenza in cui il comitato rende pubbliche un anno di battaglie legali contro Stato e Polizia e lancia una nuova campagna in difesa delle libertà civili. Da oggi fino alla fine delle celebrazioni, una squadra di avvocati seguirà da vicino tutte le manifestazioni previste, autorizzate e non. Il loro compito è quello di salvaguardare il diritto alla libertà di parola e scoraggiare il ministero degli Interni dall’ordinare azioni repressive con troppa leggerezza, come accaduto lo scorso anno.
25th Ottobre 2007

MUTUO SOCIALE: FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE!!!

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 3:07 pm

Sprechi

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 12:25 pm
E’ noto come gli sprechi in Italia siano all’ ordine del giorno. A lungo IL BARGELLO si è occupato dei disservizi che gravano sulla reputazione della Facoltà di Lettere di Firenze, unitamente ad Azione Universitaria che, ormai da anni, combatte contro sperperi e nepotismi. Con l’articolo sottostante comprendiamo come la quasi totalità del settore pubblico italiano sia fallato dalla mala gestione delle sue strutture, dalla incompetenza del personale e dal poco controllo.
Nel caso specifico eravamo contrari alla cosruzione del ponte sullo stretto da tempo. Sono 40 anni che se ne parla e sono 40 anni che andiamo contro a questo scempio. Per chi dice che Berlusconi avrebbe voluto edificarlo ricordiamo che Berlusconi aveva unico interesse a portare a termine una impresa che, data la lungaggine dei lavori, ci ha reso zimbelli dell’Europa: Danimarca docet, i suoi ponti futuristici sono stati creati da ingegneri del Bel Paese…

Cose all’ italiana

Ottobre 25, 2007 on 12:03 pm | In Sud, Italia, sinistra | No Comments

Chi scrive è a favore del Ponte sullo stretto di Messina: ma non intendo entrare nel merito.
Quello che vorrei evidenziare è come l’Italia sia governata da ridicoli politicanti, più attenti alla propria ideologia ed al proprio particulare che all’interesse nazionale ed incapaci di realizzare alcunchè.
Il precedente Governo aveva istituito un s.p.a. per realizzare il Ponte sullo Stretto. In qualsiasi paese serio, al cambio di maggioranza l’opera ormai avviata – pur se non condivisa – non sarebbe stata fermata.
In Italia invece il nuovo Governo in carica blocca tutte le procedure avviate dal Governo precedente, bruciando centinaia di milioni di euro. Soldi buttati per non realizzare un opera!
Ma non finisce qui: il Governo, dopo aver preso questa onerosa decisione, propone in Finanziaria di cancellare la ormai inutile s.p.a che doveva realizzare il Ponte. Arrivata in aula, grazie ai voti della stessa maggioranza che sostiene il Governo, la proposta viene bocciata .
Così abbiamo i seguenti risultati: il Ponte non si fa; questa decisione è costata centinaia di milioni di euro agli italiani; la s.p.a. che doveva realizzare il Ponte resta in vita, continuando a costare fior di quattrini agli italiani.
Ecco quanto ci costa in termini materiali e morali l’incapacità di governare di Prodi&Co. Prima vanno a casa e meglio è per l’Italia.

Scandali Toscani

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 12:16 pm

Il manifesto con il neonato gay e la politica inutile

Ottobre 24, 2007 on 11:59 am | In Gay, sinistra | 24 Comments

Di Gianmario Mariniello

Il manifesto orrendo della Regione ToscanaE’ sempre un rischio scrivere post del genere: l’accusa di essere “fascista, reazionario, omofobico, razzista, etc.” è la risposta più facile a chi cerca di fare un ragionamento non confome al pensiero dominante sulla omosessualità.
Non ho alcun problema con gli omosessuali, se non con quelli che ostentano la propria sessualità (tipo le carnevalate del Gay pride) ed in alcuni casi quasi la manifestano come se fosse un “qualcosa in più”: tipo robette “meglio essere maschi (o femmina)”.
Il manifesto – oggettivamente choccante, nell’accezione negativa del termine – è servito a fare pubblicità alla regione Toscana, non certo a risolvere il problema della discriminazione omosessuale.
Tra l’altro non so se l’omosessualità sia un qualcosa di genetico (così la pensa anche Sarkozy) o altro, d’altronde non lo sa per certo nemmeno la comunità scientifica. La Regione Toscana però ha la verità in tasca (un po’ come Pecoraro Scanio e la sua conferenza sul clima) e fa un manifesto dove dichiara “la omosessualità non è una scelta”.
È uno slogan ideato – come ha detto l’assessore regionale Agostino Fragai – per «sottolineare come l’omosessualità non possa essere considerata un vizio».
Forse Fragai non si rende conto che in questo modo priva gli omosessuali del loro libero arbitrio, e li condanna a una condizione di dipendenza genetica che qualcuno, Dio non voglia, potrebbe chiamare malattia, gli ha risposto oggi su Il Giornale un ottimo Michele Brambilla.
Voglio mettere da parte per un attimo dispute etiche, religiose e scientifiche: umilmente mi limito nel mio piccolo a constatare che il buon Fragai (di mestiere funzionario di partito) è Assessore regionale alle “
Riforme istituzionali, federalismo, attuazione dello Statuto; rapporti con gli enti locali, aree metropolitane e città metropolitana; rapporti con i cittadini e promozione della partecipazione; rapporti con gli ordini professionali” e mi viene subito da dire che se le Regioni avessero meno competenze e meno assessori inutili, schifezze come quelle del manifesto non vedrebbero la luce.
Populismo? Demagogia? Puro buon senso conservatore, direi…

2 Agosto 1980

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 10:39 am

Destra Sociale.Org segnala:

2 AGOSTO 1980

Il 24 ci sarà a Roma una serata di teatro per raccontare cosa probabilmente c’è stato DIETRO la strage di Bologna. Con il monologo speriamo di rendere più semplice e comprensibile a tutti il complesso percorso che potrebbe aver portato alla strage e, successivamente, ha fatto sì che venissero taciute delle realtà decisive.

 

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Lo Staff di Destra Sociale.Org

Neofuturismo: Il Manifesto

In Uncategorized on Ottobre 24, 2007 at 1:00 am

Un uomo nuovo per il nuovo millennio

Da qualche anno siamo entrati in un nuovo millennio. Con grande stupore e non poca delusione abbiamo dovuto accettare che nell’inutile frenesia che anima l’uomo contemporaneo in pochi si sono lasciati affascinare da quest’evento. Eppure il semplice pensare all’anno 2000 avrebbe dovuto risvegliare il nostro animo assopito. Neppure una data tanto affascinante, mille volte evocata dalla fantasia popolare e letteraria, ha costretto l’uomo alla resa dei conti con la propria coscienza e con la propria identità. In un attimo – un solo unico istante – si sono tolti 3 nove, aggiunti 3 zeri e tutto è continuato come prima. Eppure a volte anche un evento solo esteriore come è un cambio di data potrebbe essere lo spunto per un cambiamento più consistente. Soprattutto quando, come oggi, ce n’è davvero la necessità. Ma è così l’uomo contemporaneo. Non sa più sognare. Non sa più immaginare. Non sa più creare un proprio mondo. Non sa più rigenerarsi. Per avere una visione, bisogna essere vivi.
È chiaro che l’uomo che il XX secolo ci ha consegnato è un uomo che non resisterà molto alle sfide del nuovo millennio. È un uomo spento, rassegnato e depresso. Un automa programmato per essere infelice. Non potrà ancora andare avanti per molto. Occorre – è evidente – cambiare rotta.
La gran parte degli individui oggi non vivono una vita propria. Vivono una vita indotta. Non sviluppano il proprio io. Sono totalmente schiacciati da un’omologazione massiccia, meri esecutori di un modello imposto da un super-pensiero dominante. Ed è inutile stare a sottolineare che non tutti sono omologati, che non tutti sono vittime di tale super-pensiero. Non illudiamoci: tutti ne siamo vittime. È solo una questione di misura. C’è chi è totalmente schiavo, chi lo è meno, chi infine si ribella ma finisce lo stesso risucchiato nel vortice. Nessuno si senta escluso da questo nostro discorso. Anche noi che scriviamo siamo parte del mondo che tanto condanniamo. Abbiamo però deciso di avere la forza di scrivere queste righe e lanciare con decisione l’allarme.
Oggi è socialmente improduttivo e poco utile sviluppare una propria identità, è dato per scontato che l’unica via da seguire sia conformarsi ai modelli in uso. Prendere un numeretto, mettersi in coda dietro agli altri e aspettare il proprio turno: questo è l’uomo contemporaneo. Senza possibilità di scelta. Senza via d’uscita. Senza scampo.
La cosa che angoscia maggiormente è osservare che spesso nell’individuo non è più presente neppure una scelta di convenienza. Oggi l’uomo non sceglie neppure più di conformarsi per un bieco calcolo utilitaristico. Oggi l’uomo non vede neppure più la possibilità di una scelta di questo tipo. Non sceglie neppure se conformarsi o no (sarebbe già qualcosa, sarebbe già una scelta!). È tutto dato per scontato. Prendere il numeretto, mettersi in coda e aspettare.
Ma dietro a chi ci mettiamo in coda? Chi è che seguiamo? Perché? E cosa ne sarà di noi? Cosa stiamo inseguendo?
Tutto questo non è dato chiedersi. Numeretto, in coda, attendere. Questa è la nostra esistenza. Abbiamo dovuto attendere millenni di sviluppo e progresso della nostra civiltà per questo entusiasmante epilogo!
C’è sempre un doppio modo di osservare il mondo. Con sguardo distratto e superficiale e con sguardo attento. Bene. Se noi osserviamo distrattamente la realtà che ci circonda potremmo avere l’impressione di abbondanza, ricchezza, divertimento continuo, spensieratezza. Ma se guardiamo al di là delle apparenze scopriremo che nonostante l’abbondanza, la ricchezza e il divertimento continuo ci troviamo ogni giorno a parlare con uomini tristi, rassegnati, avviliti, depressi. Uomini svuotati. Scambiano la frenesia e l’eccitazione per felicità. Il divertimento continuo è molto simile ad un rimbecillimento generale. Per quale motivo un uomo che sembra avere tutto e poter soddisfare ogni desiderio alla fine è un depresso cronico? E qui non parliamo di uomini malati, di anziani. Parliamo di giovani. Giovani e sani. E questo è davvero terribile. I giovani. Per quale motivo i nostri ragazzi sembrano sempre più annoiati e privi di vitalità? Perchè nel loro sguardo c’è stanchezza, mentre dovrebbe esserci il fuoco ardente della giovinezza? Dov’è finita la fantasia? dov’è l’immaginazione? dove i sogni?
Se i nostri giovani sono spenti, il nostro futuro è terribilmente buio.
Tutto questo non possiamo più accettarlo. Crediamo ormai di aver raggiunto il punto più basso di una spaventosa parabola ultradecadente. Probabilmente non si era mai percepita nella storia dell’umanità tanta desolazione. Per fortuna si avvertono sparsi segnali di sgomento, di preoccupazione. C’è qualcuno che, finalmente, lancia segnali di allarme. E noi siamo tra questi. Ma noi non vogliamo solo lanciare segnali di allarme, noi vogliamo fornire a tutti una via d’uscita da questa tremenda situazione. Ed è per questo, per svegliare le nostre anime e le nostre coscienze, che oggi noi lanciamo con enorme convinzione questo nostro Manifesto.

Manifesto del Neofuturismo


1. Noi vogliamo liberare l’uomo. Vogliamo scuotere l’animo di chi è schiavo dell’omologazione e inconsapevole di quanto sta subendo, e spingerlo ad intraprendere la strada per l’affermazione della propria individualità.
2. Noi siamo per riscoprire l’unicità di ogni individuo. Oggi ogni uomo crede di lottare da solo per la conquista di qualcosa. In realtà tutti gli uomini lottano gli uni contro gli altri per gli stessi obiettivi imposti dall’alto. Potremmo avere tanti uomini con tanti sogni (ognuno il proprio!); abbiamo invece un unico sogno (non nostro!) inseguito disperatamente da tutti gli uomini. Potremmo avere una vita serena ed entusiasmante; e invece annaspiamo in un mare di noia e frustrazione.
3. Ogni uomo ha la propria personalità, le proprie qualità, le proprie bellezze. Noi vogliamo che ognuno scopra la bellezza della propria esistenza. Che ognuno diventi se stesso e non un calco di altri. Ogni uomo è creatore.
4. L’uomo del passato viene creato dalla società, l’uomo del futuro si crea da sé.
5. Noi vogliamo vincere una scommessa con tutti gli uomini. Dobbiamo tornare a pensare ai nobili valori che fanno grande l’uomo: coraggio, spontaneità, audacia, vitalità, energia, generosità, dinamismo, volontà. E dobbiamo pensare a tutte le belle idee per cui si muore: amicizia, amore e alti ideali.
6. Noi vogliamo un uomo che sappia reagire alle sofferenze e alle avversità ritrovando fiducia nei propri mezzi, forza di volontà e spirito di sacrificio.
7. Noi non vogliamo uomini che accettino supinamente o passivamente ogni situazione subendola senza discutere. Vogliamo uomini che criticano, polemizzano, mettono in dubbio. Nè pecore, né automi. Vogliamo uomini.
8. Noi amiamo l’arte in tutte le sue espressioni. L’arte è creazione, quindi l’arte è libertà. L’uomo attraverso l’arte si autorappresenterà e autoaffermerà.
9. Le possibilità offerte alla creazione e all’arte sono lo specchio della società. Negli ultimi decenni l’arte è stata confinata in ridicoli circoli autoreferenziali e allontanata totalmente dalla società. Una società in cui l’arte sia in questa posizione è una società in cui qualsiasi margine di rinnovamento è a priori precluso.
10. Noi vogliamo una società aperta e dinamica. Una società in continua evoluzione.
11. Noi condanniamo senza mezzi termini tutti i comportamenti vili, disonesti, falsi e meschini. E avverseremo sempre ogni mentalità utilitaristica e opportunistica.
12. Noi vogliamo essere liberi di esprimerci, liberi di parlare. Ed è per questo che non accettiamo la dittatura del politicamente corretto, moderna forma di censura-dittatura per intrappolare il pensiero e la creatività individuale e costringerci ad accettare il super-modello imposto.
13. La nostra fiducia nell’uomo ci impone di avere fiducia anche nei prodotti dell’uomo. Ma ricordiamo sempre di non cedere all’idolatria della tecnica. L’uomo deve dominare totalmente i suoi prodotti, non adorarli in modo insensato. Tenendo conto di questa imprescindibile premessa, l’uomo deve vedere nelle innovazioni tecniche delle opportunità, non dei prodotti di cui essere spaventati.
14. Noi condanniamo i media monodirezionali, che si sono rivelati strumenti inadatti allo sviluppo creativo dell’uomo contemporaneo. Hanno paralizzato e anestetizzato l’uomo privandolo delle possibilità di esprimersi e riducendolo a passivo ricettore di pensieri prefabbricati. I media tradizionali sono lo strumento attraverso il quale si è realizzata la deprimente omologazione che noi stiamo denunciando. Ma il futuro, fortunatamente, è un altro. E’ proprio il nuovo millennio che ci sta offrendo una possibilità per uscire da questo incubo. I nuovi media partecipativi permettono al singolo individuo di essere coautore e partecipe del messaggio e della creazione di nuove idee. Il fruitore ha quindi la possibilità di uscire dal suo ruolo passivo e diventare autore, creatore e comunicatore. Sappiate che le idee che state leggendo nascono sul web e che questo Manifesto verrà lanciato sul web e avrà il web come principale mezzo di diffusione.

Con questo Manifesto noi proclamiamo la nascita dell’uomo del terzo millennio. Con questo Manifesto vogliamo esaltare la nostra fiducia nelle possibilità dell’uomo. Le potenzialità dell’uomo sono infinite. Volgete lo sguardo attorno a voi: tutto quello che vedete l’ha creato l’uomo, l’abbiamo creato noi. Non ci sono limiti alle nostre facoltà creative. Rigeneriamo le nostre vite e creeremo un uomo nuovo per il nuovo millennio.

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Governo in crisi

In Uncategorized on Ottobre 24, 2007 at 12:45 am

Se la sinistra si “scanna” e manifesta contro se stessa

di Lavinia Prono

Lo ha detto anche il guardasigilli: se salta la maggioranza si va al voto!!

Dopo le manifestazioni degli operai che manifestano contro il Governo che dovrebbe rappresentarli, dopo le primarie “farsa”, dopo gli insulti e i tumulti all’interno della maggioranza stessa, dopo che mentre si votava la “loro” Finanziaria il centro-sinistra ha presentato più emendamenti del centro-destra.

L’incoerenza è all’ordine del giorno.

Ma finalmente, dopo lo scandalo dell’inchiesta “Why not” ecco Mastella e Di Pietro litigare ( strano!!) fino a che ecco l’affermazione che tutti noi aspettavamo:  “Salta maggioranza? Si va al voto”
“Se la maggioranza non ci fosse, o saltasse al Senato” per il leader dell’Udeur Clemente Mastella ”è meglio che si vada al voto”. “Continuo a ritenere – ha ribadito a Napoli a margine della Messa celebrata dal Papa – che laddove la maggioranza non fosse in piedi, qualora fossi chiamato dal Presidente della Repubblica, gli dirò che sono per il voto e non per governi tecnici o di piccole, medie, grandi intese”.

Magari!!!

Così potremmo finalmente riprenderci il futuro.

Comunicato Stampa Azione Universitaria Firenze

In Uncategorized on Ottobre 23, 2007 at 5:50 pm

“Credevamo qualcosa potesse cambiare dopo l’ intervento del Comune di Firenze in merito. Ci sbagliavamo di grosso”. Con queste parole Marco Petrelli, responsabile della Facoltà di Lettere per Azione Universitaria FUAN Firenze commenta il grave stato di degrado in cui versa piazza Brunelleschi. Continua Nicola Errede, Commissario Provinciale di Azione Universitaria Firenze: “Sporcizia, escrementi, animali randagi, spaccio, dormitori pubblici. Il tutto a due passi dagli spazi adibiti agli studenti. La chiusura del cancello nell’ ottobre 2006 ha solo marginalmente limitato l’ accesso di zingari e vagabondi; non è un caso che materiale didattico ed effetti personali continuino a sparire negli orari di pubblico accesso alla struttura”. “Siamo veramente esausti di tutto ciò – puntualizza Domenico Rosa, co-responsabile di Lettere – lo scempio cui assistiamo non danneggia solo il decoro del posto, ma la credibilità stessa di un Ateneo, quello fiorentino, incapace di sopperire alle esigenze essenziali dei suoi iscritti”.

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Marco Petrelli, Domenico Rosa Responsabili del Nucleo di Lettere CARAVELLA Azione Universitaria Firenze

CONTRO IL DEGRADO DELL’ ESSERE

In Uncategorized on Ottobre 23, 2007 at 2:40 pm

CONTRO OGNI DEGENERO SPIRITUALE  E MATERIALE, PER UNA VITA SANA, ARDIMENTOSA, DI AGONISMO.

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DI TUTTO IL RESTO:

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Nucleo di Lettere CARAVELLA – FUAN AZIONE UNIVERSITARIA Firenze

info: Marco (3287039071)

         Domenico (3479049563)

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Etica Guerriera

In Uncategorized on Ottobre 23, 2007 at 2:22 pm

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La Fiamma e la Guerra

 di Domenico Rosa

arditi15.jpgLa fiamma è un simbolo mitologico e religioso di antiche origini, rappresentante la fertilità, la natura, le passioni più nobili, la discesa dello Spirito Santo.

Emblema di una rinascita personale e nazionale allo stesso tempo, sarà stampata sulle divise delle Forze Armate e delle truppe di assalto: gli Arditi, che rappresenteranno l’orgoglio italiano nella Grande guerra e costituiranno il nucleo della Legione di d’Annunzio a Fiume.

Il Comandante, parafrasando Gaspara Stampa lancerà il motto:”Vivere ardendo e non bruciarsi mai” e successivamente battezzerà la città istriana “Olocausta”:[…] la sola città ardente,la sola città d’anima, tutta soffio e fuoco, tutta dolore e furore, tutta purificazione e consunzione: un olocausto il più bello olocausto che si sia mai offerto da secoli sopra un’ara insensibile”.

Il fuoco assume un significato di consunzione e di redenzione, si ricollega all’etica della guerra, tornata prepotentemente alla ribalta nell’epoca dei nazionalismi, che assegna all’esperienza bellica il compito di svecchiare e rigenerare una civiltà in piena decadenza.

Nel caso specifico dell’Italia la guerra, acquisisce un valore pedagogico: insegnare agli italiani le virtù dell’eroismo e del sacrificio, ma soprattutto sarà considerata il mezzo più adeguato per unire il paese,“fare gli italiani”.

La guerra ha la stessa funzione del fuoco nella cosiddetta agricoltura del debbio: rigenerare, apportare nuovi elementi nutritivi e vitali.

Proprio in quest’epoca si sviluppa tra le nuove generazioni un sentimento forte e potente, l’italianismo, la cui influenza si farà sentire oltre le tradizionali divisioni politiche, contagiando anche alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria.

Come in occasione delle guerra di Libia (1911), quando vi fu uno scambio di idee, di simpatia, di uomini, tra movimento nazionalista e sindacalismo rivoluzionario.

Dopo l’impresa coloniale l’anarchico Carrà si converte al nazionalismo:”Rinnegare il nazionalismo vuol dire assoggettarsi al nazionalismo d’altri”.

Lo stesso incontro si ripeterà in occasione della Grande guerra, con alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria che andranno ad ingrossare le file interventiste.

In modo particolare i sindacalisti rivoluzionari che si ispiravano alle teorie di George Sorel sullo sciopero generale e sulla guerra, teorie in parte desunte dal “socialista utopista” Proudhom, che nel 1898 si esprimeva i n questi termini:”la guerra propone ideali più alti, tempra le nazioni infiacchite, mette a prova le razze, comunica a tutto, nella società, il movimento, la vita, la FIAMMA”.

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Fiume, D’ Annunzio e l’ amore per una epoca mai tramontata

In Uncategorized on Ottobre 20, 2007 at 4:30 pm

Riporto un articolo di Domenico sulla epopea fiumana.

Domenico, con me responsabile della facoltà di Lettere per il FUAN Firenze, grande appassionato e fine studioso di D’ Annunzio, ci regala questa perla di storia.

 

Fiume dannunziana

La questione fiumana si apre subito dopo la prima guerra mondiale,che aveva visto l’Italia protagonista contro gli imperi centrali.Un mese prima di entrare in guerra,nell’Aprile del 1915,l’Italia firmava il patto di Londra,che le garantiva,in cambio della partecipazione al conflitto,a fianco di Francia,Gran Bretagna e Russia,una serie di acquisizioni territoriali,ma non includeva Fiume,città formata per buona parte da popolazione italiana.Il 30 Ottobre del 1918,ancor prima dell’armistizio,quando era già evidente il disgregarsi dell’Impero austro-ungarico,il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume,appena costituito,in base al diritto di autodecisione delle genti,si era pronunciato a favore dell’annessione all’Italia.In diversi ambienti italiani si pensava che la città dovesse rientrare nei territori redenti;erano invece contrari gli Stati Uniti,il cui intervento era stato decisivo per battere gli imperi centrali,e gli alleati che costrinsero il nostro governo a non avanzare troppe pretese.Si sviluppò un senso di frustrazione e delusione che alimentò l’idea della “Vittoria mutilata”.Facendosi interprete di questo sentimento ,d’Annunzio occupò Fiume il 12 Settembre 1919,per annetterla al Regno d’Italia e mettere il mondo di fronte al fatto compiuto.La terrà per più di 15 mesi,sfidando le realistiche regole della politica e il quadro internazionale che si andava delineando dopo la guerra mondiale.Per la prima volta al mondo un poeta assumeva il comando di una città,con un esercito costituito da insubordinati di ogni grado e arma delle Forze Armate Italiane,i cosiddetti “disertori in avanti”.In una Fiume decisa ad unirsi con ogni mezzo alla madrepatria,il comandante Gabriele d’Annunzio realizzava sogni di Marinetti e portava l’arte al potere:l’arte fatta di giovinezza,feste,musica e spettacoli,di parole bellissime,declamate e stampate quotidianamente.Fiume era diventata Olocausta,Città di vita,Porto dell’amore e si scagliava con forza contro le Società delle Nazioni:il “trust degli Stati ricchi”;d’Annunzio ha fatto di essa la”oltre le belle bella”delle sue imprese e secondo le sue stesse parole è il luogo “dove le nuove forme di vita non soltanto si disegnano ma si compiono;dove il cardo bolscevico si muta in rosa italiana: ROSA D’AMORE”

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José Antonio Primo de Rivera

In Uncategorized on Ottobre 19, 2007 at 9:44 am

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José Antonio Primo De Rivera, un patriota per la Spagna e per l’Europa

di Marco Bagozzi

«Auguro le cose migliori a Voi e alla Spagna» così si concluse l’unico incontro fra Josè Antonio e Benito Mussolini, una sera di ottobre del 1933. Mussolini aveva già capito che il destino della Falange era il destino della Spagna, e che la Spagna da lì a poco tempo sarebbe diventata di fondamentale importanza per l’Europa. La
Spagna di Josè Antonio era, infatti, un paese in subbuglio, in continuo scontro. Soltanto tre anni dopo sarebbe scoppiata quella sanguinosa guerra che martoriò la Spagna intera, ma che fu solo il preludio di quello che poco tempo dopo toccò all’Europa intera. Una delle prime vittime di quella guerra fu proprio Josè Antonio, «uno degli spiriti più belli che io abbia mai conosciuto», come lo descrisse Mussolini alla sorella Pilar Primo de Rivera. La prematura scomparsa del giovane leader falangista, non ci permette di capire fin in fondo il suo pensiero politico, su quello
che sarebbe diventato uno dei temi principali dei fascismi degli anni ‘30 e’40: l’Europa.

Rimanendo fedeli agli scritti di Josè Antonio si può avere una certa difficoltà nel delinearne un profilo europeista. Bisogna perciò cercare di interpretare il pensiero di Josè Antonio in funzione di un periodo di storia che non ha vissuto. Josè Antonio era spagnolo fino al midollo, tanto che si rifiuto sempre di definirsi “fascista”
perché quella parola stava ad identificare un “ideologia italiana e non spagnola”. Diceva che con il Fascismo lo legavano “diversi punti di contatto”, ma nulla più. Prima di tutto stava la Spagna da salvare, da ridestare. Ma il riscatto della Spagna, passava anche per la sua integrazione nell’Europa, nel suo non rimanere un paese
periferico, ma nel ritornare al ruolo preminente e centrale che le spetta nella politica continentale.

Il 29 ottobre del 1933 a Madrid, nel teatro della “Comedia”, Josè Antonio tiene il discorso di fondazione della Falange Espanola, nel quale enuncia tutti i principi fondanti del nuovo movimento: Patria, giustizia sociale, famiglia, corporazioni, Tradizione cattolica, fedeltà e sacrificio. Il simbolo sarà il giogo con le cinque frecce,
dei re Isabella e Ferdinando d’Aragona, che nel 1469 posero le basi per l’unificazione spagnola e da lì la lanciarono nella grande storia europea e mondiale. Il giogo con le frecce richiama, come ha sottolineato Antonio Medrano, al simbolo solare, simbolo ricorrente nella Tradizione europea. Al sole richiamano anche l’inno (Cara al Sol), e il saluto con il braccio teso, tipico di tutti i movimenti fascisti. La grande capacità movimentista delle giovani camicie azzurre faceva da contrappasso con gli insuccessi elettorali del movimento, dovuti al fatto che molti simpatizzanti non avevano ancora raggiunto l’età per recarsi alle urne. Il 4 marzo 1934 sorge la F.E. de las JONS, fusione della FE con le Juntas de offensiva nacional-sindacalista di Ramiro Ledesma Ramos e Onesimo Redondo; nell’ottobre si celebra in Madrid il I° consiglio
nazionale. La guida fu affidata a Josè Antonio. Nel dicembre 1934 Ramiro Ledesma uscirà dal movimento. Nel giugno 1934 la giunta politica decise che la Falange si solleverà “sola o accompagnata” contro la sovversione comunista, sostenuta dall’Unione Sovietica. Nelle elezioni del febbraio 1936 il fronte popolare, unione delle forze della sinistra, vince le elezioni. Il 17 luglio Josè Antonio dal carcere di Alicante riesce a far uscire un appello alla sollevazione di tutto il popolo spagnolo.

All’alba del 18 luglio i generali delle truppe coloniali marocchine, Francisco Franco e Luis Orgaz, occupano Las Palmas. E’ l’inizio della guerra civile. Ai militari si unirono nazionalisti, monarchici, carlisti, tradizionalisti e soprattutto dai falangisti. Nei giorni dell’alzamiento, Josè Antonio dal carcere così si esprime «… E’ sconsolantemente bello che la Falange abbia molti più cuori che cervelli …». Josè Antonio fu giustiziato, su ordine dell’ambasciatore di Mosca, il 20 novembre 1935.

Come scrisse Robert Brasillach :«Si può dire senza paradosso che la ribellione del generale Franco è stata utile alla Francia come alla Spagna». Questo discorso si può certamente ampliare a tutta l’Europa e nello stesso modo interpretare l’azione dei vari partiti fascisti, come salvaguardia della Patria e allo stesso tempo dell’Europa
stessa.

Analizzando, allora, il pensiero joseantonista possiamo trovare la cura anche per l’Europa, ben consci dal fatto che la parola “Patria” può stare a significare in maniera uguale sia Spagna sia Europa (ricordando cosa diceva Mazzini in riferimento ai buoni patrioti italiani, che perciò erano anche buoni patrioti europei). Il pensiero di Josè Antonio si può riassumere in una sola parola: Patria. La Patria come un’entità trascendente, un’unita di destino. Solo nel senso più alto della Patria si può avere giustizia e pace. Solo nella negazione dello stato liberale e marxista si può giungere
alla giustizia sociale. Solo nel far rivivere i valori tradizionali e i miti del passato si può costruire un grande futuro. La dottrina joseantoniana ha dell’uomo una concezione profonda, che va al di là del semplice “ente” elettorale e consumistico. L’uomo è in primo luogo un essere che crede, che ha bisogno di credere. Lo stato come lo voleva Josè Antonio si basa su Famiglia, comune e Gremio (=corporazione); autentiche realtà naturali di una società organica. Erano ritenuti inutili i partiti, perché non rappresentativi. L’obbiettivo finale è un sistema corporativo, ripreso dalla dottrina mussoliniana, che alla sua base ha il sindacato nazionale, capace di mediare fra le parti senza favori di classe. Lo stato diventa così «un regime di solidarietà nazionale, di cooperazione coraggiosa e fraterna», che «permetterà ogni iniziativa
privata che sia compatibile con gli interessi della comunità nazionale», in cui «si integrano tutti gli individui e tutte le classi». La Falange non è solo un movimento politico, è una religione, è un modo di essere e di agire. La Falange non deve difendere gli interessi particolari di nessuno, se non quelli di tutto il popolo
spagnolo. Lo spirito della Falange è uno spirito guerriero, aristocratico e poetico: «Il nostro posto è all’aria aperta, sotto la notte limpida, arma al braccio e nel cielo le stelle».

Il motto della Falange era «ESPANA: UNA, LIBRE, GRANDE!». Una Grande
Spagna, in una Grande Europa, ecco il pensiero di Josè Antonio; pensiero che è stato raccolto da tutti i volontari spagnoli della Division Azul che raggiunsero le truppe tedesche per combattere il bolscevismo. E con lo stesso pensiero erano lì a lottare Leon Degrelle, Robert Brasillach, e tutti i grandi patrioti dell’Europa. Proprio Brasillach scriveva nel 1941: «E’ lo spirito di Josè Antonio che noi abbiamo sempre proclamato qui e che vogliamo mantenere, al modo nostro, per noi». E ripensando alla Guerra di Spagna ancora Brasillach ricorda: «Bisogna che la guerra in corso perpetui in tutti paesi le magnifiche virtù del luglio 1936». Con quelle virtù si è andato a formare quell’esercito europeo fascista che fino all’ultimo combatté per Berlino.

Iniziata l’avanzata tedesca contro la Russia i camerati di Josè Antonio, dopo aver combattuto per la libertà dell’Europa nella guerra spagnola, decisero che era giunto il momento di ripagare l’Europa e si arruolarono volontariamente. Furono oltre 17.000 gli spagnoli arruolati nella Division Azul (non pochi considerando che
il paese usciva da 3 anni di una tremenda guerra civile), che combatté sul fronte di Leningrado nell’ottobre del 1941, agli ordini del generale Munoz Grande. In due anni di battaglie la Division perse quasi 4.000 combattenti tra caduti e feriti. Rimasero quasi in 2.000 a difendere Berlino e la Germania contro le orde bolsceviche sino all’ultimo respiro. Nel dopoguerra nella Spagna franchista, della Falange joseantoniana rimase poco o nulla. Franco per impostare il suo regime personale non ha risparmiato neanche i suoi vecchi camerati falangisti, nonostante ciò il ricordo di Josè Antonio rimane indissolubile. Il pensiero di Josè Antonio è ritornato in auge anche nel regime reazionario franchista; basta pensare alla Carta del Lavoro o
all’adesione di quell’Europa delle Patrie proposta da Charles De Gaulle. Prima di morire Josè Antonio scrisse che sperava che il suo sangue fosse l’ultimo a spargere nella guerra civile, convinto come era che tutti gli spagnoli dovevano unirsi e combattere per la grandezza della Patria. Questa forse è la sua più importante lezione.

Lezione che capì anche Francisco Franco, quando finita la guerra fece
costruire la monumentale Valle de los Caidos, nella quale riposano uno a fianco all’altro caduti di entrambe le parti in conflitto. Un esempio importante di come chi ha vinto aveva come fine la grandezza di TUTTI gli Spagnoli. E di TUTTI gli Europei.

¡Volveràn banderas vitoriosas! Sventoleranno bandiere vittoriose!

 

CAIDO POR DIOS Y POR LA ESPANA

 

 

“V” per VITTORIA

In Uncategorized on Ottobre 18, 2007 at 7:22 pm

Carissimi,

da oggi al 14 dicembre potremo presentare la dichiarazione ISEE per il pagamento “graduato” della seconda rata delle tasse universitarie presso qualsiasi sportello CAAF e non più esclusivamnete presso il CAAF CGIL .

QUESTA E’ UNA GRANDE VITTORIA

Dopo le mille proteste di AZIONE UNIVERSITARIA l’Ateneo fiorentino fa marcia indietro.

Lo scorso luglio a seguito dell’adozione delle dichiarazioni ISEE per la determinazione delle condizione del reddito, l’Universita aveva indetto un bando pubblico per affidare il servizio di raccolta e trasmissione all’Università delle stesse dichiarazioni.

La gara è stata vinta dal CAAF CGIL (e sottolineo CGIL) che ha stipulato un contratto di servizio nel quale si negava la possibilità agli studenti di presentare la propria dichiarazione ISEE (che raccoglie dati sensibilissimi) presso altri CAAF che non fossero quello del SINDACATO. Lo studente poteva rivolgersi ad altri CAAF per un aiuto nella compilazione ma la dichiarazione doveva essere consegnata comunque al CAAF CGIL.

Questa era un’ingiustizia per coloro i quali non volevano affidare nelle mani di un sindacato i propri dati personalissimi, ed è per questo che Azione Universitaria si era attivata per impedire questa violazione della libertà personale dello studente. Le nostre proteste hanno raggiunto le cronoche nazionali tanto che il quotidiano “Libero” ha condotto un’inchiesta sull’intero Ateneo fiorentino.

Oggi la battaglia ha dato i sui frutti, l’Università e il Sindacato cedono sotto la schiacciante pressione mediatica nella quale erano giustamente finiti.

AZIONE UNIVERSITARIA, DALLA PARTE DELLO STUDENTE!

Nicola Errede, Commissario Provinciale Azione Universitaria FUAN  Firenze

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Azione Universitaria FUAN Firenze

Nucleo di Lettere CARAVELLA

Marco 3287039071 – 3382730352

Domenico 3479049563

Fanciullacci, Nenni e la poca memoria storica

In Uncategorized on Ottobre 18, 2007 at 7:02 pm

Recentemente i muri fiorentini sono stati ricoperti di manifesti che accusano Alleanza Nazionale e i movimenti giovanili di avere dissacrato la memoria storica della Resistenza toscana.

Bruno Fanciullacci, capo dei gappisti (Gruppi Armati Partigiani), nell’ aprile del 1944 uccide a sangue freddo un uomo disarmato. Un uomo anziano, la cui caducità non influenza gli alti valori morali e l’ alto livello culturale, Giovanni Gentile.

Crivellato da quattro uomini.

Lo spericolato Fanciullacci viene catturato pochi giorni dopo dalla famigerata banda Mario Carità, che opera per conto della Gestapo, fuori dal controllo della Repubblica Sociale Italiana, di Pavolini e Graziani.

Una banda illegale, già formalmente sciolta nel gennaio ‘44 su ordinanza di Mussolini.

Fanciullacci è torturato. Si suiciderà perchè le sofferenze cui venne sottoposto non lo portassero a confessare segreti vitali.

Intanto il corpo del Grande filosofo siciliano giace nel feretro. Anni fa, qualcuno decise di ricordarlo. Quella cerimonia segnò la vita futura di un allora presidente provinciale del FUAN di Firenze, oggi senatore di AN.

Processi, insulti, infamie, minacce. Questa la risposta di chi non accettò il tentativo di fare luce su un delitto che già Pietro Nenni, (sicuramennte non di parte), storico dirigente del PSI, definì atto empio e completamente inutile.

Finquando una sentenza del tribunale di Firenze giudicò non offensiva alla memoria resistenziale la commemorazione di AN.

E da quel giorno nuovi problemi. I collettivi della sinistra estrema, non contenti della sentenza della giustizia della Repubblica che si vantano di avere costruito, iniziano ancora una volta a minacciare Totaro e i ragazzi del FUAN. Stavolta tappezzando di manifesti Firenze. Manifesti che lanciano un crudo messaggio di vendetta e violenza, seppure verbale. Istigano all’ odio verso la destra e verso chi (caso Pansa docet) cerca la verità storica, secondo l’ insegnamento di Marco Bloch, rifiutando quello ‘68ino, mendace e violento.

Cosa dire a questi signori? Eccetto…

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GIOAVANNI GENTILE PRESENTE!!!

 

Le Olimpiadi del terrore

In Uncategorized on Ottobre 17, 2007 at 4:48 pm
 Dossier Esteri 4: Pechino 2008, le Olimpiadi senza simboli
Osservatorio Difesa
Le Olimpiadi di Pechino 2008 sono le prime nella storia che bandiscono ogni genere di simbolo religioso o politico. Per gli atleti sarà proibita ogni manifestazione esplicita del proprio credo; ammessi solo i 5 cerchi, le bandiere (meglio se rosse) e la cornice finta della Pechino Olimpica, volto (ri)pulito di un regime il cui armadio fa sempre più fatica a contenere i sempre più numerosi, e pesanti, scheletri.

articolo di Saba Zecchi

Marco Petrelli
resp. Nucleo Caravella Lettere, Azione Universitaria Firenze
info: 3287039071 – 3479049563

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MATRICOLE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 3:44 pm

 AL PRIMO ANNO?

INDECISI SUL DA FARSI? 

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L’ IMPORTANTE  E’ SEMPRE…

 

ANDARE A DESTRA!!! 

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Marco Petrelli,
resp. Nucleo Caravella Lettere
Azione Universitaria FUAN – Firenze
info: Marco (3287039071) – Domenico (3479049563)
conteverde@gmail.com
MSN: nucleocaravella@hotmail.it  
 
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Nucleo “Primula” / Nucleo “Georg W. F. Hegel”

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 10:10 am

“Tutto ciò che è umano, comunque appaia, è umano soltanto perchè vi opera e vi ha operato il pensiero. ” (Georg W.F. Hegel)

 

Scienze della Formazione e Dipartimento di Filosofia  

Due sedi importanti, centri di studio della gnosis  umana

 

 

RAGAZZI E RAGAZZE!!!

 ADERITE AD AZIONE UNIVERSITARIA Firenze

 

 

 

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 Azione Universitaria FUAN – Firenze

Nucleo di Lettere Caravella, Nucleo di Magistero Primula, distaccamento di Filosofia Hegel 

 info: Marco (3287039071) ; Domenico (3479049563)

Ma un grido che si leva dai toni minacciosi: Marciare per non Marcire!!!

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 12:59 am

 

 

 

SENZA REMORE DI SORTA! 

 

CI SIAMO ROTTI LE BALLE DELLO SCHIFO DI LETTERE!

 

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POCHE CAZZATE!!!

 

BASTA CON IL LETAMAIO DEGLI AMBIENTI!!!

 

BASTA CON I TOSSICI, GLI ZINGARI E I VAGABONDI

 

PAGHIAMO PER STUDIARE NON PER AVERE CASINI

 

 

Marco Petrelli, resp. Nucleo Lettere Caravella – AU Firenze        fuan21.jpg           caravella.gif

info: 3287039071 ; 3479049563

Lettere&Degrado

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 12:35 am

 

 

TASSE AUMENTATE

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZI SCADENTI

 

 

 

 

 

 

 

 

LENTEZZE BUROCRATICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

DEGRADO

 

 

 

 

 

 

 

 

CHE BELLO STUDIARE A LETTERE!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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FUAN AZIONE UNIVERSITARIA – Firenze

Nucleo di Lettere CARAVELLA

info: 3287039071 ; 3479049563

 

 

 

Teatro

In Uncategorized on Ottobre 15, 2007 at 12:45 pm

A TEATRO: 2 AGOSTO 1980

Il 24 ci sarà a Roma una serata di teatro per raccontare cosa probabilmente c’è stato DIETRO la strage di Bologna. Con il monologo speriamo di rendere più semplice e comprensibile a tutti il complesso percorso che potrebbe aver portato alla strage e, successivamente, ha fatto sì che venissero taciute delle realtà decisive.

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Birmania / 2

In Uncategorized on Ottobre 15, 2007 at 10:46 am

Nella ex Birmania, ora Myanmar, è in atto una sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988 e da allora al potere con il sostegno del governo cinese. Si tratta di una giunta militare d’ispirazione marxista che approfitta della presenza sul proprio territorio di parecchie multinazionali senza scrupoli per darsi una patente di liberalità agli occhi della comunità internazionale. Ma ha i tratti tipici delle dittature comuniste nella presenza al potere di tutti gli uomini che provengono dall’apparato del Partito, nella retorica dei suoi leader, nei propri simboli di riferimento, nella repressione crudele di ogni libertà, nella gestione statale di tutta l’economia nazionale.

Eppure, come spess capita in questi casi, l’aggettivo comunista scompare nelle cronache giornalistiche della regione est-asiatica e nelle dichiarazioni pubbliche dei partiti della sonostra italiana. Per questo abbiamo provato grande rabbia nel vedere sui muri delle nostre città dei manifesti prodotti dal neo-Partito Democratico inneggianti ai protagonisti della rivolta in Myanmar, recanti la dicitura:”Democratici come noi”. Non potevamo non replicare loro.

Azione Universitaria e Azione Giovani è al fianco dei monaci, degli studenti e della popolazione birmana perchè si tratta di gente coraggiosa, che si batte per la propria libertà contro una dittatura sanguinosa, e che non meritala solita ipocrisia dei finti pacifisti.

 

SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO BIRMANO

IN LOTTA CONTRO LA DITTATURA MILITARE DI ISPIRAZIONE MARXISTA.

ANTICOMUNISTI.

COME LORO.

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postato da Marco Conti

Marco Petrelli

Resp. Nucleo Caravella Azione Universitaria Firenze        caravella2thumbnail1.gif

Contatti: 3287039071 (Marco) ; 3479049563 (Domenico)

La Testata, foglio nazionale di Azione Giovani

In Uncategorized on Ottobre 13, 2007 at 12:00 pm

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Abbonati a La Testata

Come abbonarsi
Per abbonarsi a “la Testata” è sufficiente fare un conto corrente di 10€ intestato a Pagine s.r.l. c.c. 86849007 causale: Abbonamento alla testata
E’ altresì necessario il fax con la copia del bollettino con i relativi dati (nome cognome indirizzo) al num. 06.3973.8771 alla c.a. Giorgia Santi

 

 

FUAN Azione Universitaria Firenze                                             
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per info/abbonamenti: Marco (3287039071) ; Domenico (3479049563)
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Perle di Saggezza

In Uncategorized on Ottobre 12, 2007 at 12:06 pm

Non è da come nasci,è da come muori che fai capire a quale popolo appartieni!! Hoka Hey!!

I loro treni pieni di gente
ci divorano la pianura
i loro treni pieni di gente
han portato qui la paura
son venuti a rubarci il mondo
ma chi crederanno di essere?

il loro Dio l’hanno ammazzato
e gli han chiesto scusa a bassa voce
ma per paura che scappi
lo tengono inchiodato a una croce
abbiam provato a dargli retta
a chiacchierare in una tenda
non ci han mai dato una risposta
e ci han vietato anche la domanda…
stai attento,Wacantanka
ai bastardi in faccia bianca…

Memoria Storica: 9 ottobre, anniversario della calamità del Vajont

In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 2:35 pm

articolo tratto da: http://pensierosociale.iobloggo.com/

09/10/1963 ore 22:39
martedì, 09 ottobre 2007 12:29 in storia

9 ottobre 1963, ore 22.39, alla televisione c’è una signora partita che le persone a casa, ma sopratutto nei bar stanno seguendo, Real Madrid-Rangers di Glasgow, quella sera, si realizzerà la più grande sciagura dell’Italia post-bellica, la tragedia del Vajont.

Una frana originatasi dal monte Toc (1921 m), che è una vetta dai fianchi dirupati sito in provincia di Pordenone tra la Val Gallina e la Val del Piave, precipito’ nella diga artificiale del Vajont, una diga progettata dall’ing. Semenza nel comune di Erto (PN) finita di costruire nel 1960, lungo il corso del torrente Vajont.

La frana lunga 2 km di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce alla velocità di oltre 90 km/h precipitò a terra, arrivò a valle, generando una scossa sismica e riempiendo il bacino artificiale. L’impatto con l’acqua causò due ondate: la prima si schiantò contro la montagna, la seconda (di circa 50 milioni di metri cubi di acqua, di cui 25 milioni scavalcarono la diga) scavalcò la diga precipitando verso la valle e travolgendo Longarone e altri paesi limitrofi, causando la completa distruzione della città e la morte di più di 2000 persone (dati ufficiali parlano di 2018 vittime, ma non è possibile determinare con certezza il numero).

La frana sollevò una immensa onda d’acqua e detriti che si abbatterono sui paesi di Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Fae’, Erto, Casso e sulle frazioni di San Martino, Pineda, Spesse, Patata, Il Cristo.

Una vicenda che si caraterizzò per foga,avidita’, pressapochismo, superficialità, mancato ascolto delle realtà del territorio, un condimento micidiale per sfociare in una tragedia abnorme.

La vicenda giudiziara inerente la strage, si concluse nel 2000 con un accordo per la ripartizione degli oneri di risarcimento danni tra ENEL, Montedison e Stato Italiano al 33,3% ciascuno. (fonte wikipedia)

Questa che ho appena raccontato a grandi linee è una delle tragedie più vergognose e assurde della presunta Italia democratica, una tragedia che viene ricordata quasi con fastidio, o addirittura rammentanta con poche righe, è assurdo piangere per le tragedie consumatesi in altri paesi, commemorare queste ultime, quando poi le cose che ci hanno segnato come paese, le grandi sofferenze che ci uniscono, la grande catena umana della memoria collettiva che fortifica nello spirito e nel cuore una comunità va a farsi fottere, viene sistematicamente rigettata.

Pagina Culturale

In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 11:37 am

storianera.jpg Una pagina di storia ancora da scrivere. Un dossier parlamentare che sembra essere arrivato al bandolo della matassa della strage del 2 agosto 1980. Un dossier (quello Pellegrino) che si scontra con l’ omertà e l’ ostinazione, la demagogia e il dolore di chi non riesce, o non vuole, fare luce sulla tregedia bolognese.

Ventisette anni di indagini, accuse, condanne fondate su supposizioni, sulle parole di collaboratori di giustizia in cerca della grazia immediata. Due uomini (rei di diversi omicidi) che ammettono le proprio colpe, scontano anni di detenzione ma finiscono con l’ essere capro espiatorio di una giustizia lenta, burocratica e politicizzata.

Da due decenni Francesca Mambro e Valerio Fioravanti si dichiarano estranei alla strage del 2 agosto. In tutta risposta la magistratura li accusa di ”concorso morale” nella strage per essere stati presenti, in abiti tirolesi, a Bologna, il giorno dell’ esplosione. 

Tolto il fatto sia improbo mettere bombe in abiti tirolesi in piena estate, i giudici che seguono l’ indagine si affidano alla testimonianza di Massimo Sparti, un criminale comune che ambisce alla assoluzione della Storia. Malgrado sia stato smentito addirittura dal proprio figlio, Sparti resta “personaggio informato dei fatti” e faro   per gli inquirenti.

Un uomo di sinistra, un ex militante (come Giusva e Francesca) degli anni ‘70, oggi giornalista e scrittore,decide di vedereci chiaro. O almeno di tentare. Andrea Colombo incontra i protagonisti di quegli anni: ne nasce una lunga intervista, dettagliata, ricca di argomentazioni. Non una semplice cronaca dei fatti, ma lo specchio della politica italiana dal ‘75 al 1989.

Un resoconto oggettivo steso con la scientificità di un saggio di storia ma che si legge come un romanzo.

Da non perdere.

Marco Petrelli
Resp. Nucleo Caravella Lettere    fuan22thumbnail1.jpg  caravella2thumbnail1.gif
Azione Universitaria Firenze

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In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 11:10 am

Lasciamo perdere i deliri di Grillo sul suo blog.

 BLOG veri! Esperienze telematiche di passione e militanza.

www.gianmariomariniello.it ; www.laviniaprono.splinder.com ; italianflame.blogspot.com ; www.udielle.splinder.com ; www.latestata.net

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In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 10:34 am

Due riviste così diverse ma nel contempo così importanti.

Voci della Destra italiana.

AREA

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Due osservatori politici di rilievo curati da esperti del settore.

Non abbonarsi sarebbe reato.

AREA : Direzione e redazione: via Trebbia, 3 – 00198 – Roma – tel. 06/85.305.194 fax 06/85.300.992 ; http://www.area-online.it/

 

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Marco Petrelli,
Resp. Nucleo Caravella Lettere AU Firenze
info: 3287039071 (Marco)
3479049563 (Domenico)

13 ottobre, manifestazione nazionale

In Uncategorized on Ottobre 9, 2007 at 5:22 pm

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CON NOI! PER IL FUTURO DELL’ ITALIA! 

Per info telefonare a: Cosimo, 3475851188 

Da Ne Win alla giunta ‘88

In Uncategorized on Ottobre 9, 2007 at 9:35 am

Burma (per dirla all’ inglese) o Birmania. In questi giorni al centro della cronaca mondiale per gli sconvolgimenti politici in corso.

Una reggenza militare, un capo dell’ opposizione tornato dall’ esilio, bonzi, carri armati. Pare di vedere le tragedie di Budapest, Praga, Tien An Men in scena in un teatro di scontri con palco sotto il Tropico del Cancro.

In Europa, particolarmente in Italia, è stata data una visione poco limpida, nettamente parziale della grave situazione in atto.

Pe forza di cose, la solita e ormai stancante demagogia marxista, tenta di paragonare la Burma alla Grecia di Papadopoulos: militari corrotti, servizi di intelligence esteri, complotti internazionali. Sì, insomma, la solita teoria del complottismo tanto cara ai comunisti nostrani.

La Birmania esce dal II conflitto mondiale con quattro anni di feroce occupazione nipponica. Nell’ estate del ‘45, il bombardamento britannico di Rangoon (passato alla storia come operazione Dracula) è l’ ultimo atto che segna la disfatta dei giapponesi sulla penisola. Burma è colonia inglese, tuttavia in fase di decolonizzazione: nel corso degli anni Cinquanta tutto il sud est asiatico si svincolerà dall dominazione anglo-francese. Come però accadrà per il Viet Nam anche la Burma subisce l ‘impeto della Rivoluzione Socialista che, per un quarantennio, dominerà il paese riducendolo in miseria e satellite della Cina.

Protagonista di questa svolta Ne Win, per intenderci l’ Ho Chi Minh locale.  Abolite le libertà fondamentali, imposta l’ economia di stato, la Birmania è traghettata da Win fino al 1988, anno delle prime, libere, elezioni.

In tutti i paesi dell’ ex  blocco comunista il passaggio dal vecchio al nuovo è particolarmente arduo. La democrazia all’ Occidentale  viene conquistata dopo un lungo periodo di transizione in cui, il fare politica del passato si unisce a quello presente (Putin docet). E’ normale, che apparati quali polizia segreta, controspionaggio, reti di intercettazione, siano doverosamente mantenuti per guidare la transizione democratica.

In Burma la situazione post  ‘88  degenera con l’ ascesa al potere dei militari. Sarebbe macabro eufemismo dire che capita.

Non si comprende ancora la posizione di questi governanti, probabilmente, visto l’armamento (ex sovietico)  e il fazzoletto rosso attorno al collo dei soldati è facile intuire che il comunismo è tornato nella penisola asiatica sotto la forma più spregevole, autoritaria e meno congeniale a chi predica la democrazia diretta.

Oggi, dimenticado per un momento la Birmania, i rossi companeros si apprestano a festeggiare il 40^ anniversario della morte del CHE: eroe e rivoluzionario per la propaganda di Castro e i radical chic europei, famigerato assassino per i contadini boliviani, argentini e cubani cui ha tolto tutto (anche la vita dei congiunti) tentando di esportare una giustizia che, quarant’anni dopo, ha lasciato in eredità solo fame. Mentre  i compagni festeggiano il loro mito e accusano l’ America di essere responsabile dei fatti di Rangoon, facciano autocritica della propria storia. Colpire gli USA con infamie e falsità storiche è una prassi che via via non avrà più credito. Date retta! E’ ora che facciate i conti con gli scheletri nei vostri armadi e raccontiate al Mondo quello di cui Voi e solo Voi, siete stati capaci di compiere.

di Marco Petrelli

Marco Petrelli

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Il politicamente scorretto

In Uncategorized on Ottobre 8, 2007 at 4:50 pm

Il Governo è in crisi: il caso Santoro, la ennesima minaccia di Mastella di dimettersi,  le pressioni della sinistra radicale sembra voler smembrare la struttura faticosamente (ma mai totalmente) assemblata da Prodi in un anno e sei mesi di potere.

Se è vero che i giovani sono la speranza del Domani, sicuramente non è il caso del Centrosinistra i cui giovani, di fronte al primo problema politico, minacciano scioperi e manifestazioni contro gli stessi da loro votati.

Collettivi, ale movimentiste, sindacati, no Global: è certo che alle urne non mettano la croce su Forza Italia. In un modo o nell’ altro (Diliberto o Bertinotti?) sostengono la Sinistra nel nome di una idea di rivoluzione che mai è avvenuta e, spero per noi, mai avverrà. La forza delle illusioni fa dimenticare loro che, come in passato, si ritroveranno a contestare duramente i rappresentanti designati.

Nelle Università e nelle piazze è questa l’aria che tira. L’ Ateneo fiorentino è il simbolo dell’ abuso del mezzo politico per ribaltare verità o celare inganni. Il tutto in nome del POLITICAMENTE SCORRETTO.

“8-9-10 ottobre: fai valere i tuoi diritti!” Si legge sulle bacheche del Collettivo di Lettere e filosofia della facoltà di Lettere di piazza Brunelleschi. Sotto, come d’ incanto, ecco apparire i recapiti dei sindacalisti della CGIL - FIRENZE.

Universitari e sindacato… il connubio pare non così scontato… che ci fanno studenti e sindacalisti insieme? Nulla. Politica, ecco tutto. Ma non per la sacrosanta difesa dei valori e dei diritti dei lavoratori (le 8 ore lavorative furono introdotte nel ‘27, non da un Governo di SInistra, peraltro)  , solo per demagogia.

L’ unione tra i due gruppi umani sembra avere rilievo solo da un certo punto di vista: entrambi cialtroni, immersi in ambiente antilovarativo, fancazzisti con una età troppo avanzata per l’ università e una lavorativa troppo breve per richiedere una pensione (anche quella introdotta dal medesimo Governo delle “8 ore”).

Eppure, come sovente accade nel Bel Paese, questi rossi crociati  del Terzo Millennio creano una rete di dissenso forte e operativa su larga scala, fondata su basi di argilla, che in nome di una democrazia dissacrata pretende di avere, senza mai dare.

Il Collettivo di Lettere, contrario di sua stessa natura a ogni logica meritocratica, ha per anni gestito la vita della  facoltà senza mai tenere conto dei reali diritti degli studenti che pagano 1.200 euro di tasse per avere solo disservizi.

Se il Bar A  non era bastato a creare subbuglio e malessere a Brunelleschi, come ulteriore prova di forza il Collettivo ha pilotato l’ inserimento di elementi propri nei posti lavorativi riservati agli studenti tramite concorso.

Non ci credete? Fatevi un giro per la Facoltà e i dipartimenti. Notate voi se diversi individui che frequentavano prima il BAR A, poi le serate antifasciste non sono gli stessi che ora lavorano lì. E poi lavorare… che parolone! Gli elementi più anziani sono quasi tutti militanti PRC (ve ne accorgete dalle bandiere e dai manifesti politically not correct appesi ai muri) e passano il tempo a giocare al solitario o fumare come le ciminiere di Terni; i più giovani quasi sempre all’ esterno a rollare sigarette ( e qualche volta anche altro) e a risistemarsi le lunghe chiome rasta.

Ora, uccisa la meritocrazia, distrutta l’ immagine di una facoltà umanistica vanto della Toscana, perchè dovremmo farci derubare così da costoro? Ci hanno detto che quella gente è entrata per concorso. Allora, o i concorsi sono truccati o il test riguarda la filmografia di Lino Banfi. Poi, in aggiunta al loro parassitismo, anche la lotta per i diritti sindacali: quindi aumenti, riduzione dell’ orario di ufficio, etc. Il manifesto del Collettivo parla chiaro: lottare in difesa dei diritti dei dipendenti ATA. Allo stato attuale  il loro è un impiego privilegiato: possono abbandonare il posto (lasciando incustoditi documenti, computer, suppellettili) per i motivi più futili; possono fumare in ufficio indisturbati, evitando così i 27 euro di multa che qualunque studente pagherebbe se fumasse nei locali interni, possono assentarsi o tardare senza essere ripresi, possono esporre materiale politico o di propaganda, magari dopo avere vietato ad un ragazzino di distribuire due volantini all’ ingresso.

Ecco, questa è la gente che scenderà in piazza: malati perenni di fancazzismo e allergia all’ impiego, rivoluzionari della domenica, gente che disprezza in pubblico tutto ciò che invece ama nel privato. Critici contro i soldi di imprenditori (l’ antiberlusconismo docet) e borghesi , ma pronti a scendere a qualsiasi compromesso pur di ottenere tutto e subito.

Caro Prodi, non vorrei mai essere nei tuoi panni. Quando capirai che sganciarsi da certi elementi sarebbe la tua salvezza, allora sarà troppo tardi.

di Marco Petrelli
  

Marco Petrelli

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5 OTTOBRE 1980 / 5 OTTOBRE 2007. RICORDANDO UN AMICO

In Uncategorized on Ottobre 2, 2007 at 7:40 pm

CIAO NANNI!

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DAL CEMENTO UN FIORE NERO NASCERA’

 

MARCO PETRELLI
resp.
NUCLEO “CARAVELLA” LETTERE
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GRAZIE FRATELLI AMERICANI. IL MONDO NON VI DIMENTICA!

In Uncategorized on Ottobre 2, 2007 at 7:16 pm

Un certo Occidente ha voluto negare la Vostra Memoria, l’ Occidente, quello Vero, non vi scorderà mai!!!

Grazie Ragazzi.

 

Dalla Corea all’ Iraq gli U.S.A. hanno difeso la Libertà, con a L maiuscola, dell’ Occidente.

Non comprendiamo cosa spinga parte dell’ opinione pubblica europea e americana ad odiarli. Probabilmente l’ invidia per l’ orgoglio e la determinazione di una nazione grande, fiera e pronta a sacrificare i Suoi figli migliori per nobili ideali.

Marco Petrelli

Cultura

In Uncategorized on Ottobre 1, 2007 at 10:36 am

LA FIAMMA E LA CELTICA

 

actions1.jpgUna ricostruzione storica accurata, un viaggio lungo sessant’anni nell’ universo della Destra italiana, dalla fine della II Guerra Mondiale alla esperienza di Casa Pound e Casa Montag.

Nicola Rao, giornalista e scrittore, segue le orme di Luca Telese nell’ esplorazione di decenni di storia italiana rimasti a lungo tabù, legati solo ai ricordi dei militanti e di tutti coloro che li hanno vissuti.

Un saggio dal lessico accessibile ad ogni fascia di lettori, ricco di interviste, commenti diretti dei protagonisti, opinioni. Un testo necessario a chi, giovane o adulto, voglia avvicinarsi (o approfondire) la conoscenza degli eventi della politica italiana nella I e II Repubblica.

Da non perdere.

Marco Petrelli