Chi siamo noi per dare lezioni di vita?
Noi che abbiamo saputo sbeffeggiare, umiliare, colpire la dignità delle donne partendo da un mero pregiudizio sessista, mescolato a pensieri di bassa lega e azioni frivole.
Non abbiamo mai saputo comprendere a fondo la loro natura, troppo occupati da quelle attività che, a parere nostro, ci rendono più o meno uomini, da quegli atteggiamenti figli della presunzione di una cultura che ostentiamo al Mondo ma che di fondo non abbiamo mai compreso a fondo.
Per donna, noi, cosa intendiamo? Soubrette, bambinette deficienti da discoteca, ragazze immagine: una visione merceologica e subdola che non ci rende superiori, ma semplicemente una manica di poveri idioti.
Retorica vuole che colleghiamo il nostro humus identitario agli aspetti più deleteri ed epiteliali del fascismo e della romanità. Temiamo di fare un saluto romano in pubblico, politically uncorrect, nel buoio emotivo delle sezioni ci lasciamo andare alle frasette da fascisti da operetta che scordiamo una volta fuori dalla porta della sede. Ci aggrada l’ idea di potere dire a fidanzate e militanti che il Duce aveva delineato il ruolo del maschio e della femmina e che, per coerenza, dobbiamo rispettare ciò che Lui diceva. Poi votiamo un uomo che considera De Gasperi il più grande statista del ‘900 (cfr intervista a Fini, Le IENE).
Siamo noi stessi deleteri, come le nostre teste.
Cultori di Roma antica e della visita annuale a Predappio, scordiamo l’ essenza di civiltà, storia e tradizioni. Non ci sovviene la conoscenza della grande Etruria, in cui tra uomini e donne vi era un sano equilibrio nella socità e nella politica o della immortale epopea fiumana, con donne armate a difendere uno scopo, un ideale.
Le donne sono preziose depositarie dell’ Identità nostra.
Rispettiamole e lasciamo che la loro intelligenza possa influire e colpire la politica italiana, soprattutto la politica di destra.
Marco Petrelli












