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Ripensare il Sud: Una nuova Idea del Mezzogiorno per governare l’ Italia

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Eventi, Link, Meridione, Storia politica, destra fiorentina on Novembre 26, 2007 at 4:45 pm

Documento di Azione Giovani

 

 

per la Conferenza nazionale di Alleanza Nazionale per il Mezzogiorno

 

Bari 2/3 marzo

“Intervenendo direttamente e sottraendo alla società le sue responsabilità, lo Stato assistenziale porta ad uno spreco di energie umane e a una sovrabbondanza di enti pubblici, che sono dominati più da un modo di pensare burocratico che dall’interesse per i loro utenti, e che sono accompagnati da enormi aumenti della spesa pubblica. In realtà, a quanto sembra, i bisogni sono compresi e soddisfatti meglio da coloro che si trovano a più stretto contatto con chi è in difficoltà e possono comportarsi da buoni vicini di casa rispetto a questi ultimi”. GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Centesimus Annus.



PREMESSA:

RIPARTIRE DAL SUD PER RICONQUISTARE IL PAESE


Il Mezzogiorno è essenziale non solo per lo sviluppo del nostro Paese e per il ruolo geo-politico dell’Italia nel Mediterraneo, ma è fondamentale per il riscatto della Destra e delle genti del Sud, già deluse di avere affidato i propri sogni e le proprie aspirazioni ad una sinistra massimalista e contraddittoria.

Il Sud, non è stato considerato per troppo tempo, specie al governo, una priorità politica e An ha pagato dazio in termini di consensi elettorali.

Proprio dal Sud dovrebbe ripartire la Destra, anche tramite l’opera della sua organizzazione giovanile, per frenare la resistibile fuga dei giovani da quest’area del paese.

Il Mezzogiorno non può e non deve essere considerato l’eterna emergenza, l’atavico e irrisolvibile problema della Nazione.

Nella terra dove sono state costruite le “cattedrali nel deserto”, dove il binario unico ferroviario è più una regola che un’eccezione e dove la legalità non è ancora un valore riconosciuto da tutti, i numeri ed i fatti dicono che la “questione meridionale” resta inesorabilmente aperta e diventa inequivocabilmente una questione nazionale.

Nè la sinistra, che ha varato una manovra economica contro il sud, evitando di distribuire le risorse per il Fas (Fondo Aree Sottoutilizzate) in modo uniforme, tanto da essere un mero annuncio, una beffa ulteriore ai danni del sud, è in grado di risolvere la situazione.

An deve tornare a parlare al cuore dei meridionali, dialogando con le categorie e con tutto quanto di buono e positivo esprime il sud, ritornando a dare ai giovani un sogno, una reale motivazione per restarci.

Solo riconquistando il sud e la sua gente la Destra sarà credibile cerniera politica e sociale tra due aree del paese e rappresentarle nel nome dell’interesse nazionale.

Solo se la Destra saprà essere capace di ripartire da questa sfida potrà tornare a vincere.

Non ci vuole molto: questa gente, che raramente ha fatto venire meno il suo affetto e il suo consenso alla Destra politica, aspetta solo un segnale.



IL SUD DIMENTICATO:

TRA FALLIMENTI E CLIENTELISMO


Nei primi anni ‘50, gli anni che avrebbero preparato il boom della piccola Italia, il Mezzogiorno, contadino e latifondista, rischiava di allontanarsi ulteriormente dal resto del Paese e di trasformarsi solo in terra di emigrazione.

Allora nessuno pensava alla vendita delle spiagge, ai casinò o ai campi da golf. I problemi da affrontare e gli interventi da produrre riguardavano la quotidianità. Il Sud aveva bisogno di tutto: strade e ferrovie, ma anche luce e acqua.

È proprio in quegli anni che si assiste alla più intensa infrastrutturazione del Sud. Con il passare del tempo aumentò anche l’appetito e nei primi anni ‘70 la classe politica, che prima aveva sostanzialmente lasciato mano libera agli ingegneri, decise di attuare sulle grandi opere una serie di ingerenze sempre più pressanti. Qui nasce il più grande deficit del meridione: non avere una classe politica adeguata.

Nel frattempo era partita la seconda scommessa: l’industrializzazione forzata del Sud attraverso le partecipazioni statali con Iri ed Eni in prima fila, ma la distribuzione degli incentivi alle imprese è spesso discrezionale e a beneficio soprattutto del Nord, anche perchè le banche sono pronte ad adeguarsi alle richieste. Così l’intervento straordinario invece di essere un sostegno aggiuntivo, in grado di favorire lo sviluppo di imprese al Sud, era diventato sostitutivo della spesa ordinaria. Il Mezzogiorno restava privo di infrastrutture, di industrie proprie, di prodotti propri, era solo un mercato di consumo sostenuto dalla mano pubblica con pensioni di invalidità e assunzioni clientelari.

La ricostruzione, a seguito del terremoto in Campania e Basilicata del 1981, fallisce nonostante i 50.000 miliardi di vecchie lire distribuiti in oltre un decennio. L’ennesima scommessa perduta. Il numero dei Comuni colpiti, e quindi beneficiari degli interventi, crebbe per volontà del Parlamento di ora in ora, di giorno in giorno. A favorire lo spreco delle risorse si aggiunse la ricostruzione dissennata e priva di ogni ragionevole progettazione strategica.

A metà degli anni ‘80 si assiste ad un intervento straordinario per il Sud (legge 64) cui, sulla carta, vengono assegnati 120 mila miliardi.

Crescono le finanziarie e gli enti per il Sud e con loro i consigli di amministrazione, i posti da distribuire, gli amici da accontentare magari acquisendo aziende decotte. Crescono gli sprechi.

Il 7 settembre del 1993 a Crotone gli operai dell’Enichem messi in cassa integrazione a zero ore, danno fuoco a bidoni riempiti di fosforo e la rabbia si estende a Salerno, Manfredonia, Gioia Tauro. Per arginarla si inventano i contratti d’area, si istituisce una task force con il compito di attrarre imprese del Nord o estere. Ma non succede niente.

Il Presidente del Cnel, De Rita, assieme ad alcune associazioni imprenditoriali e sindacali e a qualche Sindaco, avvia la stagione dei patti territoriali.

Non ci sono soldi da mettere sul piatto, non ancora, ma si tratta di trovare un fronte su cui mobilitare quel che esiste già sul territorio. L’esperimento comincia a funzionare, qualcosa si muove tant’è che anche a Roma se ne accorgono.

E così com’era accaduto con i comuni del terremoto irpino, anche i patti territoriali proliferano e da 10 passano ad oltre 100.

Il Sud rumoreggia e per accontentarlo si cambia di nuovo creando un maxiente, Sviluppo Italia, che assorbe tutti i rami lasciati orfani dall’intervento straordinario. L’obiettivo è attrarre i grandi capitali che snobbano il Sud, ma passa alla storia soprattutto per la gestione dei prestiti d’onore.

I soldi sono pochi e per questo si punta ad ottimizzare l’uso delle risorse europee fino ad allora snobbate, ora utilizzate spesso in maniera irrazionale e con forti sprechi dai vari governi regionali. Ma se sul fronte della spesa arrivano negli ultimi anni risultati positivi, il gap infrastrutturale del Mezzogiorno non diminuisce.


La storia, quindi, il recente passato ed il presente ci dimostrano delle assolute verità relative al Mezzogiorno.

La prima è lo stato di abbandono delle istituzioni nazionali che le regioni del Sud hanno conosciuto per molto tempo.

La seconda è l’assoluta mancanza di criterio in tutti gli interventi che storicamente i governi nazionali hanno varato a favore del nostro territorio. Basti pensare agli sprechi legati ad investimenti sbagliati, al tentativo di impiantare strutture ed infrastrutture dello sviluppo non coerenti con le condizioni del territorio, né con la sua cultura o la sua storia, con il suo paesaggio. Cosa sarebbe successo, ad esempio, se nel Sud si fosse scommesso dall’inizio sulla macchina del turismo o sulla produzione agricola di carattere industriale, piuttosto che sull’impiantazione forzata di industrie “fuori luogo”?

E invece si è pensato all’elargizione di denari spropositata, non controllata, priva di lungimiranza e di ogni criterio di pianificazione strategica dello sviluppo economico.

Oggi la situazione è ancora più grave. Alla programmazione strategica si preferisce il clientelismo, alla formazione di una solida società civile, una classe imprenditoriale e di professionisti soggiogata alle logiche politiche e del malaffare.

L’Europa si è tramutata da opportunità in fonte di ricchezza per gli amici degli amici; con nuovi progetti, finanziati e mai realizzati, partono i corsi di formazione, si costruiscono i capannoni, ma le nuove aziende non vanno mai in marcia. Il Sud ritorna ad essere il buco nero dove si perdono miliardi di finanziamenti.

La politica del Sud, rimasta stranamente totalmente estranea al fenomeno di mani pulite, vive il suo momento peggiore, arrivano gli avvisi di garanzia. La tangente lascia il posto alla truffa nell’utilizzo dei finanziamenti comunitari.




I GIOVANI MERIDIONALI:

TRA FUGA DEI CERVELLI E RITARDO NELL’INGRESSO NEL MERCATO DEL LAVORO


Un recente studio pubblicato dal trimestrale della Svimez, Rivista economica del mezzogiorno, n.1/2005, ha evidenziato una consistente emorragia di risorse umane qualificate dal Mezzogiorno del paese.

La cosiddetta “fuga di cervelli”essenziale per lo sviluppo del sud non accenna a diminuire.

La ricerca condotta su dati Istat, presenta i flussi migratori di ogni regione, in entrata e in uscita, per il ventennio 1980/1999, dimostrando come, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, vi è una ripresa del fenomeno dell’emigrazione in ogni regione meridionale che riguarda ampie fasce giovanili e secolarizzate.

Tutte le regioni meridionali, in particolare Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, hanno registrato una netta perdita di laureati.

La gravità del fenomeno, sottolinea Svimez, è evidenziata dal fatto che, come ribadito dall’Ue, in particolare con la formulazione della strategia di Lisbona, la competitività nell’economia dipenderà molto dalla disponibilità del capitale umano.

Le imprese, specie quelle del Sud, denunciano le loro difficoltà nel reperire personale specializzato, quando diversi giovani con alte qualifiche lasciano i luoghi di origine perché non trovano lavoro.

Contraddizioni del Sistema Italia, ma quello che è certo è che la fuga dei giovani del sud, prima per motivi di studio e poi di lavoro, porta giovani medici, ingegneri e economisti, più degli altri, ad abbandonare le Regioni di provenienza e depauperare gravemente il Mezzogiorno.

La fuga dei cervelli si perfeziona in due diversi momenti: il primo nella scelta dell’Università, il secondo al momento dell’entrata nel mercato del lavoro.

La predetta mobilità non viene minimamente compensata da un analogo flusso dal nord verso il sud.

Ad esempio in uno stesso anno 7.110 erano i giovani del sud che avevano scelto un ateneo del Nord contro i 366 giovani settentrionali laureatisi in Università del sud. O i 2.357 laureati meridionali che hanno trovato un impiego al nord rispetto ai 293 laureati del nord che sono venuti a lavorare al Sud.

Prendendo in considerazione i due momenti della mobilità, studio e lavoro, dei giovani meridionali la perdita potenziale del capitale umano, della fuoriuscita del Mezzogiorno, arriva ad essere pari a quasi ad un quarto dei giovani con un qualificato e alto livello di istruzione e titolo di studio.

A questo scenario va aggiunto come in Italia solo il 7% dei giovani sono titolari di una ditta individuale e i più coraggiosi, a causa di mancanza di alternative, sono i giovani del Sud dove si registra, specie in alcune province come Crotone, Napoli e Reggio Calabria, un dato superiore alla media nazionale.

La precitata questione è quella del ritardo con il quale i giovani italiani entrano nel mercato del lavoro da dipendenti.

Secondo un recente studio di Unioncamere le doti personali, idee, creatività, voglia di rischiare, non mancano, mentre occorre potenziare le risorse economiche e competenze specifiche, tecniche e manageriali: ciò significa che sono necessari strumenti finanziari e di affiancamento e sostegno soprattutto nella fase di start up e di trasformazione dell’idea in impresa.


IL SUD DELLE OPPORTUNITA’:

TRA IDENTITA’ E TRADIZIONE LA FORZA DI UN TERRITORIO


Solo se un Paese lascia aperta la possibilità di sognare una vita diversa, da quella che viene socialmente assegnata, di progettare un futuro su cui investire risorse ed energie, lo stesso diventa luogo in cui vale la pena vivere, assumendo questa come una scelta cui si lega il proprio destino a quello della propria comunità di appartenenza.

Il luogo in cui si nasce diventa concretamente la propria comunità non quando nello stesso ci appare come il luogo in cui si dovrà necessariamente accontentare di quanto è ragionevolmente prevedibile, ma quando lo stesso appare come il luogo in cui è altrettanto ragionevole pensare che le proprie aspirazioni abbiano un accettabile fondamento.

L’identità di luoghi si alimenta del passato, del paesaggio, delle opere dei Santi, ma anche dello spazio che essa consente all’immaginazione ed a una progettazione che per realizzarsi non ha bisogno di un altrove.

E proprio da qui molti giovani sono in passato partiti e da qui molti ancora oggi continuano a partire, rassegnati, delusi, privi di ogni forma di speranza: un movimento migratorio sotterraneo e continuo che allontana e disperde molteplici risorse e che non può essere spiegato unicamente con la consueta inquietudine generazionale.

La sensazione di trovarsi all’interno di un ambiente fertile e innovativo, dove studiare e lavorare sia una chance di miglioramento per sé e per gli altri, deve costituire una fondamentale ricchezza di ogni luogo sociale.




DA ETERNO PROBLEMA A RISORSA DEL PAESE:

UN “NUOVO MEZZOGIORNO” PER I GIOVANI DEL SUD


Le priorità per lo sviluppo del Mezzogiorno, da troppi anni, sono sempre le stesse, ma le condizioni per costruire un “nuovo Mezzogiorno” sono legate alla volontà di mettere in moto un nuovo sistema basato su una rivoluzione culturale, un cambio di mentalità

Il Sud non ha bisogno solo di risorse pubbliche e di infrastrutture, ma a anche, e in particolare, di una maggiore legalità, intesa come conoscenza da parte di tutti delle regole che devono governare un territorio e delle occasioni di sviluppo e di crescita legate alla stesso.

Inserire il Mezzogiorno tra le priorità del Governo, più che una scelta politica, è, ormai, una necessità, a patto che non si apra un nuovo mercato di promesse elettorali e che seriamente ci si concentri su pochi punti trasparenti:

1) fiscalità di vantaggio per le imprese;

2) mano ferma a Bruxelles nella partita sui fondi UE;

3) accelerazioni di programmi per le infrastrutture;

4) riforma degli incentivi.

Il Sud merita un’attenzione vera, fatta di cultura di mercato, non sogni improponibili, ricorsi improbabili o rivoli di denaro che finanziano microinterventi di chirurgia assistenziale.



LE PROPOSTE DI AZIONE GIOVANI PER I GIOVANI DEL SUD


I GIOVANI E LA POLITICA


Il Sud ha nel proprio territorio e nella propria storia il proprio valore aggiunto, ma per poter trasformare questa potenzialità in vero sviluppo, sono necessari alcune riforme in settori chiave.

Il nemico numero uno da combattere è il trasformismo ed il trasversalismo dell’attuale classe dirigente. Troppe volte siamo costretti ad assistere non più a semplici convivenze tra politica e malavita, ma ad una vera e propria rete di interessi e affari che coinvolge sia la destra che la sinistra.

a) la politica, e in particolare la classe dirigente del sud, necessita di un codice etico di comportamento, da scrivere e far approvare a tutti i partiti, inaugurando una nuova stagione della moralizzazione della politica;

b) istituire e incentivare nuove forme di partecipazione politica che consentano ai giovani di riscoprire l’impegno civile e assumere responsabilità istituzionali (consulte giovanili, forum);

c) forme associative tra Enti locali per la gestione di risorse destinate ai giovani: il 75% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, con limitate risorse finanziarie destinate ad interventi ed esigenze diverse da quelle delle grandi città, per questo è opportuno ipotizzare logiche concorsuali tra Comuni al fine di integrare le identiche risorse. Le politiche giovanili dovranno tradursi in una serie di interventi per i giovani inseriti nei bilanci degli Enti in capitoli ad hoc tra le spese correnti e tra gli investimenti destinati alla realizzazione di strutture per i giovani.

e) campus e comunità giovanili per i giovani nelle periferie degradate: combattere il degrado delle periferie urbane mediante la realizzazione, con l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, di campus per gli studenti, dotati di campi sportivi, teatri, sale prove e laboratori. Veri centri culturali capaci di portare nelle periferie nuove forme di aggregazione. Creare, inoltre, le Comunità giovanili, spazi di libertà e aggregazione, per consentire ai giovani di esprimere i loro talenti artistici



I GIOVANI E LA SICUREZZA


La sicurezza è ormai una chimera per il meridione, eppure costituisce la condicio sine qua non per qualsiasi progetto di sviluppo:

a) presenza più forte dello Stato, non soltanto attraverso un maggiore radicamento delle forze dell’ordine ma anche e soprattutto tramite la riqualificazione di tutte quelle strutture pubbliche che dovrebbero rappresentare il ruolo positivo dello Stato sul territorio (es. scuole, ospedali, ecc.) e che invece troppo spesso ne rappresentano l’aspetto degenerato;

b) maggiore sicurezza per i cittadini onesti che in questi anni troppe volte sono stati abbandonati alla loro triste sorte;

c) educazione alla cittadinanza per insegnare ai giovani a combattere la mafia: educare le giovani generazioni alla legalità, partendo dalla scuola, dove inserire nei programmi didattici l’Educazione alla Legalità;

d) lotta al caporalato e al lavoro nero. L’illegalità nel Mezzogiorno è spesso identificata con la Mafia e con le altre consorterie criminose ma questa è una visione parziale. La prima piaga del Mezzogiorno è costituita dal caporalato e dal lavoro nero. E’ necessario un serio intervento legislativo per parificare il lavoro nero ed il caporalato ad una vera e propria forma di riduzione in schiavitù, con l’applicazione di un pesante sistema sanzionatorio penale. Lo stesso dicasi per tutte quelle imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza dei cantieri, o a tutti quegli enti pubblici che nei capitolati di appalto riducono impunemente le somme per la sicurezza dei cantieri e che fingono di non vedere e magari favoriscono l’assunzione di maestranza non garantita.



I GIOVANI E LO SVILUPPO


Si deve riformulare l’approccio con cui si è agito fino ad oggi nel meridione. Lo sviluppo di queste terre non può che essere legato alla peculiarità dei singoli territori:

a) istituzione di una cabina di regia strategica unica del mezzogiorno, che non amministri fondi, ma che determini, in accordo con le regioni, lo sviluppo armonico di ogni singolo territorio secondo la sua vocazione naturale;

b) definizione dei distretti di sviluppo, realizzabili tramite la rivisitazione dei contratti d’area. I distretti di sviluppo prevedono non solo iniziative imprenditoriali tutte incanalate nello stesso settore, ma anche politiche di formazione scolastica, universitaria e professionale armonizzate alle esigenze tecniche richieste dal ogni singolo territorio;

c) riforma del sistema creditizio, il costo del denaro nel meridione è uno dei più alti d’Europa. Nel 2005 tra le prime 10 province (tutte del Nord) e le ultime 10 (tutte del Sud) si evidenziano 3,5 punti percentuali di differenza dei tassi di interesse praticati dalle banche sui prestiti a breve termine a livello provinciale (lo rileva il V Rapporto annuale sul credito provinciale, condotto da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne), e si è, in tal modo, sensibilmente allargata la forbice, già esistente, tra Settentrione e Meridione.



I GIOVANI E IL MONDO DEL LAVORO


La mancanza di lavoro è il principale problema che riguarda i giovani meridionali, come dimostrato dai costanti e preoccupanti dati sulla disoccupazione giovanile al sud, spingendoli ad emigrare.

a) lavoro precario: istituzione di un fondo di garanzia che permetta l’accesso dei giovani lavoratori con contratto flessibile ai prodotti creditizi, con agevolazioni che consentano di potere progettare il proprio futuro.

b) imprenditoria giovanile: applicazione di un regime fiscale sostitutivo per coloro che intendono intraprendere nuove attività produttive. Previsione di un fondo di garanzia che garantisca gli istituti finanziari nei primi anni di attività delle nuove imprese. Questo provvedimento, insieme ad un potenziamento delle leggi agevolative esistenti per l’avvio di nuove imprese ridurrebbe drasticamente il tasso di mortalità delle nuove attività imprenditoriali, costituendo una misura concreta volta alla creazione di nuovi posti di lavoro.

c) progetti di spin-off: istituzione di un fondo statale per la realizzazione di progetti di spin-off tra scuole, università, aziende, imprese e attori operanti nel mondo del lavoro, al fine di valorizzare il processo formativo dei giovani nelle realtà educative e culturali tipiche del Meridione, favorendone l’inserimento nel mondo del lavoro.


RICOSTRUIRE IL TESSUTO URBANO


Il Sud affonda le sue radici nella Magna Grecia, e da quell’epoca fino agli anni ’60 il Sud è stato l’agorà. La piazza, il campanile sono stati i grandi e naturali luoghi di aggregazione comunitaria dove si è svolta la vita sociale nei piccoli come nei grandi aggregati urbani.

A partire dagli anni ’60, dapprima nelle grandi città e poi anche nelle piccole realtà, si è assistito ad un allargamento irrazionale del tessuto urbano: l’urbanistica marxista ha sostituito le comunità a misura d’uomo con immensi casermoni spersonalizzanti e le grandi periferie degradate costituiscono il brodo di coltura della nuova e violenta criminalità organizzata e non.

Non si può pensare ad un vero rilancio del Mezzogiorno senza un suo ripensamento urbanistico.

E’ necessario riscoprire la città a misura d’uomo. Le recrudescenze della criminalità non si combattono con le leggi speciali, né sono sufficienti straordinarie misure di sicurezza: una città diventa più vivibile quando è viva tutta la giornata, quando esistono luoghi di aggregazione dove trascorrere il tempo e vivere in tranquillità.

Da questo punto di vista bisogna agire senza infingimenti e senza retorica nella demolizione di interi quartieri periferici e nella loro sostituzione con zone più vivibili, dove sia possibile svolgere una vita comunitaria consentendo ai cittadini di interagire fra di loro.



UN MEZZOGIORNO NEL MEDITERRANEO


L’Italia intera, ma soprattutto il Mezzogiorno d’Italia, ha una sua naturale vocazione nel Mediterraneo, l’antico Mare Nostrum. Non è un caso se il Mezzogiorno ha conosciuto la sua maggiore floridità economica e sociale nel periodo in cui è stato centrale lungo l’asse mediterraneo.

Federico II, imperatore tedesco ma con un forte legame con il Sud Italia, stabilì in questo lembo d’Europa il centro ed il cuore pulsante del Sacro Romano Impero.

Il Mezzogiorno deve riuscire ad essere un autentico ponte verso la sponda meridionale del Mar Mediterraneo.

L’istituzione della Fiera del Levante a Bari, di Radio Brindisi che trasmetteva trasmissioni in arabo, della Fiera d’Oltremare a Napoli indicano una via già seguita in epoca contemporanea. Lungo quell’asse noi dobbiamo collocare le nostre linee di sviluppo e di penetrazione culturale nel bacino mediterraneo che, se non è tutto europeo, è all’Europa che si rivolge.

Oggi le linee dell’allargamento europee disegnano un’Europa sempre più rivolta verso nord-est, basta guardare una cartina dell’Europa nascente per rendersi conto che sempre più l’Italia, ed in particolar modo il suo meridione, rischiano di divenire un’estrema periferia.

Nel 2010 si apre l’area di libero scambio nel Mediterraneo: può essere questa l’opportunità per ricollocare l’Italia meridionale al centro di una vasta area geopolitica e per spostare a sud l’asse di interesse del Vecchio Continente.

Per essere pronti a questo è necessario, da un lato attrezzare le strutture del nostro Sud alla sfida che questa nuova situazione pone, dall’altro procedere ad una crescita culturale per far sì che quella che è stata la Magna Grecia possa essere davvero un nuovo ponte tra i popoli del Mediterraneo.


Questo è il nostro Sud, il Sud che vogliamo: una terra orgogliosa delle proprie radici, consapevole delle proprie difficoltà ma coraggiosa nell’affrontarle, ambiziosa e fiduciosa di poter tornare ad essere una risorsa positiva per l’Italia, per l’Europa, per il Mediterraneo.