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In Recensioni on Gennaio 9, 2008 at 1:53 pm
Il mondo di oggi nelle le pagine di un libro del 1914
di Marco Petrelli
1914. Lo spettro della Grande Guerra aleggia tra le nazioni europee. Gli ultimi, antichi imperi del Continente sono al tramonto: l’ Austria affronta le rivendicazioni nazionaliste dei popoli balcanici, la possente industria germanica costringe la Prussia ad espandersi a Oriente; l’ impero Ottomano, ridotto alla sola Anatolia, è scosso dai moti laicisti e progressisti dei militari.
L’Inghilterra, la più grande potenza militare ed economica del Mondo, si prepara all’imminente conflitto.
In questo clima di forti tensioni internazionali, lo scrittore britannico Gilbert K. Chesterton compone un’opera che, a distanza di 94 anni, rappresenta lo specchio della Società odierna: L’ Osteria Volante. Chesterton immagina che i flussi migratori e la nascita di realtà multi etniche siano alla base della perdita di identità e cultura per il Regno Unito. La classe dirigente, debole nell’affrontare le tematiche dell’integrazione, cede alle pressioni della sempre più forte comunità islamica londinese fino ad avallarne richieste e brame.
La legge coranica si insinua nell’apparato legislativo inglese. La più antica monarchia costituzionale del Mondo è costretta, dunque, ad accettare i precetti religiosi più intransigenti. L’ alta borghesia isolana, corrotta e moralmente decadente, vive la nuova cultura come segno di distinzione sociale.
E’ proibita la vendita della birra e delle bevande alcoliche in generale: solo alcuni pub possono somministrare alcolici esponendo un apposito cartello. Il capitano irlandese Doyle, sconvolto e addolorato dai radicali cambiamenti in atto, decide di mettersi in gioco: stacca da una locanda il cartello Osteria Volante e, con un carretto, un barile di rum e una forma di cacio, vaga per il paese portando conforto e felicità al popolo annichilito e rassegnato.
Parodia forte e incisiva delle debolezze e dei vezzi degli occidentali, questo libro, letto con ottica introspettiva, palesa i rischi e le conseguenze della società multirazziale.
Perdere identità, storia, humus culturale vuol dire privare della sua linfa vitale la Civiltà stessa, rendendola schiava delle razze ed etnie che oggi popolano città, borghi, strade dell’ Europa.
La figura di Doyle è l’essenza della speme: egli rappresenta l’ultimo lembo di un mondo che non c’è più; il popolo lo ama poiché in quel barile di rum e in quel cartello Osteria Volante legge ancora i tratti di una tradizione e di una storia non del tutto cancellati.
94 anni fa Gilbert Chesterton preconizzò il pericolo dell’invasione islamica: una invasione lenta e silenziosa che corrode lentamente le istituzioni, il modus vivendi e la quotidianità dell’ occidente cristiano.
L’ Osteria Volante, da leggere assolutamente.