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10 Febbraio: per non dimenticare!

In Storia on Gennaio 29, 2008 at 6:44 pm

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(testo tratto da “La Canzone del Quarnaro”, del Comandante Gabriele d’Annunzio)  Siamo trenta su tre gusci, su tre tavole di ponte:

Secco fegato, cuor duro, cuoia dure, dura fronte,
Mani macchine armi pronte, e la morte a paro paro.
Eia, carne del Carnaro! Eia Eia Alalà!
Con un’ostia tricolore ognun s’è comunicato.
Come piaga incrudelita coce il rosso nel costato,
Ed il verde disperato rinforzisce il fiele amaro
Eia, sale del Carnaro! Eia Eia Alalà!
Ecco l’isole di sasso che l’ulivo fa d’argento.
Ecco l’irte groppe, gli ossi delle schiene, sottovento.
Dolce è ogni albero stento, ogni sasso arido è caro.
Eia, patria del Carnaro! Eia Eia Alalà!
Il lentisco il lauro il mirto fanno incenso alla Levrera.
Monta su per i valloni la fumea di primavera,
Copre tutta la costiera, senza luna e senza faro.
Eia, patria del Carnaro! Eia Eia Alalà!
rit. Siamo trenta d’una sorte,
E trentuno con la morte.
Eia, l’ultima Alalà!
Eia Eia Alalà! Eia Eia Alalà! Eia Eia Alalà!
Il profumo dell’Italia è tra Unie e Promontore,
Da Lussin, da Val d’Augusto vien l’odor di Roma al cuore.
Improvviso nasce un fiore su dal bronzo e dall’acciaro.
Eia, patria del Carnaro! Eia Eia Alalà!
Fiume fa le luminarie nunziali. In tutto l’arco
Della notte fuochi e stelle. Sul suo scoglio erto è San Marco,
E da ostro segna il varco alla prua che vede chiaro
Eia, sbarre del Carnaro! Eia Eia Alalà!
Da Lussin alla Merlera, da Calluda ad Abazia,
Per il largo e per il lungo torneremo in signoria
D’Istria, Fiume, di Dalmazia, di Ragusa, Zara e Pola
Carne e sangue dell’Italia! Eia Eia Alalà!
Dove son gli impiccatori degli Eroi che non scordiamo?
Dove son gli infoibatori della nostra gente sola?
Ruggirà per noi il leone, di là raglio di somaro.
Eia, carne del Carnaro! Eia Eia Alalà!

Nessun’altro poeta al Mondo sarebbe mai stato capace di forgiare versi così belli e profondi e probabilmente mai lo sarà. Solo il Vate, poeta guerriero, riesce a tramutare in verbo la passione che lo alimenta e che lo ha spinto, alla testa di un manipolo di valorosi, ad una impresa epica, la beffa di Buccari.

In questi versi non v’è  la mera esaltazione dell’impresa bellica ma il sunto della storia di sangue e onore che vincola le Terre istriane alla tradizione e alla memoria del Popolo italiano tutto.

La Canzone del Quarnaro menziona “gli eroi che non scordiamo” e “la nostra gente sola” : il sacrificio di Oberdan, Sauro e Battisti, patrioti dell’irredentismo impiccati dagli austriaci e quello di migliaia di italiani uccisi o costretti all’esodo dalle milizie titine. Italiani figli di una Terra per la quale sono stati pronti a dare la vita. Istria e  Dalmazia sono pregne di cultura italica: Madri di uomini e donne destinati a lasciare il segno nella storia d’ Italia.

Il 10 Febbraio ricade l’anniversario della scoperta dei luoghi dell’orrore, le Foibe: per anni dimenticate dalla monopolizzante cultura marxista poi tornate alla ribalta sul finire degli anni ‘80, appena in tempo per consegnare alla memoria storica il loro fardello di sangue.

Firenze rende omaggio alle vittime della criminale persecuzione titina accendendo centinaia di fiaccole, simbolo di ardore, passione e speranza. Il corteo di fiaccole illuminerà i cieli medicei sabato 9 Febbraio 2008.

Partecipare significa non dimenticare; marciare non è opzionale, è d’obbligo!

  

Marco

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