Secondo quanto narra la tradizione, dopo che Valentino fu decapitato a Roma per ordine del prefetto Placido e sepolto nel cimitero sulla via Flaminia, i suoi discepoli Procolo, Efebo e Apollonio ne disseppellirono nottetempo il corpo, lo trasportarono a Terni, la città che a Valentino aveva dato i natali e di cui egli era stato vescovo, e qui, su di un colle non lontano dall’agglomerato urbano, provvidero a dargli una sepoltura provvisoria. Successivamente, fu scavata nello stesso luogo una tomba, che costituì l’Oratorio primitivo. Dopo l’Editto di Milano del 313, con il quale l’imperatore Costantino concedeva ai cristiani la libertà di culto, il popolo ternano volle costruire, al posto del primitivo Oratorio, una Basilica.Appare certo che su quel colle esistesse, fin dall’epoca pagana, un’area cimiteriale.
Le ricerche archeologiche condotte a Terni hanno chiaramente dimostrato che l’antica Interamna contava due necropoli distinte: una, antichissima, risalente addirittura alla prima età del ferro, interamente pagana, scoperta nel 1885 in località Sant’Agnese; l’altra, ascrivibile a un’epoca più recente, rinvenuta appunto nella zona adiacente al luogo ove sorse la Basilica valentiniana.Scrive Padre Fusciardi a proposito di questa zona cimiteriale: “Da un accurato esame del vasto materiale epigrafico e di sculture tornate in luce in questa località in epoche diverse, e che disgraziatamente solo in parte ci è stato conservato, emerge con evidenza come quella zona fosse tenuta in grande considerazione dagli antichi Interamnati e che basterebbe per sé sola, se non ci fossero altre prove storiche e monumentali, a dimostrare la magnificenza di questo municipium sp1endidissimum”. Una notevole quantità di materiale fu rinvenuta in quest’arca: cippi marmorei che originariamente dovevano costituire basamenti di statue, erme, trabeazioni per edifici di notevole importanza, olle cinerarie, urne marmoree per colombari; ma, oltre a reperti chiaramente risalenti all’epoca cristiana, furono qui ritrovati anche santuari dedicati a divinità pagane, mausolei appartenenti a personaggi di rilievo della società romana, quali militari, magistrati, tribuni della plebe, giureconsulti ecc.
Numerose iscrizioni, riportate alla luce tra il 1605 e il 1618, periodo in cui fu ricostruita la Basilica di San Valentino ed edificato l’annesso convento, testimoniano inequivocabilmente che in quest’area cimiteriale cristiana sorgeva già una necropoli pagana”.Per quanto concerne più specificamente l’identità cristiana di questa zona, esistono indizi archeologici tali da renderla certa: uno di questi è costituito senz’altro dalla stessa Basilica “ad corpus” di San Valentino e degli altri martiri ricordati dal Martirologio Geronimiano, che rispecchia da un lato l’uso, attestato nella Chiesa primitiva, di non rimuovere i corpi dei santi martiri dal luogo della loro sepoltura, dall’altro il desiderio da parte dei semplici fedeli di farsi seppellire accanto ai martiri nella convinzione di godere in tal modo della loro particolare protezione, nonché di partecipare dei loro meriti.In conformità con tale tradizione sarebbero stati edificati, proprio accanto alle tombe di Valentino e degli altri martiri e semplici fedeli, dapprima l’oratorio, ovvero una “cella memoriae”, e, in un secondo momento, la sontuosa Basilica.Afferma a questo proposito Piero Adorno, avanzando pure un’ipotesi circa la data a cui si potrebbe far risalire la prima costruzione della Basilica: “Proprio nel luogo della tomba dovette sorgere, abbastanza per tempo, la basilica dedicata alla sua memoria, più volte distrutta e ricostruita.
Difficile stabilire le date esatte; tuttavia la collocazione stessa dell’edificio, fuori delle mura della città, in zona cimiteriale e sopra la tomba del martire, conferma l’ipotesi secondo la quale la prima costruzione risalirebbe al IV secolo”.Secondo l’opinione di Cinzia Perissinotto, “l’esistenza di un edificio di culto risalente almeno al V secolo è documentata, oltre che dal Martirologio Geronimiano, anche da un frammento di pluteo con decorazione a pelte o squame, ascrivibile appunto a questo periodo, conservato nella piccola raccolta archeologica esistente negli ambienti sotterranei della chiesa”.Durante un lungo arco di tempo che va dal secolo VIII al XV, l’edificio, che continuò a essere utilizzato, subì probabilmente interventi di restauro e di consolidamento.Quando, in conformità con le nuove direttive scaturite dal Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, i primi visitatori apostolici andarono sul colle di San Valentino per vedere la grande basilica menzionata nei calendari e nei martirologi medievali, trovarono una costruzione in pessime condizioni, della quale, pertanto, venne ordinato il rifacimento.Ma, in realtà, gli interventi per il recupero della chiesa furono pochi e assai ridotti.Fu tra la fine del XV e l’inizio del XVII secolo che, sulla scia della politica urbanistica inaugurata da papa Sisto V, si dette inizio a una vasta opera di ristrutturazione delle antiche basiliche e di attuazione di scavi archeologici volti al ritrovamento e al recupero di reliquie.
In questo contesto si colloca il rinnovato interesse per il cimitero valentiniano e per l’attigua basilica.
L’arca del santo e martire ternano fu rinvenuta durante gli scavi del 1605, effettuati nella Basilica al fine di ricercare i corpi dei martiri che si diceva fossero lì sepolti: l’urna, secondo la descrizione che ne fa il Boldetti, “era rustica nel di fuori ma dentro vagamente intagliata a rilievo e con una croce della grandezza d’un braccio”. La Carini Gentili ha dedicato alla tomba di San Valentino un approfondito studio, nel quale fa il resoconto dei suddetti lavori nei termini seguenti: “Scavando dietro l’altare per tutto l’ambito del Coro, si rinvennero vicino al muro e di prospetto al Coro medesimo, due altari di marmo, l’uno sovrapposto all’altro, ai quali si poteva accedere da una «grotta» allora ricoperta, «che circonda dal di dentro la tribuna»; nella faccia interna della mensa dell’altare subalterno, si vide dipinta una croce rossa tempestata di gemme, ai lati della quale e rivolti ad essa erano effigiati due animali, ritenuti cavalli (rappresentazione questa che si ritrova talvolta nella epigrafia cristiana), ma che potevano anche essere agnelli.Dipinto sulla parete c’era un carro, simboleggiante quello sul quale la leggenda dice che fosse trasportato il corpo di S. Valentino; si ebbe allora la certezza che lì riposasse la salma del Martire. Infatti, il 21 giugno 1605, sotto il Coro, si trovò una cassa di piombo racchiusa in un’urna di marmo, rotta un poco da un lato… Nell’arca plumbea vennero rinvenute le ossa del Santo, con il cranio non completamente sano, diviso dal busto”.È interessante notare che la separazione della testa dal busto potrebbe costituire un’ulteriore significativa prova della decapitazione di Valentino.











