Apologia della Storia, atenei in rivolta, baronie, demagogia, La rebelion de las masas, Marc Bloch, Ortega y Gasset, Università
In Attualità, Caravella, Lettere on Marzo 18, 2008 at 2:46 pm
L’Università torni ad essere ciò che fu nella sua ora migliore: il principio motore della Storia europea. (Ortega y Gasset)
Arrivismo, baronie, demagogia: questa l’Università italiana di oggi. Pregna di politica partitica, di servilismo e burocrazia.
I migliori propositi di apprendimento e approfondimento si arenano di fronte ad un sistema educativo inadeguato a sfornare la classe dirigente del domani.
Marc Bloch, padre della storia contemporanea, nella sua opera maggiore Apologia della Storia, sostiene che la Storia in quanto tale è scienza poichè come la scienza si pone il proposito di conoscere la Verità. Un richiamo forte al dovere di docente e discente di perseguire la via della ricerca oggettiva, imparziale, cristallina. Palese è che ciò nel Nostro Paese non avvenga. Ogni ramo, settore, dipartimento di studio/ricerca, dalla scuola primaria alla laurea è sottoposto ad un monopolio culturale vero e proprio, scellerato e bieco, il cui unico fine è di fornire una memoria o un insegnamento collettivo prestampato, prodotto in serie per la massa. Già la massa, il popolo, quello strumento indispensabile ad alcune forme di potere per mantenere inalterato lo status quo. Negli atenei vige la regola della sopravvivenza: non conta imparare o approfondire qualcosa, contano voti, media, giudizio dei professori, idea che il docente possa farsi dello studente il quale, logoro da anni di studio, mira esclusivamente ad ottenere un pezzo di carta, (più comunemente detto laurea), per potersi velocemente inserire nel mondo del lavoro. Che puntualmente non trova. Sacrifici economici, tasse, studio, poi? Sapere di essere disoccupati dopo tanta fatica. Meritocrazia zero, non conta quella. Una parola usata retoricamente a scopo di enfasi per il discorso di apertura dell’anno accademico.
L’Italia vanta menti geniali, eccellenti ricercatori sfornati dai propri istituti, che infatti prediligono carriere più stimolanti (ed economicamente proficue) oltreoceano: meri interessi carrieristici e di partito di una oligarchia responsabili della dilapidazione di risorse umane e materiali, sulle quali sono stati investiti soldi, tempo, per poi essere così facilmente cedute ad altre nazioni.
Splendide le parole di Gasset. Ma per il momento restano relegate nell’armadio storico del XX secolo.
Marco Petrelli
Azione Casa, Azione Giovani Torino, Cavalcare la Tigre, Destra, Evola, militanza, spirito, www.ilfronte.org
In Attualità politica, Cuori Neri on Marzo 18, 2008 at 2:09 pm
Tratto da: www.ilfronte.org sito ufficiale di Azione Giovani Torino
| Ritratto di un camerata moderno di Azione Giovani Torino |
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Scritto da Enrico M.
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martedì 11 marzo 2008
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Chi siamo? Da dove veniamo? In cosa crediamo? Qual è il nostro scopo? Queste sono domande a cui ognuno di noi dovrebbe rispondere, poiché sono strettamente personali.
Vi posso solo dire chi sono io, ciò in cui credo io e ciò per cui lotto ogni giorno all’interno di un movimento di cui sono orgoglioso di far parte: Azione Giovani Torino.
Io sono un ragazzo di 20 anni, di origini meridionali, nato e vissuto a Torino. Provengo da una famiglia benestante che ha cercato sempre di aiutarmi in qualsiasi momento per qualsiasi cosa.
Mi avvicinai alla politica all’età di 12-13 anni grazie a mio nonno, che, essendo nato nel ventennio fascista, mi raccontava un po’ come viveva ai “suoi” tempi e la cosa attirò la mia attenzione.
Le parole che più mi colpirono di ciò che diceva riguardavano soprattutto il tema della sicurezza: ai tempi suoi la gente dormiva con la porta aperta e nessuno entrava in casa per rubare… E la legge prevedeva pene molto severe per chi delinqueva. Il tutto ruotava intorno agli ideali capisaldi di quel periodo: il rispetto per la famiglia e per le altre persone, la fratellanza, la solidarietà, la voglia di lavorare e la volontà di rendere grande il nostro Paese. Questi ideali mi colpirono profondamente.
Col tempo mi informai sulla politica leggendo testi storici di ogni fazione (la Storia è sempre stata la mia materia preferita) e condividevo di più su quasi tutti i fronti gli ideali del Fascismo rispetto a quelli del Comunismo: dal punto di vista storico e culturale, dal punto di vista filosofico e dal punto di vista identitario.
Non avevo mai pensato di “fare politica”, ma nella mia adolescenza mi è sempre piaciuto confrontarmi civilmente con gli altri e con chi non era delle mie idee: io penso che il dialogo sia la migliore forma di confronto, nonché reale causa del cambiamento, poiché strettamente legato al modo di pensare e di conseguenza al modo di agire e di fare politica.
Non ero neanche maggiorenne quando scoprii la realtà di Azione Giovani qui a Torino: un movimento politico, nonchè strumento di connessione tra i miei ideali e la nostra attuale società. Le prime persone che incontrai furono Maurizio ed Augusta: due splendidi amici a cui devo tutto ciò che ho fatto e tutto ciò che sono. Mi hanno molto impressionato in questo gruppo la capacità di essere una vera comunità (come una sorta di grande famiglia) e la determinazione nell’agire, anche contro tutto e contro tutti: non esitai ad iscrivermi per mettermi in gioco, avere nuovi amici che condividessero le mie idee e cominciare a fare politica.
Attualmente è da quasi 2 anni e mezzo che sono all’interno di questo movimento e non ho nulla da rimpiangere. Più passa il tempo e più sento questo movimento mio a tutti gli effetti. Come dice Stallone nel film Rocky Balboa “Io credo che quando hai vissuto tanto tempo in un posto, tu sei quel posto”. Con gli anni cambio il mio modo di pensare, di parlare (come è giusto che sia), ma lo faccio tenendo saldi gli ideali in cui credo e continuando a militare all’interno di un movimento in cui mi rispecchio profondamente in quasi tutto.
Perché AG Torino e non un altro movimento? I motivi sono molteplici.
AG Torino innanzi tutto è composto da ragazzi (e non da devastati) che hanno voglia di sbattersi e di “sacrificarsi” per i nostri ideali in maniera civile e democratica ed è legato alla tradizione del proprio movimento, che risale al vecchio Fronte della Gioventù, ma ovviamente senza ridursi ad una mera nostalgia del passato, bensì cercando di attuare ciò in cui abbiamo sempre creduto a favore della gente della nostra attuale società.
Questo movimento, e le persone che ne fanno parte, mi hanno insegnato tanto. Mi hanno fatto capire che essere dei “camerati” va al di là dei semplici ideali comuni: vuol dire essere proprio come in una famiglia, in cui bisogna essere tutti uniti, fidarsi l’uno dell’altro ed essere leali (con se stessi e con gli altri “fratelli”). Grazie al mio movimento, non ho mai avuto nulla da nascondere. Qui nessuno ha nulla da nascondere e nessuno sfrutta i nostri ideali per arrivare alle “poltrone”.
E tutto questo è volontariato: nessuno ci paga!
Ciò che ci accusa la sinistra radicale è di essere razzisti. Un’accusa infondata e fatta con la consapevolezza di mentire pur di mettere in cattiva luce gli avversari politici. Di certo siamo intolleranti nei confronti di chi non rispetta le nostre leggi, nei confronti di chi spaccia droga e nei confronti dell’immigrazione clandestina, ma la parola “razzismo” è tutt’altra cosa. Per quanto riguarda me, un mio carissimo amico (a cui voglio davvero un gran bene) è nato in un altro Paese, è di colore ed è di ideali comunisti… Ergo chi mi definisce razzista (oltre ad essere un ignorante) è un idiota!
Stando in perfetta sintonia con la presa di posizione del mio movimento, anch’io sono contro la droga. Ritengo giusto dover distinguere le droghe leggere da quelle pesanti, ma solo dal punto di vista formale: io ritengo che entrambe facciano male, seppur in maniera diversa. Personalmente non ho mai fatto neanche un “tiro” di una canna e non me ne vergogno.
Ricordo sempre alcune scene nell’ultima gita di classe a Barcellona che mi hanno lasciato scosso: un gruppo di 5-6 amici si sono fumati in un giorno 27 canne dalle appariscenti dimensioni. Ricordo che alla sera, in nave, uno di loro a malapena si reggeva in piedi… Era talmente pallido che sembrava un fantasma. Un altro di quel gruppo dormiva con me nella stessa cabina: si accasciò sul letto e mi disse: “Enri… Vedo le stelline… Sto malissimo…”. Io mi limitai a rispondergli con un “Bravo, coglione!”
Un’altra immagine che ho in mente è quella di un ragazzo con una siringa in mano accasciato sul volante della propria auto, vicino casa mia. In quel momento ero con la mia ragazza e la distrassi per non farle vedere quella raccapricciante scena.
A seguito di questi piccoli episodi, sono sempre più convinto che l’amore per la vita sia importante e che non dobbiamo farci ingannare dal desiderio di farsi accettare/ammirare dagli amici o dal farsi trascinare dalla depressione ricorrendo alle droghe. Esistono tanti altri modi per “sballarsi” in modo molto più naturale e soddisfacente, come per esempio (dal punto di vista di un uomo) andare a letto con una ragazza.
Cosa è cambiato in me negli ultimi tre anni?
Probabilmente sono migliorato nel modo di pensare e nella dialettica… Ma il modo di apparire è sempre lo stesso, cioè caratterizzato da una moda assolutamente mia: jeans prettamente Levi’s (che mi son sempre piaciuti), alcuni modelli di scarpe da ginnastica Nike, qualunque tipo di maglia di qualunque marca purchè mi piaccia ed i miei “fedeli” capelli lunghi, che hanno caratterizzato la mia adolescenza tra le polemiche all’interno di un liceo privato retrograde.
Non vado in giro conciato da pagliaccio come un devastato estremista: Che senso ha fare di un estremismo una moda? Che senso ha apparire un duro e puro per intimorire gli altri e poi non si ha carattere? Che senso ha avere una celtica sul giubbotto se non la porti realmente nel cuore?
Ecco quello che il MIO movimento mi ha insegnato. Ecco quello che IO devo al MIO movimento.
Cos’è che mi dà la forza di andare avanti? La voglia di sfida che ho dentro di me. La voglia di non mollare mai. La voglia di affermare la mia individualità facendo sentire la mia voce. La voglia di lottare per qualcosa di spiritualmente immortale e più grande della razza umana: gli ideali.
Concludo con una citazione presa dal film John Rambo.
Non c’è nessuno di noi che non vorrebbe essere altrove. Ma questo è quello che facciamo. E’ quello che siamo. Vivere per niente o morire per qualcosa?
Scegliete voi
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