La necessità della rivoluzione nasce dal rifiuto sia del sistema capitalistico che di quello marxista, governati, secondo TERZA POSIZIONE, da ideologie massificanti che soffocano gli impulsi creativi individuali corrompendo l’uomo e allontanandolo da se stesso.
L’obiettivo di Terza Posizione sul piano internazionale è la lotta contro gli imperialismi degli USA e dell’URSS, contro il mercantilismo e il sionismo: “Né Usa, né URSS: Terza Posizione”.
Ne consegue il pieno appoggio a tutti i movimenti di liberazione nazionale, che si battono per la salvaguardia delle proprie tradizioni e contro le aggressioni militari e le infiltrazioni economiche delle superpotenze: è il caso dei Baschi, degli Irlandesi, degli Afgani, degli Iraniani, dei nazionalisti Libici di Gheddafi, dei Sandinisti del Nicaragua, ecc.
Nel settembre del 1980 la magistratura romana ordina un blitz contro Terza Posizione, assestandole un colpo quasi mortale. Risultato: 150 perquisizioni, 10 arresti, otto ordini di cattura notificati in carcere.
|
Né fronte rosso né reazione
Il 25 aprile come ogni anno l’Italia si raccoglierà attorno alle più alte cariche dello Stato per la celebrazione della resistenza.
E più che mai quest’anno i discorsi commemorativi saranno un momento in cui si inviterà il popolo italiano all’unità nella libertà e nella democrazia, e a respingere l’attacco « fascista » continuamente portato alle istituzioni.
Ma coloro che realmente RESISTONO da anni a prezzo del proprio sangue e della propria libertà all’ingiustizia del sistema, sanno bene che la celebrazione della caduta del fascismo e gli appelli contro il «persistente pericoloso eversivo» spesso rappresentano solo il pretesto grazie al quale le forze del fronte rosso e della reazione ogni anno consolidano il potere.
Ma il gioco degli equilibristi «democratici» e «antifascisti» si fa sempre più difficile se si pensa all’insoddisfazione presente in tutti gli strati sociali, alle continue esplosioni di rivolte, agli scandali, sintomo di un governo corrotto che tutti sono stanchi di avallare.
Lo stesso fronte rosso che aveva in questi trent’anni dato prova di monoliticità, di saldezza e di unità, evidenzia oggi la spaccatura di un mondo in continua contraddizione che vuole stare al potere e all’opposizione o che perlomeno tenta di raccogliere i frutti del potere e dell’opposizione.
Lama è contestato, il P.C.I. viene ormai identificato nella corruzione del potere, gli extraparlamentari sono definiti infantili, gli autonomi provocatori. In questa lotta intestina il fronte rosso si sta disgregando ed emerge inequivocabile che se il potere comunista si farà ancora più palese, lo scontro fra P.C.I. e forze ribelli sarà inevitabile.
La reazione tenta disperatamente di non cedere alla violenza dei tempi; ma è in ogni momento costretta a venire a patti.
Tenta di difendere i Rumor, i Gui e i Tanassi ma viene battuta; riesce a dilaniare l’estrema appendice di destra per poter avere quei venti voti in più al parlamento che le consentano di tenere alla meno peggio.
Ma, come una barca che sta per essere sommersa dalle onde, spostandosi ora a sinistra ora a destra, non riesce a salvarsi dalla furia che la investe. E quei patetici politicanti che ci appaiono sorridenti al televisore per dirci che la situazione, in fondo, non è disperata, ma “occorrono sacrifici”, non incantano più nessuno, e appaiono il segno più tangibile della cancrena del potere. Una cancrena che le forze migliori del popolo, le avanguardie di un futuro che incomincia a delinearsi, hanno la volontà di combattere fino in fondo. Noi, che a trent’anni dalla resistenza che ancora si celebra, oggi resistiamo compatti contro tutto ciò che ci circonda, abbiamo la presunzione di dire che la loro epoca è ormai morta e noi saremo gli artefici del domani.
La profonda notte in cui è stato immerso il mondo mostra già i primi segni dell’aurora; e la nostra sarà quanto mai bella.
IL DOMANI CI APPARTIENE!
AUTONOMIA TOTALE
A meno di un anno dal patto governativo PCI-DC, le università italiane sono esplose in una protesta rabbiosa che ha avuto come obiettivi non solo i consueti gruppi politici della reazione ma anche la classe dirigente del fronte rosso da Berlinguer a Lama.
La protesta si è poi estesa sanguinosamente nelle piazze ma è risultata inconcludente per mancanza di contenuti.
Gli studenti proclamatisi autonomi, eluso il tentativo di totale recupero agli schemi della sinistra perpetuato da Lotta Continua, hanno urlato e manifestato la propria rabbia contro coloro che da nove anni ipocritamente strumentalizzano in larga parte la rabbia giovanile.
Ma da una ribellione che è risultata nichilista e apparentemente senza sbocchi si ricava una necessità vitale sentita dall’intero mondo studentesco: la necessità dell’autonomia. Ma l’autonomia si costruisce intorno ad un centro ideale e politico.
Si è autonomi se si posseggono idee chiare e valori precisi da difendere ed affermare in una società che tende alla disintegrazione. Si è autonomi quando la protesta possiede contenuti reali, quando si hanno programmi politici.
Dunque se si vuole attualizzare una reale autonomia, bisogna che questa autonomia si definisca. Ottenere l’autonomia dallo strapotere dei partiti da sempre volto in funzione e a vantaggio dei gruppi dirigenti degli stessi, significa opporre una partecipazione diretta. Significa organizzarsi nei quartieri, nelle circoscrizioni, nei paesi, isolando i politicanti ed esprìmendo realtà unitarie alla faccia delle divisioni artificiali (dogmatiche, partitiche). Significa fare dei consigli di quartiere e di circoscrizione, delle giunte comunali, un’espressione diretta di ogni realtà locale protesa verso la realizzazione delle proprie necessità civiche, urbanistiche, ecologiche, in perfetta armonia con le realtà delle altre circoscrizioni, degli altri quartieri, delle altre giunte. Significa lottare perché queste realtà influiscono direttamente sulle scelte del paese insieme a quelle espresse dalle categorie sindacali, dalle cooperative aziendali, dalle rappresentanze militari. Significa svuotare la «triplice» che vive in funzione del proprio apparato dirigente sulle spalle dei lavoratori e rilanciare un’alternativa sindacale che esprima globalmente le rivendicazioni e dirima già nel seno stesso del sindacato le contraddizioni delle varie categorie del mondo del lavoro e delle singole cooperative di azienda. Significa possedere il controllo diretto sull’operato delle industrie perché non esista mai più un’altra Seveso. Significa avere il controllo sull’impostazione della nostra economia, perché non si debbano più distruggere i pomodori e le arancie del meridione, per importare gli agrumi di Israele ed esportare Italiani sotto la voce: mano d’opera. Signifìca permettere ad ogni campagna italiana di essere autonoma e produttiva. Significa concedere ad ogni famiglia l’opportunità di possedere una casa e non di vivere in un formicaio con il cancro sempre in agguato. Significa specializzare e volontarizzare l’esercito. Significa costruire una scuola educativa e non addestrativa, perché ne escano degli uomini e non solo dei tecnici, peraltro spesso squalificati.
Significa essere padroni di un’etica con la quale vivere e da insegnare e sulla quale rieducare e non emarginare. E, dunque, significa anche rivoluzionare i concetti detentivi e penali che, cosi strutturati, sono assurdi.
E perché tutto questo si attui bisogna essere autonomi dalle ingerenze economiche, politiche, militari.
Dobbiamo, dunque, affermare l’autonomia esterna insieme a quella interna. Dare all’Italia un suo ruolo autonomo nell’Europa e nel Mediterraneo e all’Europa la sua autonomia respingendo ogni tentativo imperialista sovietico, americano, o di qualunque tipo.
Tutto questo si chiama autonomia. Perché l’autonomia, per definizione, o è totale, o non è.
LA FINE DI UN’ERA
La nuova struttura del potere conseguente all’accordo a sei ha già dato i propri frutti.
La repressione camuffata in depenalizzazione, il confino allargato ai reati politici, la nuova strategia della tensione con allegata la teoria degli opposti estremismi periodicamente emergente, sono le ultime trovate del sistema borghese.
Il potere non nasconde più il suo volto di dittatura, di oligarchia, di stato poliziesco, manovrato da pochi uomini che saltando continuamente dalla sinistra alla destra del proprio schieramento, contraddicendo oggi ciò che dicevano ieri, dimostrano di essere solamente obbedienti agli ordini del Cremlino e della Casa Bianca.
L’opposizione, quella libertaria e superficiale dei radicali, quella sempre più perdente dei missini, quella confusa delle frange autonome, a noi non interessa.
Esiste per noi l’opposizione politica, sociale, ideologica ed esistenziale, quindi totale, al sistema, che nella ristrettezza dei movimenti concessi e nella dura lotta di conquista di spazio dà i suoi tangibili segni di vita.
Non solo in Italia e nell’occidente, ma anche nell’oriente tanto forte nella sua struttura poliziesca e repressiva, nascono i focolai delle rivolte di popolo.
Berlino, città che per posizione geografica e significato storico è il cuore d’Europa, ha mostrato nella sua parte più martoriata, volontà di esistere ed anche di combattere per la propria libertà.
La Berlino del muro, dei «vopos», della schiavitù all’URSS, è stata per un giorno la città che ha lottato per sé e per l’Europa. Ma il suo grido è destinato a perdersi nella notte se non saremo tutti noi Europei a raccoglierlo.
Siano perciò spezzate le vecchie contraddizioni, le antiche incertezze, le perenni attese; agire, sia ben chiaro, non significa agitarsi né distruggere; non significa nemmeno fingere adesioni e continuare a vivere chiusi nel fango del proprio egoismo.
L’azione è lotta perenne ai di là dei partiti, nella più assoluta mancanza di mezzi; è forza di continuare quando la repressione non ti permette di esistere; è esempio militante, coraggio e abnegazione, volontà di resistere e vincere.
Il confronto sarà decisivo solo se di fronte all’attuale tradimento dì tutte le forze politiche mostreremo la volontà di stare ancora una volta avanti a tutti.
L’angoscia dei popoli in schiavitù, la disperazione degli uomini sfruttati, le grida di rabbia di tante illusioni ferite, finalmente si scateneranno.
La Berlino che a ottobre ha fatto tremare l’est è il presagio di un’Europa che combatterà per il futuro, di un terzo mondo e di un’America latina che lotteranno per il proprio ruolo, di una umanità che non sarà più in ginocchio.
Solo allora quel fantasma che oggi turba le notti di chi governa il mondo e che gira braccato e combattuto nelle città della terra, trovata finalmente la strada, prenderà forma e sarà protagonista del nostro domani.
Quel fantasma è il nostro ideale.
Alternativa di popolo
Da anni la «triplice» sindacale rappresenta un’entità uniforme. Da mesi la DC e il PCI hanno raggiunto un’intesa di collaborazione che si manifesta negli interventi unitari nella vita pubblica. Anche gli enti parastatali, stanno gradualmente diventando un unico massiccio organismo.
In pratica è in atto, favorito dalle leggi per la sicurezza interna, il consolidamento di un unico colosso articolato, amministratore del potere multinazionale, garante dei privilegi e delle lottizzazioni. Ma mentre il potere va amalgamandosi ed organizzandosi si evidenziano sempre più l’estraneità dei suoi detentori alle aspirazioni del paese, e l’ostilità nutrita ogni giorno di più nei loro confronti da tutti.
Dovunque nelle scuole si allarga l’area dell’opposizione e del rifiuto sempre più qualificati idealmente e politicamente. E su quest’area non attecchisce il recupero intellettuale ai filoni filosofici interni alla logica del sistema. Recupero intellettuale che riuscì a sconfiggere il 68. Contemporaneamente l’opposizione dilaga nelle campagne dove solo la difficoltà d’organizzazione ha permesso la neutralizzazione degli effetti.
Nel mondo del lavoro dove la «triplice» perde sempre più colpi e vede le sue tessere strappate a migliaia, avanzano le ali libere e spregiudicate dei sindacati autonomi, dei CUB, della Cisnal. E talvolta combattono fianco a fianco. Da questa pedana di lancio è vitale sviluppare un vero e proprio sindacalismo rivoluzionario che combatta il monopolio filocapitalista di CGIL-CISL-UIL e la «tregua sociale» basata sulle sperequazioni e sull’ingiustizia. E bisogna integrare questo processo rivoluzionario alla crescita politica nelle scuole, nelle università, nei quartieri, nelle campagne. Così da imporre definitivamente la nostra alternativa.
Quest’alternativa cresce giorno dopo giorno con l’allargamento della lotta in ogni angolo del paese, nel suo coordinamento, nelle sue vittorie. E in questo processo incalzante si forma il popolo che trova coscienza di sé, identità, unità. E ognuno da e darà sempre più il suo contributo nel ruolo che ogni istante riveste. Lo da e lo darà come studente, come operaio, come contadino, come soldato, in relazione alle sue capacità, alle sue competenze, alla sua esperienza, al suo valore, alle sue molteplici condizioni contingenti. Così prendono organicamente forma la Nazione e lo Stato. Così prende forma il nostro futuro. Noi ne saremo i protagonisti!
IL DOMANI CI APPARTIENE!
Due anni or sono le avanguardie rivoluzionarie sostennero, sole contro tutti, che fronte rosso e reazione si sarebbero di lì a poco tempo trovati in crisi profondissima e avrebbero scelto come ultima possibilità di salvezza l’alleanza oggi comunemente definita compromesso storico.
Non si poteva sospettare però che anche le potenziali opposizioni al sistema, e cioè MSI ed extraparlamentari di sinistra, già da allora legati alla logica della reazione e del fronte rosso, avrebbero esaurito il loro ruolo e sarebbero rimasti coinvolti in un declino di strutture e di ideali che ne avrebbero minato definitivamente unità e forza. Gli avvenimenti di questi ultimi tempi hanno quindi chiarito ma reso contemporaneamente più arduo il nostro compito, in quanto se allora la situazione concedeva lo spazio anche alla riflessione e alla maturazione, oggi l’impetuoso volgere degli eventi porta ognuno di noi a conoscere duramente la vastità della lotta al sistema borghese.
La trasformazione dell’assetto politico ha posto lo steccato (che prima si trovava tra fascismo e antifascismo) fra sistema borghese retto da DC e PCI e forze d’opposizione.
E se 36 soli voti in parlamento si sono opposti al compromesso nascosto sotto il velo dell’emergenza, oggi è quanto mai chiaro che l’opposizione è ovunque: nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, nelle zone povere, ovunque i partiti con le loro strutture non arrivano con false promesse e clientelismi a mutare la logica della lotta politica.
La divisione netta fra interessi del paese ed interessi del potere apre oggi uno spazio enorme ad un’opposizione di popolo al sistema.
Noi che siamo coscienti di come la crisi non sia un fatto momentaneo o dovuto solo a scelte politiche errate, ma sia conseguente ad un modo di pensare in termini politici e di Intendere la vita, che impera da trent’anni trasformeremo quello che oggi è ridotto a semplice gioco di formule in una battaglia fra concezioni del mondo.
Le lotte che le forze rivoluzionarie hanno sostenuto ovunque sotto diversi nomi ma con un’unica ferma volontà sono prova di questo: l’essersi opposte in tante occasioni agli estremisti di sinistra, ai partiti del sistema, agli sgherri della reazione, il sacrificio di militanti, sconfitte e vittorie rappresentano il preludio a quella che sarà la fase successiva e decisiva dell’azione. La Terza Posizione ne sarà lo strumento ed il polo intorno a cui si raccoglieranno le forze antimarxiste e anticapitaliste, socialiste nazionali e rivoluzionarie; Terza Posizione sarà volontà di liberazione dei popoli dall’ imperialismo Usa-Urss per un nuovo ordine europeo; sarà parola d’ordine per coloro che vorranno la morte dello sfruttamento e delle dittature borghesi e marxiste in nome della lotta per la vita e per la riconquista del nostro domani.
E’ infine già oggi il veicolo con il quale si fa largo una rivoluzione culturale, politica e sociale che trasforma lentamente ma decisamente le masse di uomini chiuse nell’egoismo personale e nella logica del profitto in un popolo compatto, consapevole della propria missione nell’Europa e nel mondo.
La potenza di questi ideali spinge oggi i militanti per la Terza Posizione a combattere nelle situazioni più disperate con un ardore che può apparire fanatico; ma ben presto ai loro fianco marceranno tutti i popoli in lotta. Allora a Roma, a Londra, a Mosca, a Berlino, in ogni piazza d’Europa dove prima regnava la schiavitù splenderà il sole di una nuova era.
|