Mi è capitato di recarmi in Cile a trovare dei parenti. Ne ho approfittato chiedendo loro cosa fosse realmente accaduto prima, dopo e durante la fatidica notte dell’11 settembre 1973 in Cile.
L’ impressione che si ricava qui, nella sinistrorsa e politicamente correttissima Europa, è che il generale Augusto Pinochet abbia ordito un complotto e abbia scatenato la guerra civile nella pacifica atmosfera creata dall’elezione del candidato comunista Salvador Allende, strozzando così la vitale democrazia di uno sviluppato e ridente paese sudamericano. Insomma Allende sarebbe un martire della democrazia mondiale e Pinochet uno spietato e sanguinario dittatore venuto a guastare la festa rossa. Fatto e preconfezionato ad uso e consumo degli ignoranti. Non tutto ciò che si crede è giusto e non tutto è sbagliato, ma prima di buttarci in un simile giudizio vediamo quello che successe prima di quella data e perché è scorretto parlare di golpe.
E’ necessario ricordare, a questo punto, che il Cile ha una antica tradizione democratica fin dal 1813, anno della cacciata degli Spagnoli. Il 4 settembre 1970 il candidato filocubano (e non “socialista moderato” come ho sentito dire da certuni in Europa, ad esempio in una vecchia intervista di Nenni) Allende vince le elezioni politiche in Cile. Egli ottenne solo un terzo delle preferenze, ma prese il potere grazie alla dispersione del suffragio moderato, al dispetto suicida che i democristiani (sempre a far danni…) vollero fare al candidato della destra. Questi geniacci, tali laggiù e qui in Italia, lo issarono al potere e iniziarono a combatterlo il giorno dopo, con il supporto della Cia. Tornando agli anni ‘70 Allende, già amico del Che Guevara, molto vicino a Castro e in buoni rapporti con Ho Chi Min, era sostenuto dal partito Unidad Popular (U.P.), raggruppamento che unisce socialisti, comunisti, anarchici, radicali e movimenti d’estrema sinistra.
Una volta preso il potere questo partito comincia a fare quello che vediamo da quasi sessanta anni in Italia e cioè occupare tutti i posti di potere politico ed economico, però in Cile fanno sul serio: va peggio, quasi come in Russia. Gli operai o i delegati dell’Unidad Popular prendono il possesso delle fabbriche dei principali centri di produzione che si affrettano a fermare subito. Si appropriano anche delle miniere di rame, queste ultime, prima risorsa economica del Cile. Il rame stesso, era venduto agli Stati Uniti per più dell’ 80%; commercio, questo, che viene interrotto subito. I granai e le riserve di cereali vengono immediatamente requisiti da esponenti del partito. Primo risultato: sovrapproduzione di rame, disoccupazione, miniere abbandonate peggioramento delle relazioni con gli USA che non esportano più nulla in Cile.
I comunisti invitano i soldati alla diserzione. Ma questo è niente: le fabbriche cessano del tutto di lavorare anche perché manca il carbone (che era importato dagli USA, quello cileno ha un potere calorico così basso da essere inutilizzabile), non c’è più lavoro quasi per nessuno, a meno che non si sia iscritti all’ U.P., incomincia qui la guerra civile con migliaia di disoccupati, in più ridotti alla fame dalla scarsità di beni alimentari. Ci si riduce a dover fare la coda davanti alle panetterie fin dal giorno prima per aver un po’ di pane. Iniziano le “marce delle pentole vuote” ove le donne, che non avevano più nulla da mettere nelle loro pentole, scandivano slogan percuotendo i loro risonanti cucchiai sul fondo delle pignatte vuote. Ma lo scempio continua: campi vengono confiscati dal partito ai loro proprietari e distribuiti in maniera abnorme ai contadini e ai braccianti che ne possono coltivare solo un piccola parte, il resto che non si riesce a sfruttare si trasforma presto in deserto, poiché il Cile è un paese semiarido ad alto rischio di desertificazione. Tutte le case dei benestanti vengono segnate con una croce e alcune assaltate durante le notti.
A Santiago, come in tutto il Cile, scarseggia il cibo: non c’è pane perché manca la farina, ma non si trova il grano che è tutto confiscato dall’ U.P., ma anche perché i contadini e i braccianti, nuovi proprietari dei campi non riescono a coltivare che per il loro consumo e oltre non possono andare se non di poco, come accadeva nel Medioevo; si importava grano dagli Stati Uniti, ma ora non è più possibile. Fidel Castro si reca in visita in Cile, doveva restare una settimana, ma si trattiene oltre un mese, regala ad Allende una mitraglietta, gli disse:’Usala bene’ e vedremo che la userà proprio bene, ma procediamo con ordine: calpestando senza alcun problema la Costituzione cilena Allende mette a tacere subito l’ opposizione che non può più far nulla.
La gente non aveva più pane, lavoro, e sicurezza, poichè la polizia era stata ridotta all’impotenza, e, quel che è peggio (dal punto di vista storico e della civiltà), dopo più d’un secolo e mezzo la democrazia era tramontata, il Cile, in pochi mesi, s’ era trasformato in un’ altra arretratissima e affamata Cuba. Il popolo cileno aveva solo più da sperare in un intervento dell’ esercito: durante le parate militari la folla lanciava il miglio sui soldati gridando: ‘Galline, siete delle galline! E’ così che ci proteggete?’ e frasi simili.
Dopo tre anni d’autentico inferno, dove manca tutto, peggio che in Russia, da più parti si capisce che il Cile sta pericolosamente retrocedendo e che è necessario fare qualcosa finchè è possibile. Allende non sa o non vuole tirarsi fuori dal disastro che ha volutamente combinato. Il 22 agosto del 1973 la Camera approvò su iniziativa degli stessi democristiani (sempre loro…) una risoluzione, che ovviamente nessuno dei ‘democratici nostrani’ ricorda, nella quale si denunciano gli “attentati allo Stato di diritto e ai diritti umani compiuti sistematicamente dal governo marxista” che dichiarava Allende e la sua cricca “fuori dalla costituzione” (ed ora questo criminale ha una statua nella Piazza della Costituzione…). Medesima risoluzione faceva appello alle forze Armate perché ristabilissero la legalità. Dunque la presa del potere da parte dei militari avviene in maniera del tutto legale. Il capo dell’Esercito era allora Augusto Pinochet e viene convocato segretamente per una riunione con il comandante in capo della Marina e il generale capo dell’Aviazione. Qui gli viene chiesto l’appoggio dei suoi soldati per cacciare Allende e la sua masnada, ma inizialmente egli rifiuta. In un secondo tempo accetterà ad una condizione: sarà lui ad avere il controllo del paese dopo il colpo di Stato, condizione che viene accettata. Il tutto avviene in circa venti giorni. Così l’ 11 settembre del 1973 viene fatta bombardare la Moneda (il palazzo del Governo) dall’aviazione, la Marina prende il controllo dei porti del Cile.
Salvador Allende è coscio d’ aver perso e, quando i primi soldati entrano nella Moneda ormai danneggiata, si punta la famosa mitraglietta di Castro al mento e preme il grilletto, ponendo fine all’ Unidad Popular. I dirigenti di sinistra e gli iscritti all’ U. P. vengono rinchiusi negli stadi. Contro la sinistra si scatenò una repressione dura e rapida, sopportata di buon grado dalla popolazione che aveva voglia di farla finita con le prepotenze e le violenze comuniste. La stragrande maggioranza dei comunisti, socialisti, anarchici e estremisti rossi cileni riuscirà a riparare in Bolivia o in Argentina e, molti di coloro che non hanno più fatto ritorno in Cile, figurano erroneamente tra i desaparecidos. Alcuni di quelli che non sono fuggiti spariranno, questa volta per davvero, e si cercano ancora oggi. Il loro numero ammonta circa ad un migliaio (e non tremila come si dice…). Sono i famosi desaparecidos.


Il generale non perse tempo e impose al Paese un liberismo economico sfrenato accompagnato da una ripresa degli affari con gli USA che gradirono molto. Pinochet fu lucido nel riconoscere la sua incompetenza in campo economico e delegò la guida economica del Paese ai giovani economisti cileni che avevano studiato all’Università di Chicago sotto la guida di Milton Friedman. Il Cile si riprese rapidamente, e anche se il costo umano di tale rinascita fu elevato, fu certo inferiore al prezzo pagato per sprofondare nel baratro comunista. Il Generale, ben lungi dall’avere solo le armi per imporsi, contava sul supporto internazionale dell’America e sull’appoggio interno di un’ampia maggioranza dei cileni che preferivano la prosperità del governo militare alla fame comunista, e della stragrande maggioranza delle cilene, memori della miseria, del caos, e dei negozi vuoti che avevano contraddistinto il regime di Allende. Pinochet rimase al governo fino al 1990 quando sottoposto a pressioni dall’ opposizione fece indire un referendum dove venne messo in minoranza, così lasciò il potere e si ritirò a vita privata. Il resto è storia di oggi. Ecco ciò che qualcuno vuol nascondere, la vera storia dell’ Unidad Popular e di Allende, non un partito di “sinistra moderata” e un uomo da adottare come simbolo, ma una cricca filosovietici irresponsabili al limite della criminalità che stavano per rovinare un Paese per sempre. Per fortuna, qualcuno non ha voluto. Ora il Cile è un gran bel Paese e se non è il più avanzato del Sudamerica è sicuramente tra i primi, e non una arretratissima e poverissima riedizione di Cuba o uno stato gemello della Corea del Nord, come avrebbe voluto Allende.


Esemplare, infine, è stato per me, sentire nei ricordi di un anziano signore il grido di gioia del figlio allora bambino in quella famosa notte del 1973: ‘Evviva, evviva, finalmente potremo tornare a mangiare pane e burro!!
|
Grazie per questo tuo articolo che rimette i pendoli all’ora giusta e spazza via tutte le tonnellate di bugie dei libri della figlia di Allende e delle Tv e scuole italiane. Sono vissuto in Chile per tanto tempo e posso assicurarvi che la maggior parte dei chileni ringraziano Dio per aver suscitato il Presidente Pinochet e aver providenzialmente evitato il bagno di sangue che il sanguinario Allende si preparava a fare. Dio benedica l’anima di Pinochet per averci evitato una guerra civile come in Spagna nel 1936 che avvrebbe fatto milioni di morti.
Non credo vada ringraziato chi ha scritto questo articolo,perchè chi l’ha fatto ha dimenticato tante cose.
Ad esempio chi fosse Milton Friedman,il padre del lassize faire,del capitalismo senza frontiere o deregulation,non so se capite di cosa parlo ma vedrò di spiegarmi meglio.
Alla vigila del golpe del dittatore Pinchet una squadra di economisti di chicago fece rapporto alla futura giunta di come si sarebbe dovuta muovere,di come mettere sotto assedio centinaia di persone affinchè l’economia sarebbe potuta cambiare.Così il più sanguinoso dei dittatori degli anni sessanta decise di svendere l’industria cilena,dalle miniere fino alla compagnia telefonica passando per le banche,i licenziamenti e la disoccupazione raggiunsero livelli altissimi e nel frattempo la gente cadeva dagli elicotteri,in mare,nei campi,nelle piazze,il regime aveva bisogno del terrore per poter rifondare l’economia che doveva basarsi sul libero mercato.
Allende non uccise mai nessuno,nessuna madre di Plaza de Mayo ha pianto e painge a causa di Allende.
Credo sia ormai chiaro che quello di pinochet non fu altro che l’ennesimo esperimento degli Stati Uniti e che per funzionare aveva bisogno dell’ennesimo dittatore spiccatamente di destra,anni di sangue e torture per affrancare la folle idea del libero mercato.
Spero con tutto il cuore che questo articolo sia uno scherzo mal riuscito perchè se qualcuno ancora oggi possa parlare non male di pinochet vuol dire che il sangue di tante persone è anche sulle sue mani.
(ho evitato di usare la maiuscola nello screivere pinochet perchè vada dimenticato come nome).
..Se verrà cancellato allorò tutto sarà ancora più chiaro…