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Archivio per Maggio 2008

ALESSIO PAPINI PER SEMPRE CON NOI!

In Uncategorized on Maggio 24, 2008 at 9:48 am

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Scritto da La Federazione Provinciale di AG TERNI

venerdì 23 maggio 2008

ImageAlessio, ci lasci all’improvviso, senza parole, senza un attimo nemmeno per renderci conto che la tua morte è una tragedia che rimarrà impressa nella storia della nostra sezione per sempre.
Ci lasci così, nella notte, senza poterti parlare un’ultima volta, senza poterti salutare, senza poterti dire addio… anzi, ciao.
Perché tu eri un amico, un fratello e un camerata. Sempre pronto a cantare quelle stupide canzoncine brasiliane che piacevano a noi, in sezione ogni sabato, tra un volantino e un manifesto, tra una cosa seria e una birbonata.
Sempre pronto a fare volantinaggio in giro per Orvieto, Ciconia, Sferracavallo, Orvieto Scalo, fra case arroccate in posti inarrivabili e vie sconosciute.
Sempre pronto a portare a termine i tuoi compiti, i tuoi impegni, ciò che la sezione ti richiedeva.Image
Perché tu eri così, disponibile, allegro, felice, sempre sorridente, disinteressato e senza nessuna pretesa da quella politica che facevi solo per passione, perché credevi negli ideali che erano nostri, e per aiutare chi ne aveva bisogno.
Lasci in tutti noi un vuoto che non si colmerà mai più, ma che col tempo trasformeremo nel meraviglioso ricordo della persona splendida, speciale e unica che eri… che sei.
Non posso dire in qualche semplice riga quello che tu rappresenti per tutti noi, perchè sarebbe riduttivo. Non ne sono in grado. Nessuno ne sarebbe in grado.
ImageTu resti e resterai per sempre nei cuori di tutti noi, che con te abbiamo passato intere giornate, meravigliosamente e semplicemente a parlare di politica, della società, di come voler cambiare questo mondo che va a rotoli; giornate passate a scrivere manifesti da attaccare in giro per la città o a fare volantini da distribuire ovunque; giornate passate a ideare incontri, iniziative e manifestazioni fra noi ragazzi che ancora crediamo in ideali puri e sinceri; giornate felici passate a ridere e scherzare, da veri amici quali eravamo.
E non permetteremo mai che ci si dimentichi di te: della splendida persona, dell’amico sincero e del militante impegnato che eri, che sei, e che sempre resterai.
Tu, nostro amico e fratello.

ALESSIO PER SEMPRE CON NOI

I ragazzi di Azione Giovani

Il Canto degli italiani

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Maggio 24, 2008 at 9:37 am



Pressoché dimenticato presentiamo il primo inno ufficiale del MSI, dal titolo “Il canto degli italiani”. le parole furono scritte da Giorgio Almirante.



Siamo nati un cupo tramonto
Di rinuncia, vergogna, dolore:
siamo nati in un atto d’amore
riscattando l’altrui disonor.
Siamo nati nel nome d’Italia,
stretti attorno alla nostra Bandiera:
è rinata con noi primavera,
si è riaccesa una Fiamma nel cuor.
Italia, sorgi a nuova vita, così vuole Chi per te morì,
chi il suo sangue donò
chi il nemico affrontò
Giustizia alla Patria darà.
Italia, rasserena il volto,
abbi fede: nostro è l’avvenir.
Rispondi, rispondi, o Italia!
Si ridesta la tua gioventù.
Noi saremo la vostra avanguardia,
Italiani, coraggio: in cammino.
Solo ai forti sorride il destino;
liberate la Patria, il Lavor.
Noi saremo la Fiamma d’Italia,
il germoglio di un’alba trionfale,
la valanga impetuosa che sale:
Italiani, coraggio: con noi!
Italia, sorgi a nuova vita.

tratto da: www.mussolinibenito.it

Ventennale della morte di Giorgio Almirante

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Maggio 21, 2008 at 12:01 pm
Pubblichiamo un articolo (datato 19 maggio 2008) segnalatoci dal web master del blog: http://faber2008.blogspot.com/ .
In occasione del 20^ anniversario della morte di Giorgio Almirante proponiamo una riflessione sulla eredità del MSI e sui "prosecutori" dei progetti almirantiani.

 

Spigoli

 

lunedì 19 maggio 2008

Giorgio Almirante: appropriazione indebita?

Tra pochi giorni, esattamente il 22 maggio, sarà il ventennale della morte di Giorgio Almirante. In tanti si apprestano a ricordarlo, ad inneggiare alla sua memoria, a farsene legittimi successori, a rivendicare il proseguimento di un cammino nel solco da lui tracciato. Questa corsa all’eredità non mi convince, soprattutto perché lui non può confermare la legittimità.
Per valutare se queste appropriazioni (soprattutto alla luce di alcune sconcertanti dichiarazioni, più o meno recenti degli ‘auto-eredi’) siano o meno indebite, utilizzo un sistema infallibile: mi affido alle sue parole.
Non quelle di uno dei tanti mirabolanti discorsi da lui pronunciati e scritti, facilmente accusabili di enfasi retorica.
Meglio ancora: una lettera che Almirante scrisse nel 1986 (a meno di due anni dalla morte) alla deputata missina milanese Cristiana Muscardini, riferendosi a tentativi di avventato ’superamento storico’.
Lettera pubblicata dal settimanale “Lo Stato” il 2 giugno 1998 e dalla quale mi pregio di stralciare questo passo: «Puoi stare certa che il mio ultimo respiro sarà fascista, nel nostro senso del termine. Perché, per me, per noi, si tratta della battaglia di tutta la nostra vita.»
Infine, autorizzava a sbattere la lettera «in faccia a chicchessia». Chissà se qualcuno dalle parti di via della Scrofa l’ha mai letta e meditata…

Il caso Verona

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Maggio 9, 2008 at 1:19 pm
 
 
Il triste gesto di un gruppo di squinternati di Verona nei giorni scorsi ha ridato linfa vitale alla retorica anti fascista.
 
L’estrema sinistra, tagliata fuori dal Parlamento, tenta di restare a galla, di non affogare, cercando appigli in una cultura di violenza e degenero umano e intellettuale che in passato, nel plumbeo periodo della lotta armata, troppi morti ha lasciato sul selciato.
 
I veronesi responsabili dell’insano gesto sono stati inseriti a forza dai quotidiani dell’opposizione di Governo nell’area della destra radicale, nel duplice tentativo di screditare quest’ultima e di colpire la città di Verona e il Primo cittadino, reo di appartenere ad un partito politico che mira esclusivamente ad una regolamentazione del flusso migratorio e ad arginare l’attività criminosa.
 
Verona è il capro espiatorio della suddetta vicenda: una città di destra, retta da un sindaco integerrimo e con una tifoseria di “parte”, pittoresca in occasione di manifestazioni sportive forse più di altre, ma non per questo ricettacolo di delinquenti.
 
Se alle critiche e agli oltraggi de il manifesto e di Liberazione eravamo da tempo abituati, riuscendo talvolta a sorridere ad editoriali paradossali, più in linea con Lotta continua che non con la dialettica politica attuale, restiamo basiti di fronte al comportamento de l’Unità,voce del Partito Democratico. L’organo del PD non lesina accuse prive di fondamento al PdL pur di riottenere un consenso e una visibilità perso (ma mai accettato) il 14 aprile.
IL 5 maggio l’agenzia ANSA ha raccolto una intervista a Franco “Giorgio” Freda nel quale l’intellettuale di destra pone l’accento sul movente, non ideologico, del gesto. Ve ne proponiamo uno stralcio:
 
 
 Il recente fatto di cronaca non è un episodio di estremismo politico, né di estremismo in genere, ma di insania. E la pazzia non è di destra né di sinistra: non la si può ideologizzare. Così come la schiuma umana è schiuma e basta. I teppisti di Verona li ha generati questa società, sono conformi a essa. Anche sotto il profilo escrementizio: più che dell’efferatezza nazifascista, sono scarti della vuotezza patologica della società odierna. Volete una terapia? Lavori coatti. Pare che il Veneto manchi di autostrade…
 
 
Le parole di Freda centrano il bersaglio: non si è trattato di una azione politica. La politica, semmai, può essere il contorno della vicenda, non il movente. L’appartenza ad un gruppo o ad una sigla non è pregiudiziale di crudeltà e violenza. L’onesta e la rettitudine umana appartiene al singolo e solo al singolo. Si è brave persone a prescindere dal colore scelto o dalla tessera che si ha in tasca. I simboli e la retorica ideologica sono scenografia o pretesto. Non sono essi a fare l’uomo.
L’aspetto più crudele di tutto questo è che “qualcuno” abbia ancora una volta scelto di strumentalizzare l’accaduto. Quel ragazzo è morto sotto i colpi di tre pazzi, poi è diventato l’icona ad uso e consumo della propaganda no global e dei centri sociali.
Manca il rispetto per l’uomo e manca la dignità di fronte alla morte.
 
  Marco Petrelli