Il triste gesto di un gruppo di squinternati di Verona nei giorni scorsi ha ridato linfa vitale alla retorica anti fascista.
L’estrema sinistra, tagliata fuori dal Parlamento, tenta di restare a galla, di non affogare, cercando appigli in una cultura di violenza e degenero umano e intellettuale che in passato, nel plumbeo periodo della lotta armata, troppi morti ha lasciato sul selciato.
I veronesi responsabili dell’insano gesto sono stati inseriti a forza dai quotidiani dell’opposizione di Governo nell’area della destra radicale, nel duplice tentativo di screditare quest’ultima e di colpire la città di Verona e il Primo cittadino, reo di appartenere ad un partito politico che mira esclusivamente ad una regolamentazione del flusso migratorio e ad arginare l’attività criminosa.
Verona è il capro espiatorio della suddetta vicenda: una città di destra, retta da un sindaco integerrimo e con una tifoseria di “parte”, pittoresca in occasione di manifestazioni sportive forse più di altre, ma non per questo ricettacolo di delinquenti.
Se alle critiche e agli oltraggi de il manifesto e di Liberazione eravamo da tempo abituati, riuscendo talvolta a sorridere ad editoriali paradossali, più in linea con Lotta continua che non con la dialettica politica attuale, restiamo basiti di fronte al comportamento de l’Unità,voce del Partito Democratico. L’organo del PD non lesina accuse prive di fondamento al PdL pur di riottenere un consenso e una visibilità perso (ma mai accettato) il 14 aprile.
IL 5 maggio l’agenzia ANSA ha raccolto una intervista a Franco “Giorgio” Freda nel quale l’intellettuale di destra pone l’accento sul movente, non ideologico, del gesto. Ve ne proponiamo uno stralcio:
Il recente fatto di cronaca non è un episodio di estremismo politico, né di estremismo in genere, ma di insania. E la pazzia non è di destra né di sinistra: non la si può ideologizzare. Così come la schiuma umana è schiuma e basta. I teppisti di Verona li ha generati questa società, sono conformi a essa. Anche sotto il profilo escrementizio: più che dell’efferatezza nazifascista, sono scarti della vuotezza patologica della società odierna. Volete una terapia? Lavori coatti. Pare che il Veneto manchi di autostrade…
Le parole di Freda centrano il bersaglio: non si è trattato di una azione politica. La politica, semmai, può essere il contorno della vicenda, non il movente. L’appartenza ad un gruppo o ad una sigla non è pregiudiziale di crudeltà e violenza. L’onesta e la rettitudine umana appartiene al singolo e solo al singolo. Si è brave persone a prescindere dal colore scelto o dalla tessera che si ha in tasca. I simboli e la retorica ideologica sono scenografia o pretesto. Non sono essi a fare l’uomo.
L’aspetto più crudele di tutto questo è che “qualcuno” abbia ancora una volta scelto di strumentalizzare l’accaduto. Quel ragazzo è morto sotto i colpi di tre pazzi, poi è diventato l’icona ad uso e consumo della propaganda no global e dei centri sociali.
Manca il rispetto per l’uomo e manca la dignità di fronte alla morte.
Marco Petrelli











