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Archive for Luglio 2008

Anche i fascisti si innamorano

In Attualità politica, Bargello, Canzoni alternative, Caravella, Cuori Neri, DDT, Destra Giovanile, EROI, Eventi, Fascismo, Firenze, Lettere, Miscellanea, Onore Fedeltà Coraggio, Radio su internet, Recensioni, Rivoluzione Fascista, Storia, Storia politica, Terza Posizione, Tradizione, Valori, destra fiorentina, militanza on Luglio 24, 2008 at 11:05 am

Ecco di seguito uno stupendo brano dei DDT…

 

Mi sento strano

( DDT )

 

Credo che oggi parlerò di lei
Di com’è bella mentre mi sorride
Delle parole che io le direi
Quando il silenzio piano ci divide 

Credo che oggi parlerò di lei
Delle sue mani e dei suoi occhi neri
E non sapete quanto la vorrei
Quando si chiude dentro i suoi pensieri 

Però va be’ mi sento un po’ un coglione
Che questo non è un disco di Battisti
Dovrei parlare di Rivoluzione
Fare canzoni dure da fascisti
Però scusate oggi mi sento strano
Ho quel sorriso fisso nella mente
E ve lo dico con il cuore in mano
Oggi del Duce non mi frega niente 

Credo che oggi parlerò di lei
Di quando ride poi di quando è stanca
Credo che oggi parlerò di lei
Che sono solo e sento che mi manca

Credo che oggi parlerò di lei
Dei suoi capelli poi della sua voce
Credo che oggi parlerò di lei
Di lei che corre via così veloce 

Però va be’ mi sento un po’ un coglione
Con quel sorriso fisso nella mente
E ora parliamo di Rivoluzione
Che tanto a lei non gliene frega niente
Delle parole di questa canzone
E delle notti che io sono sveglio
E ora parliamo di Rivoluzione
Che forse poi mi sentirò un po’ meglio
Però va be’ mi sento un po’ un coglione
Con quel sorriso fisso nella mente
E ora parliamo di Rivoluzione
Che tanto a lei non gliene frega niente
Delle parole di questa canzone
E delle notti che io sono sveglio
E ora parliamo di Rivoluzione
Che forse poi mi sentirò un po’ meglio
 
PS: Anche i "fascisti" si possono innamorare...

Emittente radio

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Corneliu Zelea Codreanu, Cuori Neri, Destra Giovanile, Destra in radio, EROI, Fascismo, Firenze, Futurismo, Link, Radio su internet, Rivoluzione Fascista, Storia, Storia politica, Terza Posizione, Valori, degrado firenze, destra fiorentina on Luglio 22, 2008 at 11:09 am

Il Bargello approda anche sulle frequenze medie. Uno spazio radio  per il quale cerchiamo collaboratori. File audio, politici e non, per trasmettere idee, opinioni, gusti. Ancora in stato “embrionale” speriamo, con il vostro aiuto.

La redazione

http://www.anywhere.fm/ferafirenze

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Corneliu Zelea Codreanu, Destra Giovanile, Fascismo, Rivoluzione Fascista, Storia politica, Terza Posizione, Tradizione, destra fiorentina, politica on Luglio 22, 2008 at 10:48 am

Mussolini il rivoluzionario

Riportiamo un secondo articolo tratto da www.centrostudilaruna.it

 Adriano Romualdi

Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario Mussolini il rivoluzionario è il primo solido pilastro di un’opera in quattro volumi che ha in cantiere il giovane storico Renzo De Felice. Essa abbraccia la vita di Mussolini dalla nascita al 1920 e descrive la formazione e le battaglie del futuro Capo del Fascismo dagli anni della giovinezza socialista a quelli del primo squadrismo. Un fascio di luce gettato su di un periodo decisivo della vita di Mussolini e un contributo prezioso ad intendere la sostanza profonda di questa genuina natura di ribelle e di lottatore.

Purtroppo, a distanza di vent’anni dalla morte, un discorso serio su Mussolini aspetta ancora di essere fatto. Da una parte ci sono la ingiuria, la diffamazione, la calunnia contro un avversario la cui ombra non dà pace e tregua. Dall’altra la patetica e casalinga rievocazione dei fedeli che rischia di deformare in una oleografia borghese la personalità del più spregiudicato rivoluzionario della storia d’Italia. Questo libro del De Felice può essere la prima pietra per la ricostruzione della viva immagine di Mussolini. Un libro serio, documentato, ponderato, scritto, per quanto possibile, senza pregiudizio. È, diciamolo subito, una sorpresa, perché l’editore del volume è il famigerato Einaudi e il prefatore il viscido, sfuggente, Delio Cantimori. Evidentemente qualcosa si sta muovendo nel complesso fazioso e retrivo della storiografia antifascista e, dopo l’orgia di banalità e di calunnie, qualcuno tra i più seri e tra i più colti sente il bisogno di incominciare ad usare un linguaggio più onesto e più pulito.

Non sappiamo se nei prossimi volumi dell’opera (“Il fascista”, “Il duce”, “L’alleato”) De Felice riuscirà a conservare la misura e l’equilibrio di cui fa sfoggio in questo primo libro, ma l’inizio è senza dubbio soddisfacente.

Mussolini il rivoluzionario è un’opera che pone le basi della ricostruzione della personalità di Mussolini. Perché Mussolini è stato soprattutto, innanzitutto, una figura di rivoluzionario. Un rivoluzionario: cioè un uomo dotato della istintiva capacità di agire in modo profondo ed incisivo sulle situazioni e sugli stati d’animo, non subendoli ma trasformandoli con un azione violenta, sconvolgitrice, imprevedibile. Un rivoluzionario: ossia una personalità capace di estrarre l’essenziale da un’idea, da una realtà, da un sentimento, e di rendere visibile a tutti, in un momento, ciò che è vecchio e ciò che è nuovo, ciò che è vivo e ciò che è morto, quel che va abbandonato e quel che va conquistato.

Non un politicante, un mercanteggiatore di voti e di consensi, ma un creatore di fatti irrevocabili, un suscitatore di miti, l’evocatore di tutte le energie sane di un popolo e di una società.

Questa fondamentale natura rivoluzionaria di Mussolini spiega tutte le sue scelte. Egli ha militato nel socialismo nella speranza di poter sconvolgere con la violenza delle masse proletarie l’assetto di una meschina società borghese. Coerentemente, all’interno del partito socialista ha esecrato e combattuto il riformismo, cioè la tendenza ad inserire il socialismo nel “sistema”. Successivamente, accortosi che il pacifismo socialista confluiva nella grande palude democratica e umanitaria, ha salutato nella guerra lo strumento capace di indirizzare la storia verso la rivoluzione totale. Da questa scelta deriva l’ulteriore rifiuto del socialismo. In questa scelta ne era già contenuta un’altra: fallito il socialismo come strumento di rottura rivoluzionaria, occorreva cercare in un’altra direzione, quella in cui si muoveva la gioventù in armi delle nazioni europee: il fascismo. Nell’apparente contraddizione delle ideologie e degli atteggiamenti c’è una perfetta logica dell’azione.

La lettura del libro del De Felice ci fa scorrere davanti agli occhi questa coerente successione. Esso si pone più come un racconto obiettivo che come un’interpretazione generale, ma le conseguenze che si traggono si impongono da sole. Innanzitutto in che cosa consisteva essenzialmente il famoso “socialismo” si Mussolini? Esso era eminentemente rivoluzionarismo. Era la lotta spietata, aggressiva, violenta contro l’ordine costituito della borghesia per la creazione di una nuova realtà storica, di un nuovo ordine eroico. In questo Mussolini è discepolo di Sorel, il padre del sindacalismo rivoluzionario, che malediceva il mito del progresso, inveiva contro la “platitude” umanitaria, predicava lo sciopero generale e la violenza come elementi di un mito totale destinato a preparare l’avvento di una umanità eroica.

Come ognuno può vedere si tratta di prospettive lontanissime da quelle del socialcomunismo contemporaneo il cui fine altro non è che il graduale imborghesimento delle masse con la pace e la bistecca, il burro e le riforme, la coesistenza e la televisione. È un socialismo passato al vaglio di Nietzsche, di cui Mussolini fu attento lettore e che fu, si può dire, l’unico filosofo che studiò veramente. C’è un importante saggio giovanile di Mussolini su Nietzsche apparso su Il Pensiero Romagnolo nel 1905 che De Felice riporta ampiamente. Non è inutile citarlo per comprendere gli orizzonti mentali di questo strano “socialista”.

Scrive Mussolini: “Il superuomo, ecco la grande creazione nietzscheana. Quale impulso segreto, quale interna rivolta hanno suggerito al solitario professore di lingue antiche dell’università di Basilea questa superba nozione? Forse il taedium vitae, della vita quale si svolge nelle odierne società civili dove irrimediabile mediocrità trionfa a danno della pianta-uomo. E Nietzsche suona la diana di un prossimo ritorno all’ideale. Ma un ideale diverso fondamentalmente da quello in cui hanno creduto le generazioni passate. Per comprenderlo verrà una nuova specie di spiriti liberi fortificati nella guerra, nella solitudine, nel grande pericolo, spiriti che conosceranno il ghiaccio e i venti, le nevi dell’alta montagna e sapranno misurare con occhio sereno tutta la profondità degli abissi, spiriti dotati di un genere sublime di perversità, spiriti che ci libereranno dall’amore del prossimo della volontà del nulla ridonando alla terra il suo scopo e agli uomini le loro speranze – spiriti nuovi, liberi, molto liberi che trionferanno su Dio e sul Nulla!”

È, lo vede ognuno, la profezia del fascismo. Del resto, della eterogeneità di Mussolini alla mentalità del socialismo corrente si era accorta la Kuliscioff che in quel tempo diceva di lui: “non è un marxista e neppure un socialista. È un poetino, un poetino che ha letto Nietzsche”. Una definizione che si potrebbe accettare se si sostituisse quel “poetino” col termine più appropriato di “rivoluzionario”. Purtroppo esigenze di spazio non ci consentono di discutere i molti temi affrontati dal De Felice in questo libro. Ci limitiamo a lodarne lo sforzo verso un’autentica obbiettività. Esso mette in chiaro le grandi qualità umane, morali, intellettuali di un uomo di cui vent’anni di storiografia antifascista si voleva liberare etichettandolo come “avventuriero” o “demagogo”.

Soprattutto, quel che traspare dalle righe scarne ed asciutte del De Felice è la superiorità personale di Mussolini, la sua chiarezza intellettuale, la maggiore energia, la capacità lavorativa, l’alta, lungimirante praticità. Mussolini il rivoluzionario è e resta il libro di un antifascista, ma di un antifascista che, cercando, ha trovato le prove e le testimonianze della sua fede e del suo disinteresse e non le ha occultate o nascoste.

Per noi, per cui Mussolini non è solo un oggetto di studio ma un maestro d’azione politica, esso rappresenta un invito a liberarsi del feticcio del “duce” che dovrebbe avallare certo conformismo borghese e patriottardo da epigoni e da rassegnati e un invito a ritrovare il vero Mussolini: il ribelle, lo spregiudicato, l’anticonformista, l’uomo che ha disperso e bastonato i pavidi e i buffoni di casa nostra per diventare, per oltre vent’anni il terrore e lo spauracchio dell’Europa dei socialisti, dei democratici, dei vigliacchi.

* * *

Tratto da Il Secolo d’Italia, (data sconosciuta), 1965.

Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario (IBS) (BOL) (LU)

Così diceva Codreanu

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 22, 2008 at 10:41 am

Riportiamo di seguito un articolo tratto dal sito www.centrostudilaruna.it , già fonte di significativi documenti d’Area.

Fra le molte figure di dirigenti di movimenti nazionali da noi conosciute nei nostri viaggi in Europa, poche, per non dire nessuna, ci fecero un’impressione più viva di Cornelio Codreanu, il capo della “Guardia di Ferro” romena. Ricordiamo l’incontro con lui, nel marzo del 1938, nella “Casa CodreanuVerde”, sede centrale che i legionari stessi si erano costruita con le proprie mani, a Bucarest.

Egli ci si fece incontro: un giovane di alta statura, aitante, con una espressione di nobiltà, di lealtà e di coraggio impressa nel volto dai tratti del puro tipo dacio-romano, ci si mescolava qualcosa di contemplativo, di ispirato. Fra noi due si stabilì subito una spontanea simpatia; in effetti, molte delle nostre idee concordavano, specie quanto all’esigenza di dare ai movimenti di rinnovamento nazionale una autentica base spirituale.

Il livello dell’organizzazione che Codreanu aveva creato e con la quale si proponeva di rinnovare la Romania, era notevolmente alto. Il movimento complessivo aveva un orientamento originale; si affiancava idealmente ai movimenti nazionali affermatisi in Italia e in Germania, ma con una propria, specifica fisionomia. In un colloquio, lo stesso Codreanu ci indicò questa direzione particolare, usando un’immagine. Egli disse: “L’essere umano è composto dal corpo, dall’energia vitale e dall’anima. Così anche ogni nazione, e un moto di rinnovamento, può far leva su uno o sull’altro di tali elementi e investire il resto partendo da esso. Ora il fascismo italiano mi sembra che parta dall’elemento corpo, cioè dall’elemento forma, riprendendo ideale romano dello Stato quale forza formatrice. Il nazionalsocialismo tedesco, col risalto dato a tutto ciò che è razza e sangue parte invece dall’elemento vita. Quanto alla Guardia di Ferro romena, essa per raggiungere lo stesso scopo vorrebbe agire partendo dall’elemento spirituale, dall’anima”.

Julius Evola, Fascismo e Terzo Reich Nel caso del movimento di Codreanu, quest’ultima espressione assumeva però un significato peculiare. Per Codreanu, più che di una lotta politica per la semplice conquista del potere, si trattava di creare un uomo nuovo. Egli riteneva che la sostanza del popolo romeno fosse così guasta, che senza un rinnovamento dall’interno, dal profondo, nulla di valido avrebbe potuto essere raggiunto. L’opera di formazione doveva realizzarsi a tutta prima in una minoranza, a che essa facesse poi da spina dorsale alla nazione.

L’orientamento spirituale, religioso, come controparte di quello militante, si palesava già nella designazione che la prima organizzazione aveva avuto: “Legione dell’Arcangelo Michele”. Quando questa divenne la Guardia di Ferro, vi si mantennero tratti di una specie di ascetismo guerriero, analoghi a quelli di alcuni antichi ordini cavallereschi. Così per gli appartenenti ad uno speciale corpo che si fregiava dei nomi di Moza e Marin (due capi della Guardia caduti nella guerra di Spagna) vigeva la clausola del celibato: nessuna cura mondana e familiare doveva diminuire, in loro, la capacità di consacrarsi assolutamente alla causa. Ci si doveva anche astenere dal frequentare balli e cinematografi, si doveva evitare ogni sfoggio di ricchezza e di lusso. Doveva essere amata una certa tenuta spartana di vita. In più, era contemplata la pratica del digiuno, due volte alla settimana. Codreanu era il primo a sottoporvisi.

Particolare importanza veniva poi attribuita alla preghiera intesa come una vocazione. “La preghiera è un elemento decisivo – diceva Codreanu. Vince chi sa attrarre dall’etere, dai cieli, le forz e misteriose del mondo invisibile e assicurarsene il concorso”. Per lui fra tali forze vi erano le anime degli antenati e dei morti. E nei “nidi” (così venivano chiamati i centri della Guardia) ogni riunione s’iniziava e si terminava con una preghiera invocativa rivolta a coloro che lungo i secoli erano caduti per la difesa della patria e della fede e che si riteneva essere rimasti invisibilmente uniti alla stirpe.

[…] Si sa della tragedia della Guardia di Ferro e della fine di Codreanu. […] Alla fine Codreanu fu arrestato e processato […] “si tagliò corto” e si ricorse all’assasinio mascherato.

 

* * *

Brani tratti dall’articolo Così diceva Codreanu apparso sul quotidiano Roma il 12 dicembre 1958.

Julius Evola

A 16 anni dalla morte ricordiamo

In Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, EROI, Firenze, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 20, 2008 at 9:03 pm

 

PAOLO BORSELLINO

(Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992)

 È assurdo e sbagliato piangere i caduti.

Dovremmo piuttosto ringraziare Dio che uomini simili siano stati in vita.

(Generale George Patton)

DEDALO 2008

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 12, 2008 at 1:54 am

 

 

 

 

 

Torna “DEDALO”, Campo Nazionale di Azione Universitaria in Versilia, nei giorni 16, 17, 18 di Luglio.

Ormai alla terza edizione “DEDALO” rappresenta una importante occasione di confronto, dibattito e socializzazione per i militanti di Azione Universitaria e Azione Giovani invitati a partecipare alla kermesse.

Militanti e dirigenti di tutte le comunità italiane parteciperanno a corsi di formazione curati dalla dirigenza nazionale, presenteranno progetti futuri pianificati per le aree universitarie e metropolitane di appartenenza, esporranno i punti focali della attività dell’ultimo anno. Non mancheranno i momenti ludici e ricreativi, cene comunitarie e l’immancabile serata alla “Capannina di Franceschi” storica ed elegante discoteca di Forte dei Marmi.

Durata tre giorni. Il terzo e ultimo giorno vedrà intervenire parlamentari e ministri di Alleanza Nazionale in un dibattito aperto con i giovani.

 

Per maggiori informazioni rivolgersi al proprio presidente provinciale o visitare il sito www.sfida.org

 

Un appuntamento da non perdere.

 

Marco Petrelli

di sotto un video realizzato da un nostro collaboratore
    

Immigrazione

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 12, 2008 at 1:43 am

Un video da me realizzato. Spero vi piaccia.

Marco Petrelli – CARAVELLA

INGRID BETANCOURT LIBERA, ‘RINGRAZIO DIO E L’ESERCITO’

In Attualità, Attualità politica, politica on Luglio 3, 2008 at 8:44 am
 
 tratt da www.ansa.it

BOGOTA’ – Con una operazione militare basata sull’inganno e l’intelligence, l’esercito colombiano ha liberato oggi a Ingrid Bentacourt e altri 14 ostaggi in mano alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), prelevandoli dalla giungla nel sud del paese senza sparare un solo colpo, e riportandoli alla capitale sani e salvi.L’”Operazione Scacco”, come è stata spiegata dal ministro della Difesa Juan Manuel Santos e confermata dalla testimonianza della stessa Betancourt, è partita da una infiltrazione del vertice delle Farc, grazie alla quale è stato inviato un falso messaggio al gruppo di guerriglieri che detenevano il gruppo di ostaggi. Nel messaggio, come ha raccontato il generale Jaime Padilla, si comunicava che gli ostaggi dovevano essere trasportati a una nuova località, per passare sotto il controllo del comandante delle Farc, Alfonso Cano. Così è stato inviato un elicottero per raccogliere gli ostaggi, guidato da militari colombiani.

La stessa Betancourt ha raccontato che solo quando, salita sull’elicottero con gli altri ostaggi, si è sentita dire dai militari “siamo dell’esercito nazionale, siete liberi” ha capito quello che era successo, ed è scoppiata in lacrime. L’ex candidata presidenziale ha definito “impeccabile” e “perfetta” l’operazione militare, sottolineando che “non c’é stato un solo sparo” e chiedendo perfino ai comandanti delle Farc di non prendere misure di rappresaglia contro i guerriglieri che hanno consegnato gli ostaggi all’esercito: “sono innocenti, non sapevano quello che facevano”. Mentre i tre ostaggi americani ripartivano verso il loro paese, gli altri ostaggi sono stati portati alla base militare di Catam, nei dintorni di Bogotà: Ingrid Betancourt è stata la prima a scendere dall’aereo, e ai piedi della scaletta ha abbracciato la madre, Yolanda Pulecio.

Apparentemente in buona forma – lei stessa ha chiarito che le immagini diffuse nel febbraio scorso la mostravano mentre era convalescente – e visibilmente emozionata, indossando una uniforme mimetica (“sono solo un piccolo soldato”) e coi capelli raccolti in trecce, la Betancourt ha parlato a lungo, sulla pista della base militare di Catam.

“Prima di tutto – ha detto – voglio ringraziare Dio e i soldati della Colombia”. “Credo – ha aggiunto – che la liberazione degli ostaggi “sia un segnale di pace per la Colombia”. La Betancourt ha anche espresso la sua gratitudine per l’appoggio datole dai media internazionali: “Devo molto ai mezzi di comunicazione, se non fosse per loro, forse adesso non sarei viva”, ha detto alternando frasi in francese ad altre in spagnolo. La Betancourt ha voluto ricordare anche la sorte degli altri ostaggi in mano alle Farc ed a altri gruppi armati colombiani, vivi o morti. Agli ostaggi in mano alle Farc, ha promesso che “vi porteremo tutti fuori”, aggiungendo che “dobbiamo ricordare anche chi non è tornato, chi non potrà più tornare”, ha aggiunto, includendo nel suo pensiero tanto i sequestrati in mano a gruppi guerriglieri, che li usano come moneta di scambio per accordi umanitari, come quelli “sequestrati per profitto” Ingrid ha avuto anche un pensiero particolare per la Francia, la sua seconda patria, nelle sue dichiarazioni dopo la liberazione: ha usato varie volte il francese, ringraziato il presidente Nicolas Sarkozy e ricordato come all’alba di oggi, quando era ancora prigioniera, dopo aver recitato il rosario ha ascoltato alla radio un messaggio del suo ex marito, Fabrice Delloye nel quale le raccontava della sua immagine eretta in cima al Monte Bianco.