bargello

Archivio per la categoria ‘Attualità’

Antifascismo delirante

In Attualità, Attualità politica, Bargello, destra firenze, violenza on Marzo 20, 2009 at 12:11 pm

Di seguito alcuni articoli che la dicono lunga su quei ‘democratici’ che chiamano fascista anche uno iscritto alle ACLI. Menzonieri come sempre,prima provocano disordini e risse,poi scappano e denunciano chi hanno aggredito. Bella prova di responsabilità e di coraggio! Ringraziamo,per il materiale,i camerati de “La Voce della Fogna” – Redazione Ternana (http://vocedellafogna.wordpress.com)  

NAPOLI: BLOCCO STUDENTESCO, 7 MILITANTI AGGREDITI DA COLLETTIVI ALL’UNIVERSITA’
‘’ERANO 60-70 PERSONE, LI HANNO PRESI A CINGHIATE E LANCIATO OGGETTI’’

Napoli, 18 mar. (Adnkronos) – Sette militanti del Blocco studentesco ‘’alle ore 13:00 circa sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente da circa 60-70 persone probabilmente appartenenti a centri sociali e collettivi universitari di estrema sinistra’’. Lo denuncia il responsabile del Blocco studentesco di Napoli, Antonio Mollo, spiegando che i militanti dell’associazione studentesca di Casapound Italia, ‘’regolarmente riconosciuta dal rettorato della università ‘Federico II’ di Napoli, si erano recati alla facoltà di giurisprudenza di Via Porta di Massa’’, per affiggere nuovamente, dopo che quelli affissi ieri erano stati divelti, i volantini relativi alla conferenza sugli incidenti avvenuti a Piazza Navona lo scorso 29 ottobre, conferenza, precisa Mollo, in programma per il 26 marzo e ‘’autorizzata dal Preside di Facoltà’’.A un certo punto, secondo quanto riferisce Bs, queste 60-70 persone ‘’hanno caricato e tentato di forzare l’ingresso della Facoltà a suon di cinghiate e lancio di oggetti contundenti verso i ragazzi del Blocco Studentesco Napoli che, fermi dinanzi l’ingresso della Facoltà, si sono legittimamente difesi dalla violenta e gratuita aggressione, garantendo così il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero’’.

——————————————————————————————————————–

Venghino, Signori venghino…che si replica anche a Torino!Viva la (loro) Libertà..

 

Altri incidenti a Palazzo Nuovo
Asserragliati gli studenti Fuan
Un’altra mattinata di tensione a Palazzo Nuovo. Per diverse ore si sono fronteggiati gli studenti del Fuan e i ragazzi dei collettivi di sinistra. Il Fuan aveva allestito un banchetto all’esterno, decisione contestata dagli studenti di sinistra. In tarda mattina la polizia ha effettuato una carica per permettere l’accesso all’atrio dei ragazzi di destra che sono adesso asserragliati in un’aula.

Fonte: http://vocedellafogna.wordpress.com

———————————————————————————————————————–

Pensierino della sera

I  fatti che stanno accadendo in questi giorni ripropongono un drammatico interrogativo. Qualcuno vuole tornare indietro di 30 anni, agl’anni di piombo? Messa così sembra tetra e anche malaugurante. Ma riflettiamo un attimo. Da Piazza Navona ad oggi si è verificato un crescendo di violenze da parte del così detto antifascismo militante che lascia poco spazio all’immaginazione. Abbiamo pubblicato il video di Napoli, dove si dimostra come a sinistra si giochi un calcio a più punte,circa 70. Abbiamo registrato l’attacco al Fuan di Torino..Solo per citarne alcune..Qual’è il denominatore comune di queste azioni? Semplicemente la dimostrazione di ciò che è il comunismo: la negazione degli spazi che non vengano decisi ed accordati dalla Nomenklatura. Ora che non si abbiano argomenti và bene, ma che il solito e unico motore sia l’antifà ci indica che si raschia la botte. Quando il Blocco Studentesco e Casa Pound, che giustamente,non vanno alle elezioni perché si rappresentano da soli, propongono ed ospitano convegni,manifestazioni dove chiunque può intervenire,rappresentano un’avventura meta politica che ai più sfugge. E quando la risposta è quella dell’aggressione fisica ne abbiamo la conferma! Ma perché questi illuminati di sinistra rifiutano un confronto che sia sulle idee,sui problemi pratici della gente comune di cui per anni hanno ritenuto di essere gli alfieri ed i portavoce? Semplicemente perché non c’è più un elaborazione culturale valida e seria nei loro argomenti .I tempi dei Quaderni Piacentini sono finiti da un pezzo, ora rimane solo lo slogan. Se volete una sorta di libro e moschetto,ecc trasformato in tozzo e militante,parole poche sprangate tante! Ma così a parte qualche possibile lutto (e non ce lo auguriamo proprio!) non arriveranno al cuore delle persone. A quelle persone che hanno bisogno di una casa, di dover lavorare, e di avere il diritto di poter avere dei figli, e soprattutto seguirli. Vedremo se arriveranno proposte e non slogan, qualcuno..e non gli antifà, è già oltre!..Se son rose..[...]

Fonte: http://vocedellafogna.wordpress.com

 

 

Sufficit animus!

In Alleanza Nazionale Firenze, Attualità, Bargello, befanata sindaco, degrado firenze, destra fiorentina, destra firenze on Gennaio 31, 2009 at 1:55 pm

E’ proprio il caso di dirlo: sufficit animus . Basta il coraggio,oltre ad un buon video operatore,per rendere visibile a quella Firenze che,ingenuamente,si fida troppo del proprio Sindaco,in quale modo bieco e insensato vengano spesi i danari della cittadinanza.Il video di seguito riportato,realizzato dal battagliero consigliere di Forza Italia Jacopo Bianchi (nella foto),è un documento emblematico di denuncia contro un’amministrazione che ha trattato Firenze,perla e cuore della cultura mondiale,quasi al pari della Palermo di Ciancimino. Il Bargello,sin dai tempi delle iniziative a Lettere,è stato sempre attento alla problematica dello sperpero di fondi pubblici e a quella del degrado. Non poteva pertanto mancare all’appello la testimonianza del’amico Jacopo. Buona visione! Jacopo: MEMENTO AUDERE SEMPER!

http://www.facebook.com/v/1077073053955

Sabato 17 gennaio – Roma

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Canzoni alternative, Caravella, Corneliu Zelea Codreanu, Destra Giovanile, Destra in radio, Miscellanea, destra fiorentina on Gennaio 15, 2009 at 2:50 pm

Area Identitaria RomanaSabato 17 gennaio si terrà a Roma,Casa d’Italia Prati, la prima Assemblea Nazionale dell’area identitaria di Azione Giovani. Un momento importante e un’occasione da non perdere. Per maggiori informazioni e per visualizzare il programma dell’assemblea visitare il sito www.areaidentitaria.org/  oppure contattare il

COORDINAMENTO NAZIONALE
giulianocastellino@gmail.com


Giuliano – 3483947875
via Valadier, 37 – Roma

La rinascita della Fiumana

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Destra in radio, Eventi, Firenze, Recensioni, Società, Storia, Storia politica, Tradizione, destra fiorentina, destra firenze on Dicembre 20, 2008 at 12:38 pm

Una storia interrotta riprende da Torino. Intervista a Domenico Carratelli, storico del calcio

 

 di Giovanni Casa

 Le cicatrici della storia possono, almeno in parte, 

 essere sanate dalla rinascita di una squadra di 

 calcio? È questo il progetto di chi punta alla

 resurrezione della Fiumana, cancellata dalle

 vicende del dopoguerra. L’esodo degli italiani che

 dovettero lasciare Fiume, l’Istria e la Dalmazia

 ebbe, tra i molti effetti, anche quello di veder

 svanire la propria squadra. Quelle regioni, infatti,

 divennero parte di un altro Paese, la Jugoslavia

 (oggi Croazia, dopo il collasso della Federazione).

 

 Fondata nel 1926 dalla fusione delle preesistenti

 Fiume, Gloria e Olympia, poi approdata al

 campionato di Divisione nazionale, la Fiumana fu

 l’orgoglio di una città e la fucina di molti campioni. 

 Un gruppo di esuli ora chiede l’iscrizione al

 campionato di Prima divisione (l’ex C1) per la

 stagione 2009/10, con sede a Torino, dove vive

 una parte importante degli espatriati, per

 riprendere una storia dal punto in cui si era

 forzatamente interrotta.

 Televideo ha intervistato sul tema Domenico

 Carratelli, giornalista e scrittore, autore di

 numerosi saggi sulla storia del calcio.

 Come giudica questa decisione?

 “È un’iniziativa magnifica. A parte il fatto che ci  lega a una terra che ha subìto torti e ferite gravissimi, la Fiumana è un ricordo molto bello, almeno per chi ha una certa età. Ed è giusto che questa squadra rinasca proprio a Torino, perché i suoi calciatori più famosi finirono per giocare nelle squadre di questa città, i fratelli Varglien nella Juventus e Loik nel ‘Grande Torino’”.

Crede che l’iniziativa possa avere successo?

“Non penso che ci siano grandi difficoltà, anche perché non c’è premura. Non si chiede di far rinascere questa squadra dall’oggi al domani. Inoltre, Sergio Vatta, che mi sembra sia il capofila della resurrezione della Fiumana, è un personaggio molto conosciuto, un uomo di calcio, generoso. Il suo nome è già una garanzia per gli organi competenti che devono procedere a questa iscrizione. Sarebbe bello rivedere la Fiumana con le maglie amaranto e con il club che avrà la sua sede a Torino”.

Può ricordare qualche particolare dei suoi giocatori più famosi?

“In primo luogo, Ezio Loik, perché da bambino ero tifosissimo del ‘Grande Torino’. Forse uno dei pochi pianti delle mia vita è stato quando arrivò la notizia della sciagura di Superga. La radiocronaca di Niccolò Carosio fu una cosa molto emozionante. Loik è stato un po’ il ‘torello’ di quella squadra, che aveva delle coppie capaci di unire la grinta di uno alla classe dell’altro. Ecco quindi Loik e Mazzola, Grezar e Castigliano, Ballarin e Maroso. Inoltre, non posso dimenticare quel gol che Loik segnò all’ultimo minuto contro l’Ungheria. Era un’amichevole a Torino, nel maggio del ’47. L’Italia vinse 3-2 contro lo squadra di Puskas. Quel Toro metteva in Nazionale quasi tutti i suoi uomini.

Ricordo inoltre con affetto, anche se l’ho conosciuto solo attraverso le cronache e i racconti dei vecchi giornalisti napoletani, Marcello Mihalich. Giocò nel Napoli, fece una trentina di gol ed era uno dei tre attaccanti della squadra guidata da Garbutt negli anni Trenta, con Sallustro e Vojak. Aggiungo anche i Varglien, juventini, e Volk, capocannoniere della Roma di Testaccio. Sono giocatori che hanno fatto la storia del calcio in Italia”.

Pensa che ci saranno ostacoli finanziari per far decollare questo progetto?

“Se l’iniziativa è partita, vuol dire che qualche base solida c’è. Non è che si deve mettere su lo squadrone. Si deve riportare sui campi di calcio, e quindi alla memoria degli italiani e all’affetto dei tifosi, questo nome che è Fiumana. Se in Italia il cuore non si è inaridito del tutto, credo che sia un’avventura possibile”.

(Nella foto in alto: cartolina della Fiumana degli anni ‘30. In basso: Loik con Mazzola, dal Grande Torino alla Nazionale)

Caduti caserma Libeccio,PRESENTE!

In Attualità, Caravella, Destra Giovanile, caduti di Nassirya, destra fiorentina on Novembre 12, 2008 at 12:22 pm

DDT

In Attualità, Bargello, Caravella, DDT, destra fiorentina, musica aletrnativa on Novembre 11, 2008 at 3:00 pm

Vi offriamo di seguito una recensione effettuata da “La Fenice” ( http://www.fenice1488.eu/ ) concernente l’ultimo album della band DDT.

Un titolo scelto per caso? Non lo so, fatto sta che è vero… “Non puoi farci niente”, i DDT sono uno dei migliori gruppi sulla scena alternativa odierna.
Questo nuovo lavoro soddisfa e giustifica ogni singolo secondo che abbiamo passato aspettandone l’uscita. Pezzi nuovi, bellissime cover, canzoni del primo loro lavoro riarrangiate e ricantate. Questo è quello che stavamo aspettando e questo è ciò che ci hanno regalato, con il solito stile targato Dodicesima Disposizione Transitoria.
Un lavoro senza ombra di dubbio ottimamente prodotto, grazie, come sempre, anche alla Rupe Tarpea Produzioni che ormai è un marchio che mai si smentisce.
Lo stile rockeggiante dei DDT ci accompagna tra 11 tracce senza mai stancare.
“Non puoi farci niente”, che finisce con la frase “… sei un camerata!”, è la traccia che dà il titolo al disco, e ricorda ancora una volta che a noi ribelli manca sempre quel qualcosa, qualunque cosa facciamo, ovunque siamo, non possiamo farci niente… Siamo camerati e questa è la nostra vita.
Canzoni bellissime come “1946″, “Milano-Berlino”, intervallate da pezzi più veloci e in stile più goliardico come “A Fiume”, “Male assoluto” e “Bombacrazia”, ci accompagnano verso le ultime due canzoni, che concludono l’album come meglio non si poteva fare. “Noi non siamo uomini d’oggi”, cover di Massimino, è cantata e suonata come nessuno aveva mai fatto dopo Morsello stesso. “RSI” è la perla di questo disco, il contorno immancabile che completa il tutto con arte e stile: canzone da sempre bellissima, adesso più che perfetta, galvanizzante.
“Non puoi farci niente” è un lavoro, insomma, che non può mancare nelle vostre collezioni personali.

“Non puoi farci niente”… i DDT non deludono mai!

4 NOVEMBRE 1918-2008

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Novembre 3, 2008 at 11:19 pm

W L’ITALIA! W L’ESERCITO E VIA! VIVA ANCHE IL RE!

 

 

Malgrado le mistificazioni della sinistra la Verità è venuta a galla

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, destra fiorentina, politica on Novembre 1, 2008 at 5:22 pm

Piazza Navona, ecco il dossier della polizia: “Le violenze scatenate dagli studenti rossi”

articolo tratto da: http://www.ilgiornale.it
Roma. Nessuna «infiltrazione» da parte delle forze dell’ordine, nessun misterioso retroscena: gli incidenti in piazza Navona tra studenti sono stati innescati dalla sinistra antagonista, e la polizia ha gestito la situazione «seguendo criteri di equilibrio e prudenza».
A dirlo ieri in Aula a Montecitorio è stato il sottosegretario all’Interno Francesco Nitto Palma, durante l’informativa urgente del governo sugli incidenti di mercoledì. A innescare il violento confronto, aggiunge il sottosegretario, sono stati i giovani di sinistra, anche se i ragazzi di destra del «Blocco studentesco» erano armati di bastoni, occultati in un furgone. La dinamica viene ricostruita passo passo. Dall’arrivo in piazza dei due furgoni, quello degli studenti di sinistra e quello del «Blocco», cosa «consueta» nelle manifestazioni, dice l’esponente del governo. Verso le 11 di mattina, spiega Nitto Palma, «c’è stato un primo momento di tensione tra i ragazzi di Blocco studentesco e gli altri, che si lanciavano reciproche accuse di aggressione. Quelli del Blocco asserivano di essere stati circondati per essere estromessi dalla manifestazione, mentre quelli di estrema sinistra lamentavano l’aggressione di un ragazzo che sarebbe stato colpito alla testa da una cinghiata». E su questo episodio, riferisce ancora l’esponente del governo, «risulta che all’ospedale Santo Spirito sono stati soccorsi un esponente della sinistra antagonista di 37 anni e un altro ragazzo di 25 che hanno riferito genericamente di essere stati aggrediti da parte di esponenti del Blocco e hanno evitato di sporgere denuncia». Lo scontro vero e proprio, poi, è avvenuto quando il camioncino con gli studenti del «blocco» si era rifiutato di abbandonare la piazza «nonostante i ripetuti inviti della polizia ad allontanarsi», continua Nitto Palma. E a quel punto sono arrivate «da corso Vittorio Emanuele II 4-500 persone dei collettivi universitari e della sinistra antagonista, alcuni dei quali indossanti caschi da motociclista, che invece che attestarsi nella piazza sono arrivati fin dove si trovava il gruppo di giovani di estrema destra». Prima i «cori antifascisti», poi dal fronte della sinistra antagonista comincia un lancio di oggetti, «tra cui sedie, tavolini e bicchieri» contro i ragazzi del Blocco che, «in numero molto minore, si sono schierati con bastoni, mentre gli aderenti ai collettivi universitari avanzavano». E il presunto «poliziotto infiltrato» nelle fila dei ragazzi di destra, quello filmato mentre parla con gli agenti? Un bluff, spiega il sottosegretario: «Quel ragazzo è di Blocco studentesco, è stato portato in questura e identificato, e la sua posizione è ancora al vaglio degli inquirenti». Infine, quanto alla mancata presenza della polizia al momento dell’inizio degli scontri, per Nitto Palma era dovuta alla scelta strategica di non farsi vedere in piazza, dove gli studenti scandivano slogan contro le forze dell’ordine, proprio per evitare tensioni ulteriori. La ricostruzione, però, solleva critiche sia nell’opposizione sia nella sinistra extraparlamentare, e anche tra i Collettivi studenteschi della Sapienza che annunciano una controinchiesta. Eppure la dinamica illustrata dal sottosegretario al Viminale ricalca quella raccontata ieri su Repubblica in un pezzo di retroscena sulle informative della questura. Dove si dà conto di quanto «documentato dai video degli scontri» con la carica che «parte dal settore degli studenti di sinistra coinvolgendo almeno 300 ragazzi». Niente da fare però. La rissa tra chi ha attaccato e chi si era portato dietro mazze e bastoni diventa, ovviamente, oggetto di polemica politica. E la ricostruzione del governo, per gli esponenti di Pd, Rifondazione e Pdci, non solo è «inaccettabile» ma anche «scandalosa». Una «bassezza mediatica», sibila Di Pietro. Di altro avviso Francesco Storace, segretario della Destra, che chiede ora alle tv di scusarsi con i «giovani di destra che si sono difesi dall’aggressione».

28 ottobre: EJA EJA!ALALA’!

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, destra fiorentina, politica on Ottobre 28, 2008 at 8:59 pm

Giovinezza la lotta, Giovinezza le sbarre, Giovinezza la gioia e il dolore, Giovinezza donata e non mai sprecata, Giovinezza la fede e l’amore, Giovinezza di facili sogni, Giovinezza di lacrime amare, Giovinezza donata, Giovinezza..

Giovinezza è un grido fatato, giovinezza è una vergine bianca,
Nelle mani di chi la sa usare giovinezza è un’arma mortale.
Giovinezza è il mio grido di guerra e vendetta sarà la mia spada,
E l’onore sarà il mio scudo, e l’amore sarà la mia lancia.
Sì l’amore per quello che è stato, la speranza per ciò che sarà,
E la gloria delle grandi gesta nella giovinezza eterna sarà.
rit. Giovinezza giovinezza primavera di bellezza
Della vita sei l’ebrezza giovinezza
Giovinezza giovinezza primavera di bellezza
Non si piega e non si spezza giovinezza
Giovinezza è un fulmine un tuono, giovinezza è un sorriso di sole
Giovinezza colpisce veloce, giovinezza è senza pietà.
Giovinezza è una grande battaglia, giovinezza è un campo di fiori,
Giovinezza è una scelta d’amore che dà vita ad un grande cuore.
Giovinezza è una splendida stella, giovinezza è l’eterna promessa,
Giovinezza è l’amore più grande, giovinezza per l’eternità

<!– –>

5 ottobre 1980-5 ottobre 2008. Non scordo!

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Ottobre 3, 2008 at 11:47 pm

Il ‘facciaculismo’ di alcuni…

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Settembre 25, 2008 at 11:16 pm

 Ora è tutto merito suo. Se Alitalia è salva, è perché Walter Veltroni ci ha messo la zampino. In queste ore concitate che hanno visto anche la Cgil firmare l’accordo con Cai, il segretario del Partito democratico ha rivendicato un ruolo fondamentale nella trattativa: “Quarantotto ore fa si è sbloccata la situazione perché, mettendo insieme Colaninno ed Epifani, ho cercato di favorire il fatto che si trovasse un punto di intesa”. Ovviamente, arriva la frecciatina contro il presidente del Consiglio: “Berlusconi non è qui, è partito per una destinazione che non conosciamo”. “Non avrei replicato a Berlusconi se lui non mi avesse attaccato a freddo”, ha poi aggiunto nel corso della registrazione della puntata di Porta a porta. “Di fronte ad un’opposizione che collabora, in un Paese civile un presidente del Consiglio non insulta, ma rispetta. Basta con gli spot, i fuochi d’artificio, il bullismo al governo”.
Gli spot. Veltroni li snocciola uno ad uno: “Ha cambiato idea su tutto, su Air France, sulla cordata, ha parlato del coinvolgimento dei figli, di Aereoflot, delle ferrovie dello stato. È stato uno show, che dimostra la confusione con cui Berlusconi ha affrontato il problema. Io non ho mai cambiato idea”.  Gli unici complimenti arrivano per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta: “Si è sempre speso per cercare una soluzione positiva per Alitalia”. Veltroni si autoincensa, dice di essersi comportato come un leader dell’opposizione anglosassone: “Nonostante il giudizio fortemente negativo su come è stata gestita dal governo la vicenda, tuttavia ho cercato di dare una mano nelle relazioni con Colaninno e i sindacati e ho sempre informato Gianni Letta. Io e lui apparteniamo alla stessa cultura istituzionale”.
La risposta alle parole del leader del Pd arriva dal ministro dei Trasporti, Altero Matteoli: “Figurarsi se può intestarsi il merito dell’accordo Veltroni che lo ha ostacolato fino a poche ore fa”, ha detto sempre nel corso della registrazione di Porta a porta. Ha colto anche l’occasione per precisare quanto accaduto nelle ultime ore: “Non è cambiato sostanzialmente nulla, è stato sottoscritto l’accordo di sette giorni fa, erano solo rimasti in sospeso alcuni chiarimenti che sono stati dati questa mattina e questo ha portato anche la Cgil a firmare”. Lo attacca pure l’ormai ex alleato Antonio Di Pietro: “Veltroni senza aver fatto nessuna manifestazione con gli operai dice che grazie a lui gli operai ce l’hanno fatta. Ma gli operai non ce l’hanno fatta, hanno solo subito”.
A Walter però non importa. Dalle comode poltrone bianche del salotto di Bruno Vespa sente di essere stato risolutivo.

 

tratto da www.libero-news.it

Caro Ministro le scrivo…

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Settembre 25, 2008 at 11:10 pm

 

Onorevole Ministro,

Giorni fa ho ricevuto la mail del Presidente Nazionale di Azione Giovani, in merito alle tanto discusse parole di Gianfranco Fini (e a ciò che ne è seguito) pronunciate durante la kermesse di Atreju.

Ho apprezzato quella mail, ovvero ne ho lodato il contenuto. Tentare di risolvere una situazione spinosa, di superare acredini il più delle volte generate e sviluppate da propaganda mendace è ciò che ogni capo, ogni presidente di un movimento si sente in dovere di fare. E sarà qui che mi soffermerò Onorevole.

Dicevamo un dovere da capo. Ruolo che, sappiamo tutti, essere impegnativo, duro, carico di oneri e quasi privo di onori.

Andare avanti è sacrosanto: lasciare cadere alle spalle quell’accusa infamante che da mezzo secolo una falsa categoria di intellettuali ti lancia addosso, che ha l’effetto di una marchiatura a fuoco come se essere quello che loro dicono significhi appartenere alla peggiore razza di criminali che abbia camminato su questa terra. E che brucia più di una marchiatura da bestiame, specialmente se l’accusa proviene da persone capaci di ragionare solo con una pertica in mano e una lama nella tasca.

Ma da che mondo è mondo nascondere la polvere sotto il tappeto non porta a buoni frutti. Chiudere lo scrigno dei ricordi, belli e brutti, non serve a cancellare ciò che si è stati, ciò che si è vissuto e si ha visto con gli occhi del giovane adulto in sezione e del ragazzino fisso di fronte a un manifesto.

Si Onorevole! Che oggi si abbia cinquant’anni o se ne abbia venticinque nessuno sa dimenticare la fiamma tricolore stampata sui manifesti e sui volantini, le croci cerchiate con la sigla del Fronte e del FUAN sul muro di scuola e di casa, i comizi, i raduni e le manifestazioni che, i ventenni e i bambini di allora, hanno ancora nella mente.

E’ vero, il nostalgismo è sbagliato. Ma qui non si tratta di dire ’si stava meglio quando si stava peggio’, si tratta di affrontare una volta per tutte la questione mediante il dibattito interno, la discussione tra e con la base militante. Un comunicato dell’ufficio stampa, una intervista non sortiscono lo stesso effetto.

Lo ammetto, purtroppo il dibattito manca nel Movimento. Forse si dice di sì per convenienza o per paura di non essere ascoltati. Tuttavia interloquire è il solo mezzo per concludere realmente la faccenda. Ed è anche il modo migliore per maturare tutti, dal militante al dirigente nazionale. La maturazione è come l’evoluzione della specie. Un processo inarrestabile, per nostra fortuna.

Ma non voglio annoiarLa oltremodo. Nel salutarLa e nell’augurarLe serenità e successo nel Suo lavoro istituzionale auspico questo mio appello al dialogo venga tenuto in considerazione.

Distinti saluti.

 

Marco Petrelli

Emittente radio

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Corneliu Zelea Codreanu, Cuori Neri, Destra Giovanile, Destra in radio, EROI, Fascismo, Firenze, Futurismo, Link, Radio su internet, Rivoluzione Fascista, Storia, Storia politica, Terza Posizione, Valori, degrado firenze, destra fiorentina on Luglio 22, 2008 at 11:09 am

Il Bargello approda anche sulle frequenze medie. Uno spazio radio  per il quale cerchiamo collaboratori. File audio, politici e non, per trasmettere idee, opinioni, gusti. Ancora in stato “embrionale” speriamo, con il vostro aiuto.

La redazione

http://www.anywhere.fm/ferafirenze

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Corneliu Zelea Codreanu, Destra Giovanile, Fascismo, Rivoluzione Fascista, Storia politica, Terza Posizione, Tradizione, destra fiorentina, politica on Luglio 22, 2008 at 10:48 am

Mussolini il rivoluzionario

Riportiamo un secondo articolo tratto da www.centrostudilaruna.it

 Adriano Romualdi

Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario Mussolini il rivoluzionario è il primo solido pilastro di un’opera in quattro volumi che ha in cantiere il giovane storico Renzo De Felice. Essa abbraccia la vita di Mussolini dalla nascita al 1920 e descrive la formazione e le battaglie del futuro Capo del Fascismo dagli anni della giovinezza socialista a quelli del primo squadrismo. Un fascio di luce gettato su di un periodo decisivo della vita di Mussolini e un contributo prezioso ad intendere la sostanza profonda di questa genuina natura di ribelle e di lottatore.

Purtroppo, a distanza di vent’anni dalla morte, un discorso serio su Mussolini aspetta ancora di essere fatto. Da una parte ci sono la ingiuria, la diffamazione, la calunnia contro un avversario la cui ombra non dà pace e tregua. Dall’altra la patetica e casalinga rievocazione dei fedeli che rischia di deformare in una oleografia borghese la personalità del più spregiudicato rivoluzionario della storia d’Italia. Questo libro del De Felice può essere la prima pietra per la ricostruzione della viva immagine di Mussolini. Un libro serio, documentato, ponderato, scritto, per quanto possibile, senza pregiudizio. È, diciamolo subito, una sorpresa, perché l’editore del volume è il famigerato Einaudi e il prefatore il viscido, sfuggente, Delio Cantimori. Evidentemente qualcosa si sta muovendo nel complesso fazioso e retrivo della storiografia antifascista e, dopo l’orgia di banalità e di calunnie, qualcuno tra i più seri e tra i più colti sente il bisogno di incominciare ad usare un linguaggio più onesto e più pulito.

Non sappiamo se nei prossimi volumi dell’opera (“Il fascista”, “Il duce”, “L’alleato”) De Felice riuscirà a conservare la misura e l’equilibrio di cui fa sfoggio in questo primo libro, ma l’inizio è senza dubbio soddisfacente.

Mussolini il rivoluzionario è un’opera che pone le basi della ricostruzione della personalità di Mussolini. Perché Mussolini è stato soprattutto, innanzitutto, una figura di rivoluzionario. Un rivoluzionario: cioè un uomo dotato della istintiva capacità di agire in modo profondo ed incisivo sulle situazioni e sugli stati d’animo, non subendoli ma trasformandoli con un azione violenta, sconvolgitrice, imprevedibile. Un rivoluzionario: ossia una personalità capace di estrarre l’essenziale da un’idea, da una realtà, da un sentimento, e di rendere visibile a tutti, in un momento, ciò che è vecchio e ciò che è nuovo, ciò che è vivo e ciò che è morto, quel che va abbandonato e quel che va conquistato.

Non un politicante, un mercanteggiatore di voti e di consensi, ma un creatore di fatti irrevocabili, un suscitatore di miti, l’evocatore di tutte le energie sane di un popolo e di una società.

Questa fondamentale natura rivoluzionaria di Mussolini spiega tutte le sue scelte. Egli ha militato nel socialismo nella speranza di poter sconvolgere con la violenza delle masse proletarie l’assetto di una meschina società borghese. Coerentemente, all’interno del partito socialista ha esecrato e combattuto il riformismo, cioè la tendenza ad inserire il socialismo nel “sistema”. Successivamente, accortosi che il pacifismo socialista confluiva nella grande palude democratica e umanitaria, ha salutato nella guerra lo strumento capace di indirizzare la storia verso la rivoluzione totale. Da questa scelta deriva l’ulteriore rifiuto del socialismo. In questa scelta ne era già contenuta un’altra: fallito il socialismo come strumento di rottura rivoluzionaria, occorreva cercare in un’altra direzione, quella in cui si muoveva la gioventù in armi delle nazioni europee: il fascismo. Nell’apparente contraddizione delle ideologie e degli atteggiamenti c’è una perfetta logica dell’azione.

La lettura del libro del De Felice ci fa scorrere davanti agli occhi questa coerente successione. Esso si pone più come un racconto obiettivo che come un’interpretazione generale, ma le conseguenze che si traggono si impongono da sole. Innanzitutto in che cosa consisteva essenzialmente il famoso “socialismo” si Mussolini? Esso era eminentemente rivoluzionarismo. Era la lotta spietata, aggressiva, violenta contro l’ordine costituito della borghesia per la creazione di una nuova realtà storica, di un nuovo ordine eroico. In questo Mussolini è discepolo di Sorel, il padre del sindacalismo rivoluzionario, che malediceva il mito del progresso, inveiva contro la “platitude” umanitaria, predicava lo sciopero generale e la violenza come elementi di un mito totale destinato a preparare l’avvento di una umanità eroica.

Come ognuno può vedere si tratta di prospettive lontanissime da quelle del socialcomunismo contemporaneo il cui fine altro non è che il graduale imborghesimento delle masse con la pace e la bistecca, il burro e le riforme, la coesistenza e la televisione. È un socialismo passato al vaglio di Nietzsche, di cui Mussolini fu attento lettore e che fu, si può dire, l’unico filosofo che studiò veramente. C’è un importante saggio giovanile di Mussolini su Nietzsche apparso su Il Pensiero Romagnolo nel 1905 che De Felice riporta ampiamente. Non è inutile citarlo per comprendere gli orizzonti mentali di questo strano “socialista”.

Scrive Mussolini: “Il superuomo, ecco la grande creazione nietzscheana. Quale impulso segreto, quale interna rivolta hanno suggerito al solitario professore di lingue antiche dell’università di Basilea questa superba nozione? Forse il taedium vitae, della vita quale si svolge nelle odierne società civili dove irrimediabile mediocrità trionfa a danno della pianta-uomo. E Nietzsche suona la diana di un prossimo ritorno all’ideale. Ma un ideale diverso fondamentalmente da quello in cui hanno creduto le generazioni passate. Per comprenderlo verrà una nuova specie di spiriti liberi fortificati nella guerra, nella solitudine, nel grande pericolo, spiriti che conosceranno il ghiaccio e i venti, le nevi dell’alta montagna e sapranno misurare con occhio sereno tutta la profondità degli abissi, spiriti dotati di un genere sublime di perversità, spiriti che ci libereranno dall’amore del prossimo della volontà del nulla ridonando alla terra il suo scopo e agli uomini le loro speranze – spiriti nuovi, liberi, molto liberi che trionferanno su Dio e sul Nulla!”

È, lo vede ognuno, la profezia del fascismo. Del resto, della eterogeneità di Mussolini alla mentalità del socialismo corrente si era accorta la Kuliscioff che in quel tempo diceva di lui: “non è un marxista e neppure un socialista. È un poetino, un poetino che ha letto Nietzsche”. Una definizione che si potrebbe accettare se si sostituisse quel “poetino” col termine più appropriato di “rivoluzionario”. Purtroppo esigenze di spazio non ci consentono di discutere i molti temi affrontati dal De Felice in questo libro. Ci limitiamo a lodarne lo sforzo verso un’autentica obbiettività. Esso mette in chiaro le grandi qualità umane, morali, intellettuali di un uomo di cui vent’anni di storiografia antifascista si voleva liberare etichettandolo come “avventuriero” o “demagogo”.

Soprattutto, quel che traspare dalle righe scarne ed asciutte del De Felice è la superiorità personale di Mussolini, la sua chiarezza intellettuale, la maggiore energia, la capacità lavorativa, l’alta, lungimirante praticità. Mussolini il rivoluzionario è e resta il libro di un antifascista, ma di un antifascista che, cercando, ha trovato le prove e le testimonianze della sua fede e del suo disinteresse e non le ha occultate o nascoste.

Per noi, per cui Mussolini non è solo un oggetto di studio ma un maestro d’azione politica, esso rappresenta un invito a liberarsi del feticcio del “duce” che dovrebbe avallare certo conformismo borghese e patriottardo da epigoni e da rassegnati e un invito a ritrovare il vero Mussolini: il ribelle, lo spregiudicato, l’anticonformista, l’uomo che ha disperso e bastonato i pavidi e i buffoni di casa nostra per diventare, per oltre vent’anni il terrore e lo spauracchio dell’Europa dei socialisti, dei democratici, dei vigliacchi.

* * *

Tratto da Il Secolo d’Italia, (data sconosciuta), 1965.

Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario (IBS) (BOL) (LU)

Così diceva Codreanu

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 22, 2008 at 10:41 am

Riportiamo di seguito un articolo tratto dal sito www.centrostudilaruna.it , già fonte di significativi documenti d’Area.

Fra le molte figure di dirigenti di movimenti nazionali da noi conosciute nei nostri viaggi in Europa, poche, per non dire nessuna, ci fecero un’impressione più viva di Cornelio Codreanu, il capo della “Guardia di Ferro” romena. Ricordiamo l’incontro con lui, nel marzo del 1938, nella “Casa CodreanuVerde”, sede centrale che i legionari stessi si erano costruita con le proprie mani, a Bucarest.

Egli ci si fece incontro: un giovane di alta statura, aitante, con una espressione di nobiltà, di lealtà e di coraggio impressa nel volto dai tratti del puro tipo dacio-romano, ci si mescolava qualcosa di contemplativo, di ispirato. Fra noi due si stabilì subito una spontanea simpatia; in effetti, molte delle nostre idee concordavano, specie quanto all’esigenza di dare ai movimenti di rinnovamento nazionale una autentica base spirituale.

Il livello dell’organizzazione che Codreanu aveva creato e con la quale si proponeva di rinnovare la Romania, era notevolmente alto. Il movimento complessivo aveva un orientamento originale; si affiancava idealmente ai movimenti nazionali affermatisi in Italia e in Germania, ma con una propria, specifica fisionomia. In un colloquio, lo stesso Codreanu ci indicò questa direzione particolare, usando un’immagine. Egli disse: “L’essere umano è composto dal corpo, dall’energia vitale e dall’anima. Così anche ogni nazione, e un moto di rinnovamento, può far leva su uno o sull’altro di tali elementi e investire il resto partendo da esso. Ora il fascismo italiano mi sembra che parta dall’elemento corpo, cioè dall’elemento forma, riprendendo ideale romano dello Stato quale forza formatrice. Il nazionalsocialismo tedesco, col risalto dato a tutto ciò che è razza e sangue parte invece dall’elemento vita. Quanto alla Guardia di Ferro romena, essa per raggiungere lo stesso scopo vorrebbe agire partendo dall’elemento spirituale, dall’anima”.

Julius Evola, Fascismo e Terzo Reich Nel caso del movimento di Codreanu, quest’ultima espressione assumeva però un significato peculiare. Per Codreanu, più che di una lotta politica per la semplice conquista del potere, si trattava di creare un uomo nuovo. Egli riteneva che la sostanza del popolo romeno fosse così guasta, che senza un rinnovamento dall’interno, dal profondo, nulla di valido avrebbe potuto essere raggiunto. L’opera di formazione doveva realizzarsi a tutta prima in una minoranza, a che essa facesse poi da spina dorsale alla nazione.

L’orientamento spirituale, religioso, come controparte di quello militante, si palesava già nella designazione che la prima organizzazione aveva avuto: “Legione dell’Arcangelo Michele”. Quando questa divenne la Guardia di Ferro, vi si mantennero tratti di una specie di ascetismo guerriero, analoghi a quelli di alcuni antichi ordini cavallereschi. Così per gli appartenenti ad uno speciale corpo che si fregiava dei nomi di Moza e Marin (due capi della Guardia caduti nella guerra di Spagna) vigeva la clausola del celibato: nessuna cura mondana e familiare doveva diminuire, in loro, la capacità di consacrarsi assolutamente alla causa. Ci si doveva anche astenere dal frequentare balli e cinematografi, si doveva evitare ogni sfoggio di ricchezza e di lusso. Doveva essere amata una certa tenuta spartana di vita. In più, era contemplata la pratica del digiuno, due volte alla settimana. Codreanu era il primo a sottoporvisi.

Particolare importanza veniva poi attribuita alla preghiera intesa come una vocazione. “La preghiera è un elemento decisivo – diceva Codreanu. Vince chi sa attrarre dall’etere, dai cieli, le forz e misteriose del mondo invisibile e assicurarsene il concorso”. Per lui fra tali forze vi erano le anime degli antenati e dei morti. E nei “nidi” (così venivano chiamati i centri della Guardia) ogni riunione s’iniziava e si terminava con una preghiera invocativa rivolta a coloro che lungo i secoli erano caduti per la difesa della patria e della fede e che si riteneva essere rimasti invisibilmente uniti alla stirpe.

[…] Si sa della tragedia della Guardia di Ferro e della fine di Codreanu. […] Alla fine Codreanu fu arrestato e processato […] “si tagliò corto” e si ricorse all’assasinio mascherato.

 

* * *

Brani tratti dall’articolo Così diceva Codreanu apparso sul quotidiano Roma il 12 dicembre 1958.

Julius Evola

DEDALO 2008

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 12, 2008 at 1:54 am

 

 

 

 

 

Torna “DEDALO”, Campo Nazionale di Azione Universitaria in Versilia, nei giorni 16, 17, 18 di Luglio.

Ormai alla terza edizione “DEDALO” rappresenta una importante occasione di confronto, dibattito e socializzazione per i militanti di Azione Universitaria e Azione Giovani invitati a partecipare alla kermesse.

Militanti e dirigenti di tutte le comunità italiane parteciperanno a corsi di formazione curati dalla dirigenza nazionale, presenteranno progetti futuri pianificati per le aree universitarie e metropolitane di appartenenza, esporranno i punti focali della attività dell’ultimo anno. Non mancheranno i momenti ludici e ricreativi, cene comunitarie e l’immancabile serata alla “Capannina di Franceschi” storica ed elegante discoteca di Forte dei Marmi.

Durata tre giorni. Il terzo e ultimo giorno vedrà intervenire parlamentari e ministri di Alleanza Nazionale in un dibattito aperto con i giovani.

 

Per maggiori informazioni rivolgersi al proprio presidente provinciale o visitare il sito www.sfida.org

 

Un appuntamento da non perdere.

 

Marco Petrelli

di sotto un video realizzato da un nostro collaboratore
    

Immigrazione

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Luglio 12, 2008 at 1:43 am

Un video da me realizzato. Spero vi piaccia.

Marco Petrelli – CARAVELLA

INGRID BETANCOURT LIBERA, ‘RINGRAZIO DIO E L’ESERCITO’

In Attualità, Attualità politica, politica on Luglio 3, 2008 at 8:44 am
 
 tratt da www.ansa.it

BOGOTA’ – Con una operazione militare basata sull’inganno e l’intelligence, l’esercito colombiano ha liberato oggi a Ingrid Bentacourt e altri 14 ostaggi in mano alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), prelevandoli dalla giungla nel sud del paese senza sparare un solo colpo, e riportandoli alla capitale sani e salvi.L’”Operazione Scacco”, come è stata spiegata dal ministro della Difesa Juan Manuel Santos e confermata dalla testimonianza della stessa Betancourt, è partita da una infiltrazione del vertice delle Farc, grazie alla quale è stato inviato un falso messaggio al gruppo di guerriglieri che detenevano il gruppo di ostaggi. Nel messaggio, come ha raccontato il generale Jaime Padilla, si comunicava che gli ostaggi dovevano essere trasportati a una nuova località, per passare sotto il controllo del comandante delle Farc, Alfonso Cano. Così è stato inviato un elicottero per raccogliere gli ostaggi, guidato da militari colombiani.

La stessa Betancourt ha raccontato che solo quando, salita sull’elicottero con gli altri ostaggi, si è sentita dire dai militari “siamo dell’esercito nazionale, siete liberi” ha capito quello che era successo, ed è scoppiata in lacrime. L’ex candidata presidenziale ha definito “impeccabile” e “perfetta” l’operazione militare, sottolineando che “non c’é stato un solo sparo” e chiedendo perfino ai comandanti delle Farc di non prendere misure di rappresaglia contro i guerriglieri che hanno consegnato gli ostaggi all’esercito: “sono innocenti, non sapevano quello che facevano”. Mentre i tre ostaggi americani ripartivano verso il loro paese, gli altri ostaggi sono stati portati alla base militare di Catam, nei dintorni di Bogotà: Ingrid Betancourt è stata la prima a scendere dall’aereo, e ai piedi della scaletta ha abbracciato la madre, Yolanda Pulecio.

Apparentemente in buona forma – lei stessa ha chiarito che le immagini diffuse nel febbraio scorso la mostravano mentre era convalescente – e visibilmente emozionata, indossando una uniforme mimetica (“sono solo un piccolo soldato”) e coi capelli raccolti in trecce, la Betancourt ha parlato a lungo, sulla pista della base militare di Catam.

“Prima di tutto – ha detto – voglio ringraziare Dio e i soldati della Colombia”. “Credo – ha aggiunto – che la liberazione degli ostaggi “sia un segnale di pace per la Colombia”. La Betancourt ha anche espresso la sua gratitudine per l’appoggio datole dai media internazionali: “Devo molto ai mezzi di comunicazione, se non fosse per loro, forse adesso non sarei viva”, ha detto alternando frasi in francese ad altre in spagnolo. La Betancourt ha voluto ricordare anche la sorte degli altri ostaggi in mano alle Farc ed a altri gruppi armati colombiani, vivi o morti. Agli ostaggi in mano alle Farc, ha promesso che “vi porteremo tutti fuori”, aggiungendo che “dobbiamo ricordare anche chi non è tornato, chi non potrà più tornare”, ha aggiunto, includendo nel suo pensiero tanto i sequestrati in mano a gruppi guerriglieri, che li usano come moneta di scambio per accordi umanitari, come quelli “sequestrati per profitto” Ingrid ha avuto anche un pensiero particolare per la Francia, la sua seconda patria, nelle sue dichiarazioni dopo la liberazione: ha usato varie volte il francese, ringraziato il presidente Nicolas Sarkozy e ricordato come all’alba di oggi, quando era ancora prigioniera, dopo aver recitato il rosario ha ascoltato alla radio un messaggio del suo ex marito, Fabrice Delloye nel quale le raccontava della sua immagine eretta in cima al Monte Bianco.

Il Canto degli italiani

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Maggio 24, 2008 at 9:37 am



Pressoché dimenticato presentiamo il primo inno ufficiale del MSI, dal titolo “Il canto degli italiani”. le parole furono scritte da Giorgio Almirante.



Siamo nati un cupo tramonto
Di rinuncia, vergogna, dolore:
siamo nati in un atto d’amore
riscattando l’altrui disonor.
Siamo nati nel nome d’Italia,
stretti attorno alla nostra Bandiera:
è rinata con noi primavera,
si è riaccesa una Fiamma nel cuor.
Italia, sorgi a nuova vita, così vuole Chi per te morì,
chi il suo sangue donò
chi il nemico affrontò
Giustizia alla Patria darà.
Italia, rasserena il volto,
abbi fede: nostro è l’avvenir.
Rispondi, rispondi, o Italia!
Si ridesta la tua gioventù.
Noi saremo la vostra avanguardia,
Italiani, coraggio: in cammino.
Solo ai forti sorride il destino;
liberate la Patria, il Lavor.
Noi saremo la Fiamma d’Italia,
il germoglio di un’alba trionfale,
la valanga impetuosa che sale:
Italiani, coraggio: con noi!
Italia, sorgi a nuova vita.

tratto da: www.mussolinibenito.it

Ventennale della morte di Giorgio Almirante

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Maggio 21, 2008 at 12:01 pm
Pubblichiamo un articolo (datato 19 maggio 2008) segnalatoci dal web master del blog: http://faber2008.blogspot.com/ .
In occasione del 20^ anniversario della morte di Giorgio Almirante proponiamo una riflessione sulla eredità del MSI e sui "prosecutori" dei progetti almirantiani.

 

Spigoli

 

lunedì 19 maggio 2008

Giorgio Almirante: appropriazione indebita?

Tra pochi giorni, esattamente il 22 maggio, sarà il ventennale della morte di Giorgio Almirante. In tanti si apprestano a ricordarlo, ad inneggiare alla sua memoria, a farsene legittimi successori, a rivendicare il proseguimento di un cammino nel solco da lui tracciato. Questa corsa all’eredità non mi convince, soprattutto perché lui non può confermare la legittimità.
Per valutare se queste appropriazioni (soprattutto alla luce di alcune sconcertanti dichiarazioni, più o meno recenti degli ‘auto-eredi’) siano o meno indebite, utilizzo un sistema infallibile: mi affido alle sue parole.
Non quelle di uno dei tanti mirabolanti discorsi da lui pronunciati e scritti, facilmente accusabili di enfasi retorica.
Meglio ancora: una lettera che Almirante scrisse nel 1986 (a meno di due anni dalla morte) alla deputata missina milanese Cristiana Muscardini, riferendosi a tentativi di avventato ’superamento storico’.
Lettera pubblicata dal settimanale “Lo Stato” il 2 giugno 1998 e dalla quale mi pregio di stralciare questo passo: «Puoi stare certa che il mio ultimo respiro sarà fascista, nel nostro senso del termine. Perché, per me, per noi, si tratta della battaglia di tutta la nostra vita.»
Infine, autorizzava a sbattere la lettera «in faccia a chicchessia». Chissà se qualcuno dalle parti di via della Scrofa l’ha mai letta e meditata…

Il caso Verona

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Maggio 9, 2008 at 1:19 pm
 
 
Il triste gesto di un gruppo di squinternati di Verona nei giorni scorsi ha ridato linfa vitale alla retorica anti fascista.
 
L’estrema sinistra, tagliata fuori dal Parlamento, tenta di restare a galla, di non affogare, cercando appigli in una cultura di violenza e degenero umano e intellettuale che in passato, nel plumbeo periodo della lotta armata, troppi morti ha lasciato sul selciato.
 
I veronesi responsabili dell’insano gesto sono stati inseriti a forza dai quotidiani dell’opposizione di Governo nell’area della destra radicale, nel duplice tentativo di screditare quest’ultima e di colpire la città di Verona e il Primo cittadino, reo di appartenere ad un partito politico che mira esclusivamente ad una regolamentazione del flusso migratorio e ad arginare l’attività criminosa.
 
Verona è il capro espiatorio della suddetta vicenda: una città di destra, retta da un sindaco integerrimo e con una tifoseria di “parte”, pittoresca in occasione di manifestazioni sportive forse più di altre, ma non per questo ricettacolo di delinquenti.
 
Se alle critiche e agli oltraggi de il manifesto e di Liberazione eravamo da tempo abituati, riuscendo talvolta a sorridere ad editoriali paradossali, più in linea con Lotta continua che non con la dialettica politica attuale, restiamo basiti di fronte al comportamento de l’Unità,voce del Partito Democratico. L’organo del PD non lesina accuse prive di fondamento al PdL pur di riottenere un consenso e una visibilità perso (ma mai accettato) il 14 aprile.
IL 5 maggio l’agenzia ANSA ha raccolto una intervista a Franco “Giorgio” Freda nel quale l’intellettuale di destra pone l’accento sul movente, non ideologico, del gesto. Ve ne proponiamo uno stralcio:
 
 
 Il recente fatto di cronaca non è un episodio di estremismo politico, né di estremismo in genere, ma di insania. E la pazzia non è di destra né di sinistra: non la si può ideologizzare. Così come la schiuma umana è schiuma e basta. I teppisti di Verona li ha generati questa società, sono conformi a essa. Anche sotto il profilo escrementizio: più che dell’efferatezza nazifascista, sono scarti della vuotezza patologica della società odierna. Volete una terapia? Lavori coatti. Pare che il Veneto manchi di autostrade…
 
 
Le parole di Freda centrano il bersaglio: non si è trattato di una azione politica. La politica, semmai, può essere il contorno della vicenda, non il movente. L’appartenza ad un gruppo o ad una sigla non è pregiudiziale di crudeltà e violenza. L’onesta e la rettitudine umana appartiene al singolo e solo al singolo. Si è brave persone a prescindere dal colore scelto o dalla tessera che si ha in tasca. I simboli e la retorica ideologica sono scenografia o pretesto. Non sono essi a fare l’uomo.
L’aspetto più crudele di tutto questo è che “qualcuno” abbia ancora una volta scelto di strumentalizzare l’accaduto. Quel ragazzo è morto sotto i colpi di tre pazzi, poi è diventato l’icona ad uso e consumo della propaganda no global e dei centri sociali.
Manca il rispetto per l’uomo e manca la dignità di fronte alla morte.
 
  Marco Petrelli

Informazioni

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Aprile 30, 2008 at 11:36 pm

Destra Sociale.Org segnala:

 

 

 

 

 

 

LE NEWS DI DESTRASOCIALE.ORG

ANCORA ACCESSI RECORD PER DESTRASOCIALE.ORG

Anche ieri, proprio come il giorno passato, destrasociale.org ha fatto il pieno di accessi eguagliando il record del giorno precedente di 270.000 accessi. Questa seconda giornata di record per destrasociale.org permetterà al portale di oltreppasare, per la prima volta, la barriera dei 2 milioni di accessi in un solo mese.

 30/04/2008
CAMERA: ALEMANNO, CON ELEZIONE FINI SUPERATI VECCHI SCHEMI

 30/04/2008
ALEMANNO:”OK A NUOVI STADI MA DA COMUNE NEMMENO UN EURO”
 
 29/04/2008
ALEMANNO: “TRASPORTO ELETTRICO CONTRO INQUINAMENTO”

 30/04/2008
ALEMANNO: “ROMA NON SARÀ PIÙ AREA FRANCA”

 30/04/2008
ALEMANNO: “SU METRO STUDIO ATTENTO PER NON DIRE BALLE”
 
 30/04/2008
ALEMANNO: “CITTADINI SANNO DOVE TROVARMI”

 29/04/2008
ALEMANNO: “AL LAVORO SUBITO E SENZA PIETÀ”

 29/04/2008
ALEMANNO: “AMARAGGIATO DA CAMPAGNA DEMONIZZAZIONE”

 

ALEMANNO E LA DESTRA CHE HA FATTO L’IMPRESA

Fonte: destrasociale.org, di o.k.

UN PASSO AVANTI NELLA STORIAGianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Lo ripeto per ben due volte, perché onestamente ancora non ci credo. E quanti altri come me? Una marea. Perché -sappiate- se c’è una cosa che più di altre mi ha colpito della vittoria di Alemanno, è stato il coinvolgimento spontaneo di una miriade di persone neppure residenti nell’Urbe. Molte delle mail che ci arrivavano erano di volenterosi sostenitori che pur non potendo votare (in quanto non residenti nella Capitale) hanno sostenuto -ognuno con i propri mezzi, piccoli o grandi che fossero- l’elezione del candidato del Pdl, a dimostrazione di quanto questa vittoria sia stata voluta, cercata e trovata da tutta Italia e non solo da Roma.

CONTINUA LA LETTURA SU www.destrasociale.org

Oppure puoi discuterne sul forum! ENTRA NEL FORUM

———————————————–

ADERISCI: APPELLO AL POPOLO DI ALLEANZA NAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA VITA

RACCOLTA ADESIONI
Per aderire invia una mail specificando
NOME – COGNOME – CITTA’ – NUMERO DI TELEFONO – CIRCOLO
ADERISCI

La moratoria per la vita proposta da Giuliano Ferrara, l’invito alla riflessione sulla legge 194 formulato dal Cardinale Camillo Ruini e il bilancio obiettivo di decenni di aborto “legalizzato” in Italia, in Europa e nel mondo, impongono a chiunque abbia responsabilità politiche approfondimento e azione coerente.

1. Perché l’aborto “legale” è diventato aborto “banale”. Quando in Italia, a partire dall’inizio degli anni 1970, iniziò la propaganda per introdurre una legislazione abortista, l’intento dei sostenitori era di rendere la gestante libera di ottenere l’intervento abortivo senza ostacoli. Era arduo far passare…

CONTINUA LA LETTURA SU www.destrasociale.org

 

————————————————————————-

Segnala ai tuoi amici l’iscrizione alla newsletter di Destra Sociale.Org, l’unica NEWSLETTER che ti consente di essere sempre informato sulle ultime novita, sugli incontri, sulle conferenze o sugli articoli del mondo della Destra Sociale. La newsletter di Destra Sociale.Org e un servizio completamente gratuito ed arriva con puntualita nella tua casella di posta elettronica al momento di ogni importante aggiornamento. Se non desideri piu ricevere questa e-mail basta entrare nel sito, digitare la propria e-mail, e premere su cancella.

Lo Staff di Destra Sociale.Org

 

 


www.destrasociale.org mail@destrasociale.org

GIANNI ALEMANNO SINDACO DI ROMA

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, destra fiorentina, politica on Aprile 29, 2008 at 4:14 pm

Destra Sociale.Org segnala:

GIANNI ALEMANNO SINDACO DI ROMA

ROMA: ALEMANNO SINDACO CON IL 53,66 %

Roma, 28 apr. – (Adnkronos) – Gianni Alemanno e’ stato eletto sindaco di Roma con il 53,66 % dei voti al secondo turno delle elezioni comunali della Capitale, secondo i dati definitivi forniti dal Campidoglio. Il candidato del centrosinistra, Francesco Rutelli, ha ottenuto il 46,34 % dei voti.

CAMPIDOGLIO; FINI DA ALEMANNO, “E’ UNA GIORNATA STORICA”

Roma, 28 apr. (Apcom) – Gianfranco Fini è tra i primi a festeggiare con Gianni Alemanno la vittoria per la corsa al Campidoglio. “E’ una giornata storica”, ha commentato il presidente di An, giunto raggiante in via Salandra. Insieme a lui anche Ignazio La Russa e il portavoce del partito, Andrea Ronchi. L’arrivo di Fini è stato salutato con cori da stadio dalla piccola folla che attende l’uscita di Alemanno.

BERLUSCONI: ALEMANNO VITTORIA STORICA

ROMA – Silvio Berlusconi è entusiasta del risultato del ballottaggio per l’elezione del sindaco di Roma. ”Il mio primo pensiero – ha detto – di fronte alla storica vittoria di Alemanno, che per la prima volta porta il Popolo della Libertà alla guida della capitale d’Italia, è un grazie commosso ed entusiasta per gli elettori di Romà’. (Agr)

BOOM DI ACCESSI SU DESTRASOCIALE.ORG

Nella giornata di ieri, sono stati 270.000 gli utenti che hanno visitato destrasociale.org, stabilendo così un record assoluto per il portale. Nella giornata di oggi, alle ore 12.00, gli utenti che avevano già visitato il sito sono stati 90.000.

ALEMANNO E LA DESTRA CHE HA FATTO L’IMPRESA

Fonte: destrasociale.org, di o.k.

UN PASSO AVANTI NELLA STORIAGianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Lo ripeto per ben due volte, perché onestamente ancora non ci credo. E quanti altri come me? Una marea. Perché -sappiate- se c’è una cosa che più di altre mi ha colpito della vittoria di Alemanno, è stato il coinvolgimento spontaneo di una miriade di persone neppure residenti nell’Urbe. Molte delle mail che ci arrivavano erano di volenterosi sostenitori che pur non potendo votare (in quanto non residenti nella Capitale) hanno sostenuto -ognuno con i propri mezzi, piccoli o grandi che fossero- l’elezione del candidato del Pdl, a dimostrazione di quanto questa vittoria sia stata voluta, cercata e trovata da tutta Italia e non solo da Roma.

www.destrasociale.org

25 Aprile

In Attualità, Attualità politica, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Aprile 25, 2008 at 1:17 am

VIA RASELLA, BOSCONERO, PORZUS

SOLO ALCUNI DEI GRAVI CRIMINI DEGLI “EROI”

DELLA RESISTENZA

UN SOLO MODO PER DEFINIRLI:

IN RICORDO DEI FRATELLI MATTEI

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Aprile 23, 2008 at 9:42 am

Trentacinque anni fa la casa del segretario della sezione del MSI di Primavalle veniva data alle fiamme. Nell’incendio due dei suoi figli, Virgilio di ventidue anni e Stefano di otto muoiono bruciati vivi.  Onore e giustizia alle vittime del rogo di Primavalle!

 

Dell’Amicizia

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Link, Onore Fedeltà Coraggio, Società, Valori, militanza on Aprile 23, 2008 at 9:17 am

Il buon vecchio amico CAPITAN HARLOCK ci propone un suo nuovo intervento.

Questa volta tratta dell’Amicizia, quel valore profondo che lega ogni uomo, indissolubilmente, ad un suo simile, quel valore di cui nessun individuo al mondo può fare a meno.

Prima di lasciarvi all’articolo vi ricordiamo sempre di visitare il blog di CAPITAN HARLOCK:

http://accapitanharlock.blogspot.com/

A prescindere che anche l’inimicizia ha i suoi valori (molti nemici, molto onore!), è indubbio che l’amicizia nel corso della Storia e in tutte le culture ha riscosso sempre una particolare attenzione.
Ciò non solo lo è da parte delle persone semplici, che vivono essa come il naturale sbocco della socializzazione, caratteristica che ci contraddistingue dagli altri animali (l’uomo è un animale sociale, affemava Aristotele), ma, oltre ai poeti, agli scrittori, ai drammaturghi, agli sceneggiatori, ai musicisti e a quant’altri lavorano colla parola, libera o in versi, declamata o cantata, che del trinomio cuore, dolore, amore (termini che a buon diritto entrano anche in questa tematica) hanno fatto la base delle loro opere, ciò lo è anche da parte dei filosofi, che si sa, per costituzione, non si intendono di cose amene, ed esplicativa a riguardo è l’opera più celebre sull’argomento, il Lelio sull’amicizia di Marco Tullio CICERONE.
L’amicizia, nel tempo e nei luoghi, si è configurata in molteplici aspetti, tanto da essere connotata da elementi differenti, dipendenti anche dal contesto in cui essa allignava. Alcuni di questi non sempre sono condivisibili in culture distanti (nel tempo come nello spazio): per ciò basta ricordare il rapporto amicale tipico della Grecia classica, espresso egregiamente da Aristocle, più famoso come Platone, nel suo Simposio, con caratteristiche apertamente sessuali: certamente non proponibili in una dinamica prettamente “amichevole” nella nostra società (occidentale & contemporanea).
Per gli antichi Romani si identificava col senso di sodalitas, ovvero quella “solidarietà” che contraddistingue gli appartenenti a un gruppo umano accomunato da un medesimo scopo. Tipico, in tal senso, era il rapporto che contraddistingueva i legionari romani, traducibile col senso di “cameratismo” (ovvero di sentimento verso il “camerata” con cui si divide il luogo deputato al sonno e verso cui si deve avere fiducia nel turno di guardia sua e attenzione nel turno di guardia propria) che contraddistingue chi, ancora oggi, divide “pane & morte”.
D’altronde il pane è uno degli elementi fondamentali dell’amicizia: condividere il pane, prototipo del cibo, è un po’ come condividere la vita, e cosa sono i “compagni” se non degli amici con cui si con-divide la mensa (cum+panis); e ci fu qualcuno che intorno ad una Mensa invitò i Suoi Compagni a volersi bene e istituì un memoriale con cui tutti i suoi seguaci, ricordandosi di quella Mensa, si sentissero amici. Di più: fratelli.
Se nei rapporti umani dovrebbe prevalere l’em-patia (ovvero il “percepire dentro” l’altro, il mettersi nei panni dell’altro), nell’amicizia deve prevale la sim-patia (ovvero il “percepire con” l’altro, cioè il percepire insieme, il provare le medesime emozioni). Ecco perché spesso il tradimento dell’amico è vissuto più fortemente del tradimento della persona amata. In alcune lingue (come l’inglese e il tedesco), addirittura non vi è un corrispettivo della frase italiana “ti voglio bene” (frase certamente adatta a due amici) che viene comunque tradotta come “ti amo” (che a sua volta è molto forte in italiano, avendo acqusito, nella nostra lingua, una connotazione di stampo sessuale e quindi poco adatta al contesto).
Dagli amici ci si aspetta di essere compresi, capiti, quasi in modo intuitivo, al punto tale da poter affermare che i veri amici sono come gli uccelli: si incontrano al volo.
Ecco perché chi trova un amico trova un tesoro. Da cui: chi perde un amico perde un tesoro. E quindi: chi ritrova un amico ritrova un tesoro!

Dedicato a tutti gli amici che per incontrarsi in cielo spesso si scontrano sulla terra!

Nel corpo dell’articolo: tre imterpretazioni artistiche pittoriche dell’amicizia, nell’ordine, rispettivamente di: Pablo PICASSO, Egon SCHIELE & Keith HARING.
Per approfondimenti:

 

Fascisteria

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina, politica on Aprile 23, 2008 at 8:58 am

FascisteriaNegli utlimi anni molti sono stati i volumi editi sul tema della destra neofascista: Cuori Neri, La Fiamma e la Celtica, Il Passo delle Oche per citarne alcuni.

Fascisteria, dopo una prima edizione del 2001, si ripropone in forma più aggiornata come approfondimento del mondo, variegato e non privo di contraddizioni, dell’ambiente della Destra radicale e del fascismo da Ordine Nuovo ai centri sociali di destra.

Evoliani, sansepolcristi, post missini, atlantisti, Lefebrviani,cattolici oltranzisti, atei; le numerose organizzazioni: dal FUAN al FULAS, dai FAR a Fare Verde.

Un lavoro storico rilevante, dal lessico scorrevole, contornato di decine di interviste ai “protagonisti”  aperto a chiunque, per vezzo o per studio, voglia conoscere ancora più a fondo le striature e i crismi dell’ideologia fascista post seconda guerra mondiale e post Fiuggi.


I edizione: Fascisteria. I protagonisti, i movimenti e i misteri dell'eversione nera in Italia (1945-2000)
Prezzo: € 16.53
Tassinari Ugo M.
Castelvecchi Editoria & Com.

II edizione (aggiornata)
Ugo Maria Tassinari
"Fascisteria. Storie, mitografia
e personaggi della destra
radicale italiana"
Sperling&Kupfer
Prezzo: € 14.00

Consigliamo di visitare anche: www.cuorineri.it , sito del giornalista e autore dell’omonimo libro Luca Telese.

Eh sì! Fosse un PdL così…

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, destra fiorentina, politica on Aprile 18, 2008 at 12:01 pm

… aderirei subito!!!

 

 

 

 

 

 

QUARTO D’ORA DI POESIA DELLA X MAS

In Attualità, Bargello, Cuori Neri, Destra Giovanile, Futurismo, Lettere, Miscellanea, Storia on Marzo 29, 2008 at 1:29 am

Quarto d’ora di poesia della Xa MAS

F. T. Marinetti dedicò nel 1944, poco prima di morire, la seguente poesia alla Xa MAS:

Salite in autocarro aeropoeti e via che si va finalmente a farsi benedire dopo tanti striduli fischi di ruote rondini criticomani lambicchi di ventosi pessimismi. Guasto al motore fermarsi fra italiani ma voi voi ventenni siete gli ormai famosi renitenti alla leva dell’Ideale e tengo a dirvi che spesso si tentò assolvervi accusando l’opprimente pedantismo di carta bollata burocrazie divieti censure formalismi meschinerie e passatismi torturatori con cui impantanarono il ritmo bollente adamantino del vostro volontariato sorgivo a mezzo il campo di battaglia. Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe ubbidire all’infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora smaniate dal desiderio di comandare un esercito di ragionamenti e perciò avanti autocarri. Urbanismi officine banche e campi arati andate a scuola da questi solenni professori di sociologia formiche termiti api castori. Io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono d’ogni quotidianismo e faro di un’ aeropoesia fuori tempo spazio. I cimiteri dei grandi Italiani slacciano i loro muretti agresti nella viltà dello scirocco e danno iraconde scintille crepitano impazienze di polveriera senza dubbio esploderanno esplodono morti unghiuti dunque autocarri avanti. Voi pontieristi frenatori del passo calcolato voi becchini cocciuti nello sforzo di seppellire primavere, entusiaste di gloria ditemi siete soddisfatti d’aver potuto cacciare in fondo fondo al vostro letamaio ideologico la fragile e deliziosa Italia ferita che non muore. Autocarri avanti e tu non distrarti raggomitola il tuo corpo ardito a brandelli che la rapidità crudele vuol sbalestrarti in cielo prima del tempo. Scoppia un cimitero di grandi Italiani e chiama Fermatevi fermatevi volantisti italiani avete bisogno di tritolo ve lo regaliamo noi ve lo regaliamo noi noi ottimo tritolo estratto dal midollo dello scheletro. E sia quel che sia la parola ossa si sposi colla parola possa con la rima vetusta frusti le froge dell’Avvenire accese dai biondeggianti fieni di un primato. Ci siamo finalmente e si scende in terra quasi santa. Beatitudine scabrosa di colline inferocite sparano. Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante catedrale coricata a implorere Gesù con schianti di petti lacerati. Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a canne palpitanti di preghiere. Bacio ribaciare le armi chiodate di mille mille mille cuori tutti traforati dal veemente oblio eterno.

FRONTE TORINO AVANTI TUTTA!!!

In Attualità, Attualità politica, Cuori Neri, Destra Giovanile, Link, Storia, Storia politica, politica on Marzo 26, 2008 at 1:59 am

Oligarchia contro burocrazia

In Attualità, Attualità politica, Destra Giovanile, Link, politica on Marzo 26, 2008 at 1:56 am

Riportiamo di seguito un articolo pubblicato dalla rivista ITALICVM, periodico dell’omonimo centro culturale. Potete visitare il sito dell’associazione: http://www.centroitalicum.it/

 

 ITALICUM Dal numero settembre-ottobre 2007:

Costituzionalismo e oligarchie

EDUARDO ZARELLI

Accordo raggiunto al Consiglio Europeo riunito a Lisbona. L’Italia avrà 73 seggi al Parlamento Europeo, come la Gran Bretagna. “Risultato ottimo” è il commento che filtra da Palazzo Chigi. In realtà l’Italia si opponeva alla perdita della parità anche con la Francia, che avrà 74 rappresentanti. Ma nel 2014 dovrebbe esserci un’altra “redistribuzione” (prevista dal nuovo trattato) basata sul criterio della cittadinanza e non su quello della residenza. E l’Italia ne sarebbe largamente avvantaggiata…».
Così recitano le agenzie di stampa in un opaco scorcio d’inverno, a dimostrazione ennesima di come la famigerata “casta” sia un fenomeno ben più ampio degli angusti confini nazionali. Mentre in Italia si traccheggia come ubriachi sul precipizio in merito a presunte riduzioni del numero dei parlamentari, in Europa si proietta la foga inibita dal nostrano disgusto popolare, fino all’ultimo scranno parlamentare. Insomma, non molleranno mai l’osso, sono impermeabili a qualsivoglia spirito di servizio per il bene comune. Siamo in presenza di un ceto politico pervasivo e rapace, compromissorio e clientelare, conseguentemente parte della deriva oligarchica e tecnocratica delle società occidentali. In Europa o in Italia, la rappresentanza politica non riformerà mai se stessa perché, di fondo, non decidere nulla è funzionale alla conservazione dello status quo economico, sociale e culturale.

Quell’entità burocratica chiamata Europa
Questo significa distrarsi dal contesto europeo in un minimalistico qualunquismo provinciale? No. Una concezione europea è realistica e necessaria, a patto che non sia statalista però. Attualmente l’Europa è prigioniera di una contraddizione: ovunque si proclama di voler superare gli Stati, ma – poiché le classi politiche sono interessatamente ultra-stataliste, sia a Bruxelles sia nei singoli Stati – si finisce per privare l’idea dell’Europa dei mezzi politici necessari a superare gli Stati stessi. Infatti l’Unione Europea si manifesta come una anonima entità burocratica nemica della libertà dei singoli popoli e delle identità. A questo rischio si potrebbe ovviare scegliendo un modello rigorosamente federalista, che parta dalle autonomie. Attualmente, invece, l’Unione Europea propone soltanto di esportare il centralismo su scala europea. Vogliono solo sostituire Bruxelles a Roma, Parigi o Berlino. Noi non abbiamo nulla da guadagnare nel cambiare dei burocrati romani con altri di Bruxelles, o nel trasferirli dalle vecchie capitali a Bruxelles. Attualmente, siamo giunti al paradosso che l’Europa è presente dove dovrebbe essere assente, cioè nella vita dei popoli che hanno bisogno di autonomia, ed è invece assente dove dovrebbe essere presente, cioè sulla scena internazionale come soggetto politico capace e indipendente, per un multilateralismo che inibisca la volontà egemonica degli Stati Uniti, e del suo prossimo reale competitore che sarà presumibilmente la Cina, in una corsa scriteriata a superarsi in un modello di sviluppo industriale devastante la natura e la pluralità etnoculturale.

Ripartire dalla partecipazione
Non sono gli slogan a realizzare le idee, ma, nella sua semplicità, ci richiamiamo ad una Europa dei popoli, cioè Europa della sovranità popolare dal basso contro le oligarchie, a partire da quelle finanziarie. La Banca Centrale Europea ripropone, con la sua proprietà anonima e privata, un problema fondante la sovranità democratica. Senza furori ideologici, le banche devono essere ridotte a semplice strumento economico che risponda al mandato delle comunità e delle loro economie. Lo strumento diventa egemone quando prevalgono la rapacità del profitto egoistico e la logica del mercato finanziario: una visione del mondo dove tutto ha un prezzo ma niente ha più valore; un “pensiero unico” che oggi inaridisce ogni ideale, fagocitando ogni movimento sociale.
In controtendenza, l’organizzazione del “contropotere” sociale deve partire dalla base e deve essere impostato su quattro pilastri: identità, volontarietà, autonomia e partecipazione. L’autorità, infine, deve fluire dalla base verso l’alto. Per difendersi i popoli d’Europa devono proprio ripartire dalla base, dalla democrazia diretta. In fondo, anche gli Stati nazionali sono burocrazie come quella di Bruxelles: per questo nessuno Stato contrasta veramente Bruxelles. È quindi necessario estendere la partecipazione e interessare la gente alla vita politica ovunque sia possibile. È necessario sviluppare la dimensione pubblica del sociale, quindi lo Stato non deve essere il monopolizzatore della vita politica. Solo così essa potrà essere davvero autentica, specchio fedele della vita di un popolo, ed efficace strumento di sovranità. A partire dal luogo di vita, dal proprio territorio, in cui sviluppare modelli di sovranità monetaria locale e reciprocità sociale comunitaria, unica base su cui costruire economie sostenibili ed ecologicamente coerenti.

Oligarchie Vs populismo
Le oligarchie temano forme non usuali di aggregazione politica, sempre più trasversali e insofferenti alle appartenenze partitiche o identitarie acquisite. La denuncia del “populismo” – la “minaccia populista”, la “deriva populista”, la “tentazione populista” – ne fanno parte con ogni evidenza. Dall’inizio degli anni ottanta, questo termine, una volta poco usato, è entrato prepotentemente a far parte del discorso pubblico. Ormai funziona come un insulto politico, fingendo di apparire, contraddittoriamente, una categoria di analisi. È vero che oggi il populismo è soprattutto uno stile o un atteggiamento. Come tale, può accostarsi a qualunque ideologia: nazional-populismo, populismo ultraliberale, populismo di sinistra, populismo operaio, e via discorrendo. Il populismo può essere democratico o reazionario, solidale o xenofobo. È un camaleonte, una “parola passepartout” che il discorso mediatico o pseudocompetente può demonizzare tanto più facilmente in quanto il termine, non avendo un contenuto reale, può essere applicato a qualunque cosa. I loro capi, tribuni dalle mascelle serrate o dal sorriso telegenico, dai media dominanti sfruttano miserie e rancori, capitalizzano paure, miserie e angosce sociali, indicando spesso capri espiatori senza mai, beninteso, mettere in causa la logica del capitale. Il loro atteggiamento più frequente è rivolgersi al popolo contro il sistema in vigore. Questo “appello al popolo” con ogni evidenza equivoco, proprio per il fatto che la nozione di popolo può essere intesa in molti modi. Il populismo manifesta il suo lato “ingenuo” quando si limita incensare le “virtù innate” del popolo, la sicurezza “spontanea” dei suoi giudizi, che renderebbe inutile ogni mediazione. Tuttavia, per quanto criticabile possa essere, questo populismo assume valore di simbolo. Reazione “da un basso” verso un “alto” in cui l’esperienza del potere si confonde con il godimento dei privilegi, rappresenta prima di tutto il rifiuto di una democrazia rappresentativa che non rappresenta più nulla. Protesta contro l’edificio tarlato di istituzioni fatiscenti separate dal Paese reale, rivelatore delle disfunzioni di un sistema politico che non risponde più alle attese dei cittadini e si rivela incapace di assicurare la permanenza di un legame sociale, testimonia un malessere in continua crescita in seno alla vita pubblica, un disprezzo sempre crescente per il degrado oligarchico delle classi dirigenti e l’inconsistente passerella di vanità mediatica che le caratterizza. Esso mette in evidenza una crisi della democrazia, una perdita di fede nelle ideologie globali, la convergenza nella gestione del potere dei partiti, il sentimento diffuso che le forze economiche e finanziarie sono le più potenti e inafferrabili ai più. Questo populismo sorge quando i cittadini si allontanano dalle urne per il semplice motivo che da esse non si aspettano più niente. In tali condizioni la denuncia del “populismo” mira evidentemente a disarmare la protesta sociale, sia all’interno di una destra essenzialmente preoccupata dei suoi interessi, sia in seno ad una sinistra divenuta massicciamente conservatrice, elitaria e lontana dal popolo. Questa scomunica all’eresia popolare è il latrato di una “casta” venale e corrotta che guarda al popolo con disprezzo, come un mezzo, non come il fine del governo della cosa pubblica. Che il “ricorso al popolo” possa essere denunciato come una patologia politica, per esempio una minaccia per la democrazia, è a questo riguardo rivelatore. È dimenticare che in democrazia, il popolo è l’unico depositario della sovranità. Soprattutto quando questa è confiscata. Ridotto a semplice atteggiamento, il populismo diventa sinonimo di demagogia, cioè di mistificazione. Ma il populismo può anche esistere come forma politica sostanziale, per esempio con un impegno verso le comunità locali piuttosto che verso la “grande società” cosmopolita. Non essendo solidale né con lo Stato né con il Mercato, esso rifiuta sia lo statalismo che l’individualismo liberale. Aspira sia alla libertà che all’eguaglianza, ma è fondamentalmente anticapitalista, poiché capisce bene che il regno della merce liquida ogni forma di vita comune cui è legato. Mirando a una politica conforme alle aspirazioni popolari, fondata su questa morale comunitaria per cui la “casta” non prova che disprezzo, esso cerca di creare nuovi ambienti di espressione collettiva sulla base di una idea inconscia di società fatta di contiguità e reciprocità. Esso postula che la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è più importante del gioco delle istituzioni. Infine dà importanza centrale alla nozione di sussidiarietà. È per questo che si oppone esplicitamente alle èlites politico-mediatiche, manageriali e burocratiche.
Anti-elitario, il vero populismo è dunque incompatibile con tutti i sistemi autoritari cui troppo facilmente si tende ad assimilarlo. È altrettanto incompatibile con i discorsi roboanti di leader autoproclamatisi che pretendono di parlare in nome del popolo, ma si guardano bene dal dargli la parola. Quando l’impulso viene dall’alto, quando è il prodotto di un tribuno demagogo che si affida alla protesta sociale o al malcontento popolare senza mai lasciare che il popolo stesso si esprima, si esce dal populismo propriamente detto. Ricollocato nella giusta prospettiva, il populismo ha un futuro sempre più ampio, usufruendo anche di media decentrati e reticolari, mentre la politica istituzionale ne ha sempre di meno. È la richiesta popolare ad essere già ora oltre le ideologie della modernità e sintetizzare nella frattura tra giustizia sociale e decisione politica rivendicazioni che sostituiscono l’asse conflittuale sinistra-destra di una società centrifugata nelle sue identità di appartenenza culturale o di classe. È proprio questa l’alternativa che offre il populismo paragonato all’egemonia neoliberale, fondata sulla politica professionalizzata del proceduralismo rappresentativo e del consenso ipnotico-mediatico.

Oltre lo Stato e il Mercato: la comunità
Non si dà politica senza partecipazione e indipendenza dagli interessi organizzati, solo da qui si può partire per riprendere in mano il nostro destino, con un impegno verso le comunità locali e il loro territorio, piuttosto che verso la “grande società” e la sua crescita economica “illimitata”. Vi è un sentimento diffuso – denigrato volutamente come antipolitica – che non essendo solidale né con lo Stato né con il Mercato, rifiuta sia lo statalismo che l’individualismo liberale. Aspira sia alla libertà che all’eguaglianza, ma è fondamentalmente anticapitalista, poiché capisce bene che il regno della merce liquida ogni forma di vita comune cui è legato. Mirando a una politica conforme a una morale popolare per cui la “Casta” non prova che disprezzo, si creeranno originali ambienti di espressione collettiva sulla base di una nuova contiguità e relazione sociale. La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è più importante del gioco delle istituzioni, rendendo strutturale la nozione di sussidiarietà, dal basso verso l’alto. È per questo che si oppone esplicitamente alle èlites politico-mediatiche, manageriali e burocratiche, in ultima analisi, le oligarchie.
Offrendo la possibilità di rinvigorire la politica locale grazie ad una concezione responsabile della partecipazione e consapevole del proprio territorio, si contribuisce a realizzare un’Europa dei Popoli e delle differenze, interlocutore internazionale decisivo per un nuovo paradigma culturale sensibile alla natura e alla sostenibilità economica e sociale.

GRANDIOSO!!!

In Attualità, Attualità politica, Destra Giovanile, politica on Marzo 19, 2008 at 4:05 pm

TORINO: SUCCESSO DI AZIONE GIOVANI NELLA

MANIFESTAZIONE PRO CASA

 

ag-torino.jpg

per visualizzare le altre foto dell’evento del 15 marzo a Torino, visitare: http://www.ilfronte.org

Decadenza

In Attualità, Caravella, Lettere on Marzo 18, 2008 at 2:46 pm

L’Università torni ad essere ciò che fu nella sua ora migliore: il principio motore della Storia europea. (Ortega y Gasset)

Arrivismo, baronie, demagogia: questa l’Università italiana di oggi. Pregna di politica partitica, di servilismo e burocrazia.

I migliori propositi di apprendimento e approfondimento si arenano di fronte ad un sistema educativo inadeguato a sfornare la classe dirigente del domani.

Marc Bloch, padre della storia contemporanea, nella sua opera maggiore Apologia della Storia, sostiene che la Storia in quanto tale è scienza poichè come la scienza si pone il proposito di conoscere la Verità. Un richiamo forte al dovere di docente e discente di perseguire la via della ricerca oggettiva, imparziale, cristallina. Palese è che ciò nel Nostro Paese non avvenga. Ogni ramo, settore, dipartimento di studio/ricerca, dalla scuola primaria alla laurea è sottoposto ad un monopolio culturale vero e proprio, scellerato e bieco, il cui unico fine è di fornire una memoria o un insegnamento collettivo prestampato, prodotto in serie per la massa. Già la massa, il popolo, quello strumento indispensabile ad alcune forme di potere per mantenere inalterato lo status quo. Negli atenei vige la regola della sopravvivenza: non conta imparare o approfondire qualcosa, contano voti, media, giudizio dei professori, idea che il docente possa farsi dello studente il quale, logoro da anni di studio, mira esclusivamente ad ottenere un pezzo di carta, (più comunemente detto laurea), per potersi velocemente inserire nel mondo del lavoro. Che puntualmente non trova. Sacrifici economici, tasse, studio, poi? Sapere di essere disoccupati dopo tanta fatica. Meritocrazia zero, non conta quella. Una parola usata retoricamente a scopo di enfasi per il discorso di apertura dell’anno accademico.

L’Italia vanta menti geniali, eccellenti ricercatori sfornati dai propri istituti, che infatti prediligono carriere più stimolanti (ed economicamente proficue) oltreoceano: meri interessi carrieristici e di partito di una oligarchia responsabili della dilapidazione di risorse umane e materiali, sulle quali sono stati investiti soldi, tempo, per poi essere così facilmente cedute ad altre nazioni.

 Splendide le parole di Gasset. Ma per il momento restano relegate nell’armadio storico del XX secolo.

Marco Petrelli

Un grave crimine

In Attualità, Attualità politica on Dicembre 27, 2007 at 3:25 pm

Adesso basta, è veramente troppo!

PAKISTAN: BENAZIR BHUTTO UCCISA IN ATTENTATO

butto.jpg LONDRA – Benazir Bhutto, leader dell’opposizione pachistana, è morta. L’ex premier era rimasta coinvolta in un grave attentato a Rawalpindi e quindi trasferita ricoverata in ospedale per un intervento di emergenza. Il bilancio dell’attacco e’ di almeno 35 morti, e tra loro potrebbero esserci
anche altri tre leader del  Partito del Popolo Pakistano (Ppp), Zumarad Khan, Shert Rehman e Rehman Malik.Benazir Bhutto e’ stata colpita anche da spari alla testa. Secondo la ricostruzione della televisione di stato pachistana, sarebbe stato un cecchino a spararle alla nuca. Un’ipotesi quest’ultima che non coincide con la versione della polizia, secondo cui un attentatore suicida ha aperto il fuoco contro Bhutto mentre l’ex premier stava lasciando il comizio in un parco, e poi si è fatto saltare in aria. “Prima l’uomo ha sparato contro il veicolo di Bhutto. Lei si è chinata e lui si è fatto esplodere”, ha detto l’ufficiale di polizia Mohammad Shahid. Bhutto, che aveva 54 anni, è morta all’ospedale di Rawalpindi. La sua morte è stata confermata anche da un esponente del suo partito, Rehman Malik. “E’ stata martirizzata”, ha detto. Secondo la polizia, 16 persone sono rimaste uccise nell’attentato. Secondo la televisione pachistana il leader taleban Bailtullah Masood sarebbe sospettato di essere il responsabile dell’attentato che ha causato la morte della Bhutto.

SCONTRI E MANIFESTAZIONI IN PAKISTAN

NEW DELHI  – Alla notizia della morte di Benazir Bhutto si sono registrati scontri e manifestazioni di protesta in tutto il Pakistan. A Peshawar (Nord ovest) la polizia è dovuta intervenire per sedare le rivolte. Diversi negozi sono stati chiusi, altri sono stati saccheggiati e auto date alle fiamme in ogni parte del Paese. A scendere in piazza soprattutto i seguaci del Partito del Popolo Pakistano (Ppp) che aveva la Bhutto come leader, i quali si stanno rendendo responsabili di devastazioni.

SHARIF PROMETTE CONTINUARE ‘GUERRA’ DEI PACHISTANI

ISLAMABAD – Il leader dell’opposizione pachistana Nawaz Sharif ha promesso ai pachistani di “portare avanti la loro guerra”, dopo l’assassinio, della leader dell’opposizione Benazir Bhutto.

USA, DIP.STATO CONDANNA ASSASSINIO  – Gli Stati Uniti condannano l’ assassinio dell’ex primo ministro pachistano Benazir Bhutto, sottolineando che si tratta di un gesto che mina la riconciliazione nel paese: lo ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato. Il presidente George W.Bush è stato informato dell’accaduto nel ranch texano di Crawford, dove trascorre le festività.

FOREIGN OFFICE CONDANNA ‘ATTACCO INSENSATO’

LONDRA – Il capo del Foreign Office britannico David Miliband si è detto “profondamente scioccato” dall’uccisione di Benazir Bhutto, vittima oggi di un “attacco insensato”. “Conosceva – ha detto il ministro degli esteri britannico – i rischi connessi al suo ritorno per la campagna elettorale ma era convinta che il suo paese avesse bisogno di lei”. Miliband ha auspicato che il Pakistan dia adesso prova di “moderazione e unità”. “Colpendo Benazir Buttho – ha sottolineato – gli estremisti hanno colpito tutti quanti sono impegnati nel processo democratico. Non possono e non devono spuntarla”.

VATICANO; NOTIZIA TERRIBILE, PARTECIPIAMO DOLORE

CITTA’ DEL VATICANO  – “Una notizia tragica, terribile… partecipiamo al dolore della popolazione pakistana”: così padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha commentato l’uccisione di Benazir Bhutto, ex premier del Pakistan e leader dell’opposizione. “L’attuale attentato di oggi mostra quanto sia estremamente difficile pacificare una Nazione così travagliata dalla violenza”, ha spiegato all’Ansa il portavoce della Santa Sede. “Così si allontana la pace”, ha aggiunto ancora, riferendo che lil Vaticano “partecipa al dolore del popolo pakistano”. Come avviene in casi di notizie così gravi, ha detto ancora il religioso il Papa è stato “immediatamente informato”.

tratto da: www.ansa.it

Tombola contro Prodi:

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Link, Recensioni, destra fiorentina, politica on Dicembre 18, 2007 at 2:37 pm

tombolata.jpg

Anche la tombola contro Prodi

In Attualità, Attualità politica on Dicembre 14, 2007 at 7:19 pm

Una tombolata contro il Governo Prodi

Dicembre 13, 2007 on 2:04 pm | In Azione Giovani, Prodi |

Il 19 dicembre alle ore 15.00, in Piazza Montecitorio si terrà una tombolata organizzata da Azione Giovani contro questo governo ormai alla frutta (secca, direi, dato che siamo a Natale). Riprendendo Rivolta Generazionale, faremo Rivolta di Natale e sarà una fantastica tombolata che, usando le figure tipiche della smorfia, darà luogo ad una satira politica molto divertente su Prodi & Co. Ti aspettiamo!

bastacazzate-sito_1.jpg

tratto da: www.gianmariomariniello.it

Leon Degrelle

In Attualità, Bargello, Caravella, Cuori Neri, Destra Giovanile, Link, Onore Fedeltà Coraggio, Storia, Storia politica, destra fiorentina, politica on Dicembre 11, 2007 at 1:29 am

  PDF Stampa E-mail
 
 

Militante della gioventù cattolica e studentesca belga e fondatore del movimento “rexista”,borgona3.jpg di tendenza nazionalista e fascista, teso a conciliare la parte sociale delle teorie fasciste con una monarchia di tipo legittimista fondata sulla figura di Cristo Re.

Partecipò attivamente alle elezioni del Maggio 1936 che gli fruttarono 21 seggi. Arrestato nel Maggio ‘ 40 e deportato in Francia, fu liberato dopo la vittoria della Wehrmacht e divelibro_wallonie.jpgnne il principale animatore della politica di collaborazione in Vallonia e creò, nel 1941. la Legione Vallonia, divenuta divisione Waffen SS nel 1944, per la quale ottenne un cappellano cattolico. Con la sua Legione andò a combattere sul fronte russo; più volte ferito, meritò la Croce di Ferro e il grado di Generale e per la sua dedizione alla causa della creazione di un impero europeo dei popoli e per il suo coraggio personale meritò l’incondizionata ammirazione di Hitler, il quale per manifestargli tutta la sua stima gli disse: “Se avessi un figlio vorrei che fosse come voi”. Dopo la sconfitta militare del Terzo Reich riuscì a raggiungere la Norvegia e quindi la Spagna, dove pubblicò numerosi libri di memorie e di politica e dove rimase fino alla morte, come punto di riferimento per la gioventù europea che da lui ha sempre tratto ispirazione e forza per continuare la propria “battaglia ideale”.

 Tratto da: www.ilfronte.org , sito di Azione Giovani Torino

Ripensare il Sud: Una nuova Idea del Mezzogiorno per governare l’ Italia

In Attualità, Attualità politica, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Eventi, Link, Meridione, Storia politica, destra fiorentina on Novembre 26, 2007 at 4:45 pm

Documento di Azione Giovani

 

 

per la Conferenza nazionale di Alleanza Nazionale per il Mezzogiorno

 

Bari 2/3 marzo

“Intervenendo direttamente e sottraendo alla società le sue responsabilità, lo Stato assistenziale porta ad uno spreco di energie umane e a una sovrabbondanza di enti pubblici, che sono dominati più da un modo di pensare burocratico che dall’interesse per i loro utenti, e che sono accompagnati da enormi aumenti della spesa pubblica. In realtà, a quanto sembra, i bisogni sono compresi e soddisfatti meglio da coloro che si trovano a più stretto contatto con chi è in difficoltà e possono comportarsi da buoni vicini di casa rispetto a questi ultimi”. GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Centesimus Annus.



PREMESSA:

RIPARTIRE DAL SUD PER RICONQUISTARE IL PAESE


Il Mezzogiorno è essenziale non solo per lo sviluppo del nostro Paese e per il ruolo geo-politico dell’Italia nel Mediterraneo, ma è fondamentale per il riscatto della Destra e delle genti del Sud, già deluse di avere affidato i propri sogni e le proprie aspirazioni ad una sinistra massimalista e contraddittoria.

Il Sud, non è stato considerato per troppo tempo, specie al governo, una priorità politica e An ha pagato dazio in termini di consensi elettorali.

Proprio dal Sud dovrebbe ripartire la Destra, anche tramite l’opera della sua organizzazione giovanile, per frenare la resistibile fuga dei giovani da quest’area del paese.

Il Mezzogiorno non può e non deve essere considerato l’eterna emergenza, l’atavico e irrisolvibile problema della Nazione.

Nella terra dove sono state costruite le “cattedrali nel deserto”, dove il binario unico ferroviario è più una regola che un’eccezione e dove la legalità non è ancora un valore riconosciuto da tutti, i numeri ed i fatti dicono che la “questione meridionale” resta inesorabilmente aperta e diventa inequivocabilmente una questione nazionale.

Nè la sinistra, che ha varato una manovra economica contro il sud, evitando di distribuire le risorse per il Fas (Fondo Aree Sottoutilizzate) in modo uniforme, tanto da essere un mero annuncio, una beffa ulteriore ai danni del sud, è in grado di risolvere la situazione.

An deve tornare a parlare al cuore dei meridionali, dialogando con le categorie e con tutto quanto di buono e positivo esprime il sud, ritornando a dare ai giovani un sogno, una reale motivazione per restarci.

Solo riconquistando il sud e la sua gente la Destra sarà credibile cerniera politica e sociale tra due aree del paese e rappresentarle nel nome dell’interesse nazionale.

Solo se la Destra saprà essere capace di ripartire da questa sfida potrà tornare a vincere.

Non ci vuole molto: questa gente, che raramente ha fatto venire meno il suo affetto e il suo consenso alla Destra politica, aspetta solo un segnale.



IL SUD DIMENTICATO:

TRA FALLIMENTI E CLIENTELISMO


Nei primi anni ‘50, gli anni che avrebbero preparato il boom della piccola Italia, il Mezzogiorno, contadino e latifondista, rischiava di allontanarsi ulteriormente dal resto del Paese e di trasformarsi solo in terra di emigrazione.

Allora nessuno pensava alla vendita delle spiagge, ai casinò o ai campi da golf. I problemi da affrontare e gli interventi da produrre riguardavano la quotidianità. Il Sud aveva bisogno di tutto: strade e ferrovie, ma anche luce e acqua.

È proprio in quegli anni che si assiste alla più intensa infrastrutturazione del Sud. Con il passare del tempo aumentò anche l’appetito e nei primi anni ‘70 la classe politica, che prima aveva sostanzialmente lasciato mano libera agli ingegneri, decise di attuare sulle grandi opere una serie di ingerenze sempre più pressanti. Qui nasce il più grande deficit del meridione: non avere una classe politica adeguata.

Nel frattempo era partita la seconda scommessa: l’industrializzazione forzata del Sud attraverso le partecipazioni statali con Iri ed Eni in prima fila, ma la distribuzione degli incentivi alle imprese è spesso discrezionale e a beneficio soprattutto del Nord, anche perchè le banche sono pronte ad adeguarsi alle richieste. Così l’intervento straordinario invece di essere un sostegno aggiuntivo, in grado di favorire lo sviluppo di imprese al Sud, era diventato sostitutivo della spesa ordinaria. Il Mezzogiorno restava privo di infrastrutture, di industrie proprie, di prodotti propri, era solo un mercato di consumo sostenuto dalla mano pubblica con pensioni di invalidità e assunzioni clientelari.

La ricostruzione, a seguito del terremoto in Campania e Basilicata del 1981, fallisce nonostante i 50.000 miliardi di vecchie lire distribuiti in oltre un decennio. L’ennesima scommessa perduta. Il numero dei Comuni colpiti, e quindi beneficiari degli interventi, crebbe per volontà del Parlamento di ora in ora, di giorno in giorno. A favorire lo spreco delle risorse si aggiunse la ricostruzione dissennata e priva di ogni ragionevole progettazione strategica.

A metà degli anni ‘80 si assiste ad un intervento straordinario per il Sud (legge 64) cui, sulla carta, vengono assegnati 120 mila miliardi.

Crescono le finanziarie e gli enti per il Sud e con loro i consigli di amministrazione, i posti da distribuire, gli amici da accontentare magari acquisendo aziende decotte. Crescono gli sprechi.

Il 7 settembre del 1993 a Crotone gli operai dell’Enichem messi in cassa integrazione a zero ore, danno fuoco a bidoni riempiti di fosforo e la rabbia si estende a Salerno, Manfredonia, Gioia Tauro. Per arginarla si inventano i contratti d’area, si istituisce una task force con il compito di attrarre imprese del Nord o estere. Ma non succede niente.

Il Presidente del Cnel, De Rita, assieme ad alcune associazioni imprenditoriali e sindacali e a qualche Sindaco, avvia la stagione dei patti territoriali.

Non ci sono soldi da mettere sul piatto, non ancora, ma si tratta di trovare un fronte su cui mobilitare quel che esiste già sul territorio. L’esperimento comincia a funzionare, qualcosa si muove tant’è che anche a Roma se ne accorgono.

E così com’era accaduto con i comuni del terremoto irpino, anche i patti territoriali proliferano e da 10 passano ad oltre 100.

Il Sud rumoreggia e per accontentarlo si cambia di nuovo creando un maxiente, Sviluppo Italia, che assorbe tutti i rami lasciati orfani dall’intervento straordinario. L’obiettivo è attrarre i grandi capitali che snobbano il Sud, ma passa alla storia soprattutto per la gestione dei prestiti d’onore.

I soldi sono pochi e per questo si punta ad ottimizzare l’uso delle risorse europee fino ad allora snobbate, ora utilizzate spesso in maniera irrazionale e con forti sprechi dai vari governi regionali. Ma se sul fronte della spesa arrivano negli ultimi anni risultati positivi, il gap infrastrutturale del Mezzogiorno non diminuisce.


La storia, quindi, il recente passato ed il presente ci dimostrano delle assolute verità relative al Mezzogiorno.

La prima è lo stato di abbandono delle istituzioni nazionali che le regioni del Sud hanno conosciuto per molto tempo.

La seconda è l’assoluta mancanza di criterio in tutti gli interventi che storicamente i governi nazionali hanno varato a favore del nostro territorio. Basti pensare agli sprechi legati ad investimenti sbagliati, al tentativo di impiantare strutture ed infrastrutture dello sviluppo non coerenti con le condizioni del territorio, né con la sua cultura o la sua storia, con il suo paesaggio. Cosa sarebbe successo, ad esempio, se nel Sud si fosse scommesso dall’inizio sulla macchina del turismo o sulla produzione agricola di carattere industriale, piuttosto che sull’impiantazione forzata di industrie “fuori luogo”?

E invece si è pensato all’elargizione di denari spropositata, non controllata, priva di lungimiranza e di ogni criterio di pianificazione strategica dello sviluppo economico.

Oggi la situazione è ancora più grave. Alla programmazione strategica si preferisce il clientelismo, alla formazione di una solida società civile, una classe imprenditoriale e di professionisti soggiogata alle logiche politiche e del malaffare.

L’Europa si è tramutata da opportunità in fonte di ricchezza per gli amici degli amici; con nuovi progetti, finanziati e mai realizzati, partono i corsi di formazione, si costruiscono i capannoni, ma le nuove aziende non vanno mai in marcia. Il Sud ritorna ad essere il buco nero dove si perdono miliardi di finanziamenti.

La politica del Sud, rimasta stranamente totalmente estranea al fenomeno di mani pulite, vive il suo momento peggiore, arrivano gli avvisi di garanzia. La tangente lascia il posto alla truffa nell’utilizzo dei finanziamenti comunitari.




I GIOVANI MERIDIONALI:

TRA FUGA DEI CERVELLI E RITARDO NELL’INGRESSO NEL MERCATO DEL LAVORO


Un recente studio pubblicato dal trimestrale della Svimez, Rivista economica del mezzogiorno, n.1/2005, ha evidenziato una consistente emorragia di risorse umane qualificate dal Mezzogiorno del paese.

La cosiddetta “fuga di cervelli”essenziale per lo sviluppo del sud non accenna a diminuire.

La ricerca condotta su dati Istat, presenta i flussi migratori di ogni regione, in entrata e in uscita, per il ventennio 1980/1999, dimostrando come, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, vi è una ripresa del fenomeno dell’emigrazione in ogni regione meridionale che riguarda ampie fasce giovanili e secolarizzate.

Tutte le regioni meridionali, in particolare Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, hanno registrato una netta perdita di laureati.

La gravità del fenomeno, sottolinea Svimez, è evidenziata dal fatto che, come ribadito dall’Ue, in particolare con la formulazione della strategia di Lisbona, la competitività nell’economia dipenderà molto dalla disponibilità del capitale umano.

Le imprese, specie quelle del Sud, denunciano le loro difficoltà nel reperire personale specializzato, quando diversi giovani con alte qualifiche lasciano i luoghi di origine perché non trovano lavoro.

Contraddizioni del Sistema Italia, ma quello che è certo è che la fuga dei giovani del sud, prima per motivi di studio e poi di lavoro, porta giovani medici, ingegneri e economisti, più degli altri, ad abbandonare le Regioni di provenienza e depauperare gravemente il Mezzogiorno.

La fuga dei cervelli si perfeziona in due diversi momenti: il primo nella scelta dell’Università, il secondo al momento dell’entrata nel mercato del lavoro.

La predetta mobilità non viene minimamente compensata da un analogo flusso dal nord verso il sud.

Ad esempio in uno stesso anno 7.110 erano i giovani del sud che avevano scelto un ateneo del Nord contro i 366 giovani settentrionali laureatisi in Università del sud. O i 2.357 laureati meridionali che hanno trovato un impiego al nord rispetto ai 293 laureati del nord che sono venuti a lavorare al Sud.

Prendendo in considerazione i due momenti della mobilità, studio e lavoro, dei giovani meridionali la perdita potenziale del capitale umano, della fuoriuscita del Mezzogiorno, arriva ad essere pari a quasi ad un quarto dei giovani con un qualificato e alto livello di istruzione e titolo di studio.

A questo scenario va aggiunto come in Italia solo il 7% dei giovani sono titolari di una ditta individuale e i più coraggiosi, a causa di mancanza di alternative, sono i giovani del Sud dove si registra, specie in alcune province come Crotone, Napoli e Reggio Calabria, un dato superiore alla media nazionale.

La precitata questione è quella del ritardo con il quale i giovani italiani entrano nel mercato del lavoro da dipendenti.

Secondo un recente studio di Unioncamere le doti personali, idee, creatività, voglia di rischiare, non mancano, mentre occorre potenziare le risorse economiche e competenze specifiche, tecniche e manageriali: ciò significa che sono necessari strumenti finanziari e di affiancamento e sostegno soprattutto nella fase di start up e di trasformazione dell’idea in impresa.


IL SUD DELLE OPPORTUNITA’:

TRA IDENTITA’ E TRADIZIONE LA FORZA DI UN TERRITORIO


Solo se un Paese lascia aperta la possibilità di sognare una vita diversa, da quella che viene socialmente assegnata, di progettare un futuro su cui investire risorse ed energie, lo stesso diventa luogo in cui vale la pena vivere, assumendo questa come una scelta cui si lega il proprio destino a quello della propria comunità di appartenenza.

Il luogo in cui si nasce diventa concretamente la propria comunità non quando nello stesso ci appare come il luogo in cui si dovrà necessariamente accontentare di quanto è ragionevolmente prevedibile, ma quando lo stesso appare come il luogo in cui è altrettanto ragionevole pensare che le proprie aspirazioni abbiano un accettabile fondamento.

L’identità di luoghi si alimenta del passato, del paesaggio, delle opere dei Santi, ma anche dello spazio che essa consente all’immaginazione ed a una progettazione che per realizzarsi non ha bisogno di un altrove.

E proprio da qui molti giovani sono in passato partiti e da qui molti ancora oggi continuano a partire, rassegnati, delusi, privi di ogni forma di speranza: un movimento migratorio sotterraneo e continuo che allontana e disperde molteplici risorse e che non può essere spiegato unicamente con la consueta inquietudine generazionale.

La sensazione di trovarsi all’interno di un ambiente fertile e innovativo, dove studiare e lavorare sia una chance di miglioramento per sé e per gli altri, deve costituire una fondamentale ricchezza di ogni luogo sociale.




DA ETERNO PROBLEMA A RISORSA DEL PAESE:

UN “NUOVO MEZZOGIORNO” PER I GIOVANI DEL SUD


Le priorità per lo sviluppo del Mezzogiorno, da troppi anni, sono sempre le stesse, ma le condizioni per costruire un “nuovo Mezzogiorno” sono legate alla volontà di mettere in moto un nuovo sistema basato su una rivoluzione culturale, un cambio di mentalità

Il Sud non ha bisogno solo di risorse pubbliche e di infrastrutture, ma a anche, e in particolare, di una maggiore legalità, intesa come conoscenza da parte di tutti delle regole che devono governare un territorio e delle occasioni di sviluppo e di crescita legate alla stesso.

Inserire il Mezzogiorno tra le priorità del Governo, più che una scelta politica, è, ormai, una necessità, a patto che non si apra un nuovo mercato di promesse elettorali e che seriamente ci si concentri su pochi punti trasparenti:

1) fiscalità di vantaggio per le imprese;

2) mano ferma a Bruxelles nella partita sui fondi UE;

3) accelerazioni di programmi per le infrastrutture;

4) riforma degli incentivi.

Il Sud merita un’attenzione vera, fatta di cultura di mercato, non sogni improponibili, ricorsi improbabili o rivoli di denaro che finanziano microinterventi di chirurgia assistenziale.



LE PROPOSTE DI AZIONE GIOVANI PER I GIOVANI DEL SUD


I GIOVANI E LA POLITICA


Il Sud ha nel proprio territorio e nella propria storia il proprio valore aggiunto, ma per poter trasformare questa potenzialità in vero sviluppo, sono necessari alcune riforme in settori chiave.

Il nemico numero uno da combattere è il trasformismo ed il trasversalismo dell’attuale classe dirigente. Troppe volte siamo costretti ad assistere non più a semplici convivenze tra politica e malavita, ma ad una vera e propria rete di interessi e affari che coinvolge sia la destra che la sinistra.

a) la politica, e in particolare la classe dirigente del sud, necessita di un codice etico di comportamento, da scrivere e far approvare a tutti i partiti, inaugurando una nuova stagione della moralizzazione della politica;

b) istituire e incentivare nuove forme di partecipazione politica che consentano ai giovani di riscoprire l’impegno civile e assumere responsabilità istituzionali (consulte giovanili, forum);

c) forme associative tra Enti locali per la gestione di risorse destinate ai giovani: il 75% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, con limitate risorse finanziarie destinate ad interventi ed esigenze diverse da quelle delle grandi città, per questo è opportuno ipotizzare logiche concorsuali tra Comuni al fine di integrare le identiche risorse. Le politiche giovanili dovranno tradursi in una serie di interventi per i giovani inseriti nei bilanci degli Enti in capitoli ad hoc tra le spese correnti e tra gli investimenti destinati alla realizzazione di strutture per i giovani.

e) campus e comunità giovanili per i giovani nelle periferie degradate: combattere il degrado delle periferie urbane mediante la realizzazione, con l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, di campus per gli studenti, dotati di campi sportivi, teatri, sale prove e laboratori. Veri centri culturali capaci di portare nelle periferie nuove forme di aggregazione. Creare, inoltre, le Comunità giovanili, spazi di libertà e aggregazione, per consentire ai giovani di esprimere i loro talenti artistici



I GIOVANI E LA SICUREZZA


La sicurezza è ormai una chimera per il meridione, eppure costituisce la condicio sine qua non per qualsiasi progetto di sviluppo:

a) presenza più forte dello Stato, non soltanto attraverso un maggiore radicamento delle forze dell’ordine ma anche e soprattutto tramite la riqualificazione di tutte quelle strutture pubbliche che dovrebbero rappresentare il ruolo positivo dello Stato sul territorio (es. scuole, ospedali, ecc.) e che invece troppo spesso ne rappresentano l’aspetto degenerato;

b) maggiore sicurezza per i cittadini onesti che in questi anni troppe volte sono stati abbandonati alla loro triste sorte;

c) educazione alla cittadinanza per insegnare ai giovani a combattere la mafia: educare le giovani generazioni alla legalità, partendo dalla scuola, dove inserire nei programmi didattici l’Educazione alla Legalità;

d) lotta al caporalato e al lavoro nero. L’illegalità nel Mezzogiorno è spesso identificata con la Mafia e con le altre consorterie criminose ma questa è una visione parziale. La prima piaga del Mezzogiorno è costituita dal caporalato e dal lavoro nero. E’ necessario un serio intervento legislativo per parificare il lavoro nero ed il caporalato ad una vera e propria forma di riduzione in schiavitù, con l’applicazione di un pesante sistema sanzionatorio penale. Lo stesso dicasi per tutte quelle imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza dei cantieri, o a tutti quegli enti pubblici che nei capitolati di appalto riducono impunemente le somme per la sicurezza dei cantieri e che fingono di non vedere e magari favoriscono l’assunzione di maestranza non garantita.



I GIOVANI E LO SVILUPPO


Si deve riformulare l’approccio con cui si è agito fino ad oggi nel meridione. Lo sviluppo di queste terre non può che essere legato alla peculiarità dei singoli territori:

a) istituzione di una cabina di regia strategica unica del mezzogiorno, che non amministri fondi, ma che determini, in accordo con le regioni, lo sviluppo armonico di ogni singolo territorio secondo la sua vocazione naturale;

b) definizione dei distretti di sviluppo, realizzabili tramite la rivisitazione dei contratti d’area. I distretti di sviluppo prevedono non solo iniziative imprenditoriali tutte incanalate nello stesso settore, ma anche politiche di formazione scolastica, universitaria e professionale armonizzate alle esigenze tecniche richieste dal ogni singolo territorio;

c) riforma del sistema creditizio, il costo del denaro nel meridione è uno dei più alti d’Europa. Nel 2005 tra le prime 10 province (tutte del Nord) e le ultime 10 (tutte del Sud) si evidenziano 3,5 punti percentuali di differenza dei tassi di interesse praticati dalle banche sui prestiti a breve termine a livello provinciale (lo rileva il V Rapporto annuale sul credito provinciale, condotto da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne), e si è, in tal modo, sensibilmente allargata la forbice, già esistente, tra Settentrione e Meridione.



I GIOVANI E IL MONDO DEL LAVORO


La mancanza di lavoro è il principale problema che riguarda i giovani meridionali, come dimostrato dai costanti e preoccupanti dati sulla disoccupazione giovanile al sud, spingendoli ad emigrare.

a) lavoro precario: istituzione di un fondo di garanzia che permetta l’accesso dei giovani lavoratori con contratto flessibile ai prodotti creditizi, con agevolazioni che consentano di potere progettare il proprio futuro.

b) imprenditoria giovanile: applicazione di un regime fiscale sostitutivo per coloro che intendono intraprendere nuove attività produttive. Previsione di un fondo di garanzia che garantisca gli istituti finanziari nei primi anni di attività delle nuove imprese. Questo provvedimento, insieme ad un potenziamento delle leggi agevolative esistenti per l’avvio di nuove imprese ridurrebbe drasticamente il tasso di mortalità delle nuove attività imprenditoriali, costituendo una misura concreta volta alla creazione di nuovi posti di lavoro.

c) progetti di spin-off: istituzione di un fondo statale per la realizzazione di progetti di spin-off tra scuole, università, aziende, imprese e attori operanti nel mondo del lavoro, al fine di valorizzare il processo formativo dei giovani nelle realtà educative e culturali tipiche del Meridione, favorendone l’inserimento nel mondo del lavoro.


RICOSTRUIRE IL TESSUTO URBANO


Il Sud affonda le sue radici nella Magna Grecia, e da quell’epoca fino agli anni ’60 il Sud è stato l’agorà. La piazza, il campanile sono stati i grandi e naturali luoghi di aggregazione comunitaria dove si è svolta la vita sociale nei piccoli come nei grandi aggregati urbani.

A partire dagli anni ’60, dapprima nelle grandi città e poi anche nelle piccole realtà, si è assistito ad un allargamento irrazionale del tessuto urbano: l’urbanistica marxista ha sostituito le comunità a misura d’uomo con immensi casermoni spersonalizzanti e le grandi periferie degradate costituiscono il brodo di coltura della nuova e violenta criminalità organizzata e non.

Non si può pensare ad un vero rilancio del Mezzogiorno senza un suo ripensamento urbanistico.

E’ necessario riscoprire la città a misura d’uomo. Le recrudescenze della criminalità non si combattono con le leggi speciali, né sono sufficienti straordinarie misure di sicurezza: una città diventa più vivibile quando è viva tutta la giornata, quando esistono luoghi di aggregazione dove trascorrere il tempo e vivere in tranquillità.

Da questo punto di vista bisogna agire senza infingimenti e senza retorica nella demolizione di interi quartieri periferici e nella loro sostituzione con zone più vivibili, dove sia possibile svolgere una vita comunitaria consentendo ai cittadini di interagire fra di loro.



UN MEZZOGIORNO NEL MEDITERRANEO


L’Italia intera, ma soprattutto il Mezzogiorno d’Italia, ha una sua naturale vocazione nel Mediterraneo, l’antico Mare Nostrum. Non è un caso se il Mezzogiorno ha conosciuto la sua maggiore floridità economica e sociale nel periodo in cui è stato centrale lungo l’asse mediterraneo.

Federico II, imperatore tedesco ma con un forte legame con il Sud Italia, stabilì in questo lembo d’Europa il centro ed il cuore pulsante del Sacro Romano Impero.

Il Mezzogiorno deve riuscire ad essere un autentico ponte verso la sponda meridionale del Mar Mediterraneo.

L’istituzione della Fiera del Levante a Bari, di Radio Brindisi che trasmetteva trasmissioni in arabo, della Fiera d’Oltremare a Napoli indicano una via già seguita in epoca contemporanea. Lungo quell’asse noi dobbiamo collocare le nostre linee di sviluppo e di penetrazione culturale nel bacino mediterraneo che, se non è tutto europeo, è all’Europa che si rivolge.

Oggi le linee dell’allargamento europee disegnano un’Europa sempre più rivolta verso nord-est, basta guardare una cartina dell’Europa nascente per rendersi conto che sempre più l’Italia, ed in particolar modo il suo meridione, rischiano di divenire un’estrema periferia.

Nel 2010 si apre l’area di libero scambio nel Mediterraneo: può essere questa l’opportunità per ricollocare l’Italia meridionale al centro di una vasta area geopolitica e per spostare a sud l’asse di interesse del Vecchio Continente.

Per essere pronti a questo è necessario, da un lato attrezzare le strutture del nostro Sud alla sfida che questa nuova situazione pone, dall’altro procedere ad una crescita culturale per far sì che quella che è stata la Magna Grecia possa essere davvero un nuovo ponte tra i popoli del Mediterraneo.


Questo è il nostro Sud, il Sud che vogliamo: una terra orgogliosa delle proprie radici, consapevole delle proprie difficoltà ma coraggiosa nell’affrontarle, ambiziosa e fiduciosa di poter tornare ad essere una risorsa positiva per l’Italia, per l’Europa, per il Mediterraneo.


Mai smettere di ricordare

In Attualità, Bargello, Caravella, Destra Giovanile, Eventi, Militari caduti, Nassirya, Onore Fedeltà Coraggio, destra fiorentina on Novembre 25, 2007 at 10:56 pm

domenica 25 novembre 2007

ONORE AD UN EROE: MARESCIALLO DANIELE PALADINI

Un soldato italiano è morto ieri tentando di evitare una strage. La notizia è stata diffusa con scarsa considerazione dai media. E’ vero che un gesto così nobile non necessita di molte parole, ma è necessaria una giusta informazione su quanto è accaduto per non dimenticare troppo in fretta un eroe. Onore al maresciallo capo Daniele Paladini!