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Soccorrere i fratelli abruzzesi

In Uncategorized on Aprile 6, 2009 at 4:31 pm

CasaPound Italia: Punti per raccolta aiuti per l’Abruzzo

Roma, 6 apr. – Coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d’acqua e tutti i beni di prima necessita’, che possono servire alle popolazioni gravemente colpite dal terremoto in Abruzzo, verrano raccolti presso i centri di CasaPound Italia presenti su tutto il territorio nazionale, e messi a disposizione delle locali sedi della Protezione Civile.
Si invita ulteriormente alla solidarietà fattiva verso i fratelli abruzzesi colpiti dalla tremenda tragedia. In Toscana i due punti di raccolta sono Siena e Pistoia.
Di seguito i luoghi ove si stanno allestendo in queste ore i punti raccolta:

ROMA – Via Napoleone III, 8
ROMA – Via degli Orti di Malabarba, 15
LATINA – Via XVIII Dicembre, 33
SULMONA – Corso Ovidio, 208
TORINO – Via Cellini, 22
MILANO – Via San Brunone, 17
MILANO – Via Pareto, 14
DOMODOSSOLA – Piazza della convenzione, 5
VERONA – Via Poloni, 30
BOLOGNA – Piazza di Porta Castiglione, 12
PISTOIA – Via Porta San Marco, 161
RIETI – Via Garibaldi, 139
AREZZO – Via San Lorentino, 51
FERENTINO(FR) – Via Guglielmo Marconi, 100
SORA(FR) – via lucio Gallio 9
ARNARA – via dei fossi snc
SALERNO – Via Galdo, 4
AVELLINO – Via Circumvallazione, 55
AVELLINO – Piazza Trecine, 5
BARI – Via Garruba, 22
PALERMO – Via Tevere, 4
SASSARI – Via degli astronauti, 3
SIENA – Via Stalloreggi, 87
LAMEZIA TERME – piazza s.giovanni 17
TODI – Portici Comunali Piazza del Popolo
PARMA – Via Iacchia, 33
REGGIO EMILIA – Via Montefiorino, 10/h

In Uncategorized on Marzo 22, 2009 at 7:23 pm

Mentre Roma è indecisa sul da farsi,Sagunto viene espugnata

Marzo 22, 2009 at 2:05 pm | In Voce della fogna | No Comments | Edit this post

Roma e Torino. Roma e Sagunto. Mentre alla Fiera della Capitale Fini,Gasparri,Giorgia Meloni,l’intero esecutivo di Azione Giovani e Azione Universitaria festeggia la fine di Alleanza Nazionale,i ragazzi del Fuan-Azione Universitaria di Torino sono sotto assedio. No,non si tratta di assedianti cartaginesi ma dell’ennesimo gruppo di antifascisti che,per assicurarsi il controllo sulle Facoltà,a livellodi “territoro” e voti,non si tira indietro nel fare uso dei propri sistemi di democrazia. Già,la bella democrazia che conosciamo. Difendere i diritti degli studenti riduendoli al silenzio o comprandoli con manifestazioni e festini che servono solo a creare inutile trambusto,senza fini veri,ma con scopi puramente provocatori. E chi si permette di criticare o di fare velatamente notare il suo dissenso ? Ve la ricordate la lezione di Trockij? Ecco. Ormai sono anni che il Fuan torinese è assediato nelle facoltà e nelle strade.In questi ultimi giorni di clima rovente si è arrivati al culmine della follia: “fascista,tu non puoi entrare all’Università”. Cosa!? Siamo pazzi? No,è la realtà. Ma la realtà ancora più dura è che questi giovani militanti sono abbandonati a loro stessi. Il Partito e la Direzione Nazionale del Fuan-AU sembrano non occuparsene,se non con striminziti comunicati stampa,ultimi residuati della peggiore cultura aennina. Quelle che D’Annunzio chiamava le “chiocce del Quarnaro”,ovvero i ciarlatani e i “parolieri boccaloni”,stanno feteggiando e gozzovigliando alla salute del nuovo passo,mentre su al Nord l’ultimo FUAN con i contro coglioni continua a battersi nella sua battaglia quotidiana. Un gruppo umano che,come noi, concepisce la politicac ome militanza e servizio tra le persone,tra la gente,rifiutando le chimere e i miraggi del Palazzo.

 Con amarezza in questi giorni ho constatato come,per colpa dell’inettitudine dei dirigenti della struttura da cui provengo,due anni di lotta alla Facoltà di Lettere di Firenze siano stati vanificati. Ovvero,sono finiti nelle mani di altri che ora si attribuiscono i meriti e gli onori dell’ex Nucleo di Lettere “Caravella”,del Fuan Firenze. E’ questo dunque l’epilogo? Potrei die tranquillamente di sì. Ma il video che segue mi spinge a sperare che,qualcuno ancora,ha le palle di portare avanti le gesta di un movimento che ha fatto la storia della militanza universitaria. E’ solo grazie a persone come E.M.,A.M.,M.M. che provo fierezza per le mie origini.E non rinnego un giorno,un volantinaggio,una sberla data e una ricevuta sotto la bandiera blu con la scritta bianca.

Drako I. – Base Autonoma Terni

http://vocedellafogna.wordpress.com

La fine di AN

In Uncategorized on Marzo 22, 2009 at 7:21 pm

Su indicazione di un lettore pubblichiamo di seguito un ‘pezzo’ di Filippo Ceccarelli,”Repubblica” , concernente la fine di Alleanza Nazionale che si celebra proprio oggi.

La Redazione

STAVOLTA è andata sul serio. Meglio tardi che mai, o peggio presto che sempre. Comunque, è fatta: la fiamma tricolore se ne va. E pur con tutto il rispetto che si deve ai simboli, e consapevoli che le insofferenze dei cronisti valgono ancora meno delle loro modeste fatiche, varrà la pena di esprimere qui un certo sollievo per il sospiratissimo “espianto”, come un lontano giorno volle definirlo il professor Fisichella, preclaro ideatore di An, senza alcuna ironia.  Sollievo dunque per la “sfiammata” su cui ormai un paio di generazioni di giornalisti si sono incautamente esercitati. Ma non solo loro, per la verità. Se infatti lo stesso Fini, all’apice del tormentone, si provò invano a sostenere che la faccenda della fiamma appassionava “solo i politologi”, sarebbe ingiusto quest’oggi dimenticare ciò che nel 2003 rispose ‘Gnazio La Russa al temerario operatore dell’informazione che l’aveva interrogato sull’opportunità di rimuovere o meno quel simbolo: “Ma lei sarebbe disponibile a tagliarsi i propri attributi?”. Bene. Ora che il triste e doloroso adempimento è stato compiuto, e in congruo ritardo rispetto alla rimozione della falce e martello e dello scudo crociato, ci si limita a segnalare il nesso indicibile che in un partito iper-machista lega la simbolica identitaria alla genitalità.
Fu infatti il padre del neofascismo italiano, Giorgio Almirante, a disegnare la fiammella, ispirandosi a un distintivo combattentistico. Era la fine del 1946 e per dire i riferimenti culturali a uno dei convenuti nello studio di Arturo Michelini, il napoletano Roberti, vennero in testa i seguenti versi di D’Annunzio: “Solo alla morte l’anima sovrasta/ congiunta ancora al carcere dell’ossa/ come fiamma si radica in catasta”. Non era insomma, già in partenza, un quadretto allegro. Circostanza confermata dalle strofe, pure di conio almirantiano, dell’inno del Msi, da titolo: “Siamo nati in un cupo tramonto”. Non solo, ma nella leggenda vetero-missina, impregnata com’era di retorica hard-core, codici occulti e fantasie necrofile, il successivo trapezio da cui si sprigionava la fiamma, raffigurava una bara. Di chi fosse, a quei tempi, non c’era neanche bisogno di chiederselo. Ben si prestava oltretutto ad indicarlo l’acronimo del nuovo partito, Msi, leggibile come “Mussolini Sei Immortale”, ovvero, secondo una più sorvegliata formula, “Mussolini Sempre Immortale”.

In quella specie di Bibbia o di Treccani che è il libro di Luciano Lanna e Filippo Rossi, “Fascisti immaginari” (Vallecchi, 2004) si trova anche scritto che nel bianco tra quelle tre lettere c’era chi riusciva a intravedere addirittura la sagoma di un nodoso manganello. In ogni caso si comprenderà come negli ultimi anni l’intero gruppo dirigente di An abbia speso tesori di tempo e fatica per smentire tali suggestioni.

Ma intanto si teneva stretto quel simbolo che nel corso dei decenni ha conosciuto un paio di ritocchi fatti in casa e diverse peripezie di natura grafico-contudente da parte degli avversari, o nemici che fossero. La prima, eseguita con largo anticipo sulla teoria situazionista del detournement risale ai primi anni sessanta e narra di alcuni spericolati comunisti della capitale che dopo aver scalato un palazzo riuscirono a montare sopra la gigantesca fiamma una enorme padella con due uova al tegamino.

Il secondo sfregio, negli anni settanta, si deve al disegnatore satirico di Lotta Continua Zamarin che raffigurò il suo eroe, l’operaio-massa Gasparazzo, che spegneva la fiamma missina facendoci la pipì sopra. In compenso l’emblema compare in una poesia, “Comizio”, che Pier Paolo Pasolini comprese ne “Le ceneri di Gramsci”: “Una smorta folla empie l’aria/ d’irreali rumori. Un palco sta/ su essa, coperto di bandiere,/ dal cui bianco il bruno lume fa/ un sudario, il verde acceca, annera/ il rosso come di vecchio sangue. Arista/ o tetro vegetale guizza cerea/ nel mezzo la fiammella fascista”.

E comunque, in estrema e colorita sintesi: già prima di Fiuggi, l’astuto addetto al marketing Jannarilli, cugino ciociaro della moglie di Fini, l’aveva rimpicciolita sui portachiavi, nonché sublimata in un due pupazzi di peluche significativamente appellati “Fiammino e Fiammetta”. Ma sempre donna Assunta vigilava: “Non si spegnerà mai, brilla nel cielo come una stella”. Diceva Fini: “Mica è il fascio littorio”. E intanto la fiamma attraversava indenne le allegoriche traversie dell’elefantino e della coccinella, e le richieste di Publio Fiori, gli odg di Palmesano, l’ingresso nel Ppe, la visita in Israele.

Come se non bastasse si trattava anche di difenderla dai famelici scissionisti della galassia nera, e furono epiche battaglie legali con Pisanò, poi con Rauti, fondatore del Msi Fiamma Tricolore, con quindi con il Mse del camerata Bigliardo, e poi ancora con la Mussolini, con il Nuovo Msi di Gaetano Saya e infine anche con la Destra di Storace che, inibito dall’uso della fiamma, alle elezioni si accontentò di emblematizzare una torcia – tanto che al congresso fondativo, al culmine dell’entusiasmo, Buontempo diede fuoco a un quotidiano accartocciato.

C’era quel giorno pure Berlusconi a gustarsi la scena. Ancora l’altro giorno alcuni militanti di Roma volevano “giurare sulla fiamma” sotto l’Altare della Patria. “Carnevalate” ha buttato lì Alemanno. Riti e simboli se ne vanno, si sa: però a volte se le vanno pure a cercare.

Quando alla mezzanotte del I festeggerai con una canna,compagno fiorentino ricorda che

In Uncategorized on Dicembre 31, 2008 at 11:59 am

AUGURI!

In Uncategorized on Dicembre 23, 2008 at 1:57 pm

 

 

IL BARGELLO AUGURA A TUTTI VOIghirlandaanimata5pm

Una importante iniziativa benefica

In Uncategorized on Dicembre 18, 2008 at 12:43 pm

Gioventù Italiana Firenze, movimento giovanile de La Destra, in collaborazione con le sezioni fiorentine de La Destra, Fiamma Tricolore e La Fenice, organizzerà una raccolta fondi per donare ai fiorentini bisognosi una cena di Natale completa. I ragazzi di Gioventù Italiana allestiranno due stand nelle giornate di sabato 20 dicembre in Via Roma, angolo Via De’ Tosinghi (h11.00 – h19.00) e domenica 21 dicembre in Via Pellicceria, angolo Via Anselmi(h11.00 – h19.00). All’interno degli stand verranno vendute delle palline di Natale, personalizzate dai ragazzi con fiocchi tricolore, al prezzo simbolico di 1€ l’una. Gli incassi verranno devoluti per donare una cena di Natale tradizionale ai fiorentini che ne necessitano: famiglie in difficoltà e pensionati. Perché il Natale possa tornare ad assumere il suo significato tradizionale, per il valore dell’unione famigliare, per l’amore verso la nostra città e i nostri concittadini: un piccolo gesto per appendere al vostro albero una pallina che non sarà solo un addobbo colorato, ma anche lo splendente sorriso di chi avrete aiutato.

SABATO 20 – VIA ROMA, ANGOLO VIA DE’TOSINGHI (h 11.00 – h 19.00)
DOMENICA 21 – VIA PELLICCERIA, ANGOLO VIA ANSELMI  (h 11.00 – 19.00)

comunicazione ricevuta da  http://www.fenice1488.eu

Apologia della merda: la sinistra risulta ancora insuperabile

In Attualità politica, Bargello, Destra Giovanile, Storia politica, destra fiorentina on Novembre 8, 2008 at 3:13 pm

Ebbene sì,apologia della merda.Un termine più azzeccato non lo potevamo usare dopo avere letto un articolo apparso su www.libero-news.it che vi riportiamo di seguito. BUONA LETTURA!

“SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI”. SCONTRI AI CORTEI STUDENTESCHI

tratto da www.libero-news.it dell’8 novembre 2008.

Universitari in corteo per dire “siamo tutti antifascisti”. Che cosa c’entri con i tagli all’università non lo capisce nessuno. Ogni occasione ormai è buona per buttarla in politica e per tirare quattro ceffoni alle forze dell’ordine. Il corteo degli universitari, a Roma, è degenerato: tra i manifestanti e le forze dell’ordine «c’è stato un contatto» per evitare il blocco della circolazione ferroviaria nella stazione Ostiense. Un ragazzo è in ospedale, vari contusi tra i poliziotti. La città è paralizzata.

A Firenze, oggi pomeriggio gli studenti universitari e i medi compieranno alcune azioni dimostrative, avverte l’Unione degli studenti: “Questo movimento non si ferma e scenderà ancora in piazza il 14 novembre, in occasione dello sciopero generale dell’Università e della Ricerca; il messaggio che gli studenti stanno mandando al ministro dell’Istruzione Gelmini e a tutto il Governo è chiaro e preciso: la legge 169 e la 133 devono essere ritirate immediatamente, per il libero accesso ai saperi, per tutti”.

In Uncategorized on Ottobre 30, 2008 at 2:44 pm

MANCO’ LA FORTUNA NON IL VALORE

In Uncategorized on Ottobre 25, 2008 at 3:17 pm

PRESENTE!

Lecito cambiare idea ma la sua non è più Destra

In Uncategorized on Ottobre 5, 2008 at 9:17 pm

Di seguito un articolo di Marcello Veneziani comparso su Libero di Vittorio Feltri il 14 settembre 2008. Leggete e meditate.

di Marcello Veneziani
 
(Libero 14 settembre 2008)

Ragazzi di destra non fischiate Fini. Non indignatevi e non scandalizzatevi a sentirlo definire la destra come antifascista, a bollare il fascismo come male assoluto, a tirare le orecchie ad Alemanno e La Russa, a elogiare i partigiani e condannare i combattenti (…) (…) della repubblica sociale. Non fischiatelo, ormai è un altro. Ha cambiato opinione, e che lo faccia per convenienza o per carriera personale, non muta la sostanza. È lecito cambiare idea, ha tutto il diritto di dire il contrario di quel che pensava fino alla tenera età di quarant’anni quando sognava il fascismo del Duemila. Anzi aggiungo a sua discolpa che se dubitate della sua buona fede di antifascista ora, potete dubitare pure della sua convinzione fascista di ieri: forse davvero non credeva in niente, ieri come oggi; era un fatto superficiale e perciò non gli è costato molto smentirsi in modo così radicale. Va tutto bene, per carità. Ora, tolto lo scudo protettivo dell’appartenenza, Fini sarà giudicato per quel che vale lui e per cosa fa in concreto e non più per quel che rappresenta e da cui proviene. Solo una cosa obbietto: Fini con la destra non c’entra più niente, con qualunque destra, a cominciare da Alleanza nazionale, abbia la lealtà di dirlo chiaro e forte. Perché una destra vera, libera, moderna e democratica, anche conservatrice, libertaria e tradizionalista, non si definisce antifascista e non giudica il fascismo come il male assoluto; ma reputa morto il fascismo insieme all’antifascismo, non proponibili ambedue sul piano politico, e reputa il fascismo un fenomeno davvero complesso da affrontare più piano storico, irrimediabilmente legato alla sua epoca, tra nazionalismi, guerre e comunismi feroci; un regime autoritario e non totalitario, una dittatura col consenso popolare, non paragonabile al nazismo e al comunismo. Una destra vera non accetta subalternità ideologiche verso la sinistra, riconosce il ruolo nefasto che ha avuto l’antifascismo a fascismo morto, in tutti questi anni, dopo averne rispettato il valore e l’esempio quando il fascismo era in auge. E una destra vera ha dignità, non sta in ginocchio col cappello in mano a ripetere quel che gli intimano di ripetere per farsi accettare nel club. Una destra vera, per esempio, piuttosto che con Alemanno o La Russa, se la prende con i VeItroni che speculano sulla Shoah per mettere in difficoltà Amato e boicottare la sua commissione; o con i mediocri questurini dell’ideologia antifascista, come Angelo d’Orsi che l’altro giorno schedava gli storici revisionisti e li additava al pubblico disprezzo. Se Fini esplicita che ormai è estraneo alla destra, insofferente verso il suo partito e il suo stesso passato, se si riconosce come il fu Mattia Pascal con una nuova identità e dichiara morto il precedente Fini, allora tutti i dettagli vanno a posto e nessuno può dir nulla. Ma non può trascinare in questo vortice cinico e nichilista tutto un mondo, un’area, una cultura perfino. Non può, per raccattare qualche caramella dai media e da qualche salotto buono, abbandonare i milioni di elettori o gettare fango su chi si trova ancora oggi a subire disprezzo e discriminazione solo perché ha un diverso giudizio storico sul Novecento. Fini non può raccogliere voti a destra, in quella destra, per spenderli poi in modo opposto; tradisce il mandato. Fini è ormai un single in politica, una new entry di fresca verginità, in attesa di collocazione e ruolo. Libero lui ma liberi anche i suoi elettori, una volta escluso il legame di appartenenza, di scegliersi come loro rappresentanti altri che magari abbiano dato prova di qualità nel governo; che so Tremonti o Formigoni, Maroni o la Moratti, oltre che Berlusconi. Quel che mi pare assurdo, semmai, è il silenzio ossequioso del suo ex partito e dei suoi dignitari, anche se la parola dignità in questo caso stride. Ma non vedete che vi sta riducendo ad una banda di straccioni homeless? Venti, quindici anni fa, quando Fini si definiva fascista del Duemila, io scrivevo libri e articoli per liquidare il neofascismo, esortando l’Italia, la destra e la sinistra a trasferire il fascismo e l’antifascismo dall’agone politico al giudizio storico. Archiviateli, dicevo, non possono essere ragione di identità, divisione e discriminazione politica. Consideravo il fascismo morto e sepolto; e assurdo e caricaturale ogni tentativo di rimetterlo in vita. Sostenevo la sproporzione geometrica di rimpiangere per quarant’anni un evento storico durato la metà; figuratevi ora che sono trascorsi più di sessant’anni. Liberatevi del complesso del fascismo, la destra non si può chiudere in quella monocamerata con balcone. Gli almirantiani come Fini consideravano queste posizioni di nuova destra come tradimenti. Vent’anni dopo io non ho mutato giudizio, al contrario di Fini, prima retoricamente fascista e ora retoricamente antifascista. Fatti suoi, ma non coincidono più con quelli dell’area che rappresentava. Perché una destra vera e viva non nutre affatto desideri di revanscismo ma difende la revisione storica e difende il diritto ad avere un diverso giudizio storico sul passato; fermo restando che una vera destra sta con la tradizione e non si chiude in uno scorcio turbolento del passato. Il fascismo è morto e sepolto, figuriamoci le sue pulci postume che saltellano dal neofascismo all’antifascismo, campando ora dell’uno ora dell’altro.

 

 

ALESSIO PAPINI PER SEMPRE CON NOI!

In Uncategorized on Maggio 24, 2008 at 9:48 am

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Scritto da La Federazione Provinciale di AG TERNI

venerdì 23 maggio 2008

ImageAlessio, ci lasci all’improvviso, senza parole, senza un attimo nemmeno per renderci conto che la tua morte è una tragedia che rimarrà impressa nella storia della nostra sezione per sempre.
Ci lasci così, nella notte, senza poterti parlare un’ultima volta, senza poterti salutare, senza poterti dire addio… anzi, ciao.
Perché tu eri un amico, un fratello e un camerata. Sempre pronto a cantare quelle stupide canzoncine brasiliane che piacevano a noi, in sezione ogni sabato, tra un volantino e un manifesto, tra una cosa seria e una birbonata.
Sempre pronto a fare volantinaggio in giro per Orvieto, Ciconia, Sferracavallo, Orvieto Scalo, fra case arroccate in posti inarrivabili e vie sconosciute.
Sempre pronto a portare a termine i tuoi compiti, i tuoi impegni, ciò che la sezione ti richiedeva.Image
Perché tu eri così, disponibile, allegro, felice, sempre sorridente, disinteressato e senza nessuna pretesa da quella politica che facevi solo per passione, perché credevi negli ideali che erano nostri, e per aiutare chi ne aveva bisogno.
Lasci in tutti noi un vuoto che non si colmerà mai più, ma che col tempo trasformeremo nel meraviglioso ricordo della persona splendida, speciale e unica che eri… che sei.
Non posso dire in qualche semplice riga quello che tu rappresenti per tutti noi, perchè sarebbe riduttivo. Non ne sono in grado. Nessuno ne sarebbe in grado.
ImageTu resti e resterai per sempre nei cuori di tutti noi, che con te abbiamo passato intere giornate, meravigliosamente e semplicemente a parlare di politica, della società, di come voler cambiare questo mondo che va a rotoli; giornate passate a scrivere manifesti da attaccare in giro per la città o a fare volantini da distribuire ovunque; giornate passate a ideare incontri, iniziative e manifestazioni fra noi ragazzi che ancora crediamo in ideali puri e sinceri; giornate felici passate a ridere e scherzare, da veri amici quali eravamo.
E non permetteremo mai che ci si dimentichi di te: della splendida persona, dell’amico sincero e del militante impegnato che eri, che sei, e che sempre resterai.
Tu, nostro amico e fratello.

ALESSIO PER SEMPRE CON NOI

I ragazzi di Azione Giovani

TIBET: A FIRENZE IN CONSIGLIO COMUNALE PER PROVOCAZIONE SI INNEGGIA AL COMUNISMO

In Uncategorized on Marzo 17, 2008 at 4:56 pm
"In consiglio comunale si parla di Tibet e dalla Giunta di Firenze provocatoriamente spuntano saluti a pugno chiuso e la falce e martello."
"Tutti bravi a parole a condannare la repressione in Tibet, ma non appena ho ricordato loro che dal 1949 in Cina è in atto un regime comunista, l'Assessore Coggiola e l'Assessore Biagi hanno iniziato provocatoriamente a ineggiare al comunismo, salutare con il pugno chiuso e sfoggiare il simbolo comunista della falce e martello. Non solo ma esponenti della maggioranza in consiglio hanno definito una vergogna la mia presenza in consiglio" Racconta Giovanni Donzelli, consigliere comunale di AN e presidente nazionale di Azione Universitaria.
"Nonostante gli sforzi di Veltroni di mascherare come liberale il PD, il lupo perde il pelo ma non il vizio- commenta Donzelli- Purtroppo il percorso della sinistra verso una democrazia matura e moderna è ancora lungo,i quadri territoriali non hanno ancora fatto i conti con il proprio passato, restano radicati a logiche del novecento, ancora ancorati ad ideologie ormai morte e sepolte"
"I consiglieri del PD pur di non ammettere, attraverso il voto della mia mozione, che in Cina è in atto una dittatura di stampo comunista sono stati disposti addirittura a ritirare la condanna della repressione in Tibet. Per la sinistra a Firenze è giusto condannare la repressione in Tibet solo se si tace sulla matrice comunista dei carnefici" Conclude Giovanni Donzelli
 
Per INFO:339 8620341
 
 

BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI IN CINA

In Uncategorized on Marzo 15, 2008 at 10:10 pm

-DA CAGLIARI PARTE LA PETIZIONE ON LINE-


Una petizione on line per chiedere ai candidati premier italiani l'impegno, terminate le elezioni, di boicottare le olimpiadi previste nei prossimi mesi a Pechino. Questa è l'iniziativa lanciata dai promotori dei sito www.tibetlibero.org  in uno dei momenti più cruenti momenti della già tormentata vicenda tibetana. 
Il link alla petizione è http://www.firmiamo.it/noalleolimpiadiapechino2008  e la speranza dei promotori, due ragazzi cagliaritani, salvatore deidda e dario Dessì, è quella che il nostro Paese decida di usare fermezza assoluta verso la Cina, che da troppo tempo agisce impunemente ai danni del popolo tibetano. L'occidente e la comunità internazionale non possono chiudere gli occhi ancora una volta e lasciare che quella che è considerata una grande potenza, e per questo ritenuta intoccabile, proceda con il progetto di cancellare qualsiasi tipo di riferimento, culturale e sociale, tibetano.

 
 
 
 
 
 
 

 

Avanti CAMERATI!

In Uncategorized on Marzo 7, 2008 at 2:25 pm

Una grandiosa iniziativa, degna di rispetto e lode!

A NOI!

torino-au-ag.jpg

DONZELLI (AN): «IL COMUNE CONSEGNA AL "MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA" L’EX ASILO RITTER, UNA PALAZZINA IN VIALE VOLTA E L’EX ISTITUTO CAMMEO»

In Uncategorized on Gennaio 11, 2008 at 9:37 pm

«Con la scusa di un progetto regionale per l’auto-recupero il comune di Firenze probabilmente ha intenzione di concedere al “movimento di lotta per la casa” l’ex asilo Ritter in via Reginaldo Giulian, una palazzina di viale Volta e l’ex istituto Bice Cammeo in via Aldini 3 e 5». E’ quanto denuncia il consigliere di Alleanza Nazionale Giovanni Donzelli che sulla questione ha presentato una interrogazione e un ordine del giorno. Analoghi atti verranno presentati dal consigliere di AN al Quartiere 2 Vito Poma, per quanto riguarda la palazzina in viale Volta, e dalla consigliera al Quartiere 5 Chiara Moretti sulla destinazione dell’ex asilo. «Da sempre – ha ricordato Donzeli – mi batto contro un certo collateralismo tra la sinistra che governa Firenze e gli estremisti violenti del “movimento di lotta per la casa”, ma adesso il Comune potrebbe arrivare al paradosso di trasformare immobili occupati abusivamente in strutture abitative regolari per gli occupanti. Regolarizzando la prepotenza e l’illegalità. Arriveremmo ad assistere alla palese ingiustizia di cittadini onesti che restano senza casa in graduatoria per gli alloggi popolari che vengono sorpassati da chi occupa abusivamente attraverso il Movimento di lotta per la casa» «Un apposita delibera di giunta – sottolinea Donzelli – stabilisce di avviare una variante urbanistica per alcuni immobili tra i quali, appunto, l’ex asilo Ritter, la palazzina di viale Volta e l’ex istituto Bice Cammeo. A giorni in Comune voteremo una delibera di consiglio analoga, che prevede l’adozione di queste varianti urbanistiche. In entrambi gli atti si dichiara che tali immobili “sono oggetto di progetti specifici inseriti nel Programma Regionale di Edilizia Residenziale Pubblica 2003 – 2005 in cui, tra l’altro, si prevede l’assegnazione di contributi per la sperimentazione di forme auto-organizzate di reperimento e autorecupero di abitazioni da assegnare in locazione a canone controllato, con riferimento ad un programma regionale in cui tra i soggetti beneficiari possano essere previste cooperative”. Di fatto l’amministrazione, non riuscendo a sgomberare gli edifici li consegnerà ufficialmente a gli occupanti». Con l’ordine del giorno il consigliere di Alleanza Nazionale chiede che l’amministrazione si impegni a garantire che a «al progetto di autorecupero non possano partecipare soggetti coinvolti in occupazioni abusive». (fn)

7 gennaio 2008: Trentesimo anniversario della strage di Acca Larentia

In Cuori Neri, Uncategorized on Gennaio 8, 2008 at 12:08 am

EMERGENZA RIFIUTI ANCHE A FIRENZE

In Uncategorized on Gennaio 4, 2008 at 2:14 pm

«Fa sorridere che sia l’assessore Paolo Coggiola ad affermare che siamo in emergenza rifiuti quando le responsabilità sono da attribuire a chi, in questi ultimi anni, aveva competenze e deleghe per evitare uno scenario degno di Napoli». E’ quanto ha dichiarato la consigliera di Alleanza Nazionale Gaia Checcucci. «Nei mesi scorsi – ha aggiunto l’esponente del centrodestra – avevamo già spiegato che i rifiuti saranno inviati prevalentemente in altre discariche in territorio regionale ma fuori l’Ato 6, l’ambito territoriale ottimale. La Provincia di Firenze e l’Ato 6 hanno avviato da tempo i necessari contatti con le Province e gli Ato competenti per territorio per stilare le convenzioni necessarie. Rispondendo ad una mia interrogazione, nel novembre scorso l’assessore Coggiola ha dichiarato che, per quanto riguarda i costi, allo stato attuale si è in grado solo di fare una previsione di massima basata su prezzi 2007, non avendo ancora a disposizione le necessarie convenzioni. Le stime prevedono che il costo dello smaltimento dei rifiuti passi da 127,15 euro a tonnellata del 2007 a 156,16 euro nel 2008, con un incremento del 23%. In questa cifra sono compresi, tra l’altro, 11,55 euro a tonnellata per il trasporto, 14 euro relativi al tributo regionale, la cosiddetta “ecotassa”, 5,5 euro a tonnellata per l’”indennità di disagio” per l’impianto di Case Passerini. Dopo la sua chiusura di quest’ultimo saranno necessarie operazioni di bonifica che costeranno, ogni anno, 1milione 650mila euro. La lista comprende anche altri contributi: per i conferimenti alla discarica di Casa Rota, in provincia di Arezzo, 13,43 euro a tonnellata da versare all’Ato, per quelli alla discarica di Peccioli, 13,42 euro a tonnellata a favore del Comune di Peccioli. Infine è dovuto un contributo Provincia di Pisa pari a 10,32 euro a tonnellata e un ulteriore contributo all’Ato pari a 10,32 euro a tonnellata». « Si sta ragionando sull’affidamento diretto a Quadrifoglio per l’intera gestione del ciclo integrato dei rifiuti e del termovalorizzatore – ha concluso Gaia Checcucci – dimenticando che l’affidamento diretto, secondo la normativa, è illegittimo. Questa scelta è destinata ad essere annullata a seguito di un qualunque ricorso: in questo senso il quadro normativo è chiaro. Anche a livello dell’Unione europea gli orientamenti sull’affidamenti dei servizi sono espliciti e l’Italia rischia una nuova procedura di infrazione».

EX OSPEDALE POGGIO SECCO, DOMANDA DI ATTUALITÀ DI DONZELLI E ALESSANDRI (AN)

In Uncategorized on Dicembre 17, 2007 at 4:49 pm

Una domanda di attualità sull’ex ospedale di proprietà della Croce Rossa Italiana, a Poggio Secco, è stata presentata dai consiglieri di Alleanza Nazionale Giovanni Donzelli e Stefano Alessandri. «Venerdì scorso – scrivono i due esponenti del centrodestra – le forze dell’ordine si sono recate nell’ex ospedale ed hanno constatato il rilascio dell’immobile da parte degli occupanti. Da parte sua l’assessore Lucia De Siervo ha dichiarato che “41 famiglie in disagio alloggiativo da oggi sono accolte nel corpo centrale della villa”». Sottolineando che per «la costruzione dei 42 alloggi, che verranno realizzati nella dependance di Poggio Secco, ci vorranno almeno 18 mesi». Donzelli e Alessandri vogliono sapere dall’amministrazione «in quali condizioni abitative vivono le 41 famiglie occupanti il corpo centrale della villa»; «come intende verificare che l’immobile non sia occupato anche da abusivi» e «come intende garantire legalità all’interno della struttura per assicurare ai residenti sicurezza e decoro». (fn)

Questo il testo della domanda di attualità:
Firenze, 17 dicembre 2007
DOMANDA DI ATTUALITA’ Oggetto: per avere alcune informazioni in merito all’ex ospedale di proprietà della Croce Rossa Italiana a Poggio Secco
Proponenti: Giovanni Donzelli – Stefano Alessandri
Preso atto che venerdì 14 dicembre us le forze dell’ordine si sono recate nell’ex ospedale di proprietà della Croce Rossa Italiana a Poggio Secco, in via Incontri ed hanno constatato il rilascio dell’immobile da parte degli occupanti;
Preso atto altresì delle dichiarazioni dell’Assessore De Siervo, in base alle quali “41 famiglie in disagio alloggiativo da oggi sono accolte nel corpo centrale della villa”;
Considerato che per la costruzione dei 42 alloggi, che verranno realizzati nella dependance di Poggio Secco, ci vorranno almeno 18 mesi
INTERROGANO IL SINDACO PER SAPERE
In quali condizioni abitative vivono le 41 famiglie occupanti il corpo centrale della villa;
Come intende l’Amministrazione Comunale verificare che all’interno dell’immobile in oggetto non sia occupato anche da soggetti abusivi;
Come intende l’Amministrazione Comunale garantire legalità all’interno della struttura suddetta, al fine di assicurare ai cittadini residenti nelle vicinanze sicurezza e decoro.

Un uomo particolare

In Uncategorized on Dicembre 9, 2007 at 2:16 am

Come promesso ai nostri utenti IL BARGELLO è lieto di pubblicare la terza e quarta parte dell’ intervista a Romano Malaspina.

 

Marco

La possente industrializzazione del comunismo cubano

In Uncategorized on Dicembre 6, 2007 at 3:56 pm

Sembrerebbe uno di quei titoli satirici che, mensilmente, appaiono su Livornocronaca. Ma, se è vero che l’ apparenza inganna, non mentono i manifesti del Collettivo NOSMET, sigla politica della sinistra radicale di Scienze della Formazione, Firenze.

Perdonerete se, in queste righe, userò iltermine “Magistero” per indicare la facoltà… nostalgismo di un vecchio studente magistrale, nient’altro.

Il 6 dicembre 2007 la facoltà di via del Parione è stata teatro di una apologetica conferenza su Ernesto Guevara detto CHE, con il chiostro addobbato ad arte, una coreografia di cartelloni, fotografie in puro stile ‘68, saltata fuori dall’album dei ricordi della Statale o della Sapienza occupata.

Ognuno di quei cartelloni lancia un messaggio chiaro: el “CHE” rivoluzionario, el “CHE” eroe dell’America Latina, el “CHE” il solidale, el “CHE” brutalmente assassinato dall’ennesimo complotto della CIA, in puro stile Wilbur Smith…

Ma ciò che più colpisce è quella scritta: “POSSENTE INDUSTRIALIZZAZIONE CUBANA”, iniziata, secondo i Gervaso del NOSMET , con il colpo di mano che nel 1959 portò Fidel Castro al potere a La Habana. Letto con un’ ottica meno parziale, non una revolucion ma un golpe che sostuisce il corrotto regime di Fulgencio Batista con la democrazia diretta di stampo moscovita.

Insomma, da un despota all’altro, in puro stile sudamericano. Senza contare che non vi fu una effettiva industrializzazione dell’ isola, quanto un piano di eliminazione di tutte quelle imprese capitaliste (alberghi, casinò, industrie di rum e sigari) che fornivano un pò di ricchezza al popolo cubano.

Quei simboli della corruzione morale tolti dalle mani degli occidentali e messi nelle mani del governo rivoluzionario: soldi a palate per l’ industria del terrore di Castro, per le armi, per gli agi del comando. Quei simboli deleteri di un mondo sbagliato che, pochi decenni dopo, tornano in tutto il loro splendore per la gioia di turisti (soprattutto europei e americani) e dell’ economia di Stato. Economia sempre meno socialista e sempre più liberista, su modello cinese: città ricche, hotel di lusso, grande circolazione di denaro e sobborghi di desperados costretti ad acquistare al mercato nero ciò che il misero mercato comune non può fornire.

L’ apertura di Cuba a questa nuova forma di commercio e di ricchezza ha spinto l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla grande povertà che continua a serpeggiare sull’ isola caraibica. Castro, dal canto suo, continua a sostenere il legame tra la povertà e l’embargo USA del 1962. In realtà, ricordiamolo, la repubblica popolare cubana in 48 anni di storia ha avuto notevoli finanziamenti da parte di URSS, partiti comunisti europei, fondazioni, al punto di riuscire a sostenere una guerra oltreoceano, in Angola, ove quindicimila soldati isolani persero la vita contro i governativi. Malgrado tali incongruenze, malgrado le scuole fatiscenti e gli ospedali infestati da ratti e insetti, malgrado la prostituzione minorile (tollerata da La Habana), malgrado il ritorno delle multinazionali con placido assenso del Lider Maximo, malgrado ciò che è stato denunciato addirittura dalla figlia di Castro in Italia si continua a osannare uno dei padri della rivolucion. Quel Che comunista che si fa ritrarre in Cadillac e polo Lacoste, mazza da golf in mano su un campo diciotto buche, mentre beve la Coca Cola (glielo concediamo, era la bevanda più amata da Krusciov) e fuma mezzo metro di sigaro; quell’uomo odiato dai suoi stessi companeros, (il Comandante Zero su tutti), per avere tradito gli ideali marxisti, per avere imposto il comunismo nelle campagne uccidendo e saccheggiando, quell’ uomo idolatrato su magliette e poster, simbolo più di marketing capitalista che non di vera economia solidale. Quell’uomo elevato al grado di eroe “più grande che abbia mai messo piede sulla faccia della Terra” (NOSMET), cui viene dedicato un seminario in una libera università, finanziando la conferenza con denaro dell’ ateneo fiorentino, denaro che viene dalle tasche di chi la rivoluzione la combatte nel quotidiano mantenendo lo studio dei figli, per il loro futuro, senza perdersi in una retorica deleteria e mendace.

Marco Petrelli

05/12/1981 – 05/12/2007

In Uncategorized on Dicembre 6, 2007 at 12:59 pm

Un Saluto, di tutto cuore, ad una persona scomparsa tragicamente 26 anni fa.

Marco 

Un uomo particolare

In Uncategorized on Novembre 28, 2007 at 4:00 pm

L’ intervista unica ad un uomo Unico.

Romano Malaspina & Goldrake

L’ icona della generazione dei paninari, dei figli degli anni ‘80, di chi è cresciuto a pane e anime. Lui, Goldrake, il Robot d’acciaio, o il Drago d’Oro, che a più di vent’anni dalla sua comparsa sugli schermi italiani è ancora nel ricordo pregno di nostalgia di quei bambini (oggi adulti) cresciuti con le sue mirabilianti avventure.

Un personaggio discusso, al centro di critiche da parte di genitori e istituzioni, per la violenza di alcune scene o per il suo significato latente: l’ esaltazione dell’ IO, dell’uomo che, forte solo del proprio coraggio e di determinazione, lotta per il futuro e il bene comune.  Odiato dalle sinistre che lo accusavano di essere troppo “nietzscheano” (per la logica di allora equivalente di fascista), emblema di virtù quali coraggio, amicizia, spirito di abnegazione, Goldrake è presentato ora dalla Voce italiana che lo ha reso così famoso in Italia: Romano Malaspina.

L’ intervista verrà pubblicata a puntate.  Cari utenti, a voi riconnetervi presto su queste pagine per il finale.

 

Marco Petrelli

 

 

Basta stronzate!!!

In Uncategorized on Novembre 27, 2007 at 6:44 pm

IERI COME OGGI

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NON SCENDERE A COMPROMESSI!

SALVA L’ IDEALE! PRESERVA LA TUA IDENTITA’! 

Marco e Diego, FUAN e Forza Nuova

In Uncategorized on Novembre 22, 2007 at 1:19 am

Caro Marco Petrelli,

 

Così, leggendo qua e là per il web cosa si dicesse di noi, mi sono imbattuto nella tua “Lettera aperta ai nichilisti di Forza Nuova”, indubbiamente rivolta a noi, ma di cui noi, non ne abbiamo avuto notizia. Forse perché, come dici tu finché non lavoreremo seriamente, non avremo diritto di replica a quel che dici.

 

Be’ il diritto di replica ce lo prendiamo da soli.

 

Appena letto le tue “quattro righe”, mi sono chiesto, ma da dove nascerà tanto livore nei nostri confronti, ho controllato la data del post 22 settembre 2007. Bo’ non mi pare che qualcuno di noi abbia detto o fatto nulla contro di voi in quei giorni.

 

Verso la fine intuisco che il tutto dev’essere partito dal famigerato volantino che ormai 5 mesi prima era stato distribuito per le scuole, e che tracciava, in maniera forse un po’ semplicistica, le differenze tra FN ed il resto dei movimenti di destra.

 

Già a suo tempo, mi assunsi la responsabilità per un atto un po’ frettoloso, da coord. mi rendo conto che avrei dovuto vigilare meglio, ma tant’è che il volantino è andato in stampa. A chi dovevo dei chiarimenti li ho fatti ed a chi nulla dovevo, ovviamente no.

 

A voi nulla dovevo, perché mi sembra che nessuna di quelle affermazioni, possa, sul piano politico essere smentita. Certo quel “vigliacchi senza onore” ce lo potevamo risparmiare, leggerezza nostra, mea culpa.

 

Detto questo, vorrei farti qualche appunto su alcuni passi della tua “lettera aperta”:

 

La canzone che è il nostro inno, come tu hai ricordato, è di Massimo Morsello, fondatore, insieme a Roberto Fiore (nostro Seg. Naz.) di Forza Nuova. Inoltre, i due, sono protagonisti di alcune pagine della storia della destra radicale piuttosto importanti. Uno esempio per tutti Terza Posizione.

 

Quindi a chi, più che a noi, spetterebbe il diritto di avere come inno “Canti assassini”?!

 

Passando ad altro.

 

Mi pare, che la principale attività di FN (a dire il vero, nemmeno quella marginale) non sia quella di andare a picchiare ragazzi in eskimo, quanto quella di fare politica.

 

Certo non è facile vederci per le piazze, del resto i nostri mezzi sono quelli che sono, ma proprio mentre tu eri li, intento a rispondere ad un nostro volantino di 5 mesi prima, noi riportavamo, sul nostro sito, il resoconto di una conferenza stampa tenuta il giorno prima, di cui, aimè, solo “La Repubblica” ne ha dato notizia. Meglio che niente.

 

Quanto allo stare chiuso tra le quattro mura della nostra sede (che paghiamo e tiriamo avanti solo con i nostri soldi e non quelli del partito), be’ mi dispiace deluderti, ma mai come quest’anno siamo usciti tra la gente. Ma non devo rendere conto a te del nostro operato.

 

Quello che mi preme di più sottolineare, è che chi legge sempre i soliti testi “dissacrandoli” siete voi, non noi.

Di punto in bianco, dall’oggi al domani, AN ha deciso di far “gelare le radici” del suo passato politico, prima nei fatti e poi esprimendolo chiaramente a parole, togliendo ogni dubbio.

Noi da anni restiamo fedeli ai valori che 10 anni fa hanno dato vita a Forza Nuova, senza abiure o cambi di direzione.

 

Possiamo aver sbagliato spesso, a volte ci siamo impuntati su questioni di principio sulle quali potevamo sorvolare, ma, almeno, se guardiamo indietro sui nostri passi, la coerenza è ciò che ci ha guidato.

 

Sentir parlare di “oltraggio alla memoria storica” gente che di questo ne ha fatto un vanto, scusate, ma ci sembra quanto meno ridicolo.

 

Infine, mi spiace deluderti, ma Azione Universitaria, non è esattamente tra le nostre principali preoccupazioni, non perdiamo tempo a strappare i manifesti dei “compagni” figuriamoci i vostri.

 

Ciò non toglie che tra noi e voi ci sia un abisso. Riferimenti culturali, scelte politiche, valori di fondo.

 

E poi guarda, la solita rappresentazione della destra radicale come “giovanotti muscolosi”, mi sembra abbia fatto il suo tempo e, comunque, denota in voi lo stesso pregiudizio (se così lo vogliamo chiamare) che noi abbiamo di voi.

 

Noi non facciamo una battaglia tra chi è più fascista o chi lo è meno, ma tra chi è coerente e vuole il bene del Paese e chi no.

 

Soltanto che voi ne fate una questione di estetica, noi di etica.

 

Cordialmente.

 

Diego.

p.s. la prossima volta che vuoi mandarci una lettera (per quanto “aperta”), faccelo sapere.

___________________________

Caro Diego,

Sono contento che tu abbia risposto a un post da me pubblicato da tempo e che speravo venisse letto da voi di Firenze.
Lo pubblicherò ora, tranquillo, da domani leggeranno tutti la tua risposta.
Non darmi parole: mostrami che hai l’ onore, non dico di TP (che è troppo avanti per sia per quelli come me che per quelli come te) ma del militante.
Aspetto una dimostrazione.
A NOI!

Marco
PS non parlare di risorse. ho lavorato per due anni alla Facoltà di Lettere con un minimo sostegno a livello di risorse. Eppure dei risultati (pochi ma buoni) li ho ottenuti.

Donna depositaria dell’ Identità

In Uncategorized on Novembre 17, 2007 at 3:07 pm

Chi siamo noi per dare lezioni di vita?

Noi che abbiamo saputo sbeffeggiare, umiliare, colpire la dignità delle donne partendo da un mero pregiudizio sessista, mescolato a pensieri di bassa lega e azioni frivole.

Non abbiamo mai saputo comprendere a fondo la loro natura, troppo occupati da quelle attività che, a parere nostro, ci rendono più o meno uomini, da quegli atteggiamenti figli della presunzione di una cultura che ostentiamo al Mondo ma che di fondo non abbiamo mai compreso a fondo.

Per donna, noi, cosa intendiamo? Soubrette, bambinette deficienti da discoteca, ragazze immagine: una visione merceologica e subdola che non ci rende superiori, ma semplicemente una manica di poveri idioti.

Retorica vuole che colleghiamo il nostro humus identitario agli aspetti più deleteri ed epiteliali del fascismo e della romanità. Temiamo di fare un saluto romano in pubblico, politically uncorrect, nel buoio emotivo delle sezioni ci lasciamo andare alle frasette da fascisti da operetta che scordiamo una volta fuori dalla porta della sede. Ci aggrada l’ idea di potere dire a fidanzate e militanti che il Duce aveva delineato il ruolo del maschio e della femmina e che, per coerenza, dobbiamo rispettare ciò che Lui diceva. Poi votiamo un uomo che considera De Gasperi il più grande statista del ‘900 (cfr intervista a Fini, Le IENE).

Siamo noi stessi deleteri, come le nostre teste.

Cultori di Roma antica e della visita annuale a Predappio, scordiamo l’ essenza di civiltà, storia e tradizioni. Non ci sovviene la conoscenza della grande Etruria, in cui tra uomini e donne vi era un sano equilibrio nella socità e nella politica o della immortale epopea fiumana, con donne armate a difendere uno scopo, un ideale.

Le donne sono preziose depositarie dell’ Identità nostra.

Rispettiamole e lasciamo che la loro intelligenza possa influire e colpire la politica italiana, soprattutto la politica di destra.

Marco Petrelli

lorien.it

In Uncategorized on Novembre 17, 2007 at 11:21 am

E rimango così… senza parole

In Uncategorized on Novembre 16, 2007 at 12:56 pm

Riportiamo di seguito un articolo del Corsera riguardante un fatto che la dice lunga sulle posizioni di chi, anzichè lottare per rovesciare Prodi e il suo Governo, se la prende con una TV satirica e l’ azienda Mediaset per motivi tutt’ altro che machiavellici.

Dopo la telefonata ad Olmert di domenica per rivelare particolari sulla presenza di Silvio Berlusconi al meeting storaciano, un nuovo attacco al Capo della CdL, stavolta mediatico.

Nel mirino soprattuto «striscia la notizia». ma assicurano che non c’e’ complotto

Mediaset prende le distanze da attacchi a Fini

In una nota la presidenza esprime una netta presa di distanza dagli eccessi giornalistici e satirici

 

MILANO – Il leader di An se l’era legata al dito. E loro alla fine hanno dovuto fare dietrofront. «La presidenza di Mediaset esprime una netta presa di distanza dagli eccessi giornalistici e satirici, anche in programmi Mediaset, che hanno colpito negli ultimi giorni la vita privata di Gianfranco Fini».

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LA NOTA – Si apre così una nota di Mediaset che ritiene inaccettabile «La derisione, che si trasforma in dileggio, nei confronti di scelte sentimentali che non hanno alcuna attinenza con la vita pubblica del Paese, e in particolare se ci sono nuove vite in arrivo». Era stato, infatti, uno scoop di “Striscia la notizia” a rivelare che il leader di Alleanza Nazionale sarebbe diventato papà dall’attuale compagna Elisabetta Tulliani. Nello stesso tempo la presidenza Mediaset «respinge nel modo più assoluto il sospetto di un disegno politico-editoriale orchestrato dal gruppo Fininvest ai danni del presidente di An. Avanzare sui giornali ipotesi del genere significa fare un torto all’autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. “A volte, semplicemente, la polifonia editoriale che ha sempre contraddistinto il nostro Gruppo – chiude la nota di Mediaset – rischia di trasformarsi in cacofonia. Sono i rischi della libertà».

 

Esposizione maestri futuristi a Bergamo

In Uncategorized on Novembre 15, 2007 at 1:06 am

 

 

Il Futuro del Futurismo. Dalla “rivoluzione italiana” all’arte contemporanea. Da Boccioni a Fontana a Damien Hirst

 

 

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Alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, dal 21 settembre fino al 24 febbraio 2008 duecento opere illustrano come il Futurismo abbia rappresentato una rivoluzione in grado di influenzare lo sviluppo dell’arte moderna e contemporanea. IL FUTURO DEL FUTURISMO, questo il titolo dell’iniziativa curata da Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati, intende affrontare, attraverso circa 200 opere di 120 artisti, gli influssi esercitati dal Futurismo – la più importante avanguardia storica italiana – sugli sviluppi dell’arte visiva del ‘900 per giungere alle più recenti ricerche contemporanee; la mostra si svilupperà attraverso un percorso espositivo tematico che pone in relazione i linguaggi che hanno trovato il proprio fondamento teorico e poetico nei manifesti del movimento e le più innovative indagini artistiche del XX secolo.

Dalle opere degli esponenti storici del futurismo – quali Boccioni, Balla, Carrà, Russolo, Severini, Depero, veri capisaldi della storia dell’arte per aver interpretato concetti rivoluzionari, come la simultaneità, il valore estetico dell’innovazione tecnologica, il fascino di un futuro non ancora esperibile – si procede verso ricerche artistiche cui la radicalità dell’avanguardia Futurista ha aperto la strada: dall’Astrattismo al Costruttivismo, dall’Arte Cinetica alle Neo Avanguardie degli anni ‘60 e ‘70 fino ai protagonisti dell’arte contemporanea. Un itinerario, quindi, che si articola per accostamenti, analogie e differenze. Gli artisti del Futurismo credevano nella necessità di una radicale riprogettazione dell’universo, operazione che li ha portati a concepire in modo nuovo ogni espressione artistica, compresa la musica, la danza, la fotografia, il cinema, il teatro, gli spazi da abitare, gli arredi. Nell’esplorare la vastità di questo immaginario, la mostra Il Futuro del Futurismo ne offre una ricca esemplificazione, allacciando relazioni culturali con la realtà dello spettacolo e il mondo produttivo. Prendendo spunto dalle tematiche celebrate dal Futurismo – dalla velocità alla tecnologia, dalla simultaneità al dinamismo della metropoli, dall’audacia alla ribellione, allo scandalo – gli spazi della GAMeC saranno suddivisi in 9 sezioni.
Info: www.gamec.it

Filippo Tommaso Marinetti: Manifesto della Danza Futurista

In Uncategorized on Novembre 15, 2007 at 1:00 am

 
     

 

 

La danza ha sempre estratto dalla vita i suoi ritmi e le sue forme. Gli stupori e gli spaventi che agitarono l’umanità nascente davanti all’incomprensibile ed intricatissimo universo, si ritrovano nelle prime danze che dovevano naturalmente essere danze sacre.

Le prime danze orientali pervase dal terrore religioso erano pantomime ritmate e simboliche che riproducevano ingenuamenteseverini-danza.gif il movimento rotatorio degli astri. La «ronda» nasce cosí. I diversi passi e i gesti del prete cattolico nel celebrare la messa derivano da queste prime danze ed hanno lo stesso simbolo astronomico.

Le danze cambogiane e javanesi si distinguono per la loro eleganza architettonica e la loro regolarità matematica. Sono lenti bassorilievi in marcia.

Le danze arabe e persiane sono invece lascive: impercettibili fremiti delle anche accompagnati da un battito monotono di mani o di tamburo; sussulti spasmodici e convulsioni isteriche della danza del ventre; enormi balzi furenti di danze sudanesi. Sono tutte variazioni sull’unico motivo di un uomo seduto a gambe incrociate e di una donna seminuda che con abili mosse cerca di persuaderlo all’atto d’amore.

Morto e sepolto il glorioso balletto italiano, incominciarono in Europa stilizzazioni di danze selvagge, elegantizzazioni di danze esotiche e modernizzazioni di danze antiche. Pepe rosso parigino + cimiero + scudo + lancia + estasi davanti a idoli che non significano piú nulla + ondulazioni di cosce montmartroises = anacronismo erotico passatista per forestieri.

Prima della guerra a Parigi si raffinavano le danze sud-americane: tango argentino spasmodico furente, zamacueca del Chile, maxixe brasiliana, santafé del Paraguay. Quest’ultima danza descrive le evoluzioni galanti di un maschio ardente e audace intorno ad una femmina attirante e seduttrice che egli finalmente afferra con un balzo fulmineo e trascina con sé in un valzer vertiginoso.

Molto interessante artisticamente il balletto russo organizzato dal Diaghilew, che modernizza i balli popolaricrali2.jpeg russi con una meravigliosa fusione di musica e danza, penetrate l’una nell’altra, e dà allo spettatore un’espressione perfetta e originale della forza essenziale della razza.

Col Nijnsky appare per la prima volta la geometria pura della danza liberata dalla mimica e senza l’eccitazione sessuale. Abbiamo la divinità della muscolatura.

Isadora Duncan crea la danza libera, senza preparazione mimica, trascurando la muscolatura e l’euritmia, per concedere tutto all’espressione passionale, all’ardore aereo dei passi. Ma essa in fondo non si propone che di intensificare, arricchire, modulare in mille modi diversi il ritmo di un corpo di donna che languidamente rifiuta, languidamente invoca, languidamente accetta e languidamente rimpiange il maschio donatore di felicità erotiche.

Isadora Duncan, che io ebbi molte volte il piacere di ammirare nelle sue libere improvvisazioni fra i tendaggi di fumo madreperlaceo del suo atelier, quando danzava in libertà, spensieratamente, come si parla, si desidera, si ama, si piange, su una arietta qualsiasi, anche volgare, come quella di Mariette, ma petite Mariette strimpellata su un pianoforte, non riesciva a dare che emozioni complicatissime di nostalgia disperata, di voluttà spasmodica e di giocondità, infantilmente femminile.

Vi sono molti punti di contatto tra l’arte di Isadora Duncan e l’impressionismo pittorico, come pure tra l’arte del Nijnsky e le costruzioni di forme e di volumi di Cézanne.

Cosí, naturalmente, sotto l’influenza delle ricerche cubiste e in particolar modo di Picasso, si creò una danza di volumi geometrizzati e indipendenti quasi dalla musica. La danza diventò un’arte autonoma, equivalente della musica. La danza non subiva piú la musica, la rimpiazzava.

Valentine de Saint-Point concepí una danza astratta e metafisica che doveva tradurre il pensiero puro senza m-f.jpgsentimentalità e senza ardore sessuale. La sua métachorie è costituita da poesie mimate e danzate. Disgraziatamente sono poesie passatiste che navigano nella vecchia sensibilità greca e medievale; astrazioni danzate ma statiche, aride, fredde e senza emozione. Perché privarsi dell’elemento vivificatore della mimica? Perché mettersi un elmo merovingio e velarsi gli occhi? La sensibilità di queste danze risulta monotona limitata elementare e tediosamente avvolta nella vecchia atmosfera assurda delle mitologie paurose che oggi non significano piú nulla. Geometria fredda di pose che non hanno nulla a che fare con la grande sensibilità dinamica simultanea della vita moderna.

Con intenti molto piú moderni il Dalcroze ha creato una ginnastica ritmica molto interessante, che limita però i suoi effetti alla igiene dei muscoli e alla descrizione dei lavori agresti.

Noi futuristi preferiamo Loie-Füller e il cake-walk dei negri (utilizzazione della luce elettrica e meccanicità).

Bisogna superare le possibilità muscolari, e tendere nella danza a quell’ideale corpo moltiplicato dal motore che noi abbiamo sognato da molto tempo. Bisogna imitare con i gesti i movimenti delle macchine; fare una corte assidua ai volanti, alle ruote, agli stantuffi; preparare cosí la fusione dell’uomo con la macchina, giungere al metallismo della danza futurista.marinet61.jpg

La musica è fondamentalmente e incurabilmente passatista e perciò difficilmente utilizzabile nella danza futurista. Il rumore, essendo il risultato dello strofinamento o dell’urto di solidi, liquidi o gas in velocità, è diventato mediante l’onomatopeia uno degli elementi piú dinamici della poesia futurista. Il rumore è il linguaggio della nuova vita umano-meccanica. La danza futurista sarà dunque accompagnata da rumori organizzati e dall’orchestra degli intonarumori inventati da Luigi Russolo.

La danza futurista sarà:

- disarmonica

- sgarbata antigraziosa

- asimmetrica

- sintetica

- dinamica

- parolibera

In questa nostra epoca futurista, mentre piú di venti milioni di uomini formano con le loro linee di battaglia una fantastica via lattea di stelle-shrapnels esplose che fascia la terra; mentre la Macchina e i Grandi Esplosivi, collaborando con la guerra hanno centuplicato la forza delle razze futurismo_aer1320.jpgcostringendole a dare il massimo rendimento di audacia, d’istinto e di resistenza muscolare, la danza futurista italiana non può avere altro scopo che immensificare l’eroismo, dominatore di metalli e fuso con le divine macchine di velocità e di guerra.

 

Io traggo dunque le tre prime danze futuriste dai tre meccanismi di guerra: lo shrapnel, la mitragliatrice e l’aeroplano.

danza dello shrapnel

PARTE PRIMA

Voglio dare la fusione della montagna con la parabola dello shrapnel. La fusione della canzone umana carnale col rumore meccanico dello shrapnel. Dare la sintesi ideale della guerra: un alpino che canta spensierato sotto una volta ininterrotta di shrapnels.

1. movimento. Con i piedi marcare il tum-tum del proiettile che esce dalla bocca del cannone.

2. movimento. Con le braccia aperte descrivere con velocità moderata la lunga parabola fischiante dello shrapnel che passa sulla testa del combattente quando esplode troppo in alto o dietro di lui. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in azzurro: Corto a destra.

3. movimento. Con le mani (ornate di lunghissimi ditali argentei) alzate e aperte, molto in alto, dare l’esplosione argentea fiera beata dello shrapnel nel paaaak. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in azzurro: Lungo a sinistra. Poi mostrerà un altro cartello stampato in argenteo: Non scivolare sul ghiaccio. Sinovite.

4. movimento. Con la vibrazione di tutto il corpo, le ondulazioni delle anche e i movimenti natatorii delle braccia, dare le ondate e il flusso e riflusso e i moti concentrici degli echi nei golfi, nelle rade e su i pendii delle montagne. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in nero: Corvée d’acqua; un altro cartello stampato in nero: Corvée di rancio; un altro ancora stampato in nero: I muli la posta.

5. movimento. Con piccoli colpi saltellanti delle mani e una attitudine sospesa, estatica del corpo, esprimere la calma indifferente e sempre idilliaca della natura e il cip-cip-cip degli uccelli. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in caratteri disordinati: 300 metri allo scoperto. Poi un altro con il rosso: 15 gradi sotto zero, 800 metri rosso feroce soave.

PARTE SECONDA

6. movimento. Passo lento, disinvolto e spensierato degli alpini che marciano cantando sotto le parabole successive e accanite degli shrapnels. La danzatrice accenderà una sigaretta mentre delle voci nascoste canteranno una delle tante canzoni di guerra:

il comandante del sesto alpini

incomincia a sbombardar…

7. movimento. L’ondulazione con la quale la danzatrice esprimerà questo canto di guerra sarà interrotta dal movimento 2. (parabola fischiante dello shrapnel).

8. movimento. L’ondulazione con la quale la danzatrice continuerà ad esprimere il canto di guerra sarà interrotta dal movimento 3. (esplosione dello shrapnel in alto).

9. movimento. L’ondulazione sarà interrotta dal movimento 4. (ondate degli echi).

10. movimento. L’ondulazione sarà interrotta dal movimento 5. (cip-cip-cip degli uccelli nella placidità della natura).

danza della mitragliatrice

Voglio dare la carnalità italiana dell’urlo Savoia! che si lacera e muore eroicamente a brandelli contro il laminatoio meccanico geometrico inesorabile del fuoco di mitragliatrice.

1. movimento. Con i piedi (le braccia tese in avanti) dare il martellamento meccanico della mitragliatrice tap-tap-tap-tap-tap. La danzatrice mostrerà con gesto rapido un carrello stampato in rosso: nemico a 700 metri.

2. movimento. Con le mani arrotondate a coppa (una piena di rose bianche, l’altra piena di rose rosse) imitare lo sbocciare violento e continuo del fuoco fuori dalle canne della mitragliatrice. La danzatrice avrà fra le labbra una grande orchidea bianca e mostrerà un cartello stampato in rosso: nemico a 500 metri.

3. movimento. Con le braccia aperte descrivere il ventaglio girante e innaffiante dei proiettili.

4. movimento. Lento girare del corpo, mentre i piedi martellano sul legno dell’impiantito.

5. movimento. Accompagnare con slanci violenti del corpo in avanti il grido di Savoiaaaaaa!

6. movimento. La danzatrice, carponi, imiterà la forma della mitragliatrice, nera-argentea sotto la sua cintura-nastro di cartucce. Il braccio teso in avanti agiterà febbrilmente l’orchidea bianca e rossa come una canna durante lo sparo.

danza dell’aviatrice

La danzatrice danzerà sopra una grande carta geografica violentemente colorata (4 metri quadrati) sulla quale saranno indicati a grandi caratteri visibilissimi le montagne, i boschi, i fiumi, le geometrie delle campagne, i grandi nodi stradali delle città, il mare.

La danzatrice deve formare una palpitazione continua di veli azzurri. Sul petto, a guisa di fiore, una grande elica di celluloide che per la sua natura stessa vibrerà ad ogni movimento del corpo. Il viso bianchissimo sotto un cappello bianco in forma di monoplano.

1. movimento. La danzatrice, pancia a terra, sul tappeto-carta geografica simulerà con sussulti e ondeggiamenti del corpo i tentativi successivi che fa un aeroplano per sollevarsi. Poi avanzerà carponi e ad un tratto balzerà in piedi, le braccia aperte, il corpo ritto ma tutto agitato da fremiti.

2. movimento. La danzatrice, sempre ritta, agiterà un cartello stampato in azzurro: 300 metri – 3 vortici – salire. Poi, subito dopo, un secondo cartello: 600 metri – evitare montagna.

3. movimento. La danzatrice accumulerà molte stoffe verdi per simulare una montagna verde, poi la scavalcherà con un salto. Riapparirà diritta, braccia aperte, tutta vibrante.

4. movimento. La danzatrice, tutta vibrante, agiterà davanti a sé, in alto, un grande sole di cartone dorato e farà un giro velocissimo, fingendo d’inseguirlo (frenetico meccanico spasmodico).

5. movimento. Con dei rumori organizzati imitare la pioggia e i sibili del vento e con continue interruzioni della luce elettrica imitare i lampi. Intanto la danzatrice solleverà un telaio ricoperto di carta velina rossa in forma di nuvola al tramonto e lo sfonderà attraversandolo con un salto agile (lento a grandi ondate malinconiche).

6. movimento. La danzatrice agiterà davanti a sé un altro telaio ricoperto di carta velina blu-scuro, forma e colore di notte stellata. La danzatrice lo attraverserà, sfondandolo. Poi cospargerà il suolo intorno a sé di stelle d’oro (allegro spensierato ironico).





Dolore

In Uncategorized on Novembre 13, 2007 at 12:07 am

 

Il nostro mondo (di destra) è veramente strano. Ma queste potrebbero essere solo parole se sotto non ci fosse un dolore lacerante che provo ogniqualvolta sento un allontanamento dei camerati dalla Nostra Identità. I Nostri valori, simboli, la Nostra musica, il passato tutto gettato via per cosa? Per mere questioni di strategia politica, per piacere all’ elettorato, per modellare l’ Ideale alle esigenze di coscienza degli altri.

E cosa resta? Niente. Il vuoto ideologico. Si producono politicanti pronti ad ammazzarsi per una poltrona, il tutto sotto gli occhi di una dirigenza compiacente.

Si, il tutto è lacerante. Specialmente se sai di avere dato e combattuto per qualcosa della quale non tutti sono pienamente sicuri.

Anche se tutti noi no! Una canzone che si eleva a simbolo di questo disagio.

Marco Petrelli

 

 

 

Degrado, spaccio, criminalità: Firenze, da piazza Brunelleschi a piazza del Mercato Centrale una situazione insostenibile

In Uncategorized on Novembre 11, 2007 at 10:51 pm

Analisi criminale

In Uncategorized on Novembre 11, 2007 at 6:50 pm

CRIMINALITA’

 

 

1962. Un romanzo shock scuote la morale pubblica occidentale: A clockwork orange (Arancia Meccanica).
L’ autore, Anthony Burgess, fervente cattolico, vent’anni dopo Orwell riproponeva il arancia-meccanica.jpgpericolo del dilagare della società socialista e le sue conseguenze più immediate e devastanti: l’ uomo ridotto a macchina, ingranaggio del meccanismo statale che lentamente, ma inesorabilmente, come una gangrena, ditrugge l’ umanità del singolo, riducendolo a semplice strumento produttivo.
Perchè, parlando di criminalità, fare riferimento al socialismo reale e ad Arancia Meccanica? Alex, protagonista del romanzo, è immerso in un mondo privo di valori morali, di sensibilità ma, soprattutto, di umanità. L’ animo di Alex è vuoto, freddo: l’ educazione familiare talvolta è inefficiente se lo Stato, prima di tutto, non si occupa della formazione e della crescita morale e culturale dei cittadini.
E’ quindi scontata la radicale scelta di campo dei drughi . Essi dipendono dalla violenza che esercitano su deboli e inermi considerandola come fuga dalla realtà. Una droga fatta di colpi inferti e sangue che logora e che porta alla morte. Alex commette omicidio: l’ arresto e la detenzione rappresentano il decesso psicologico e morale della persona. I metodi stalinisti usati dal sistema carcerario un fallimento civile e politico.

A distanza di quarant’anni dalla pubblicazione dell’opera l’ Italia si trova a dovere fare i conti con una criminalità sempre più dilagante e difficilmente controllabile.
Certo, non apprendiamo da giornali e televisione di bande che picchiano barboni e anziani cantando Singing in the Rain , tuttavia comprendiamo come molti dei criminali italiani ed extracomunitari operino per fini e scopi per i quali un individuo con, un accenno di moralità, non arriverebbe a delinquere.
Quei nomadi, quei rumeni, quei magrebini che sempre più spesso popolano le testate dei giornali per furti e omicidi vanno contestualizzati al tipo di ambiente e di società dalla quale essi provengono.
I paesi in cui il socialismo reale ha regnato indisturbatamente per oltre cinquant’anni sono stati spogliati di ogni considerazione, sensibilità, criterio di logica umana.
Paesi di forte identità cristiana (cattolica e ortodossa) come Bulgaria, Romania, ex Iugoslavia, Ucraina, Russia per decenni dominati dal cemento armato e dalla teoria massificatrice sono stati convertiti all’ ateismo di Stato. Ateismo che non li ha liberati dalle tenebre di ignoranza e religione, ha solo fornito lo strumento per devastare l’ animo di popoli che, alla vigilia della caduta del Muro, annaspavano nella putchta per mangiare due patate o affogavano la fame e la disperazione nell’ alcool. L’ uso di correggere la vodka con il metanolo nasce in questo periodo, in mancanza di risorse e materie prime. Generazioni di alcolizzati cronici, di gente che, in cambio di cibo e soldi, ha svenduta la persona propria e altrui, abbandonando dignità e autoconsiderazione.

Le teocrazie islamiche, feroci centri di rieducazione religiosa, opprimendo i cittadini – sudditi, sono centri di produzione terroristi e criminali comuni. Da una teocrazia si arriva nel paese ospitante sottomessi a ordini estremisti, poi propugnati da mullah (spesso e volentieri ignoranti e fanatici), o con il desiderio di evadere e cearsi una nuova vita. Il desiderio assoluto di ottenere denaro e felicità materiale subito spinge a delinquere, sovente nei modi peggiori.
La sinistra sostiene di imparare a conoscere la cultura e l’ origine degli extracomunitari in nome di una tolleranza pregna di ipocrisia. Sbagliato. E’ indispensabile invece comprendere la loro storia recente al fine di trovare possibili soluzioni per marginare l’ ondata di violenza che si annida in ogni sbarco e arrivo di clandestini.
Rispettare la legge, espellere, colpire duramente il crimine non è razzismo o insensibilità. Solo sdradicando alle radici questa odiosa gramigna è possibile sperare, in un futuro prossimo, in una convivenza realmente tollerante tra italiani e non. Il ripsetto dovrà essere reciproco. L’ obbedienza allo Stato italiano e alle sue leggi non opzionale ma un dovere.

Marco Petrelli

Le tante, variegate anime della destra

In Uncategorized on Novembre 8, 2007 at 12:42 pm

Sono d’ accordo con voi, sì. E’ un giornale che già dal nome appare sulla linea della politica tory d’ oltremanica.

Tuttavia resta una rivista curata da esperti del settore, voce di una ala della destra che, per cultura e intelligenza, non va assolutamente trascurata, bensì analizzata.

A voi la scelta.

 Marco

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Assisi 17-18 novembre: meeting di Idee

In Uncategorized on Novembre 7, 2007 at 2:53 pm

Lettere, degrado online

In Uncategorized on Novembre 7, 2007 at 2:16 pm

IL DEGRADO E’ DIVERTENTE

Collettivo di Lettere e Filosofia 

 Ragazzi, se lo dite voi! Guardate un po’ qui sotto:

 

 

Nietzche e D’Annunzio, Filosofia e Poetica del superommismo

In Uncategorized on Novembre 7, 2007 at 1:08 am

IL SUPERUOMO DI D’ANNUNZIO

nietzsche.jpgNietzsche è forse il miglior interprete della fine di un mondo e del bisogno di rinnovamento di tutta un’epoca: profeta insieme della decadenza e della rinascita, dà origine alle interpretazioni più discordi, che si tradurranno nelle influenze più diverse. Volta a volta materialista o antipositivista, esistenzialista o profeta del nazismo, il filosofo condivide tutte le ambiguità delle avanguardie intellettuali e artistiche borghesi del primo novecento e non a caso diverrà oggetto, in Italia, dell’interpretazione estetizzante di Gabriele D’Annunzio ]esercitando un indiscutibile fascino sui futuristi[. Nietzsche divenne così il filosofo della crisi, il fondatore d’un modo di pensare nuovo. Quanto alla sua idea del superuomo, inteso come il giusto trionfatore di una massa di deboli o schiavi, va senza dubbio corretta. Nietzsche non fu l’estensore d’un vangelo della violenza, ma intese porre le condizioni di sviluppo d’una civiltà e di un’idea dell’uomo radicalmente rinnovate. Nietzsche è uno scrittore asistematico e estremamente originale, la cui produzione si staglia solitaria nel panorama della storia della filosofia moderna e contemporanea. Le opere della maturità, in particolare, sono scritte con uno stile aforistico e poetico: lirismo, tono profetico e filosofia si mescolano in maniera inestricabile, rendendo spesso difficile e riduttiva l’interpretazione. Rimane costante nell’opera di Nietzsche un’ambiguità di fondo, un’ambiguità socio-politica che ha dato adito a contrastanti strumentalizzazioni politiche. Il filosofo, infatti, non specifica mai espressamente chi debba essere il soggetto della volontà di potenza: il superuomo. Molti critici hanno identificato il superuomo in una umanità vivente in modo libero e creativo, ma, molti altri lo hanno limitato ad un’élite che esercita la sua volontà di potenza non solo nei riguardi della caoticità del mondo, ma anche verso il prossimo. A ciò bisogna aggiungere il problema degli scritti postumi: la ricostruzione sistematica operata dalla sorella Elisabeth e da uno dei discepoli di Nietzsche, oltre a essere ideologicamente discutibile e largamente responsabile delle interpretazioni naziste del pensiero dei filosofo, va contro il suo rifiuto netto di ogni sistema filosofico e contro il fascino vivissimo per la forma del frammento e dell’aforisma. L’edizione critica di tutti gli scritti di Nietzsche, a cura di due italiani, G. Colli e M. Montinari, ha restituito, però, l’integrità dei frammenti secondo un ordine cronologico e ha dimostrato come “La volontà di potenza” pubblicata nel 1906 è un’opera profondamente manipolata e addomesticata. 309.jpgGabriele D’Annunzio, nella sua fase superomistica, è profondamente influenzato dal pensiero di Nietzsche, tuttavia, molto spesso, banalizza e forza entro un proprio sistema di concezioni le idee del filosofo. Dà molto rilievo al rifiuto del conformismo borghese e dei principi egualitari, all’esaltazione dello spirito “dionisiaco”, al vitalismo pieno e libero dai limiti imposti dalla morale tradizionale, al rifiuto dell’etica della pietà, dell’altruismo, all’esaltazione dello spirito della lotta e dell’affermazione di sé. Rispetto al pensiero originale di Nietzsche queste idee assumono una più accentuata coloritura aristocratica, reazionaria e persino imperialistica. Le opere superomistiche di D’Annunzio sono tutte una denuncia dei limiti della realtà borghese del nuovo stato unitario, del trionfo dei princìpi democratici ed egualitari, del parlamentarismo e dello spirito affaristico e speculativo che contamina il senso della bellezza e il gusto dell’azione eroica. D’Annunzio arriva quindi a vagheggiare l’affermazione di una nuova aristocrazia che si elevi al di sopra della massa comune attraverso il culto del bello e la vita attiva ed eroica. Per D’Annunzio devono esister alcune élite che hanno il diritto di affermare se stesse, in sprezzo delle comuni leggi del bene e del male. Queste élite al di sopra della massa devono spingere per una nuova politica dello Stato italiano, una politica di dominio sul mondo, verso nuovi destini imperiali, come quelli dell’antica Roma. La figura dannunziana del superuomo è, comunque, uno sviluppo di quella precedente dell’esteta, la ingloba e le conferisce una funzione diversa, nuova. Il culto della bellezza è essenziale per l’elevazione della stirpe, ma l’estetismo non è più solo rifiuto sdegnoso della società, si trasforma nello strumento di una volontà di dominio sulla realtà. D’Annunzio non si limita più a vagheggiare la bellezza in una dimensione ideale, ma si impegna per imporre, attraverso il culto della bellezza, il dominio di un’élite violenta e raffinata sulla realtà borghese meschina e vile. D’Annunzio applica, in un modo tutto personale, le idee di Nietzsche alla situazione politica italiana. Ne parla per la prima volta in un articolo, La bestia elettiva, del ’92, e presenta il filosofo di Zarathustra come il modello del “rivoluzionario aristocratico”, come il maestro di un “uomo libero, più forte delle cose, convinto che la personalità superi in valore tutti gli attributi accessori”,”forza che si governa, libertà che si afferma”. Il suo è un fraintendimento, una volgarizzazione fastosa ma povera di vigore speculativo. Ciò che il D’Annunzio scopre in Nietzsche è una mitologia dell’istinto, un repertorio di gesti e di convinzioni che permettono al dandy di trasformarsi in superuomo e fanno presa immediatamente in un mondo di democrazia fragile e contrastata, soprattutto quando al cronista del “Mattino” e della “Tribuna” si sostituisce lo scrittore insidioso del Trionfo della Morte(“Noi tendiamo l’orecchio alla voce del magnanimo Zarathustra, o Cenobiarca, e preperiamo nell’arte con sicura fede l’avvento dell’Uebermensch, del Superuomo”) o quello, fra lirico e decadente, delle Vergini delle rocce, il nuovo romanzo del ’95, presentato dapprima sul “Convito”(“Il mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori, i quali lo hanno creato e quindi ampliato e ornato nel corso del tempo e andranno sempre più ampliandolo e ornandolo nel futuro. Il mondo, quale oggi appare, è un dono magnifico largito dai pochi ai molti, dai liberi agli schiavi: da coloro che pensano e sentono a coloro che debbono lavorare…”). Come dirà poi Gramsci, la piccola borghesia e i piccolo intellettuali sono particolarmente influezati da tali immagini romanzesche che sono il loro “oppio”, il loro “paradiso artificiale”. mishima3.jpgNon è ancora un’ideologia, ma è un’oratoria dell’attivismo verbale in cui fermenta la scontentezza dell’Italia borghese, il cruccio dell’avventura africana, il fastidio della mediocrità democratica e della burocrazia parlamentare, dall’esplosione dei Fasci siciliani al rovescio di Adua. Come sempre, il D’Annunzio avverte d’istinto questi stati d’animo confusi e li amplifica nei bassorilievi della sua eloquenza floreale, li traspone nello specchio del proprio personaggio e dei suoi gesti stravaganti o stupefacenti. Il primo romanzo in cui si inizia a delineare la figura del superuomo è il Trionfo della morte, dove non viene ancora proposta compiutamente la nuova figura mitica, ma c’è la ricerca ansiosa e frustrata di nuove soluzioni. Il romanzo ha una debole struttura narrativa ed è articolato in sei parti (“libri”). E’ incentrato sul rapporto contradditorio ed ambiguo di Giorgio Aurispa con l’amante Ippolita Sanzio, ma su questo tema di fondo si innestano e si sovrappongono altri motivi e argomenti: il ritorno del protagonista alla sua casa natale in Abruzzo è il pretesto per ampie descrizioni (nella seconda, terza e quarta parte) del paesaggio e del lavoro delle genti d’Abruzzo. Giorgio cerca di trovare l’equlibrio tra superomismo e misticismo, e aspira a realizzare una vita nuova (è il titolo del quarto libro). Per questo vive il rapporto con l’amante come limitazione, come ostacolo: per il suo fascino irresistibile, Ippolita Sanzio è sentita come la “nemica”, primigenia forza della natura che rende schiavo il maschio. Solo con la morte Giorgio si libererà da tale condizione: per questo si uccide con Ippolita, che stringe a sè, precipitandosi da uno scoglio. Giorgio Aurispa, il protagonista, l’eroe, è ancora un esteta simile ad il_piacere.jpgAndrea Sperelli; Ippolita, la donna fatale consuma le sue forze e gli impedisce di attingere a pieno all’ideale superumano a cui aspira, portandolo alla morte. Sulla figura del superuomo si incentra anche Le Vergini delle Rocce. Qui però La complessità metafisica e ideologica del superuomo subisce una sostanziale semplificazione nella direzione di un superomismo a impronta esclusivamente estetica che s’intride di valenze politiche reazionarie. E’ qui riscontrabile l’esito di una lunga ricerca sul versante stilistico e formale, che nel momento stesso in cui agganciava le posizioni più innovative del Simbolismo europeo, si reimmetteva nel solco della tradizione trecentesca e rinascimentale, l’onnipresenza di Leonardo da Vinci nelle Vergini ne è il segno tangibile. Il nucleo drammatico del romanzo, fondato sull’aspirazione di Claudio Cantelmo a generare un figlio in cui si distillassero le mirifiche qualità di una illustre progenie e che sarebbe dovuto diventare il futuro re di Roma, appare del tutto gratuito e incapace di sostenere una dinamica narrativa di lungo respiro. In questo senso il romanzo esprime i limiti dell’interpretazione che D’Annunzio diede di Nietzsche. Dopo un decennio di interruzione, in cui scrive per il teatro e sviluppa le Laudi, D’Annunzio ritorna alla forma del romanzo scrivendo Forse che sì forse che no. Qui presenta un nuovo strumento di affermazione superomistica inedito e in linea con i tempi: l’aereo. Il protagonista Paolo Tarsis realizza la sua volontà eroica tramite le sue imprese di volo. Egli è senza dubbio la reincarnazione dei vari superuomini presenti ne IlTtrionfo della Morte o nelle Vergini delle rocce, ma a differenza di questi, non appartiene ad una nobile casata ma è un borghese estraneo agli influssi decadenti e dedito all’azione; affiancata a questo superuomo troviamo Isabella Inghirami, la prima figura femminile capace di contendere il primato all’egotismo del superuomo di turno. Tra i due personaggi c’è un rapporto di amore-passione che talvolta arriva fino alle degenerazioni dell’incesto e del masochismo. Questo romanzo rappresenta la piena adesione del D’Annunzio alla contemporaneità: è possibile infatti ritrovare personaggi che si muovono tra aeroplani, automobili, telefoni. Vi si ritrova un amore, quindi, per la macchina e la velocità. In Italia, nel frattempo, sotto la pressione di molti e potenti interessi l’onda dell’interventismo stava montando, e il D’Annunzio poteva essere l’uomo dell’ora, l’araldo dello sdegno nazionale. I discorsi, o meglio le orazioni, che lo scrittore tenne a Genova tra il 4 e il 7 maggio e poi a Roma dal 12 al 20, mostrarono che il calcolo era giusto, giacchè l’oratoria dannunziana conferiva uno stile alla passione politica di una gioventù borghese insoddisfatta, abbagliata dal grande fuoco rinnovatore della guerra nazionale. Mentre l’Italia scendeva in guerra trascinata dal radiosomaggismo, stava sorgendo anche una nuova oratoria, che non aveva bisogno dei fatti ma dell’immaginazione, e che attraverso la mistica di un capo carismatico comunicava a ciascuno la forza di una coerenza fittizia, la certezza di un rito collettivo. Nell’eloquenza dell’esteta, che si proclamava ora non più “un grido e un allarme” ma “un semplice compagno tra compagni”, prendeva forma lo stile moderno della propaganda, del discorso politico di massa non più rivolto ad un’élite ma ad una comunità di compagni di cui si condivide il destino nella magia degli slogan e delle parole d’ordine. Il primo ad esserne preso era lo stesso D’Annunzio, a cui questo contatto verbale con la folla rinnovava, ma ad un grado più alto, quel piacere di una pronunzia della parola tutta corporea, ” nella bocca sonante del dicitore”, che aveva invocato anni prima il poeta della Canzone di Garibaldi. cartol15.jpgAnche la parola, insomma, si faceva gesto, ebbrezza d’azione, istante assoluto da consumare in sé stesso, nella forza sensuale di una presenza aggressiva come in uno spettacolo di delirio o di entusiasmo rituali. Nonostante il suo “viso grinzoso di vecchietto richiamato” la guerra fece del D’Annunzio un eroe di nuovo giovane, per quanto non si possa negare, d’accordo con gli storici d’oggi, che egli rimase sempre un “avventuriero privilegiato”, estraneo agli orrori putridi e comuni della trincea, ma pronto, a sfidare la morte con la logica singolare del giocatore d’azzardo: come risulta chiarissimo dai suoi taccuini di combattente, sia che confessi che ” la vita non ha più pregio poichè non può rischiarla nel più temerario dei giochi” sia che si sorprenda a notare come ” tante immagini di voluttà accompagnino uno stato eroico” o lodi “l’amore del destino” in una “carne che domani può essere un pallido sacco d’acqua amara”. Alla fine della guerra il tenente colonnello D’Annunzio lasciava il fronte in un “misto di gioia e di scontento”, col sospetto per giunta che la vittoria potesse venire tradita e la vecchia politica riprendesse il suo corso come se l’evento della guerra non fosse stato il crepuscolo del mondo borghese e l’iniziio di una rivoluzione. Lo assillava soprattutto la questione della Dalmazia e dell’Adriatico, per la quale iniziò subito una nuova campagna di stampa contro le trattative diplomatiche in corso, assumendo ancora il ruolo di agitatore delle coscienze, di interprete della febbre nazionalistica nello scontro delle generazioni: nessuno meglio di lui, che era l’eroe della guerra poteva parlare alla massa dei reduci insoddisfatti, dei giovani che avevano combattuto e ora dovevano rassegnarsi al grigiore della vita comune declassati in un contesto sociale incerto e precario. Mentre c’era già chi salutava in lui “il solo Duce del popolo italiano e intrepido”, seguivano gli articoli della Pentecoste d’Italia, de Il comando passa al popolo, dell’Erma bifronte, e infine di Disobbedisco, di nuovo in aperto contrasto con il governo presieduto da Nitti. La situazione di Fiume, comunque, volgeva ormai al peggio a causa dei deliberati della Conferenza di Parigi, fra il tumulto crescenter dei nazionalisti e dell’ex socialista Benito Mussolini, il direttore del “Popolo d’Italia”. Il 12 settembre 1919 il poeta della guerra entrava a Fiume alla testa dei granatieri di Ronchi, che lo avevano voluto loro comandante, e di alcuni reparti dell’esercito regolare subito solidali, per affrettarne l’annessione all’Italia e per dare inizio, così, a un’avventura politica che durò quindici mesi e aprì la via, come riconoscono tutti gli storici, ad altre e più tragiche esperienze nel declino progressivo delle vecchie fedi democratiche.comando.gif Il maggio radioso e l’avventura fiumana costituirono dei gravi precedenti di sminuimento del sistema democratico sulla cui falsa riga si arrivò in Italia e in Germania all’instaurazione di regimi totalitari, illiberali, reazionari e imperialistici. E ad incarnare perfettamente il superuomo é Ulisse: egli, anche se durato solo un attimo, cambia comunque la vita del poeta: egli non è come i suoi compagni, che pure gli sono cari, ma si sente spinto a confidare solo in se stesso e destinato a realizzare imprese eccezionali, come quell’Ulisse di cui ha meritato il simbolico sguardo. Ulisse diventa quindi non solo il simbolo del “superuomo” per D’Annunzio, ma anche l’esempio e l’incitamento di tutti gli uomini che, come il poeta, non si accontentano di una vita tranquilla ma vogliono affermare la loro volontà di potenza realizzando la dimensione eroica di se stessi. Dietro alle parole c’è però il vuoto più completo di pensiero, ma soprattutto di sentimento. E’ riscontrabile nel poeta il desiderio di imporsi, di agire e ciò sconfina in megalomania già riscontrabile nel poeta adolescente che negli anni maturi risente della nuova filosofia tedesca (superomismo). D’Annunzio, avendo rifiutato di porsi una problematica del vivere, si proiettò in una vita attiva e combattiva. Il suo vitalismo si rivelò in due sensi:

1. Come insofferenza di una vita comune e normale.

2. Come vagheggiamento della “bella morte eroica”.Egli perciò insiste sui temi della grandezza, dell’orgoglio, dell’eroismo estetizzante. Determinò la svolta più importante del decadentismo, quella superomistica, a cui aderì dopo la (errata) interpretazione di Nietzsche. In D’Annunzio il superuomo trova la sua perfetta identificazione con l’artista. In lui non è tanto la vita a tenere dietro l’arte, ma l’arte a seguire le eccentricità della vita e questo costò al poeta un’accusa di superficialità. Il Superuomo per D’Annunzio, così come viene presentato nelle due opere Trionfo della Morte e Le Vergini delle Rocce, è un individuo proteso all’affermazione di sé, al di fuori di ogni remora di ordine morale e sociale. D’Annunzio applica concretamente alla realtà la teoria dell’idea pura di Superuomo e facendo ciò, ci permette di individuare alcune caratteristiche peculiari del “suo” Superuomo. I protagonisti delle opere sopracitate mostrano, infatti, il culto dell’energia dominatrice che si manifesta come forza, violenza, tesa all’affermazione della propria individualità. La loro è una concezione aristocratica del mondo che presuppone un conseguente disprezzo della massa, della plebe e del regime parlamentare che si basa su di essa. Giorgio Aurispa e Claudio Cantelmo ricercano la propria tradizione storica nella civiltà pagana, greco-romana e in quella rinascimentale. La sensualità caratterizza il Superuomo che ha alla base una sorta di furore sadico, di volontà di distruzione, di eccitazione violenta. Nel Superuomo d’annunziano si delinea una sproporzione tra gli obiettivi e le forze per raggiungerli, tra il desiderio e la realtà.

tratto da: www.ilfilosofico.net

sito consigliato: www.gabrieledannunzio.net

PIAVE

In Uncategorized on Novembre 7, 2007 at 12:49 am

 

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La Nostra Musica, Le Nostre Idee, Le Nostre Passioni

In Uncategorized on Novembre 7, 2007 at 12:25 am

CIAO CAPITANO!!! 

 

 

 

 

ONORE AI CADUTI

In Uncategorized on Novembre 7, 2007 at 12:16 am

DOVUNQUE UN EROE APPAIA NON MUORE MAI DEL TUTTO

 

Leon Degrelle

ROSSO…. SANGUE!!!

In Uncategorized on Novembre 5, 2007 at 9:45 pm

Poetica dannunziana, base essenziale di formazione umana e politica

In Uncategorized on Novembre 2, 2007 at 11:39 pm

Presente!!!

In Uncategorized on Ottobre 31, 2007 at 1:24 am

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Sei mesi esatti dopo la morte di Sergio Ramelli, quando sembrava già di aver toccato il fondo di ogni aberrazione nella violenza politica, arriva da Roma un’altra notizia shock. E’ il pomeriggio del 29 ottobre 1975 quando un gruppetto di ragazzi si accinge ad aprire, come tutti i pomeriggi, la sezione Prenestino del MSI in via Erasmo da Gattamelata. Stanno chiacchierando voltando le spalle alla strada quando arriva un’auto, un finestrino si abbassa, ne esce la canna segata di un fucile che esplode pochi, rapidi colpi, centrando in pieno il gruppo di ragazzi. La micidiale scarica di pallettoni uccide sul colpo Mario Zicchieri, detto “Cremino” per la sua corporatura esile, studente-lavoratore di 16 anni e ferisce Mario Lucchetti di 15 anni. Così, sulla scena “politica” fa la sua comparsa per la prima volta il fucile a canne mozze di chiaro ascendente mafioso e la vile strategia omicida che ricorda i gangster americani degli anni 30. Ma l’azione (lo si scoprirà quindici anni dopo a seguito delle confessioni dei brigatisti Seghetti e Morucci) era stata studiata a tavolino “per incutere timore ai militanti di Destra i quali, nonostante le ripetute aggressioni subìte, non davano segni di cedimento”. Zicchieri è la più giovane vittima di quegli anni assurdi e ancora oggi vengono i brividi pensando che si era avvicinato alla destra solo da pochi mesi, sull’onda emotiva dell’uccisione di Mantakas. Per lui non ci fu giustizia, come per la maggior parte dei camerati assassinati. Gli esecutori materiali del delitto sono ancora tra noi…

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PRESENTE!!!

PRESENTE!!!

PRESENTE!!! 

 

I RESPONSABILI DI LETTERE… ISTANTANEE INFORMALI

In Uncategorized on Ottobre 30, 2007 at 6:48 pm

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BRIGATA SASSARI: ISA VIDA PRO SA PATRIA

In Uncategorized on Ottobre 30, 2007 at 6:36 pm

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Fuori Luogo, Fuori Tempo

In Uncategorized on Ottobre 30, 2007 at 6:10 pm

 

 

Una sinistra sempre più stanca, sempre più eterogenea, incapace di qualunque atto decisivo o incisivo, si ricompatta frequentemente in nome di un fantomatico antifascismo.

Nella nostra città, una volta culla del Rinascimento, oggi culla del mortificamento, la Sinistra tutta padrona indiscussa di Firenze sguazza tra i liquami dello storico quartiere San Lorenzo, difende i numerosi abusivi, si prepara ad attaccarsi al tram, pardòn alla tramvia.

La stessa sinistra fiorentina che chiama a raccolta tutto il suo esercito, per scagliarsi contro il corteo silenzioso e civile della Giornata del Ricordo, questa volta tappezza la città di manifesti col volto di Fanciullacci, che ricorda molto da vicino l’ ignorante soldato romano assassino del geniale Archimede.

Questo sinistro album di famiglia non accetta critiche, non ammette giudizi di chi, alla luce di nuovi elementi, rivede il periodo doloroso della guerra civile, Pansa su tutti. O di chi si discosta dalla linea ortodossa come l’ illustre fiorentina Oriana Fallaci, osannata quando raccontava le atrocità di Saigon, crocefissa quando, spostatasi ad Hanoi, non celava le stesse atrocità.

Noi studenti, specialmente noi di lettere, ci ritroviamo a fare i conti con la medesima gauche presuntuosa, con gli stessi figli di papà del ‘68, gli stessi che hanno seminato un odio di una classe che non era la loro e sono passati da Lotta Continua a Pace Continua.

La finta pace di giovinastri viziati e annoiati che non hanno il rispetto di niente, né delle persone né degli ambienti, e che continuano con i loro cani e le loro lordure a deteriorare la facoltà. Sono là, sempre pronti a strumentalizzare libertà e tolleranza per dar luogo a putridi bivacchi, a confondere degrado con disagio sociale, con il risultato che tutto è permesso. Amano ripetere: “IL DEGRADO E’ DIVERTENTE” e noi che ci opponiamo a questa visione, a dir poco antiestetica, siamo attaccati ferocemente e non ci viene nemmeno riconosciuta la dignità politica. A questa gente, che ha intitolato la propria aula a Pier Paolo Pasolini, noi ricordiamo proprio le parole di questo poeta del ‘900:

Esiste oggi una forma di fascismo archeologico che poi è un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto e obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e non esisterà mai più.

Che dire, siamo fieri di essere Anti-antifascisti.

Domenico Rosa

 

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E’ nata TeleAzione

In Uncategorized on Ottobre 29, 2007 at 11:17 am

http://www.teleazione.agacerra.org/

Anniversario della Rivolta d’ Ungheria

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 11:49 pm

A più di cinquanta anni dalla rivolta ungherese, rivolta contro l’ imperialismo sovietico, contro la mendacità e la mediocrità della decennale propaganda comunista, il passato fa ancora paura in Ungheria come in Italia. Una rivolta contro il socialismo reale è qualcosa di scottante, è la prova che il fantomatico paradiso della Classe Operaia tanto decantato da vecchi e post comunisti sia solo una illusione nella quale nemmeno la nostrana sinistra radicale ormai crede più, ma che allora come oggi pone dubbi e incertezze pericolose per Chi intendeva e intende utilizzarla come potente strumento di controllo delle masse.

Marco Petrelli

 

Divieto di dissenso: Budapest, cortei e tensione

Tratto da Rinascita Martedì 23 Ottobre 2007 – di Siro Asinelli – Budapest

 

A Budapest la tensione è alta: una città quasi immobile in attesa che avvenga qualcosa. Una città – ma è l’intera Ungheria – che in questi giorni in cui si celebra la Rivoluzione anti-sovietica del 1956 sembra ritornare d’un colpo a cinquantuno anni prima. Con lo sguardo rivolto inevitabilmente a quanto accaduto lo scorso anno, quando migliaia di manifestanti anti-governativi scesero in piazza per contestare l’esecutivo Gyurcsany, reo di essere il legittimo erede di quello stesso apparato comunista che ha tenuto in scacco il Paese fino alla caduta del Muro di Berlino, e oggi reo di favorire la svendita del Paese agli speculatori neoliberisti. Un anno fa le immagini degli scontri di piazza e dell’occupazione della sede della televisione di Stato – messa a ferro e a fuoco – fecero il giro del mondo. I mass media riportarono l’accaduto come opera di frange della tifoseria estrema, di fantomatici gruppi di neonazisti vari mischiati tra la folla dei dimostranti. A distanza di un anno, e alla vigilia di un’altra settimana di tensione, è stato lo stesso primo ministro Gyurcsany a ripetere la stessa storia, avvertendo che il clima delle celebrazioni che si terranno già da oggi potrebbe essere appestato dalla presenza di non meglio precisate “bande di estrema destra”. Nella giornata di domenica, in una Budapest deserta, le agenzia di stampa internazionali avevano riportato la notizia diffusa dal governo ungherese di un corteo non autorizzato inscenato di fronte alla sede del parlamento da presunti “gruppi neonazisti”. Una notizia strumentale, dato che la capitale ha sonnecchiato per tutta la giornata e di agitazioni, “neonaziste” o meno, non vi è stata neanche l’ombra. Il falso allarme lanciato da Gyurcsany rende bene l’idea del clima che si respira. Il governo teme un nuovo confronto con la piazza e mette le mani avanti denunciando a priori organizzazioni estremiste che starebbero organizzando manifestazioni violente. Il nostro accompagnatore István Gedai, tra i leader della rivolta del ’56 e stimato archeologo ungherese, già direttore del Museo Nazionale di Budapest, racconta senza troppi preamboli una verità riscontrabile anche in altri Paesi, Italia per prima: “Il clima è questo. Ogni volta che un governo o un potere forte ha bisogno di demonizzare un avversario, lo taccia di nazismo, fascismo o antisemitismo”. Per le inevitabili manifestazioni di dissenso di questi giorni, insomma, Gyurcsany ha tirato fuori dal cilindro la carta “neonazista”. Anche alla Casa degli Ungheresi, nei pressi della centralissima piazza Astoria, vi è molto scetticismo sugli allarmi lanciati dall’esecutivo in vista della giornata odierna. La sensazione, ci dicono, è che il governo stia preparando il terreno mediatico per una repressione violenta contro qualsiasi forma di dissenso. La Casa degli Ungheresi è più di un circolo o di un ritrovo, è il luogo dove convergono le forze dissidenti del Paese, le stesse forze che, seppure divise in una miriade di sigle associazionistiche e partiti più o meno rappresentativi, hanno in comune un sentimento nazionalista e, soprattutto, non vogliono dimenticare i fatti del ’56. In questi giorni, è normale che a farla da protagonisti siano proprio gli uomini e le donne che cinquantuno anni fa scesero in piazza contro il regime filo sovietico e contro gli oltre duemila carri armati inviati da Mosca per soffocare la rivolta. I “giovani ungheresi” di allora sono oggi anziani che meritano il rispetto della piazza che in queste ore manifesta contro il governo. Tutti, o quasi, vantano anni di prigionia politica. Tutti, o quasi, vedono nel clima che si respira negli ultimi anni in Ungheria la stessa tensione di cinque decadi fa. “No, non si può paragonare il 23 ottobre del 1956 ad oggi”, afferma Miklós Völgyesi, oggi rispettato giudice, ieri dissidente, leader dei rivoltosi e prigioniero politico: “Non ci troviamo alla vigilia di una sollevazione popolare, piuttosto sembra di rivivere gli anni successivi all’intervento sovietico, quando il potere era ormai consolidato attraverso la repressione poliziesca e la complicità degli stessi signori che oggi si dicono socialisti, liberali o democratici”. Il problema dell’Ungheria odierna, sottolinea il magistrato, è che non vi sono prospettive di cambiamento. L’unica strada percorribile è quella della difesa contro un governo repressivo che ha il vantaggio, aggiunge sconsolato, “di godere dell’appoggio degli altri governi europei”. Come nel’56, anche oggi il silenzio che circonda l’Ungheria è assordante. Assieme ad un nutrito gruppo di avvocati, giuristi e magistrati, Völgyesi ha dato il via ad una campagna per ristabilire la verità sugli scontri dello scorso anno ed assicurare assistenza legale gratuita a chi deve ancora difendersi dalle accuse di sedizione e violenza contro lo Stato. Il “Civil Jogáász Bizottság” è un comitato di difesa civile, “assolutamente libero da interferenze governative” come tiene a sottolineare l’avvocatessa Anna Szöor, oggi alla Casa degli Ungheresi per una conferenza in cui il comitato rende pubbliche un anno di battaglie legali contro Stato e Polizia e lancia una nuova campagna in difesa delle libertà civili. Da oggi fino alla fine delle celebrazioni, una squadra di avvocati seguirà da vicino tutte le manifestazioni previste, autorizzate e non. Il loro compito è quello di salvaguardare il diritto alla libertà di parola e scoraggiare il ministero degli Interni dall’ordinare azioni repressive con troppa leggerezza, come accaduto lo scorso anno.
25th Ottobre 2007

MUTUO SOCIALE: FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE!!!

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 3:07 pm

Sprechi

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 12:25 pm
E’ noto come gli sprechi in Italia siano all’ ordine del giorno. A lungo IL BARGELLO si è occupato dei disservizi che gravano sulla reputazione della Facoltà di Lettere di Firenze, unitamente ad Azione Universitaria che, ormai da anni, combatte contro sperperi e nepotismi. Con l’articolo sottostante comprendiamo come la quasi totalità del settore pubblico italiano sia fallato dalla mala gestione delle sue strutture, dalla incompetenza del personale e dal poco controllo.
Nel caso specifico eravamo contrari alla cosruzione del ponte sullo stretto da tempo. Sono 40 anni che se ne parla e sono 40 anni che andiamo contro a questo scempio. Per chi dice che Berlusconi avrebbe voluto edificarlo ricordiamo che Berlusconi aveva unico interesse a portare a termine una impresa che, data la lungaggine dei lavori, ci ha reso zimbelli dell’Europa: Danimarca docet, i suoi ponti futuristici sono stati creati da ingegneri del Bel Paese…

Cose all’ italiana

Ottobre 25, 2007 on 12:03 pm | In Sud, Italia, sinistra | No Comments

Chi scrive è a favore del Ponte sullo stretto di Messina: ma non intendo entrare nel merito.
Quello che vorrei evidenziare è come l’Italia sia governata da ridicoli politicanti, più attenti alla propria ideologia ed al proprio particulare che all’interesse nazionale ed incapaci di realizzare alcunchè.
Il precedente Governo aveva istituito un s.p.a. per realizzare il Ponte sullo Stretto. In qualsiasi paese serio, al cambio di maggioranza l’opera ormai avviata – pur se non condivisa – non sarebbe stata fermata.
In Italia invece il nuovo Governo in carica blocca tutte le procedure avviate dal Governo precedente, bruciando centinaia di milioni di euro. Soldi buttati per non realizzare un opera!
Ma non finisce qui: il Governo, dopo aver preso questa onerosa decisione, propone in Finanziaria di cancellare la ormai inutile s.p.a che doveva realizzare il Ponte. Arrivata in aula, grazie ai voti della stessa maggioranza che sostiene il Governo, la proposta viene bocciata .
Così abbiamo i seguenti risultati: il Ponte non si fa; questa decisione è costata centinaia di milioni di euro agli italiani; la s.p.a. che doveva realizzare il Ponte resta in vita, continuando a costare fior di quattrini agli italiani.
Ecco quanto ci costa in termini materiali e morali l’incapacità di governare di Prodi&Co. Prima vanno a casa e meglio è per l’Italia.

Scandali Toscani

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 12:16 pm

Il manifesto con il neonato gay e la politica inutile

Ottobre 24, 2007 on 11:59 am | In Gay, sinistra | 24 Comments

Di Gianmario Mariniello

Il manifesto orrendo della Regione ToscanaE’ sempre un rischio scrivere post del genere: l’accusa di essere “fascista, reazionario, omofobico, razzista, etc.” è la risposta più facile a chi cerca di fare un ragionamento non confome al pensiero dominante sulla omosessualità.
Non ho alcun problema con gli omosessuali, se non con quelli che ostentano la propria sessualità (tipo le carnevalate del Gay pride) ed in alcuni casi quasi la manifestano come se fosse un “qualcosa in più”: tipo robette “meglio essere maschi (o femmina)”.
Il manifesto – oggettivamente choccante, nell’accezione negativa del termine – è servito a fare pubblicità alla regione Toscana, non certo a risolvere il problema della discriminazione omosessuale.
Tra l’altro non so se l’omosessualità sia un qualcosa di genetico (così la pensa anche Sarkozy) o altro, d’altronde non lo sa per certo nemmeno la comunità scientifica. La Regione Toscana però ha la verità in tasca (un po’ come Pecoraro Scanio e la sua conferenza sul clima) e fa un manifesto dove dichiara “la omosessualità non è una scelta”.
È uno slogan ideato – come ha detto l’assessore regionale Agostino Fragai – per «sottolineare come l’omosessualità non possa essere considerata un vizio».
Forse Fragai non si rende conto che in questo modo priva gli omosessuali del loro libero arbitrio, e li condanna a una condizione di dipendenza genetica che qualcuno, Dio non voglia, potrebbe chiamare malattia, gli ha risposto oggi su Il Giornale un ottimo Michele Brambilla.
Voglio mettere da parte per un attimo dispute etiche, religiose e scientifiche: umilmente mi limito nel mio piccolo a constatare che il buon Fragai (di mestiere funzionario di partito) è Assessore regionale alle “
Riforme istituzionali, federalismo, attuazione dello Statuto; rapporti con gli enti locali, aree metropolitane e città metropolitana; rapporti con i cittadini e promozione della partecipazione; rapporti con gli ordini professionali” e mi viene subito da dire che se le Regioni avessero meno competenze e meno assessori inutili, schifezze come quelle del manifesto non vedrebbero la luce.
Populismo? Demagogia? Puro buon senso conservatore, direi…

2 Agosto 1980

In Uncategorized on Ottobre 25, 2007 at 10:39 am

Destra Sociale.Org segnala:

2 AGOSTO 1980

Il 24 ci sarà a Roma una serata di teatro per raccontare cosa probabilmente c’è stato DIETRO la strage di Bologna. Con il monologo speriamo di rendere più semplice e comprensibile a tutti il complesso percorso che potrebbe aver portato alla strage e, successivamente, ha fatto sì che venissero taciute delle realtà decisive.

 

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Quali sono i temi che ti stanno più a cuore? Quale -fra questi temi- pensi sia d’interesse prioritario? -Lavoro
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Lo Staff di Destra Sociale.Org

Neofuturismo: Il Manifesto

In Uncategorized on Ottobre 24, 2007 at 1:00 am

Un uomo nuovo per il nuovo millennio

Da qualche anno siamo entrati in un nuovo millennio. Con grande stupore e non poca delusione abbiamo dovuto accettare che nell’inutile frenesia che anima l’uomo contemporaneo in pochi si sono lasciati affascinare da quest’evento. Eppure il semplice pensare all’anno 2000 avrebbe dovuto risvegliare il nostro animo assopito. Neppure una data tanto affascinante, mille volte evocata dalla fantasia popolare e letteraria, ha costretto l’uomo alla resa dei conti con la propria coscienza e con la propria identità. In un attimo – un solo unico istante – si sono tolti 3 nove, aggiunti 3 zeri e tutto è continuato come prima. Eppure a volte anche un evento solo esteriore come è un cambio di data potrebbe essere lo spunto per un cambiamento più consistente. Soprattutto quando, come oggi, ce n’è davvero la necessità. Ma è così l’uomo contemporaneo. Non sa più sognare. Non sa più immaginare. Non sa più creare un proprio mondo. Non sa più rigenerarsi. Per avere una visione, bisogna essere vivi.
È chiaro che l’uomo che il XX secolo ci ha consegnato è un uomo che non resisterà molto alle sfide del nuovo millennio. È un uomo spento, rassegnato e depresso. Un automa programmato per essere infelice. Non potrà ancora andare avanti per molto. Occorre – è evidente – cambiare rotta.
La gran parte degli individui oggi non vivono una vita propria. Vivono una vita indotta. Non sviluppano il proprio io. Sono totalmente schiacciati da un’omologazione massiccia, meri esecutori di un modello imposto da un super-pensiero dominante. Ed è inutile stare a sottolineare che non tutti sono omologati, che non tutti sono vittime di tale super-pensiero. Non illudiamoci: tutti ne siamo vittime. È solo una questione di misura. C’è chi è totalmente schiavo, chi lo è meno, chi infine si ribella ma finisce lo stesso risucchiato nel vortice. Nessuno si senta escluso da questo nostro discorso. Anche noi che scriviamo siamo parte del mondo che tanto condanniamo. Abbiamo però deciso di avere la forza di scrivere queste righe e lanciare con decisione l’allarme.
Oggi è socialmente improduttivo e poco utile sviluppare una propria identità, è dato per scontato che l’unica via da seguire sia conformarsi ai modelli in uso. Prendere un numeretto, mettersi in coda dietro agli altri e aspettare il proprio turno: questo è l’uomo contemporaneo. Senza possibilità di scelta. Senza via d’uscita. Senza scampo.
La cosa che angoscia maggiormente è osservare che spesso nell’individuo non è più presente neppure una scelta di convenienza. Oggi l’uomo non sceglie neppure più di conformarsi per un bieco calcolo utilitaristico. Oggi l’uomo non vede neppure più la possibilità di una scelta di questo tipo. Non sceglie neppure se conformarsi o no (sarebbe già qualcosa, sarebbe già una scelta!). È tutto dato per scontato. Prendere il numeretto, mettersi in coda e aspettare.
Ma dietro a chi ci mettiamo in coda? Chi è che seguiamo? Perché? E cosa ne sarà di noi? Cosa stiamo inseguendo?
Tutto questo non è dato chiedersi. Numeretto, in coda, attendere. Questa è la nostra esistenza. Abbiamo dovuto attendere millenni di sviluppo e progresso della nostra civiltà per questo entusiasmante epilogo!
C’è sempre un doppio modo di osservare il mondo. Con sguardo distratto e superficiale e con sguardo attento. Bene. Se noi osserviamo distrattamente la realtà che ci circonda potremmo avere l’impressione di abbondanza, ricchezza, divertimento continuo, spensieratezza. Ma se guardiamo al di là delle apparenze scopriremo che nonostante l’abbondanza, la ricchezza e il divertimento continuo ci troviamo ogni giorno a parlare con uomini tristi, rassegnati, avviliti, depressi. Uomini svuotati. Scambiano la frenesia e l’eccitazione per felicità. Il divertimento continuo è molto simile ad un rimbecillimento generale. Per quale motivo un uomo che sembra avere tutto e poter soddisfare ogni desiderio alla fine è un depresso cronico? E qui non parliamo di uomini malati, di anziani. Parliamo di giovani. Giovani e sani. E questo è davvero terribile. I giovani. Per quale motivo i nostri ragazzi sembrano sempre più annoiati e privi di vitalità? Perchè nel loro sguardo c’è stanchezza, mentre dovrebbe esserci il fuoco ardente della giovinezza? Dov’è finita la fantasia? dov’è l’immaginazione? dove i sogni?
Se i nostri giovani sono spenti, il nostro futuro è terribilmente buio.
Tutto questo non possiamo più accettarlo. Crediamo ormai di aver raggiunto il punto più basso di una spaventosa parabola ultradecadente. Probabilmente non si era mai percepita nella storia dell’umanità tanta desolazione. Per fortuna si avvertono sparsi segnali di sgomento, di preoccupazione. C’è qualcuno che, finalmente, lancia segnali di allarme. E noi siamo tra questi. Ma noi non vogliamo solo lanciare segnali di allarme, noi vogliamo fornire a tutti una via d’uscita da questa tremenda situazione. Ed è per questo, per svegliare le nostre anime e le nostre coscienze, che oggi noi lanciamo con enorme convinzione questo nostro Manifesto.

Manifesto del Neofuturismo


1. Noi vogliamo liberare l’uomo. Vogliamo scuotere l’animo di chi è schiavo dell’omologazione e inconsapevole di quanto sta subendo, e spingerlo ad intraprendere la strada per l’affermazione della propria individualità.
2. Noi siamo per riscoprire l’unicità di ogni individuo. Oggi ogni uomo crede di lottare da solo per la conquista di qualcosa. In realtà tutti gli uomini lottano gli uni contro gli altri per gli stessi obiettivi imposti dall’alto. Potremmo avere tanti uomini con tanti sogni (ognuno il proprio!); abbiamo invece un unico sogno (non nostro!) inseguito disperatamente da tutti gli uomini. Potremmo avere una vita serena ed entusiasmante; e invece annaspiamo in un mare di noia e frustrazione.
3. Ogni uomo ha la propria personalità, le proprie qualità, le proprie bellezze. Noi vogliamo che ognuno scopra la bellezza della propria esistenza. Che ognuno diventi se stesso e non un calco di altri. Ogni uomo è creatore.
4. L’uomo del passato viene creato dalla società, l’uomo del futuro si crea da sé.
5. Noi vogliamo vincere una scommessa con tutti gli uomini. Dobbiamo tornare a pensare ai nobili valori che fanno grande l’uomo: coraggio, spontaneità, audacia, vitalità, energia, generosità, dinamismo, volontà. E dobbiamo pensare a tutte le belle idee per cui si muore: amicizia, amore e alti ideali.
6. Noi vogliamo un uomo che sappia reagire alle sofferenze e alle avversità ritrovando fiducia nei propri mezzi, forza di volontà e spirito di sacrificio.
7. Noi non vogliamo uomini che accettino supinamente o passivamente ogni situazione subendola senza discutere. Vogliamo uomini che criticano, polemizzano, mettono in dubbio. Nè pecore, né automi. Vogliamo uomini.
8. Noi amiamo l’arte in tutte le sue espressioni. L’arte è creazione, quindi l’arte è libertà. L’uomo attraverso l’arte si autorappresenterà e autoaffermerà.
9. Le possibilità offerte alla creazione e all’arte sono lo specchio della società. Negli ultimi decenni l’arte è stata confinata in ridicoli circoli autoreferenziali e allontanata totalmente dalla società. Una società in cui l’arte sia in questa posizione è una società in cui qualsiasi margine di rinnovamento è a priori precluso.
10. Noi vogliamo una società aperta e dinamica. Una società in continua evoluzione.
11. Noi condanniamo senza mezzi termini tutti i comportamenti vili, disonesti, falsi e meschini. E avverseremo sempre ogni mentalità utilitaristica e opportunistica.
12. Noi vogliamo essere liberi di esprimerci, liberi di parlare. Ed è per questo che non accettiamo la dittatura del politicamente corretto, moderna forma di censura-dittatura per intrappolare il pensiero e la creatività individuale e costringerci ad accettare il super-modello imposto.
13. La nostra fiducia nell’uomo ci impone di avere fiducia anche nei prodotti dell’uomo. Ma ricordiamo sempre di non cedere all’idolatria della tecnica. L’uomo deve dominare totalmente i suoi prodotti, non adorarli in modo insensato. Tenendo conto di questa imprescindibile premessa, l’uomo deve vedere nelle innovazioni tecniche delle opportunità, non dei prodotti di cui essere spaventati.
14. Noi condanniamo i media monodirezionali, che si sono rivelati strumenti inadatti allo sviluppo creativo dell’uomo contemporaneo. Hanno paralizzato e anestetizzato l’uomo privandolo delle possibilità di esprimersi e riducendolo a passivo ricettore di pensieri prefabbricati. I media tradizionali sono lo strumento attraverso il quale si è realizzata la deprimente omologazione che noi stiamo denunciando. Ma il futuro, fortunatamente, è un altro. E’ proprio il nuovo millennio che ci sta offrendo una possibilità per uscire da questo incubo. I nuovi media partecipativi permettono al singolo individuo di essere coautore e partecipe del messaggio e della creazione di nuove idee. Il fruitore ha quindi la possibilità di uscire dal suo ruolo passivo e diventare autore, creatore e comunicatore. Sappiate che le idee che state leggendo nascono sul web e che questo Manifesto verrà lanciato sul web e avrà il web come principale mezzo di diffusione.

Con questo Manifesto noi proclamiamo la nascita dell’uomo del terzo millennio. Con questo Manifesto vogliamo esaltare la nostra fiducia nelle possibilità dell’uomo. Le potenzialità dell’uomo sono infinite. Volgete lo sguardo attorno a voi: tutto quello che vedete l’ha creato l’uomo, l’abbiamo creato noi. Non ci sono limiti alle nostre facoltà creative. Rigeneriamo le nostre vite e creeremo un uomo nuovo per il nuovo millennio.

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Governo in crisi

In Uncategorized on Ottobre 24, 2007 at 12:45 am

Se la sinistra si “scanna” e manifesta contro se stessa

di Lavinia Prono

Lo ha detto anche il guardasigilli: se salta la maggioranza si va al voto!!

Dopo le manifestazioni degli operai che manifestano contro il Governo che dovrebbe rappresentarli, dopo le primarie “farsa”, dopo gli insulti e i tumulti all’interno della maggioranza stessa, dopo che mentre si votava la “loro” Finanziaria il centro-sinistra ha presentato più emendamenti del centro-destra.

L’incoerenza è all’ordine del giorno.

Ma finalmente, dopo lo scandalo dell’inchiesta “Why not” ecco Mastella e Di Pietro litigare ( strano!!) fino a che ecco l’affermazione che tutti noi aspettavamo:  “Salta maggioranza? Si va al voto”
“Se la maggioranza non ci fosse, o saltasse al Senato” per il leader dell’Udeur Clemente Mastella ”è meglio che si vada al voto”. “Continuo a ritenere – ha ribadito a Napoli a margine della Messa celebrata dal Papa – che laddove la maggioranza non fosse in piedi, qualora fossi chiamato dal Presidente della Repubblica, gli dirò che sono per il voto e non per governi tecnici o di piccole, medie, grandi intese”.

Magari!!!

Così potremmo finalmente riprenderci il futuro.

Comunicato Stampa Azione Universitaria Firenze

In Uncategorized on Ottobre 23, 2007 at 5:50 pm

“Credevamo qualcosa potesse cambiare dopo l’ intervento del Comune di Firenze in merito. Ci sbagliavamo di grosso”. Con queste parole Marco Petrelli, responsabile della Facoltà di Lettere per Azione Universitaria FUAN Firenze commenta il grave stato di degrado in cui versa piazza Brunelleschi. Continua Nicola Errede, Commissario Provinciale di Azione Universitaria Firenze: “Sporcizia, escrementi, animali randagi, spaccio, dormitori pubblici. Il tutto a due passi dagli spazi adibiti agli studenti. La chiusura del cancello nell’ ottobre 2006 ha solo marginalmente limitato l’ accesso di zingari e vagabondi; non è un caso che materiale didattico ed effetti personali continuino a sparire negli orari di pubblico accesso alla struttura”. “Siamo veramente esausti di tutto ciò – puntualizza Domenico Rosa, co-responsabile di Lettere – lo scempio cui assistiamo non danneggia solo il decoro del posto, ma la credibilità stessa di un Ateneo, quello fiorentino, incapace di sopperire alle esigenze essenziali dei suoi iscritti”.

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Marco Petrelli, Domenico Rosa Responsabili del Nucleo di Lettere CARAVELLA Azione Universitaria Firenze

CONTRO IL DEGRADO DELL’ ESSERE

In Uncategorized on Ottobre 23, 2007 at 2:40 pm

CONTRO OGNI DEGENERO SPIRITUALE  E MATERIALE, PER UNA VITA SANA, ARDIMENTOSA, DI AGONISMO.

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DI TUTTO IL RESTO:

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Nucleo di Lettere CARAVELLA – FUAN AZIONE UNIVERSITARIA Firenze

info: Marco (3287039071)

         Domenico (3479049563)

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Etica Guerriera

In Uncategorized on Ottobre 23, 2007 at 2:22 pm

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La Fiamma e la Guerra

 di Domenico Rosa

arditi15.jpgLa fiamma è un simbolo mitologico e religioso di antiche origini, rappresentante la fertilità, la natura, le passioni più nobili, la discesa dello Spirito Santo.

Emblema di una rinascita personale e nazionale allo stesso tempo, sarà stampata sulle divise delle Forze Armate e delle truppe di assalto: gli Arditi, che rappresenteranno l’orgoglio italiano nella Grande guerra e costituiranno il nucleo della Legione di d’Annunzio a Fiume.

Il Comandante, parafrasando Gaspara Stampa lancerà il motto:”Vivere ardendo e non bruciarsi mai” e successivamente battezzerà la città istriana “Olocausta”:[…] la sola città ardente,la sola città d’anima, tutta soffio e fuoco, tutta dolore e furore, tutta purificazione e consunzione: un olocausto il più bello olocausto che si sia mai offerto da secoli sopra un’ara insensibile”.

Il fuoco assume un significato di consunzione e di redenzione, si ricollega all’etica della guerra, tornata prepotentemente alla ribalta nell’epoca dei nazionalismi, che assegna all’esperienza bellica il compito di svecchiare e rigenerare una civiltà in piena decadenza.

Nel caso specifico dell’Italia la guerra, acquisisce un valore pedagogico: insegnare agli italiani le virtù dell’eroismo e del sacrificio, ma soprattutto sarà considerata il mezzo più adeguato per unire il paese,“fare gli italiani”.

La guerra ha la stessa funzione del fuoco nella cosiddetta agricoltura del debbio: rigenerare, apportare nuovi elementi nutritivi e vitali.

Proprio in quest’epoca si sviluppa tra le nuove generazioni un sentimento forte e potente, l’italianismo, la cui influenza si farà sentire oltre le tradizionali divisioni politiche, contagiando anche alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria.

Come in occasione delle guerra di Libia (1911), quando vi fu uno scambio di idee, di simpatia, di uomini, tra movimento nazionalista e sindacalismo rivoluzionario.

Dopo l’impresa coloniale l’anarchico Carrà si converte al nazionalismo:”Rinnegare il nazionalismo vuol dire assoggettarsi al nazionalismo d’altri”.

Lo stesso incontro si ripeterà in occasione della Grande guerra, con alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria che andranno ad ingrossare le file interventiste.

In modo particolare i sindacalisti rivoluzionari che si ispiravano alle teorie di George Sorel sullo sciopero generale e sulla guerra, teorie in parte desunte dal “socialista utopista” Proudhom, che nel 1898 si esprimeva i n questi termini:”la guerra propone ideali più alti, tempra le nazioni infiacchite, mette a prova le razze, comunica a tutto, nella società, il movimento, la vita, la FIAMMA”.

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Fiume, D’ Annunzio e l’ amore per una epoca mai tramontata

In Uncategorized on Ottobre 20, 2007 at 4:30 pm

Riporto un articolo di Domenico sulla epopea fiumana.

Domenico, con me responsabile della facoltà di Lettere per il FUAN Firenze, grande appassionato e fine studioso di D’ Annunzio, ci regala questa perla di storia.

 

Fiume dannunziana

La questione fiumana si apre subito dopo la prima guerra mondiale,che aveva visto l’Italia protagonista contro gli imperi centrali.Un mese prima di entrare in guerra,nell’Aprile del 1915,l’Italia firmava il patto di Londra,che le garantiva,in cambio della partecipazione al conflitto,a fianco di Francia,Gran Bretagna e Russia,una serie di acquisizioni territoriali,ma non includeva Fiume,città formata per buona parte da popolazione italiana.Il 30 Ottobre del 1918,ancor prima dell’armistizio,quando era già evidente il disgregarsi dell’Impero austro-ungarico,il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume,appena costituito,in base al diritto di autodecisione delle genti,si era pronunciato a favore dell’annessione all’Italia.In diversi ambienti italiani si pensava che la città dovesse rientrare nei territori redenti;erano invece contrari gli Stati Uniti,il cui intervento era stato decisivo per battere gli imperi centrali,e gli alleati che costrinsero il nostro governo a non avanzare troppe pretese.Si sviluppò un senso di frustrazione e delusione che alimentò l’idea della “Vittoria mutilata”.Facendosi interprete di questo sentimento ,d’Annunzio occupò Fiume il 12 Settembre 1919,per annetterla al Regno d’Italia e mettere il mondo di fronte al fatto compiuto.La terrà per più di 15 mesi,sfidando le realistiche regole della politica e il quadro internazionale che si andava delineando dopo la guerra mondiale.Per la prima volta al mondo un poeta assumeva il comando di una città,con un esercito costituito da insubordinati di ogni grado e arma delle Forze Armate Italiane,i cosiddetti “disertori in avanti”.In una Fiume decisa ad unirsi con ogni mezzo alla madrepatria,il comandante Gabriele d’Annunzio realizzava sogni di Marinetti e portava l’arte al potere:l’arte fatta di giovinezza,feste,musica e spettacoli,di parole bellissime,declamate e stampate quotidianamente.Fiume era diventata Olocausta,Città di vita,Porto dell’amore e si scagliava con forza contro le Società delle Nazioni:il “trust degli Stati ricchi”;d’Annunzio ha fatto di essa la”oltre le belle bella”delle sue imprese e secondo le sue stesse parole è il luogo “dove le nuove forme di vita non soltanto si disegnano ma si compiono;dove il cardo bolscevico si muta in rosa italiana: ROSA D’AMORE”

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José Antonio Primo de Rivera

In Uncategorized on Ottobre 19, 2007 at 9:44 am

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José Antonio Primo De Rivera, un patriota per la Spagna e per l’Europa

di Marco Bagozzi

«Auguro le cose migliori a Voi e alla Spagna» così si concluse l’unico incontro fra Josè Antonio e Benito Mussolini, una sera di ottobre del 1933. Mussolini aveva già capito che il destino della Falange era il destino della Spagna, e che la Spagna da lì a poco tempo sarebbe diventata di fondamentale importanza per l’Europa. La
Spagna di Josè Antonio era, infatti, un paese in subbuglio, in continuo scontro. Soltanto tre anni dopo sarebbe scoppiata quella sanguinosa guerra che martoriò la Spagna intera, ma che fu solo il preludio di quello che poco tempo dopo toccò all’Europa intera. Una delle prime vittime di quella guerra fu proprio Josè Antonio, «uno degli spiriti più belli che io abbia mai conosciuto», come lo descrisse Mussolini alla sorella Pilar Primo de Rivera. La prematura scomparsa del giovane leader falangista, non ci permette di capire fin in fondo il suo pensiero politico, su quello
che sarebbe diventato uno dei temi principali dei fascismi degli anni ‘30 e’40: l’Europa.

Rimanendo fedeli agli scritti di Josè Antonio si può avere una certa difficoltà nel delinearne un profilo europeista. Bisogna perciò cercare di interpretare il pensiero di Josè Antonio in funzione di un periodo di storia che non ha vissuto. Josè Antonio era spagnolo fino al midollo, tanto che si rifiuto sempre di definirsi “fascista”
perché quella parola stava ad identificare un “ideologia italiana e non spagnola”. Diceva che con il Fascismo lo legavano “diversi punti di contatto”, ma nulla più. Prima di tutto stava la Spagna da salvare, da ridestare. Ma il riscatto della Spagna, passava anche per la sua integrazione nell’Europa, nel suo non rimanere un paese
periferico, ma nel ritornare al ruolo preminente e centrale che le spetta nella politica continentale.

Il 29 ottobre del 1933 a Madrid, nel teatro della “Comedia”, Josè Antonio tiene il discorso di fondazione della Falange Espanola, nel quale enuncia tutti i principi fondanti del nuovo movimento: Patria, giustizia sociale, famiglia, corporazioni, Tradizione cattolica, fedeltà e sacrificio. Il simbolo sarà il giogo con le cinque frecce,
dei re Isabella e Ferdinando d’Aragona, che nel 1469 posero le basi per l’unificazione spagnola e da lì la lanciarono nella grande storia europea e mondiale. Il giogo con le frecce richiama, come ha sottolineato Antonio Medrano, al simbolo solare, simbolo ricorrente nella Tradizione europea. Al sole richiamano anche l’inno (Cara al Sol), e il saluto con il braccio teso, tipico di tutti i movimenti fascisti. La grande capacità movimentista delle giovani camicie azzurre faceva da contrappasso con gli insuccessi elettorali del movimento, dovuti al fatto che molti simpatizzanti non avevano ancora raggiunto l’età per recarsi alle urne. Il 4 marzo 1934 sorge la F.E. de las JONS, fusione della FE con le Juntas de offensiva nacional-sindacalista di Ramiro Ledesma Ramos e Onesimo Redondo; nell’ottobre si celebra in Madrid il I° consiglio
nazionale. La guida fu affidata a Josè Antonio. Nel dicembre 1934 Ramiro Ledesma uscirà dal movimento. Nel giugno 1934 la giunta politica decise che la Falange si solleverà “sola o accompagnata” contro la sovversione comunista, sostenuta dall’Unione Sovietica. Nelle elezioni del febbraio 1936 il fronte popolare, unione delle forze della sinistra, vince le elezioni. Il 17 luglio Josè Antonio dal carcere di Alicante riesce a far uscire un appello alla sollevazione di tutto il popolo spagnolo.

All’alba del 18 luglio i generali delle truppe coloniali marocchine, Francisco Franco e Luis Orgaz, occupano Las Palmas. E’ l’inizio della guerra civile. Ai militari si unirono nazionalisti, monarchici, carlisti, tradizionalisti e soprattutto dai falangisti. Nei giorni dell’alzamiento, Josè Antonio dal carcere così si esprime «… E’ sconsolantemente bello che la Falange abbia molti più cuori che cervelli …». Josè Antonio fu giustiziato, su ordine dell’ambasciatore di Mosca, il 20 novembre 1935.

Come scrisse Robert Brasillach :«Si può dire senza paradosso che la ribellione del generale Franco è stata utile alla Francia come alla Spagna». Questo discorso si può certamente ampliare a tutta l’Europa e nello stesso modo interpretare l’azione dei vari partiti fascisti, come salvaguardia della Patria e allo stesso tempo dell’Europa
stessa.

Analizzando, allora, il pensiero joseantonista possiamo trovare la cura anche per l’Europa, ben consci dal fatto che la parola “Patria” può stare a significare in maniera uguale sia Spagna sia Europa (ricordando cosa diceva Mazzini in riferimento ai buoni patrioti italiani, che perciò erano anche buoni patrioti europei). Il pensiero di Josè Antonio si può riassumere in una sola parola: Patria. La Patria come un’entità trascendente, un’unita di destino. Solo nel senso più alto della Patria si può avere giustizia e pace. Solo nella negazione dello stato liberale e marxista si può giungere
alla giustizia sociale. Solo nel far rivivere i valori tradizionali e i miti del passato si può costruire un grande futuro. La dottrina joseantoniana ha dell’uomo una concezione profonda, che va al di là del semplice “ente” elettorale e consumistico. L’uomo è in primo luogo un essere che crede, che ha bisogno di credere. Lo stato come lo voleva Josè Antonio si basa su Famiglia, comune e Gremio (=corporazione); autentiche realtà naturali di una società organica. Erano ritenuti inutili i partiti, perché non rappresentativi. L’obbiettivo finale è un sistema corporativo, ripreso dalla dottrina mussoliniana, che alla sua base ha il sindacato nazionale, capace di mediare fra le parti senza favori di classe. Lo stato diventa così «un regime di solidarietà nazionale, di cooperazione coraggiosa e fraterna», che «permetterà ogni iniziativa
privata che sia compatibile con gli interessi della comunità nazionale», in cui «si integrano tutti gli individui e tutte le classi». La Falange non è solo un movimento politico, è una religione, è un modo di essere e di agire. La Falange non deve difendere gli interessi particolari di nessuno, se non quelli di tutto il popolo
spagnolo. Lo spirito della Falange è uno spirito guerriero, aristocratico e poetico: «Il nostro posto è all’aria aperta, sotto la notte limpida, arma al braccio e nel cielo le stelle».

Il motto della Falange era «ESPANA: UNA, LIBRE, GRANDE!». Una Grande
Spagna, in una Grande Europa, ecco il pensiero di Josè Antonio; pensiero che è stato raccolto da tutti i volontari spagnoli della Division Azul che raggiunsero le truppe tedesche per combattere il bolscevismo. E con lo stesso pensiero erano lì a lottare Leon Degrelle, Robert Brasillach, e tutti i grandi patrioti dell’Europa. Proprio Brasillach scriveva nel 1941: «E’ lo spirito di Josè Antonio che noi abbiamo sempre proclamato qui e che vogliamo mantenere, al modo nostro, per noi». E ripensando alla Guerra di Spagna ancora Brasillach ricorda: «Bisogna che la guerra in corso perpetui in tutti paesi le magnifiche virtù del luglio 1936». Con quelle virtù si è andato a formare quell’esercito europeo fascista che fino all’ultimo combatté per Berlino.

Iniziata l’avanzata tedesca contro la Russia i camerati di Josè Antonio, dopo aver combattuto per la libertà dell’Europa nella guerra spagnola, decisero che era giunto il momento di ripagare l’Europa e si arruolarono volontariamente. Furono oltre 17.000 gli spagnoli arruolati nella Division Azul (non pochi considerando che
il paese usciva da 3 anni di una tremenda guerra civile), che combatté sul fronte di Leningrado nell’ottobre del 1941, agli ordini del generale Munoz Grande. In due anni di battaglie la Division perse quasi 4.000 combattenti tra caduti e feriti. Rimasero quasi in 2.000 a difendere Berlino e la Germania contro le orde bolsceviche sino all’ultimo respiro. Nel dopoguerra nella Spagna franchista, della Falange joseantoniana rimase poco o nulla. Franco per impostare il suo regime personale non ha risparmiato neanche i suoi vecchi camerati falangisti, nonostante ciò il ricordo di Josè Antonio rimane indissolubile. Il pensiero di Josè Antonio è ritornato in auge anche nel regime reazionario franchista; basta pensare alla Carta del Lavoro o
all’adesione di quell’Europa delle Patrie proposta da Charles De Gaulle. Prima di morire Josè Antonio scrisse che sperava che il suo sangue fosse l’ultimo a spargere nella guerra civile, convinto come era che tutti gli spagnoli dovevano unirsi e combattere per la grandezza della Patria. Questa forse è la sua più importante lezione.

Lezione che capì anche Francisco Franco, quando finita la guerra fece
costruire la monumentale Valle de los Caidos, nella quale riposano uno a fianco all’altro caduti di entrambe le parti in conflitto. Un esempio importante di come chi ha vinto aveva come fine la grandezza di TUTTI gli Spagnoli. E di TUTTI gli Europei.

¡Volveràn banderas vitoriosas! Sventoleranno bandiere vittoriose!

 

CAIDO POR DIOS Y POR LA ESPANA

 

 

“V” per VITTORIA

In Uncategorized on Ottobre 18, 2007 at 7:22 pm

Carissimi,

da oggi al 14 dicembre potremo presentare la dichiarazione ISEE per il pagamento “graduato” della seconda rata delle tasse universitarie presso qualsiasi sportello CAAF e non più esclusivamnete presso il CAAF CGIL .

QUESTA E’ UNA GRANDE VITTORIA

Dopo le mille proteste di AZIONE UNIVERSITARIA l’Ateneo fiorentino fa marcia indietro.

Lo scorso luglio a seguito dell’adozione delle dichiarazioni ISEE per la determinazione delle condizione del reddito, l’Universita aveva indetto un bando pubblico per affidare il servizio di raccolta e trasmissione all’Università delle stesse dichiarazioni.

La gara è stata vinta dal CAAF CGIL (e sottolineo CGIL) che ha stipulato un contratto di servizio nel quale si negava la possibilità agli studenti di presentare la propria dichiarazione ISEE (che raccoglie dati sensibilissimi) presso altri CAAF che non fossero quello del SINDACATO. Lo studente poteva rivolgersi ad altri CAAF per un aiuto nella compilazione ma la dichiarazione doveva essere consegnata comunque al CAAF CGIL.

Questa era un’ingiustizia per coloro i quali non volevano affidare nelle mani di un sindacato i propri dati personalissimi, ed è per questo che Azione Universitaria si era attivata per impedire questa violazione della libertà personale dello studente. Le nostre proteste hanno raggiunto le cronoche nazionali tanto che il quotidiano “Libero” ha condotto un’inchiesta sull’intero Ateneo fiorentino.

Oggi la battaglia ha dato i sui frutti, l’Università e il Sindacato cedono sotto la schiacciante pressione mediatica nella quale erano giustamente finiti.

AZIONE UNIVERSITARIA, DALLA PARTE DELLO STUDENTE!

Nicola Errede, Commissario Provinciale Azione Universitaria FUAN  Firenze

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Azione Universitaria FUAN Firenze

Nucleo di Lettere CARAVELLA

Marco 3287039071 – 3382730352

Domenico 3479049563

Fanciullacci, Nenni e la poca memoria storica

In Uncategorized on Ottobre 18, 2007 at 7:02 pm

Recentemente i muri fiorentini sono stati ricoperti di manifesti che accusano Alleanza Nazionale e i movimenti giovanili di avere dissacrato la memoria storica della Resistenza toscana.

Bruno Fanciullacci, capo dei gappisti (Gruppi Armati Partigiani), nell’ aprile del 1944 uccide a sangue freddo un uomo disarmato. Un uomo anziano, la cui caducità non influenza gli alti valori morali e l’ alto livello culturale, Giovanni Gentile.

Crivellato da quattro uomini.

Lo spericolato Fanciullacci viene catturato pochi giorni dopo dalla famigerata banda Mario Carità, che opera per conto della Gestapo, fuori dal controllo della Repubblica Sociale Italiana, di Pavolini e Graziani.

Una banda illegale, già formalmente sciolta nel gennaio ‘44 su ordinanza di Mussolini.

Fanciullacci è torturato. Si suiciderà perchè le sofferenze cui venne sottoposto non lo portassero a confessare segreti vitali.

Intanto il corpo del Grande filosofo siciliano giace nel feretro. Anni fa, qualcuno decise di ricordarlo. Quella cerimonia segnò la vita futura di un allora presidente provinciale del FUAN di Firenze, oggi senatore di AN.

Processi, insulti, infamie, minacce. Questa la risposta di chi non accettò il tentativo di fare luce su un delitto che già Pietro Nenni, (sicuramennte non di parte), storico dirigente del PSI, definì atto empio e completamente inutile.

Finquando una sentenza del tribunale di Firenze giudicò non offensiva alla memoria resistenziale la commemorazione di AN.

E da quel giorno nuovi problemi. I collettivi della sinistra estrema, non contenti della sentenza della giustizia della Repubblica che si vantano di avere costruito, iniziano ancora una volta a minacciare Totaro e i ragazzi del FUAN. Stavolta tappezzando di manifesti Firenze. Manifesti che lanciano un crudo messaggio di vendetta e violenza, seppure verbale. Istigano all’ odio verso la destra e verso chi (caso Pansa docet) cerca la verità storica, secondo l’ insegnamento di Marco Bloch, rifiutando quello ‘68ino, mendace e violento.

Cosa dire a questi signori? Eccetto…

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GIOAVANNI GENTILE PRESENTE!!!

 

Le Olimpiadi del terrore

In Uncategorized on Ottobre 17, 2007 at 4:48 pm
 Dossier Esteri 4: Pechino 2008, le Olimpiadi senza simboli
Osservatorio Difesa
Le Olimpiadi di Pechino 2008 sono le prime nella storia che bandiscono ogni genere di simbolo religioso o politico. Per gli atleti sarà proibita ogni manifestazione esplicita del proprio credo; ammessi solo i 5 cerchi, le bandiere (meglio se rosse) e la cornice finta della Pechino Olimpica, volto (ri)pulito di un regime il cui armadio fa sempre più fatica a contenere i sempre più numerosi, e pesanti, scheletri.

articolo di Saba Zecchi

Marco Petrelli
resp. Nucleo Caravella Lettere, Azione Universitaria Firenze
info: 3287039071 – 3479049563

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MATRICOLE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 3:44 pm

 AL PRIMO ANNO?

INDECISI SUL DA FARSI? 

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L’ IMPORTANTE  E’ SEMPRE…

 

ANDARE A DESTRA!!! 

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Marco Petrelli,
resp. Nucleo Caravella Lettere
Azione Universitaria FUAN – Firenze
info: Marco (3287039071) – Domenico (3479049563)
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MSN: nucleocaravella@hotmail.it  
 
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Nucleo “Primula” / Nucleo “Georg W. F. Hegel”

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 10:10 am

“Tutto ciò che è umano, comunque appaia, è umano soltanto perchè vi opera e vi ha operato il pensiero. ” (Georg W.F. Hegel)

 

Scienze della Formazione e Dipartimento di Filosofia  

Due sedi importanti, centri di studio della gnosis  umana

 

 

RAGAZZI E RAGAZZE!!!

 ADERITE AD AZIONE UNIVERSITARIA Firenze

 

 

 

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 Azione Universitaria FUAN – Firenze

Nucleo di Lettere Caravella, Nucleo di Magistero Primula, distaccamento di Filosofia Hegel 

 info: Marco (3287039071) ; Domenico (3479049563)

Ma un grido che si leva dai toni minacciosi: Marciare per non Marcire!!!

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 12:59 am

 

 

 

SENZA REMORE DI SORTA! 

 

CI SIAMO ROTTI LE BALLE DELLO SCHIFO DI LETTERE!

 

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POCHE CAZZATE!!!

 

BASTA CON IL LETAMAIO DEGLI AMBIENTI!!!

 

BASTA CON I TOSSICI, GLI ZINGARI E I VAGABONDI

 

PAGHIAMO PER STUDIARE NON PER AVERE CASINI

 

 

Marco Petrelli, resp. Nucleo Lettere Caravella – AU Firenze        fuan21.jpg           caravella.gif

info: 3287039071 ; 3479049563

Lettere&Degrado

In Uncategorized on Ottobre 16, 2007 at 12:35 am

 

 

TASSE AUMENTATE

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZI SCADENTI

 

 

 

 

 

 

 

 

LENTEZZE BUROCRATICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

DEGRADO

 

 

 

 

 

 

 

 

CHE BELLO STUDIARE A LETTERE!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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FUAN AZIONE UNIVERSITARIA – Firenze

Nucleo di Lettere CARAVELLA

info: 3287039071 ; 3479049563

 

 

 

Teatro

In Uncategorized on Ottobre 15, 2007 at 12:45 pm

A TEATRO: 2 AGOSTO 1980

Il 24 ci sarà a Roma una serata di teatro per raccontare cosa probabilmente c’è stato DIETRO la strage di Bologna. Con il monologo speriamo di rendere più semplice e comprensibile a tutti il complesso percorso che potrebbe aver portato alla strage e, successivamente, ha fatto sì che venissero taciute delle realtà decisive.

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Birmania / 2

In Uncategorized on Ottobre 15, 2007 at 10:46 am

Nella ex Birmania, ora Myanmar, è in atto una sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988 e da allora al potere con il sostegno del governo cinese. Si tratta di una giunta militare d’ispirazione marxista che approfitta della presenza sul proprio territorio di parecchie multinazionali senza scrupoli per darsi una patente di liberalità agli occhi della comunità internazionale. Ma ha i tratti tipici delle dittature comuniste nella presenza al potere di tutti gli uomini che provengono dall’apparato del Partito, nella retorica dei suoi leader, nei propri simboli di riferimento, nella repressione crudele di ogni libertà, nella gestione statale di tutta l’economia nazionale.

Eppure, come spess capita in questi casi, l’aggettivo comunista scompare nelle cronache giornalistiche della regione est-asiatica e nelle dichiarazioni pubbliche dei partiti della sonostra italiana. Per questo abbiamo provato grande rabbia nel vedere sui muri delle nostre città dei manifesti prodotti dal neo-Partito Democratico inneggianti ai protagonisti della rivolta in Myanmar, recanti la dicitura:”Democratici come noi”. Non potevamo non replicare loro.

Azione Universitaria e Azione Giovani è al fianco dei monaci, degli studenti e della popolazione birmana perchè si tratta di gente coraggiosa, che si batte per la propria libertà contro una dittatura sanguinosa, e che non meritala solita ipocrisia dei finti pacifisti.

 

SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO BIRMANO

IN LOTTA CONTRO LA DITTATURA MILITARE DI ISPIRAZIONE MARXISTA.

ANTICOMUNISTI.

COME LORO.

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postato da Marco Conti

Marco Petrelli

Resp. Nucleo Caravella Azione Universitaria Firenze        caravella2thumbnail1.gif

Contatti: 3287039071 (Marco) ; 3479049563 (Domenico)

La Testata, foglio nazionale di Azione Giovani

In Uncategorized on Ottobre 13, 2007 at 12:00 pm

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Abbonati a La Testata

Come abbonarsi
Per abbonarsi a “la Testata” è sufficiente fare un conto corrente di 10€ intestato a Pagine s.r.l. c.c. 86849007 causale: Abbonamento alla testata
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FUAN Azione Universitaria Firenze                                             
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Perle di Saggezza

In Uncategorized on Ottobre 12, 2007 at 12:06 pm

Non è da come nasci,è da come muori che fai capire a quale popolo appartieni!! Hoka Hey!!

I loro treni pieni di gente
ci divorano la pianura
i loro treni pieni di gente
han portato qui la paura
son venuti a rubarci il mondo
ma chi crederanno di essere?

il loro Dio l’hanno ammazzato
e gli han chiesto scusa a bassa voce
ma per paura che scappi
lo tengono inchiodato a una croce
abbiam provato a dargli retta
a chiacchierare in una tenda
non ci han mai dato una risposta
e ci han vietato anche la domanda…
stai attento,Wacantanka
ai bastardi in faccia bianca…

Memoria Storica: 9 ottobre, anniversario della calamità del Vajont

In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 2:35 pm

articolo tratto da: http://pensierosociale.iobloggo.com/

09/10/1963 ore 22:39
martedì, 09 ottobre 2007 12:29 in storia

9 ottobre 1963, ore 22.39, alla televisione c’è una signora partita che le persone a casa, ma sopratutto nei bar stanno seguendo, Real Madrid-Rangers di Glasgow, quella sera, si realizzerà la più grande sciagura dell’Italia post-bellica, la tragedia del Vajont.

Una frana originatasi dal monte Toc (1921 m), che è una vetta dai fianchi dirupati sito in provincia di Pordenone tra la Val Gallina e la Val del Piave, precipito’ nella diga artificiale del Vajont, una diga progettata dall’ing. Semenza nel comune di Erto (PN) finita di costruire nel 1960, lungo il corso del torrente Vajont.

La frana lunga 2 km di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce alla velocità di oltre 90 km/h precipitò a terra, arrivò a valle, generando una scossa sismica e riempiendo il bacino artificiale. L’impatto con l’acqua causò due ondate: la prima si schiantò contro la montagna, la seconda (di circa 50 milioni di metri cubi di acqua, di cui 25 milioni scavalcarono la diga) scavalcò la diga precipitando verso la valle e travolgendo Longarone e altri paesi limitrofi, causando la completa distruzione della città e la morte di più di 2000 persone (dati ufficiali parlano di 2018 vittime, ma non è possibile determinare con certezza il numero).

La frana sollevò una immensa onda d’acqua e detriti che si abbatterono sui paesi di Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Fae’, Erto, Casso e sulle frazioni di San Martino, Pineda, Spesse, Patata, Il Cristo.

Una vicenda che si caraterizzò per foga,avidita’, pressapochismo, superficialità, mancato ascolto delle realtà del territorio, un condimento micidiale per sfociare in una tragedia abnorme.

La vicenda giudiziara inerente la strage, si concluse nel 2000 con un accordo per la ripartizione degli oneri di risarcimento danni tra ENEL, Montedison e Stato Italiano al 33,3% ciascuno. (fonte wikipedia)

Questa che ho appena raccontato a grandi linee è una delle tragedie più vergognose e assurde della presunta Italia democratica, una tragedia che viene ricordata quasi con fastidio, o addirittura rammentanta con poche righe, è assurdo piangere per le tragedie consumatesi in altri paesi, commemorare queste ultime, quando poi le cose che ci hanno segnato come paese, le grandi sofferenze che ci uniscono, la grande catena umana della memoria collettiva che fortifica nello spirito e nel cuore una comunità va a farsi fottere, viene sistematicamente rigettata.

Pagina Culturale

In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 11:37 am

storianera.jpg Una pagina di storia ancora da scrivere. Un dossier parlamentare che sembra essere arrivato al bandolo della matassa della strage del 2 agosto 1980. Un dossier (quello Pellegrino) che si scontra con l’ omertà e l’ ostinazione, la demagogia e il dolore di chi non riesce, o non vuole, fare luce sulla tregedia bolognese.

Ventisette anni di indagini, accuse, condanne fondate su supposizioni, sulle parole di collaboratori di giustizia in cerca della grazia immediata. Due uomini (rei di diversi omicidi) che ammettono le proprio colpe, scontano anni di detenzione ma finiscono con l’ essere capro espiatorio di una giustizia lenta, burocratica e politicizzata.

Da due decenni Francesca Mambro e Valerio Fioravanti si dichiarano estranei alla strage del 2 agosto. In tutta risposta la magistratura li accusa di ”concorso morale” nella strage per essere stati presenti, in abiti tirolesi, a Bologna, il giorno dell’ esplosione. 

Tolto il fatto sia improbo mettere bombe in abiti tirolesi in piena estate, i giudici che seguono l’ indagine si affidano alla testimonianza di Massimo Sparti, un criminale comune che ambisce alla assoluzione della Storia. Malgrado sia stato smentito addirittura dal proprio figlio, Sparti resta “personaggio informato dei fatti” e faro   per gli inquirenti.

Un uomo di sinistra, un ex militante (come Giusva e Francesca) degli anni ‘70, oggi giornalista e scrittore,decide di vedereci chiaro. O almeno di tentare. Andrea Colombo incontra i protagonisti di quegli anni: ne nasce una lunga intervista, dettagliata, ricca di argomentazioni. Non una semplice cronaca dei fatti, ma lo specchio della politica italiana dal ‘75 al 1989.

Un resoconto oggettivo steso con la scientificità di un saggio di storia ma che si legge come un romanzo.

Da non perdere.

Marco Petrelli
Resp. Nucleo Caravella Lettere    fuan22thumbnail1.jpg  caravella2thumbnail1.gif
Azione Universitaria Firenze

BLOG

In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 11:10 am

Lasciamo perdere i deliri di Grillo sul suo blog.

 BLOG veri! Esperienze telematiche di passione e militanza.

www.gianmariomariniello.it ; www.laviniaprono.splinder.com ; italianflame.blogspot.com ; www.udielle.splinder.com ; www.latestata.net

ABBONAMENTI

In Uncategorized on Ottobre 11, 2007 at 10:34 am

Due riviste così diverse ma nel contempo così importanti.

Voci della Destra italiana.

AREA

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Due osservatori politici di rilievo curati da esperti del settore.

Non abbonarsi sarebbe reato.

AREA : Direzione e redazione: via Trebbia, 3 – 00198 – Roma – tel. 06/85.305.194 fax 06/85.300.992 ; http://www.area-online.it/

 

     CONhttp://www.bimestralecon.it/cms/

 

Marco Petrelli,
Resp. Nucleo Caravella Lettere AU Firenze
info: 3287039071 (Marco)
3479049563 (Domenico)

13 ottobre, manifestazione nazionale

In Uncategorized on Ottobre 9, 2007 at 5:22 pm

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CON NOI! PER IL FUTURO DELL’ ITALIA! 

Per info telefonare a: Cosimo, 3475851188 

Da Ne Win alla giunta ‘88

In Uncategorized on Ottobre 9, 2007 at 9:35 am

Burma (per dirla all’ inglese) o Birmania. In questi giorni al centro della cronaca mondiale per gli sconvolgimenti politici in corso.

Una reggenza militare, un capo dell’ opposizione tornato dall’ esilio, bonzi, carri armati. Pare di vedere le tragedie di Budapest, Praga, Tien An Men in scena in un teatro di scontri con palco sotto il Tropico del Cancro.

In Europa, particolarmente in Italia, è stata data una visione poco limpida, nettamente parziale della grave situazione in atto.

Pe forza di cose, la solita e ormai stancante demagogia marxista, tenta di paragonare la Burma alla Grecia di Papadopoulos: militari corrotti, servizi di intelligence esteri, complotti internazionali. Sì, insomma, la solita teoria del complottismo tanto cara ai comunisti nostrani.

La Birmania esce dal II conflitto mondiale con quattro anni di feroce occupazione nipponica. Nell’ estate del ‘45, il bombardamento britannico di Rangoon (passato alla storia come operazione Dracula) è l’ ultimo atto che segna la disfatta dei giapponesi sulla penisola. Burma è colonia inglese, tuttavia in fase di decolonizzazione: nel corso degli anni Cinquanta tutto il sud est asiatico si svincolerà dall dominazione anglo-francese. Come però accadrà per il Viet Nam anche la Burma subisce l ‘impeto della Rivoluzione Socialista che, per un quarantennio, dominerà il paese riducendolo in miseria e satellite della Cina.

Protagonista di questa svolta Ne Win, per intenderci l’ Ho Chi Minh locale.  Abolite le libertà fondamentali, imposta l’ economia di stato, la Birmania è traghettata da Win fino al 1988, anno delle prime, libere, elezioni.

In tutti i paesi dell’ ex  blocco comunista il passaggio dal vecchio al nuovo è particolarmente arduo. La democrazia all’ Occidentale  viene conquistata dopo un lungo periodo di transizione in cui, il fare politica del passato si unisce a quello presente (Putin docet). E’ normale, che apparati quali polizia segreta, controspionaggio, reti di intercettazione, siano doverosamente mantenuti per guidare la transizione democratica.

In Burma la situazione post  ‘88  degenera con l’ ascesa al potere dei militari. Sarebbe macabro eufemismo dire che capita.

Non si comprende ancora la posizione di questi governanti, probabilmente, visto l’armamento (ex sovietico)  e il fazzoletto rosso attorno al collo dei soldati è facile intuire che il comunismo è tornato nella penisola asiatica sotto la forma più spregevole, autoritaria e meno congeniale a chi predica la democrazia diretta.

Oggi, dimenticado per un momento la Birmania, i rossi companeros si apprestano a festeggiare il 40^ anniversario della morte del CHE: eroe e rivoluzionario per la propaganda di Castro e i radical chic europei, famigerato assassino per i contadini boliviani, argentini e cubani cui ha tolto tutto (anche la vita dei congiunti) tentando di esportare una giustizia che, quarant’anni dopo, ha lasciato in eredità solo fame. Mentre  i compagni festeggiano il loro mito e accusano l’ America di essere responsabile dei fatti di Rangoon, facciano autocritica della propria storia. Colpire gli USA con infamie e falsità storiche è una prassi che via via non avrà più credito. Date retta! E’ ora che facciate i conti con gli scheletri nei vostri armadi e raccontiate al Mondo quello di cui Voi e solo Voi, siete stati capaci di compiere.

di Marco Petrelli

Marco Petrelli

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Il politicamente scorretto

In Uncategorized on Ottobre 8, 2007 at 4:50 pm

Il Governo è in crisi: il caso Santoro, la ennesima minaccia di Mastella di dimettersi,  le pressioni della sinistra radicale sembra voler smembrare la struttura faticosamente (ma mai totalmente) assemblata da Prodi in un anno e sei mesi di potere.

Se è vero che i giovani sono la speranza del Domani, sicuramente non è il caso del Centrosinistra i cui giovani, di fronte al primo problema politico, minacciano scioperi e manifestazioni contro gli stessi da loro votati.

Collettivi, ale movimentiste, sindacati, no Global: è certo che alle urne non mettano la croce su Forza Italia. In un modo o nell’ altro (Diliberto o Bertinotti?) sostengono la Sinistra nel nome di una idea di rivoluzione che mai è avvenuta e, spero per noi, mai avverrà. La forza delle illusioni fa dimenticare loro che, come in passato, si ritroveranno a contestare duramente i rappresentanti designati.

Nelle Università e nelle piazze è questa l’aria che tira. L’ Ateneo fiorentino è il simbolo dell’ abuso del mezzo politico per ribaltare verità o celare inganni. Il tutto in nome del POLITICAMENTE SCORRETTO.

“8-9-10 ottobre: fai valere i tuoi diritti!” Si legge sulle bacheche del Collettivo di Lettere e filosofia della facoltà di Lettere di piazza Brunelleschi. Sotto, come d’ incanto, ecco apparire i recapiti dei sindacalisti della CGIL - FIRENZE.

Universitari e sindacato… il connubio pare non così scontato… che ci fanno studenti e sindacalisti insieme? Nulla. Politica, ecco tutto. Ma non per la sacrosanta difesa dei valori e dei diritti dei lavoratori (le 8 ore lavorative furono introdotte nel ‘27, non da un Governo di SInistra, peraltro)  , solo per demagogia.

L’ unione tra i due gruppi umani sembra avere rilievo solo da un certo punto di vista: entrambi cialtroni, immersi in ambiente antilovarativo, fancazzisti con una età troppo avanzata per l’ università e una lavorativa troppo breve per richiedere una pensione (anche quella introdotta dal medesimo Governo delle “8 ore”).

Eppure, come sovente accade nel Bel Paese, questi rossi crociati  del Terzo Millennio creano una rete di dissenso forte e operativa su larga scala, fondata su basi di argilla, che in nome di una democrazia dissacrata pretende di avere, senza mai dare.

Il Collettivo di Lettere, contrario di sua stessa natura a ogni logica meritocratica, ha per anni gestito la vita della  facoltà senza mai tenere conto dei reali diritti degli studenti che pagano 1.200 euro di tasse per avere solo disservizi.

Se il Bar A  non era bastato a creare subbuglio e malessere a Brunelleschi, come ulteriore prova di forza il Collettivo ha pilotato l’ inserimento di elementi propri nei posti lavorativi riservati agli studenti tramite concorso.

Non ci credete? Fatevi un giro per la Facoltà e i dipartimenti. Notate voi se diversi individui che frequentavano prima il BAR A, poi le serate antifasciste non sono gli stessi che ora lavorano lì. E poi lavorare… che parolone! Gli elementi più anziani sono quasi tutti militanti PRC (ve ne accorgete dalle bandiere e dai manifesti politically not correct appesi ai muri) e passano il tempo a giocare al solitario o fumare come le ciminiere di Terni; i più giovani quasi sempre all’ esterno a rollare sigarette ( e qualche volta anche altro) e a risistemarsi le lunghe chiome rasta.

Ora, uccisa la meritocrazia, distrutta l’ immagine di una facoltà umanistica vanto della Toscana, perchè dovremmo farci derubare così da costoro? Ci hanno detto che quella gente è entrata per concorso. Allora, o i concorsi sono truccati o il test riguarda la filmografia di Lino Banfi. Poi, in aggiunta al loro parassitismo, anche la lotta per i diritti sindacali: quindi aumenti, riduzione dell’ orario di ufficio, etc. Il manifesto del Collettivo parla chiaro: lottare in difesa dei diritti dei dipendenti ATA. Allo stato attuale  il loro è un impiego privilegiato: possono abbandonare il posto (lasciando incustoditi documenti, computer, suppellettili) per i motivi più futili; possono fumare in ufficio indisturbati, evitando così i 27 euro di multa che qualunque studente pagherebbe se fumasse nei locali interni, possono assentarsi o tardare senza essere ripresi, possono esporre materiale politico o di propaganda, magari dopo avere vietato ad un ragazzino di distribuire due volantini all’ ingresso.

Ecco, questa è la gente che scenderà in piazza: malati perenni di fancazzismo e allergia all’ impiego, rivoluzionari della domenica, gente che disprezza in pubblico tutto ciò che invece ama nel privato. Critici contro i soldi di imprenditori (l’ antiberlusconismo docet) e borghesi , ma pronti a scendere a qualsiasi compromesso pur di ottenere tutto e subito.

Caro Prodi, non vorrei mai essere nei tuoi panni. Quando capirai che sganciarsi da certi elementi sarebbe la tua salvezza, allora sarà troppo tardi.

di Marco Petrelli
  

Marco Petrelli

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5 OTTOBRE 1980 / 5 OTTOBRE 2007. RICORDANDO UN AMICO

In Uncategorized on Ottobre 2, 2007 at 7:40 pm

CIAO NANNI!

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DAL CEMENTO UN FIORE NERO NASCERA’

 

MARCO PETRELLI
resp.
NUCLEO “CARAVELLA” LETTERE
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GRAZIE FRATELLI AMERICANI. IL MONDO NON VI DIMENTICA!

In Uncategorized on Ottobre 2, 2007 at 7:16 pm

Un certo Occidente ha voluto negare la Vostra Memoria, l’ Occidente, quello Vero, non vi scorderà mai!!!

Grazie Ragazzi.

 

Dalla Corea all’ Iraq gli U.S.A. hanno difeso la Libertà, con a L maiuscola, dell’ Occidente.

Non comprendiamo cosa spinga parte dell’ opinione pubblica europea e americana ad odiarli. Probabilmente l’ invidia per l’ orgoglio e la determinazione di una nazione grande, fiera e pronta a sacrificare i Suoi figli migliori per nobili ideali.

Marco Petrelli

Cultura

In Uncategorized on Ottobre 1, 2007 at 10:36 am

LA FIAMMA E LA CELTICA

 

actions1.jpgUna ricostruzione storica accurata, un viaggio lungo sessant’anni nell’ universo della Destra italiana, dalla fine della II Guerra Mondiale alla esperienza di Casa Pound e Casa Montag.

Nicola Rao, giornalista e scrittore, segue le orme di Luca Telese nell’ esplorazione di decenni di storia italiana rimasti a lungo tabù, legati solo ai ricordi dei militanti e di tutti coloro che li hanno vissuti.

Un saggio dal lessico accessibile ad ogni fascia di lettori, ricco di interviste, commenti diretti dei protagonisti, opinioni. Un testo necessario a chi, giovane o adulto, voglia avvicinarsi (o approfondire) la conoscenza degli eventi della politica italiana nella I e II Repubblica.

Da non perdere.

Marco Petrelli 

  

30 Settembre 1955

In Uncategorized on Settembre 30, 2007 at 12:25 pm

Il 30 settemnbre 1955 si spegneva alla prematura età di 24 anni, il divo e attore americano James Dean.

A bordo della sua Porsche, Little Bastard, perde il controllo della vettura:  pone fine ad una vita controversa. Nasce però il MITO.

Robert Capa

In Uncategorized on Settembre 30, 2007 at 12:00 pm

HA UN NOME IL SOLDATO ALLEATO DELLA CELEBRE ISTANTANEA DI ROBERT CAPA:

D-Day, Omaha Beach, Normandia 1944
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HUSTON “HU” RILEY

La Nostra Storia. I parte

In Uncategorized on Settembre 29, 2007 at 11:53 pm
Di seguito Vi proponiamo un accenno alla Nostra storia.
Sicuramente nulla di enciclopedico: una sintesi (spero esauriente) del passato. Non in virtù del nostalgismo ma della conoscenza del mondo della Destra.

FIAMMA, FIACCOLA E FELUCA: UNA STORIA DI AMORE, SACRIFICIO E PASSIONE      

di Marco Petrelli         

                                                                                                                  

 03277_1.jpgE’ il dicembre del 1946. La creatura politica di Pino Romualdi e Giorgio Almirante sta assumendo forma concreta. Sta nascendo il MSI (Movimento Sociale Italiano), prima formazione politica del dopoguerra a raccogliere e inserire gli sconfitti del 1945 nel nuovo ordinamento repubblicano.

Struttura, organigramma, statuto, manifesto programmatico. Tutto è pronto. Manca qualcosa, però. Qualcosa che rappresenti e invii il messaggio più immediato (quello visivo) al potenziale elettore: il simbolo.

Almirante, ispirato dallo stemma di una associazione combattentistica, sceglie la Fiamma.

Ma non una fiamma qualsiasi: una fiamma a tre colori, il Verde, il Bianco, il Rosso. Una fiamma che riproduca il Tricolore. Sotto di essa, alla sua base, un trapezio nero con in evidenza le iniziali del movimento: MSI.

La fiamma era stata, sin dalla I Guerra Mondiale, il riferimento ideale dell’ arditismo, della passione, della forza d’ animo. Era cucita sulle divise dei reparti d’ assalto, poi,  con l’ esperienza fiumana, esaltata dai versi del Vate:

Sola alla morte l’ anima sovrasta / congiunta ancora al carcere dell’ ossa / come fiamma si radica in catasta / a prender possa.  ( G. d’ Annunzio, Canzoni d’ Oltremare)

Il regime fascista adotta, con la retorica bellicista, anche l’ elemento fiamma, conservandone intatto  significato e mistica guerriera.

D’ altronde anche nella vita, al di fuori della politica, il bruciare, usato metaforicamente, indica un sentimento talmente forte da  spingere anima e corpo allo slancio.

Il X Congresso del MSI  (gennaio 1973) segna la nascita della Destra Nazionale. Lo stemma subisce alcune modifiche: è inserito in un cerchio in cui compare la dicitura Destra Nazionale, la base è rossa:

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LE ORGANIZZAZIONI GIOVANILI 

IL FUAN (1950)

  librofeluca4.jpgFUAN          Il FUAN (Fronte Universitario Azione Nazionale)  nasce a Roma nel 1950. Esso raccoglie gli studenti universitari legati al MSI. Simbolo scelto per l’ organizzazione è la feluca, caratteristico copricapo degli universitari, caduto in disuso nei primi anni ’60, il libro. La fusione, quindi, fra la tradizione (feluca) e la funzione dell’ università (il libro, l’ istruzione).

Il movimento universitario si pone come strumento di diffusione delle idee della destra negli atenei. Il compito non è certo facile. Nei primi anni ’60 e, in particolar modo, dopo il ’68, la cultura è monopolio di una sinistra massimalista e violenta, che fa delle università il proprio tramite per l’ inquadramento e l’ omologazione di istruzione e metodi di formazione.

Il FUAN è l’ unica struttura del MSI che mantiene inalterata la propria sigla fino al Congresso di Fiuggi del 1995. Successivamente, nel 1996, assumerà il nome di Azione Universitaria (AU). Il nome FUAN verrà mantenuto solo in poche città: Firenze, Bologna, Torino.

                                                                                                                        

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   Hanno militato nel FUAN:  Cesare Mantovani, Massimo Anderson, Luciano Laffranco, Giuseppe Tagliente, Maurizio Gasparri, Roberto Menia, Ignazio La Russa, Italo Bocchino, Francesco Storace, Guido Lo Porto, ma anche altri noti personaggi italiani, primo tra tutti Paolo Borsellino.   paolo_borsellino_frase2.jpg 


 

Proseguiremo presto con la storia dell’ altro movimento giovanile (Azione Giovani), anch’esso dalle origini, ed evoluzioni, a Fiuggi.
  
NUCLEO DI LETTERE  “CARAVELLA”  


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26 Settembre 1997 / 26 Settembre 2007: Non Scordo

In Uncategorized on Settembre 28, 2007 at 12:18 pm

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AGGREDIRE IL DECLINO

In Uncategorized on Settembre 27, 2007 at 12:23 pm

Riportiamo di seguito un articolo pubblicato da una giovane militante di Azione Giovani Monterotondo su di un tema storico di grande importanza per la politica, la società e il costume attuale.

 

IL NOSTRO SESSANTOTTO? “AGGREDIRE IL DECLINO!”

L’assemblea generale di Azione Giovani è stata una sorta di resumé di tutto Atreju: vi sono stati momenti dedicati ai bilanci riguardo il successo grandioso riscosso dall’evento e momenti dove è stata rinnovata la promessa d’impegno che il nostro movimento dovrà saper mettere come non mai a partire da questo autunno, preparandosi degnamente alla ricorrenza del 40^anniversario del Sessantotto. Dovremo saper rispondere a chi ancora, a distanza di anni, continua a considerare il Sessantotto un periodo estremamente positivo, ignorando gli strascichi sanguinosi (si pensi agli “Anni di Piombo”) e le conseguenze negative che ancora abbiamo tutt’oggi (diffusione delle droghe, del vandalismo etc..). “Aggredire il declino”, ecco quale sarà la nostra Rivoluzione, il Nostro Sessantotto.
L’ultimo incontro, stamattina, è stato all’insegna della tranquillità: giornata meno “mondana”, “inter nos” con meno gente rispetto agli altri giorni. Ho conosciuto altri “Camerati” e ne ho incontrati altri che già conoscevo virtualmente attraverso i loro blog. Uno di questi è Ulderico, il geniale ideatore del banner “COPIONI” e della relativa campagna per ridicolizzare Storace nella spudorata “scopiazzatura” della Fiaccola per il simbolo del suo nuovo partito (il link del suo blog lo trovate al lato della pagina, idem il banner). Ho intravisto altre “facce conosciute” come Gianmario Mariniello (linkato anche lui… lo apprezzo molto!) ed i suoi ragazzi di AG Aversa, peccato che poi oggi non si siano visti, mi avrebbe fatto piacere salutarli dato che li seguo. Mi è sembrato anche di vedere Davide Orfino, ma non ne sono sicura. Avvistamenti o saluti mancati a parte ci rivediamo il 13 ottobre, di nuovo uniti nei nostri ideali, di nuovo a Roma! Mi dispiace non avere una foto da mettere, ma oggi sono stata impegnata a scacciare sciami di moscerini con il giornale! I presenti capiranno!

 

 

Adesso Basta!!!!

In Uncategorized on Settembre 27, 2007 at 10:41 am

Come già enunciato nel programma elettorale del 2007, Azione Universitaria Firenze vuole raccogliere il disagio di tutti gli studenti di Lettere che, di fronte ad un apparato amministrativo inefficiente, si ritrovano a dovere subire disagi nell’ immatricolazione, nella presentazione dei piani di studi e domande di laurea.

E’ giunto il momento di dire basta. Le tasse universitarie che NOI TUTTI paghiamo (e che sovente finiscono sperperate per iniziative assolutamente estranee all’ ambito prettamente accademico) non garantiscono il più essenziale dei servizi.

Non è concepibile che una delle più importanti Facoltà del Centro Italia versi in una condizione di già agghiacciante degrado e in una situazione di completa disorganizzazione della struttura logistica e amministrativa.

Azione Universitaria Firenze è determinata  ad andare fino in fondo.

NUCLEO DI LETTERE  “CARAVELLA”  

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Facoltà di Lettere di Firenze: degrado on line

In Uncategorized on Settembre 26, 2007 at 11:42 pm
Su youtube, celebre broadcast di internet, i video amatoriali sulla condizione di degrado profondo in cui versa la Facoltà di Lettere di Firenze. 

Cultura: Revisionismo da….. Sinistra! Intervista a Carlo Lizzani

In Uncategorized on Settembre 25, 2007 at 5:37 pm
Riportiamo di seguito un articolo apparso su ”L’ Unità”. L’intervista a Carlo Lizzani, noto cineasta di sinistra, rivela un aspetto impensato del pensiero del regista. 

SORPRESA! L’ANTIFASCISTA COMUNISTA LIZZANI INVITA A NON BANALIZZARE IL REGIME: “NON CI SI PUO’ FERMARE ALLA STIGMA, IL FASCISMO FU ANCHE MODERNIZZAZIONE E OPPORTUNITA’ PER I GIOVANI

Tony Jop

Per “L’Unità”

Ma come, Carlo Lizzani prova nostalgia dell’era fascista? Lo conosco da trent’anni e non me ne so no mai accorto. “Io donna” gli dedica una intervista, intelligente, tra l’altro, la stampa, lo intervista a sua volta e titola: “Il bello del fascismo”. Uno dei maestri del cinema italiano, nonché storico di questa arte, per di più intellettuale organico del grande Pci, ha “confessato” che uno dei più bei giorni della sua vita “forse” è stato quando da giovanissimo vide il suo nome stampato in coda ad un suo articolo su una rivista del regime fascista. Basta questo a scatenare la notizia. E cioè che un “vecchio comunista italiano” si commuove ora a ricordare il Ventennio?

Se ci fermassimo a questa osservazione saremmo davvero un po’ tendenziosi, perché è vero che l’approccio di Lizzani al fascismo storico non si chiude in una stringata demonizzazione dei fatti. Lizzani articola, ma da sempre – leggetevi se potete la sua autobiografia intellettuale fresca di stampa, Il mio lungo viaggio nel secolo breve, Einaudi – fugge dagli standard e cerca di capire, così distingue, e questo percorso può suggerire, a chi è a caccia di contraddizioni che la fine del Pci e gli anni, come la ritirata dei ghiacci in montagna, stanno scoprendo relitti insospettati della nostra storia.



Allora, Carlo, quanto era bello il Regime…



“Ci risiamo, ma pazienza. Mi hanno fatto una intervista corretta e le hanno appiccicato un titolo sproporzionato. Normale meccanismo giornalistico, fa parte del gioco. Ovviamente non provo alcuna nostalgia per il fascismo, mi fa sorridere trovarmi qui a dire quel che sto dicendo….”.



Ci sarà un motivo che magari formalmente autorizza un giornalista ad appiccicare al suo pedigree politico una fascinazione tanto eversiva rispetto alla realtà….



“Forse perché mi fermo agli stereotipi, non l’ho mai fatto e seguito a non farlo. La vulgata ha consacrato l’associazione fascismo-uguale dittatura e basta. Dovrebbe bastare per condannarlo. Ma non basta. L’equazione è sufficiente per un regime come quello di Pinochet, oppure dei colonnelli greci, dei militari argentini. Il fascismo storico, quello italiano, fu un fenomeno più complesso, e per rimuovere definitivamente un processo storico complesso come quello studiato a fondo analizzandone meccanismi e funzionamento…”.



Chiaro, ma dove si ferma questo sguardo storico, mentre si scopre anche testimone di quel processo?



“Il fascismo storico accompagnò, come è noto, la dittatura con leggi liberticide razziali, con la complicità con Hitler, ma anche con un processo di modernizzazione che oggi dovrebbe essere ben conosciuto. Questo grazie ad una quantità di risorse materiali oggi non riscontrabili e impiegate in modo massiccio per favorire un ricambio di energie dove si produceva cultura. Per questo, mi trovai ad un certo punto della mia vita a gioire del fatto che, benché giovanissimo, potessi disporre di uno spazio mio su in giornale. Ma successe a tanti altri…”.



Come no. Peccato che quelle risorse e quelli spazi fossero il frutto di rapina di libertà individuali e collettive. Nelle università, per esempio, largo ai giovani, dopo che i docenti ebrei erano stati sbattuti fuori dalla porta…



“Tutto vero e incontestabile. Ma qui non si tratta di rivedere il giudizio negativo sul fascismo. Ma di capire un fenomeno di grandi proporzioni. Riviste universitarie, cine-Guf, teatri-Guf, urbanistica, radio, cinema, l’enciclopedia Tracanni: questo processo di modernizzazione diede ai giovani possibilità di modernizzazione addirittura superiori a quelli che oggi vengono messi a disposizione dalle università. Certo, bisogna sempre ricordare che questo processo che guardava al Novecento, era risolto nell’ottica ottocentesca del nazionalismo. E allo stesso tempo non va dimenticato che quelle risorse venivano attinte con la rapina nei confronti di paesi colonizzati, o addirittura con la distruzione di razze inferiori. Poi c’era quel filo culturalmente antiborghese che sottendeva la ‘vitalità’ del fascismo…”.



Antiborghesi per burla. Nei fatti il fascismo operò in altra direzione…



“Ma intanto… questo consentì uno scivolamento di tanti giovani da una ‘vita fascista’ a una iniziativa comunista. Ecco uno dei motivi per cui l’uso che si fece nel ’68 della parola o dell’accusa ‘fascista’ non mi è mai sembrata adeguato”.

Forse. Ma nel ’68 ci si diceva null’altro, tra compagni, ‘Tu sei fascista’, ‘questo che vuoi è fascista’ , era un modo efficace, credo, di educarsi reciprocamente, a riconoscere in ciascuno di noi, i momenti in  cui i pensieri marginali, il nocciolo della cultura fascista prendevano il sopravvento in questo o quel comportamento…



“Funzionava così per tutti? Fatto sta che ‘fascista’ divenne un’etichetta buona per coprire la complessità di un gran fenomeno storico. E credimi, se si vuole evitare che torni a galla, e riprenda fiato, conviene avvicinarcisi con intelligenza, occorre osservare da vicino, analizzare…”

Sembri un positivista che incita a non aver paura di confrontarsi con un cadavere su un tavolo anatomico…

“Purtroppo non è un cadavere. Stiamoci attenti, e cerchiamo di andare contro lo stigma”.  

LA FORZA DELLE IDEE

In Uncategorized on Settembre 24, 2007 at 3:49 pm

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Lettera aperta ai nichilisti di Forza Nuova

In Uncategorized on Settembre 22, 2007 at 9:17 pm

Entrammo nella Vita dalla porta sbagliata in un tempo vigliacco e con la faccia sudata.

 Il I verso del celebre brano di Massimo Morsello racchiude l’essenza della militanza del ragazzo di Destra.

Escluso, emarginato. Ma nelle vene pulsa la passione, quella per l’ Idea, che nessun pugno, nessuna infamia, nessuna ingiuria può cancellare.

Sorvolando sul fatto che una canzone così splendida sia stata scelta da Voi, si proprio da Voi, come inno, ci fa riflettere ancora una volta sul significato della vostra esistenza politica.

Chiusi nelle sezioni a leggere sempre e solo gli stessi testi, dissacrandoli, traendo da essi solo i concetti epiteliali e più banali, quei concetti che favoriscono l’ esaltazione momentanea della persona lasciando poi il vuoto mentale e spirituale più assoluto, non Vi rendete conto che la Vita (giusta o sbagliata) non è fra quattro mura, ma nelle piazze, nelle strade, nelle facoltà.

Un modus vivendi, il vostro, inconcepibile. D’ altro canto ognuno segua la via che si è preposto.

L’ amarezza è che anzichè battervi per un fine, (qualunque esso sia), le uniche azioni che siete capaci di compiere sono quelle ai danni di Azione Universitaria e Azione Giovani. I nostri manifesti strappati, le aggressioni a qualche ragazzotto (più o meno coglione quanto voi) che gira con un eskimo addosso, in numero di dieci contro uno, nel medesimo modo in cui loro, anarchici e comunisti, si comportano con Noi, le infamie, le ingiurie. Questo per cosa? Solo per dimostrare che siete più belli, più forti, che la gente Vi teme?

AhiVoi, la gente non Vi teme! Anzi! Prova pietà e compassione nel notare un comportamento immaturo, sciocco, da deboli: leoni con i conigli, conigli con i leoni.

Oltraggiate, così, decenni di attività, di sudore e di sacrifici dei Nostri movimenti giovanili. Oltraggiate anche la Vostra memoria storica: percepite di essere eredi di quello storico gruppo umano, Lotta Studentesca, che con Voi a poco o nulla a cui spartire. Il perchè deovreste capirlo da soli.

Nichilismo puro. Zimbello della politica, offendete pure chi tra di Voi ha realmente un pò di sale in zucca.

Ora basta critiche, basta volantini idioti, basta infamità. Se riuscirete a lavorare seriamente un giorno forse avrete diritto di replica a queste quattro righe.

Altrimenti, rintanatevi nel Vostro covo e per una questione di dignità non ne uscite più.

Marco Petrelli, responsabile 

NUCLEO DI LETTERE  “CARAVELLA”  

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Mistificazione

In Uncategorized on Settembre 22, 2007 at 2:21 pm

L’articolo seguente mostra come un serio problema di vivibilità cittadina possa essere facilmente mistificato dalle frange più radicali della sinistra che, nel nome del “Volemose bene”, rifiuta di affrontare tematiche sociali urgenti.

Articolo tratto da www.ansa.it 

LAVAVETRI: A FIRENZE CORTEO CONTRO LE POLITICHE REPRESSIVE

FIRENZE – E’ partito poco dopo le 10 da piazza San Marco, nel centro di Firenze, il corteo di protesta contro l’ordinanza del Comune di Firenze sui lavavetri e, in generale, contro le politiche definite repressive nei confronti degli immigrati. La manifestazione è stata aperta da una decina di bambini rom con uno striscione bianco su cui è scritto “Noi non conosciamo il razzismo”.

Meta del corteo è Palazzo Vecchio dove si tiene la Conferenza nazionale sull’immigrazione organizzata dall’Anci alla quale è atteso il ministro degli Interni Giuliano Amato. Ma Piazza della Signoria è completamente transennata e protetta dalle Forze dell’Ordine. I manifestanti, quindi, saranno fatti sfilare lungo una via laterale senza poter raggiungere la sede della Conferenza nazionale. Prendono parte alla mobilitazione le comunità di immigrati a Firenze, le organizzazioni della sinistra radicale, Cobas, Rifondazione, Socialismo Rivoluzionario e Partito marxista leninista italiano. Intanto ieri il Gip di Firenze ha archiviato le denunce.

Il VAFFA – boomerang

In Uncategorized on Settembre 22, 2007 at 10:50 am

Pubblichiamo di seguito un articolo apparso sul blog beppegrillo.meetup.com redatto da un sostenitore del comico ligure, contrario alla costituzione di una lista civica pescarese dal nome “AMICI DI BEPPE GRILLO”.

Grillo, che sempre ha ostentato la sua sfiducia per la  politica italiana, deve ora fare i conti con chi, partendo dalle pagine web, intende creare l’ennesimo “mostro” politico (di mastelliana memoria), stavolta, però, con il suo faccione come effigie.  Che dire Beppe, a volte i Vaffa tornano indietro…  come i boomerang!!!

NO ALLA LISTA CIVICA “AMICI DI BEPPE GRILLO”   di Pescara
Caro Beppe ti voglio raccontare quello che sta succedendo a Pescara, mi sono scritto al meet up e con molta mia sorpresa nel mese di giugno luglio vedo che il coordinatore Stefano Murgo
assieme ad altri decide di fare una Lista Civica per le prossime
elezioni a pescara, utilizzando il suffisso “Amici di Beppe Grillo” giustificando di aver avuto una tua blanda comunicanzione di approvazione del suffiso ma nello stasso tempo dichiaravi di non essere il responsabile di atti o fatti che questa lista potesse fare. Si e’ creata una spaccatura si e’ fatto un altro meet up di persone che non hanno condiviso questa azione .
Il problema che io ho sollevato e’ un problema di metodo democratico che non e’ stato per nulla rispettato siamo la 1 lista su 250 a scendere in campo!!! non vi sembra strano e prematuro!
La democrazia e’ partecipazione io non sono contro le liste civiche
se tu beppe scenderai in politica lo si dovra decidere assieme cosi’ cosme si dovra’ decidere insieme se i singoli meet up posso utilizzare il suffisso “Amici di beppe Grillo” alle elezioni
e non lasciate alle iniziative dei vari organizer che vogliono sfruttare il momento di popolarita’ per avere l’effetto trascinamento e ottenere voti senza aver fatto nulla di iniziative di pression act sulle amministrazioni locali presentandosi solo con l’niziativa dei banchetti delle tue firme e mettendo in bella mostra nella foto che ti allego il simbolo Arancione della tua Faccia questo non mi sembra corretto e giusto!!
il tuo operato non deve essere cavalcato da chi vuole solo sfuttare
il tuo carro vincente sia a livello locale che nazionale!
Ti chiedo di convocare al piu’ presto una riunione dei rappraresentanti di tutti i meet up d’italia per decidere se sia giusto scendere in politica in amministrazioni locali nel fare liste civiche con il tuo suffisso e quali programmi e iniziaive devono svolgere nelle singole realta!!
IO ti chiedo questo perche’ non mi sembra giusto che alcune persone strumentalizzano la tua faccia per ottenere qualora riescono vantaggi politici io non sono contro le liste civiche
sono contro chi non vuole rispettare un principio che la democrazia
e’ partecipazione di tutti e non di pochi
http://www.pescarainc…
http://beppegrillo.me…

Campania: Azione Universitaria pronta alla battaglia

In Uncategorized on Settembre 22, 2007 at 12:55 am

Il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai ragazzi campani che a fine Ottobre si cimenteranno nelle elezioni per il Consiglio degli Studenti del SUN.

Come studenti di un ateneo fortemente monopolizzato da una cultura massificante e priva di solide basi di informazione e formazione, consci, pertanto, della priorità di avere voce in capitolo per le decisioni che riguardano il futuro di migliaia di studenti, auguriamo ai campani che la loro dedizione e  il loro impegno siano giustamente premiati.

Marco Petrelli, Responsabile Nucleo Azione Universitaria di Lettere Caravella , direttore del foglio di informazione universitaria Il Bargello

Una bellissima serata di Azione Universitaria

Ieri sera nel nostro circolo abbiamo fatto una bellissima riunione di Azione Universitaria, in vista delle elezioni (non si finisce mai!) al Consiglio degli Studenti della SUN.
Entusiasmo alle stelle, tante persone ed una organizzazione perfetta grazie al grande lavoro di Luigi Di Gennaro: clicca qui per vedere tutte le foto della serata!
Mi ha fatto piacere vedere una comunità, con tante ragazze ed uno spirito di libertà che non vedevo da tempo. Dino ha introdotto alla grande e mi ha fatto piacere anche avere tra noi Gianpaolo Dello Vicario, nonostante la giornata “delicata” che abbiamo vissuto in consiglio comunale.
Adesso dobbiamo solo fare i voti. D
Il 24 e 25 Ottobre Azione Universitaria ha la possibilità di entrare nella Storia della SUN. Dobbiamo crederci e dobbiamo impegnarci, più di tutti!
PS: lunedì sera riunione di Azione Studentesca ore 21!

Mussi e il Calvario dell’ Università italiana

In Uncategorized on Settembre 22, 2007 at 12:35 am

Pubblico di seguito un articolo comparso sul blog  www.laviniaprono.splinder.com

Siglato il protocollo d’intesa per i finanziamenti agli student! Un’ altra presa per il culo del ministro Mussi?

Una firma importante per agevolare l’accesso al credito dei giovani. E’ stato siglato dai ministri dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, per le politiche Giovanili, Giovanna Meandri, e per le Riforme e Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais, un protocollo d’intesa per consentire ai giovani studenti universitari una maggiore mobilità sul territorio, mediante finanziamenti garantiti per il pagamento delle spese di intermediazione immobiliare per i fuori sede.

“Per garantire gli obiettivi dell’intesa, il ministero per le Politiche giovanili si impegna destinare l’intera somma del “Fondo per il credito ai giovani”, di 10 milioni di euro, per gli anni 2007 e 2008 – precisa una nota -. Ancora, per nutrire lo stesso fondo, il ministero di Nicolais garantirà l’incremento di 3 milioni di euro per gli anni 2007 e 2008, al fine di promuovere l’acquisto di notebook con connettività WiFi. Il ministero dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con gli atenei italiani, infine, si impegna a mettere a disposizione un sistema informativo di accreditamento degli studenti aventi diritto ai finanziamenti”.

Speriamo che non si tratti dell’ennesima presa per il culo!!!

Il diritto allo studio è un diritto che dovrebbe prescindere dalle tasche degli studenti, vogliamo un’ università migliore per poter costruire un futuro migliore!!!

Lavinia Prono

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IL NUCLEO DI LETTERE

In Uncategorized on Settembre 21, 2007 at 4:24 pm

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AZIONE UNIVERSITARIA

FIRENZE

NUCLEO di LETTERE

“CARAVELLA”

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Contatti: MARCO   conteverde@gmail.com ; 3287039071

AZIONE UNIVERSITARIA FIRENZE: www.fuanfirenze.it

PAGINA CULTURALE

In Uncategorized on Settembre 19, 2007 at 9:27 pm

Pubblico di seguito un articolo di Gianmario Mariniello, dirigente Nazionale di Azione Giovani

Un libro da leggere: un Conservatore scomodo

L’ho letto oggi in treno, tra andata e ritorno (che è stato drammatico) sul mitico IC Aversa-Roma. 118 pagine per 12,50 euri.
Andrea Ungari nel suo libro traccia un ritratto di Leo Longanesiche non fu solo colui che coniò lo slogan “Mussolini ha sempre ragione” – nel quale le vicissitudini personali a volte sembrano condizionare troppo il pensiero del grande conservatore romagnolo: influirono, certo, ma non furono determinanti nella formazione del pensiero di questo grande uomo di cultura.
Ma quello di Ungari è un gran bel libricino perchè è scorrevolecome sarebe piaciuto a Leo Longanesiaccattivante, documentato. Traccia uno spaccato dell’Italia antifascista che dovrebbe mettere a tacere chi ancora oggi si riempe la bocca di retorica antifascista: straordinaria la cronaca del periodo “napoletano” di Longanesi, le sue dispute con Don Benedetto (Croce) e poi le aspre polemiche con il Mondo di Pannunzio.
Quello che emerge dal libro è un conservatore a tutto tondo, ottocentesco, che seppe però produrre prodotti editoriali di successo durante e dopo il fascismo (conosceva e “capiva” gli italiani) e seppe formare come un vasaio una quantità interminabile di grandi firme di grandi qualità. Importò in Italia tante firme del mondo anglosassone, alla faccis di chi ancora oggi definisce “provinciale” Longanesi. Il suo editing era invasivo ma educativo, il suo lavoro poliedrico e fantasioso. Era l’editore ma anche il vignettista e l’amministratore del Libraio, del Borghese e di tutto ciò che fece prima.
Leo Longanesi fu un grande conservatore. E fu un italiano orgoglioso di essere tale, ma deluso dagli italiani, dai loro voltafaccia, dal loro conformismo (fascista prima ed antifascista poi). Leo Longanesi non morì fascista. Certamente morì anti antifascista.

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IL NOSTRO IMPEGNO PER LETTERE

In Uncategorized on Settembre 19, 2007 at 5:49 pm

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 Il nostro impegno nella facoltà di Brunelleschi resta sempre quello enunciato durante la campagna elettorale del 2007

                                                           

  

Il “LORO”, invece, resta quello di dire str…..e

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AZIONE UNIVERSITARIA Firenze: scegli l’ ALTERNATIVA! Quella vera!!!

  librofeluca1.jpg   Ci trovate ogni lunedì nella nostra sede in via Santa Reparata 33r

Contattaci a: 3475851188 ; cosmy@libero.it  ; per info su attività gruppo di Facoltà: conteverde@gmail.com  

Ricordi di militanza

In Uncategorized on Settembre 18, 2007 at 10:05 pm

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Il battagliero nucleo di Lettere del FUAN durante la campagna elettorale universitaria del 2007.

Marco e Domenico, responsabili di Azione Universitaria FUAN Firenze per la facoltà di Lettere, posano con i camerati di Azione Giovani Francesco e il Biondo .

Da sinistra, in senso orario: Domenico, Francesco (seduto), il Biondo, Marco

Atreju 2007 video (2)

In Uncategorized on Settembre 17, 2007 at 6:07 pm

FEDERICO BONESI (Batterista band AURORA)

FABRIZIO TATARELLA (Esecutivo Nazionale di AZIONE GIOVANI)

Atreju 2007, video

In Uncategorized on Settembre 17, 2007 at 6:06 pm

FINI vs VELTRONI

MICHELE PIGLIUGGI (Coord. nazionale AZIONE STUDENTESCA)

MODAVI

GIANMARIO MARINIELLO (Dir. Naz. AZIONE GIOVANI) intervista GIANFRANCO TURINO direttore de La Testata

Per non dimenticare!!!

In Uncategorized on Settembre 16, 2007 at 1:31 pm

tricolore.jpg“Le radici profonde non gelano”
J.Tolkien

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Di là dell’acqua (Compagnia dell’Anello)

Nave che mi porti sulla rotta istriana,

nave quanti porti hai visto, nave italiana,

nave

che attraversi il golfo di Venezia,

agile vai avanti anche solo per inerzia.

Portami veloce sulla costa polesana,

corri più in fretta corri, una volpe verso la tana,

e tu signora bella non sarai più sola:

danzeremo insieme nell’arena di Pola.

Ascolta in silenzio la voce delle onde

ti porterà sicura verità profonde

perché in Istria non ti sembri strano:

anche le pietre parlano italiano,

anche le pietre parlano italiano.

Siamo nel Quarnaro e sempre più vicini

solo ci circonda la danza dei delfini.

E poi Arbe e Veglia ci guardano passare,

anche dopo cinquant’anni non si può dimenticare.

Ascolta in silenzio la voce delle onde

ti porterà sicura verità profonde

perché in Dalmazia non ti sembri strano:

anche le pietre parlano italiano,

anche le pietre parlano italiano.

Nave che mi porti sulla rotta di Junger,

nave quanta gente è scappata da Fiume

pensa agli stolti che in televisione

chiamano Dubrovnik Ragusa la bella.

Ascolta in silenzio la voce delle onde

ti porterà sicura verità profonde

perché in Italia non dimentichiamo

quanto ha sofferto il popolo istriano,

perché in Italia non dimentichiamo

quanto sta soffrendo il popolo istriano.

Atreju, Resoconto giornata del 15 settembre

In Uncategorized on Settembre 15, 2007 at 5:27 pm

180px-fronte.jpg       au3.gifatreju07.jpg                                                                       

Roma, 15 settembre 2007
 
 
Nell’ ambito della politica giovanile un raduno come Atreju (12-16 settembre) rappresenta una occasione, unica nel suo genere, di formazione sociale e ideologica.
Aggregazione, dibattito, libera circolazione di idee: questi i cardini di un evento che, dal (lontano) 1999, riunisce i militanti di Azione Giovani e Azione Universitaria di tutte le realtà italiane.
Sullo sfondo di una Roma battuta da un caldo sole di fine estate, tra Colosseo e Fori Imperiali, centinaia di giovani affollano la struttura organizzata nel parco del Celio.
Politici, giornalisti, membri delle istituzioni si confrontano in tribune politiche sui temi caldi della realtà italiana.
Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini per citare i principali esponenti della CdL, ma anche e, soprattutto, i rappresentanti della maggioranza di Governo, in virtù di quel clima di partecipazione e confronto caratteristica intrinseca di Atreju.
 
Oggi, sabato 15 settembre, l’ atteso match Fini vs Veltroni: ciò che in apparenza può sembrare una provocazione si è invece risolto in un pacifico ma intenso discorso su ciò che di più caro è agli italiani: immigrazione, vivibilità delle realtà cittadine, impegni prossimi delle Coalizioni, dato l’ avvicinarsi di quello che, Centro Destra e Unione hanno battezzato Autunno Caldo.
Autunno Caldo, già. Pare il nome di una operazione militare, da romanzo di Tom Clancy. Invece è pura realtà: lo scontro in piazza e nelle aule parlamentari sul futuro del Paese e del Governo che sempre più rischia di naufragare.
La protesta dei cittadini, le primarie per la scelta del nuovo leader del Partito Democratico, la nuova manifestazione il 2 dicembre promessa dall’ ex Premier Berlusconi dallo stesso palco il 13 settembre. Affrontare la tematica del controllo della immigrazione scoprendo la posizione ambigua e poco coerente di Veltroni circa l’ opera di espulsione dei clandestini, blasfemia ideologica per la Maggioranza che ricordavamo, ora rivendicazione del Sindaco di Roma per sottolineare l’ equilibrio dell’ amministrazione Prodi nell’ affrontare la situazione. L’ appello poi lanciato alla CdL a creare insieme un sistema bipolare stupisce ancor più gli auditori di Veltroni, che non scordano la galassia di partituncoli e movimenti della rive gauche.
 
In attesa di nuove, saluti !
 
Marco Petrelli, 
Azione Universitaria FUAN Firenze

LETTERE, UN CASO ANCORA APERTO

In Uncategorized on Settembre 12, 2007 at 5:25 pm
Era il Gennaio del 2006 quando cinque studenti di Azione Universitaria e Azione Giovani di Firenze varcavano la soglia della facoltà di Lettere, storico baluardo rosso dell’ Ateneo fiorentino. Un volantinaggio, in apparenza la più basilare attività della militanza politica. Ognuno di quei fogli lancia, tuttavia, un messaggio forte, chiaro, di denuncia. La denuncia contro il degrado e la fatiscenza degli ambienti di Lettere, ormai alla mercé di vagabondi, tossicodipendenti spronati e sfruttati dalla propaganda del Bar Autogestito.

Qualcuno si chiederà cosa sia il Bar Autogestito. La risposta, purtroppo, è molto semplice. Il Bar è una creatura nata illegalmente in uno spazio interno alla struttura universitaria, con l’ occupazione di ciò che fino a sei anni prima era un normalissimo caffè gestito da privati. La chiusura di quel caffè non è passata inosservata al Collettivo di Lettere e Filosofia e nemmeno al CPA (Centro Popolare Autogestito – Firenze Sud) che, con il silente assenso della preside, ha trasformato il locale in una sorta di piccolo Centro Sociale. Con le parole democrazia, tolleranza, alternativa, tanto care a una certa sinistra inconcludente, teppista e violenta, il Bar A ( così denominato) ha potuto sopravvivere indisturbato per cinque anni. Fin quando quel pomeriggio di gennaio scoppiò il finimondo. I militanti di AU e AG, dopo una breve colluttazione, finiscono strattonati fuori dal cancello della facoltà da una trentina di elementi, molti dei quali non universitari, al grido di “A MORTE I FASCISTI”. Mottetti da ’68 ma di pessimo gusto, che la dicono lunga sulla tanto esaltata tolleranza di questi soggetti. Quell’ episodio non fu la fine bensì l’ inizio di una battaglia che avrà conclusione dieci mesi più tardi. Le iniziative portate avanti per tutto l’ arco del 2006 hanno come risultato dapprima la messa fuori norma della struttura, che poi verrà rioccupata, poi la definitiva chiusura con un getto di cemento armato sulla soglia. Nel frattempo gli anarchici proseguono con manifestazioni antirepressione, scritte sotto le case dei militanti e contro la sede del FUAN, aggressioni e rave notturni a Lettere. Forti del qualunquismo della presidenza e della giunta comunale DS ottengono le chiavi della struttura, divenendone padroni a tutti gli effetti. Un secondo volantinaggio che coinvolge le due organizzazioni giovanili di AN al completo e parte del mondo politico fiorentino spinge questi usurpatori su una posizione difensiva. La menzogna, la falsità e l’ ipocrisia sono le armi per una efficace controffensiva. Gli squadristi di lettere appoggiati dalla DIGOS, i compagni aggrediti con la compiacenza delle forze dell’ ordine, i provocatori fascisti: titoli che compaiono sui comunicati stampa e sui quotidiani locali. Da Palazzo Vecchio, i consiglieri di Alleanza Nazionale attaccano il sindaco Domenici, accusandolo di chiudere un occhio sulla grave situazione di stallo in cui versa piazza Brunelleschi. Il primo atto di messa fuori legge del Bar A ha un effetto positivo ma effimero. Caduta nel dimenticatoio in pochi giorni l’ azione legale non ha sortito effetti duraturi. Ad aprile tutto torna come prima. Con un peso mediatico maggiore, che mistifica la situazione attribuendo alla destra il merito di reprimere violentemente la libertà degli studenti e l’ avere introdotto uno stato di polizia. Inutili erano anche stati gli incontri tra Azione Universitaria e la preside, risoltisi in un vivi e lascia vivere come risposta. Neanche la denuncia di un personale ATA compiacente, che esponeva in ufficio bandiere anarco-comuniste, che frequentava il luogo ormai simbolo del degrado ha potuto convincere l’ autorità competente a cambiare idea. La pausa estiva e i mondiali di calcio sembrava avere stemperato gli animi. Fino a settembre Lettere vive uno stato di apatia finché, a ottobre, dal Bar A rispuntano nuove iniziative. Altre feste, altri sbandati, altre droghe. L’ organo autogestito si propone nuovamente come sussidio a persone asociali, drogati, vagabondi e studenti in cerca di uno spazio alternativo e democratico. Gli studenti stessi, tra i quali molti di sinistra, cominciano tuttavia a lamentare casi di furto, di spaccio e di violenza. Ragazze molestate, siringhe tra le panchine, zingari che entrano ad elemosinare nelle aule, punkabbestia che attaccano e insultano chi non concede loro una moneta. A metà mese una ragazza è aggredita, mentre i bibliotecari avvisano sparizioni di volumi dagli scaffali, alcuni dei quali ritrovati nel mercatino di Piazza dei Ciompi, la Porta Portese fiorentina. Il consiglio comunale di AN parte di nuovo all’ attacco ottenendo la chiusura del cancello principale e la promessa da parte dell’ Università di costruire un cancello automatico antidegrado in cambio della cessione di piazza Brunelleschi alla stessa. A fine novembre, finalmente, il cancello viene sigillato e il Bar chiuso, cementificato. La reazione è subito violenta. Due ragazze del FUAN aggredite durante un attacchinaggio, poi elementi dei centri sociali in pieno giorno aggrediscono tre militanti in facoltà, uno dei quali colpito ripetutamente con un casco integrale alla testa. Malgrado ciò il Collettivo e gli Anarchici perdono consenso e stentano a riorganizzarsi. Alle elezioni universitarie vengono duramente sconfitti, perdono il loro monopolio politico. Marzo 2007. La morte di un ragazzo di trent’ anni avvenuta in orario di lezione per overdose nel cortile esterno pone ancora una volta l’attenzione sulla situazione di degrado. La sinistra di ateneo passa la contrattacco: la colpa è dei consiglieri Donzelli e Cellai; il degrado va risolto con l’ opera degli assistenti sociali (stessa cosa che da tempo Noi proponevamo), i fascisti sono i veri criminali. In pochi mesi giunge la notizia che il cancello verrà riaperto. E’ luglio e sto per partire per il campo nazionale di AU, quando leggo sulle bacheche del Collettivo che “la presidenza ha ceduto alla richiesta di riapertura del cancello”. Rabbrividisco. Sono stato responsabile di lettere per il FUAN Firenze per circa un anno e mezzo. Lettere è stata la mia prima e più importante battaglia. Le ossa me le sono fatte lì, da ragazzo che passava dalla politica letta sui libri a quella militante, lavorandoci tutto il giorno e la notte con gli attacchinaggi, attorniato da camerati impareggiabili che hanno creduto con me di potere cambiare qualcosa in quella fogna a cielo aperto. Abbiamo insieme distribuito non so più quanti volantini, e quante risorse abbiamo investito in quell’ impresa! Ora mi giunge questa notizia. Sono esterrefatto, ma non sconfitto. Voglio, pertanto, rendere pubblica la follia e la mancanza di responsabilità di chi dovrebbe tutelare i diritti di studenti che pagano tasse sempre più alte per ottenere il NIENTE. A offendere non sono le minacce, le aggressioni o gli insulti. A queste cose abbiamo fatto il callo. A offendere è il fatto che non ci venga riconosciuto il nostro diritto ad essere studenti e alla serenità che una Università che si rispetti dovrebbe garantire. A offendere è chi minimizza su episodi gravi e sperpera il nostro denaro, senza offrirci i servizi più elementari. A offenderci sono anche i finanziamenti monopolio di SU e Lista Aperta, quattrini anche quelli nostri che confluiscono nei festini e nelle iniziative più disparate per l’ antifascismo militante. A offenderci, infine, è il volere negare a tutti i costi che le cose vanno male per salvaguardare all’esterno l’ immagine di un luogo ormai considerato un ricettacolo di criminali.
di Marco Petrelli – AU Firenze