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	<title>FORZA NUOVA TERNI</title>
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		<title>Alessandro Alibrandi Presente!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 00:07:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[anni di piombo]]></category>

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		<description><![CDATA[ <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=11601&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 id="post-9641"><a title="Link permanente a 5 dicembre: Alessandro Alibrandi Presente!" rel="bookmark" href="http://centrostudinadir.org/2010/12/05/5-dicembre-alessandro-alibrandi-presente/"><span style="color:#000000;"> </span></a></h2>
<div class="entrytext">
<p><img class="aligncenter" src="http://vocedellafogna.files.wordpress.com/2010/12/alibrandi1.jpg?w=497&#038;h=252&#038;h=252" alt="" width="497" height="252" /></p>
</div>
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		<title>Forza Nuova canta vittoria</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 00:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bargello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Forza Nuova]]></category>

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		<description><![CDATA[  Oltre 100 persone hanno assistito all’incontro di ieri sulla crisi economica e del lavoro,   organizzato a Roma da Forza Nuova. Un meeting di “altissimo livello – recita la nota dell’ufficio stampa del movimento - che ha sviscerato a &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/12/06/forza-nuova-canta-vittoria/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=11599&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 id="post-9206" style="text-align:justify;"> </h2>
<div class="entrytext">
<p style="text-align:justify;"><em>Oltre 100 persone hanno assistito all’incontro di ieri sulla crisi economica e del lavoro, </em></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>organizzato a Roma da Forza Nuova. Un meeting di “<em>altissimo livello</em> – recita la nota dell’ufficio stampa del movimento -<em> che ha sviscerato a fondo i temi della crisi economica e delle sue ripercussioni sul mondo del lavoro, in termini occupazionali, delle tutele sindacali, di precarietà. I relatori che si sono susseguiti, probabilmente il meglio che la cultura “eretica” o “non allineata” possa oggi esprimere, hanno delineato un quadro analitico dello stato di fatto della crisi in Italia e nel mondo e tracciato le linee guida per una cultura economica, del lavoro, dello sindacato, alternativa al liberal capitalismo oggi imperante. Ma non ci si è limitati ad analisi puramente teoriche, sono stati individuati punti importanti d’intervento immediato anche a livello legislativo a difesa in primo luogo della produzione nazionale, soprattutto della produzione a”km zero</em>“.</em><em>Questo nel dettaglio il calendario e i contenuti delle prossime iniziative di Forza nuova, descritte in una nota della segreteria nazionale:<br />
<em>Il crollo del sistema berlusconiano e l’ avvento di un governo ancora più stretto nella morsa di banche e interessi stranieri, rappresentano per l’ Italia e per Forza Nuova un momento decisivo. La segreteria nazionale annuncia una manifestazione <strong>a Roma per il giorno 11 di Dicembre</strong>dal titolo ” Rivoluzione Italiana; dall’abisso alla rinascita”. L’ On Roberto Fiore e altri dirigenti massimi del Movimento daranno vita ad una “convention” a cui parteciperanno delegazioni da tutt’ Italia e dove verranno esposte le tesi per una rinascita economica, sociale, politica e spirituale della nostra Terra. Milioni di Italiani che fino a poco tempo fa speravano che Berlusconi e la Lega potessero salvare l’ Italia dall’ invasione di immigrati, dalla crisi economica o dalla perdita continua di dignità, si trovano di fronte ad una involuzione del sistema che,dopo due anni di inazione, potrebbe portare l’ Italia in un terzo mondo di povertà e disordine governata da banchieri e profittatori. Forza Nuova inizierà dal prossimo sabato una serie di manifestazioni politicamente significative; <strong>a Prato il 20 Novembre</strong> si metterà in luce l’ ipocrisia di tutti i partiti nel gestire una situazione di occupazione economica cinese che sta asfissiando la città;<strong> a Brescia il 4 Dicembre </strong>in una città dove gli immigrati sono il 20% della popolazione e i bambini italiani nelle scuole elementari sono oramai una minoranza.Infine<strong> il 18 Dicembre a Milano </strong>Forza Nuova con un colpo di teatro si impossesserà per un giorno intero del centro cittadino.In tutte le regioni la classe politica di FN non elemosina e non si prepara a compromessi, agisce e si sacrifica perchè sa che il proprio ruolo in questa notte profondamente buia è di mantenere accesa la luce della resurrezione.</em></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La nostra campagna d’autunno</strong> di <strong>Gianguido Saletnich*</strong><br />
“E’ stato un primo importante passo nella giusta direzione. Anzitutto ringrazio, Francesco (Mancinelli n.d.r.), Valerio (Lo Monaco de La Voce del Ribelle, n.d.r.), Marco (Linguardo di Thule Italia n.d.r.), Nicola (Cospito n.d.r.), Filippo (Ghira di Rinascita n.d.r.) e Alessio (Provaroni del Centro Studi Socialismo Nazionale n.d.r.), per la loro partecipazione. E’ stato un segnale importante mettere intorno allo stesso tavolo, su un tema concreto e vitale, tutte forza nuova orgquelle voci che il sistema cerca di tacitare, ed infatti anche oggi (ieri n.d.r.) nessuna agenzia di stampa, nessun giornale, ha avuto l’ardire di seguire il nostro convegno. Troppo pericoloso per il sistema dare spazio a tesi tanto rivoluzionarie quanto assolutamente applicabili all’economia di oggi. Probabilmente se avessimo parlato di bunga bunga, escort e altre fesserie del genere <img class="alignright" src="http://elezioni2008.radioradicale.it/pub/img/terms/forza_nuova.jpg" alt="" />avremmo avuto un gran risalto sulla stampa, visto che tutti i media non fanno altro che concentrare la propria attenzione su temi insignificanti invece che su argomenti vitali non solo per l’Italia, ma per tutto il mondo. Oggi abbiamo di fatto aperto la nostra campagna contro le delocalizzazioni e l’economia finaziaria delle Private equity, dei fondi sovrani, dei prodotti d’investimento ad alto rischio che hanno distrutto l’economia d’interi paesi. Sarà una campagna lunga, ma incessante, fatta di manifestazioni di piazza come quella di sabato prossimo a Prato, contro l’invadenza dei prodotti e delle fabbriche (sarebbe meglio chiamarle campi di lavoro) cinesi, o quella nazionale che terremo a Roma il prossimo 11 dicembre, e di convegni di analisi e proposta come quello di oggi ed il prossimo, in data da definire, ma già impostato, contro il sistema bancario, e per la piena sovranità monetaria, un tema quest’ultimo tenuto nascosto al popolo perchè di portata inimmaginabile, la più grande rivoluzione della storia recente.”&#8221;Diamo dunque appuntamento a tutte quelle realtà politiche, metapolitiche e culturali che si riconoscono nelle linee guida tracciate oggi, all’11 dicembre qui a Roma, per dare un’altra spallata al sistema, che non è certo Berlusconi o il berlusconismo, Fini, Bersani, ed altri burattini del genere, ma è Banca Mondiale, Fondo Monetario internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio, ed in piccolo, Profumo, Geronzi, Draghi, Bernanke e gli altri governatori del sistema bancario mondiale. Sarà un momento di svolta per la politica italiana, perchè o si rivoluziona il sistema, o finiremo peggio della Grecia.”<a id="apf1" href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.freewebs.com/lslario/logo_LS.jpg&amp;imgrefurl=http://www.freewebs.com/lslario/index.htm&amp;usg=__sxqKX46Q5MbUi6U-YriU8EYG5dU=&amp;h=400&amp;w=399&amp;sz=20&amp;hl=it&amp;start=2&amp;sig2=31v5KVlPHXXToc_eK2FcsA&amp;zoom=1&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;tbnid=gzlYtFEnx9dMfM:&amp;tbnh=124&amp;tbnw=124&amp;prev=/images%3Fq%3Dforza%2Bnuova%2Borg%26um%3D1%26hl%3Dit%26sa%3DN%26tbs%3Disch:1&amp;ei=ZITgTIL1F4m6jAe49NDJAQ"><img class="alignleft" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:gzlYtFEnx9dMfM:http://www.freewebs.com/lslario/logo_LS.jpg" alt="" width="124" height="124" /></a></p>
</div>
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		<title>Aid el Kabir &#8211; Festa (del sangue) islamica</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 15:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bargello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[  La cosa che più ci lascia perplessi di una vicenda come quella riportata di seguito è l&#8217;atteggiamento degli italiani, davvero incomprensibile: si difende a spada tratta la laicità dello Stato dalle ingerenze della Chiesa, per poi permettere forme di barbarie &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/11/06/aid-el-kabir-festa-del-sangue-islamica/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9455&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:right;"><img class="alignnone aligncenter" src="http://img690.imageshack.us/img690/5324/26549264.jpg" alt="" width="348" height="220" /></p>
<p><em>La cosa che più ci lascia perplessi di una vicenda come quella riportata di seguito è l&#8217;atteggiamento degli italiani, davvero incomprensibile: si difende a spada tratta la laicità dello Stato dalle ingerenze della Chiesa, per poi permettere forme di barbarie nel nome di una religione molto più ottusa e ottenebrante della dottrina cattolica. E&#8217; ora che qualcuno chiarisca cosa voglia dire con &#8216;laicità dello Stato&#8217;. Che sia necessario delineare una più rofonda linea di demarcazione tra gli ambiti di competenza delle Istituzioni e quelle del clero è più che legittimo, ma lasciare che una città come Terni diventi, settanta giorni dopo il Ramadan, una piccola Casbah sul Nera, trovo sia umiliante oltreché irrispettoso nei confronti di chi non vuole subire ingerenze religiose, di qualsiasi provenienza esse siano.</em></p>
<p><em>Marco della Redazione</em></p>
<p><strong><strong>MUSULMANI A TERNI: MATTANZA IN NOME DI ALLAH</strong></strong></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p>(Fonte: <a href="http://www.ternimagazine.it/">www.ternimagazine.it</a> &#8211; Articolo di Giancarlo Padula)</p>
<p style="text-align:justify;">In occasione della cosiddetta “Pasqua islamica”, cioè L’Aid el Kabir, 70 giorni dopo il Ramadan, la comunità musulmana ternana chiede alle autorità locali l’uso del “Macello” per una mattanza di agnelli e montoni in nome di Allah. Almeno 300 animali. La richiesta è stata formulata dal cosiddetto “Centro culturale islamico” di via Vollusiano. In occasione di questa festa musulmana l’agnello e il montone vengono mangiati insieme a cous cous, polpette, verdure e  dolci. In Italia come in altri paesi, ormai assistiamo ad una vera e propria islamizzazione dei territori. Lo scopo fondamentale dell’Islam è quello di occupare i territori e successivamente far pagare il tributo, appunto  all’Islam. I fautori del tanto forsennato laicismo in Italia forse non sanno che per l’Islam stato e religione sono la stessa cosa. Non solo, esiste solo apparentemente un Islam moderato e un Islam integralista fino alla jaad e al terrorismo. Quello moderato lo fa solo per convenienza, ma si sa benissimo che loro giudicano la tolleranza e l’accoglienza del mondo occidentale e più precipuamente una parte del  mondo cristiano (prevalentemente quello cattolico, ma non tutto, non certo quello evangelico), aperta al dialogo, come una debolezza, rispetto alla forza che può esprimere la religione di Allah. Non c’è un Islam moderato. Mentre infatti nella Bibbia composta dall’Antico e Nuovo Testamento, si passa dal veterotestamentario “Occhio per occhio, dente per dente” (Libro del Deuteronomio, capitolo 19, versetto 21), al Vangelo di Gesù Cristo che è tutto all’impronta del perdono, dell’amore fino a dare la vita per l’amico: “Vangelo di Giovanni, capitolo 15 versetto 13 e seguenti), e : “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ( ma io vi dico (Cristo ndr), amate i vostri nemici, e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del vostri Padre celeste che fa sorgere il suo sole sopra i giusti e sopra gli ingiusti (Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetti 43-45). Tutta la Sacra Scrittura è infatti in funzione della Buona Novella e dell’Amore di Cristo che offre la propria vita per il riscatto dei peccati. Nel Corano non vi è alcun evoluzione in questo senso. Il profeta è Maometto (qui poi c’è una lunga storia da dover raccontare sull’originalità del Corano stesso, che da studi ormai acclarati sembra siano addirittura stato riscritto più volte, con “Sure” diverse dall’originale), e non è vero che l’Islam è una religione di pace. Non vi è rispetto per la donna, il Corano è pieno zeppo di versetti che indicano la donna come soggetto da sottomettere e contro i cristiani. Integrazione significa che un extracomunitario deve sottostare alle regole, alle leggi, ai dettami costituzionali del nostro Paese e non tentare di imporre elementi culturali e religiosi che sono in antitesi con quelli da noi praticati, come la poligamia, ad esempio. Ma per quanto riguarda Islam religione di pace, ecco alcune sure: “Combatti quelli che non credono in Dio..combattete finchè non paghino con umiliazione il tributo. “Corano capitolo 9 versetto 9; “Vi è prescritta la guerra anche se non vi piace”, (Corano Capitolo 2, versetto 216); “Uccidete gli idolatri ovunque li troviate, fateli prigionieri, assediateli e combatteteli con ogni genere di tranelli” (Corano, capitolo 9 versetto 5); “Non siate deboli con il nemico, né invitatelo a far la pace, mentre avete il sopravvento!” (Corano, capitolo 47, versetto 35). “La ricompensa di coloro che si oppongono ad Allah e al suo Messaggero (Maometto), dedicandosi a corrompere la terra, sarà nel fatto che verranno massacrati o crocifissi o amputati delle mani o dei piedi o banditi dalla terra, a loro infamia in questo mondo” (Cirano, capitolo 5, versetto 33). “Fate la guerra a coloro delle Scritture (ebrei e cristiani, ndr), che noj professano la credenza della verità. Combatteteli fino a quando non paghino il tributo, tutti senza eccezione e siamo umiliati: Sura 11. “Quando incontrate infedeli, uccideteli con grande spargimento si sangue e strngete forte le catene dei prigionieri”: Sura XL VIII.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bargello.wordpress.com/9455/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bargello.wordpress.com/9455/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9455&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Daniele Scalea autore di La sfida totale</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 13:25:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cuori Neri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Centro Studi L’Arco e La Clava ha avuto il piacere di intervistare Daniele Scalea, autore del libro La sfida totale, scritto di notevole fattura e di estremo interesse che consigliamo di leggere il prima possibile. Cogliamo l’occasione per ringraziare &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/11/06/intervista-a-daniele-scalea-autore-di-la-sfida-totale/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9063&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il Centro Studi L’Arco e La Clava ha avuto il piacere di intervistare Daniele Scalea, autore del libro La sfida totale, scritto di notevole fattura e di estremo interesse che consigliamo di leggere il prima possibile. Cogliamo l’occasione per ringraziare Daniele della sua disponibilità e gentilezza nel rispondere alle nostre domande e per il tempo dedicatoci.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E’ sempre un piacere leggere trattati di geopolitica scritti da italiani. Come mai la disciplina della geopolitica, con i suoi studi accorti che legano indissolubilmente aspetti culturali, economici, politici e geografici ha avuto così poco successo in Italia?</strong></p>
<p>La ringrazio di considerare il mio libro un “trattato di geopolitica”: io più modestamente lo definirei una riflessione sul panorama politico internazionale odierno. Al suo stesso termine ha però ricorso anche il generale Mini, e ciò deriva forse proprio da quella carenza di testi del genere scritti da nostri connazionali, come lei ha rilevato.<br />
Tuttavia, la disciplina geopolitica non è oggi molto più negletta in Italia di quanto lo sia nella maggior parte degli altri paesi. La geopolitica, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, ha goduto di cattiva fama, perché considerata a torto una parte integrante dell’ideologia nazista. Inoltre, non ha aiutato il fatto che ponesse al centro della propria analisi la geografia, quando le due ideologie imperanti del dopoguerra – liberalismo e marxismo-leninismo – erano decisamente economiciste. Molti di questi pregiudizi sono stati abbattuti dall’inizio degli anni ‘90. La fine dello scontro bipolare, il cui carattere principale era apparentemente ideologico-economico, ha riportato in auge vecchie chiavi interpretative della politica internazionale. Certo permangono le critiche, secondo cui la geopolitica sarebbe pseudo-scientifica o determinista, ma non sono più invalidanti come un tempo.<br />
Il successo o insuccesso della geopolitica si può osservare attraverso un triplice prisma. Innanzi tutto, va considerata l’opinione pubblica. Pur tenendo presente che in Italia c’è scarso interesse per informazione e cultura, e men che meno per la politica internazionale, l’attività di riviste come “Limes” o “Eurasia” ha certamente diffuso la conoscienza e l’interesse per la geopolitica nel pubblico colto italiano. A livello pubblicistico – rapportandosi allo stato complessivo dell’editoria e del giornalismo italiani – credo che la geopolitica italiana sia in uno stato di salute accettabile.<br />
A livello accademico, la geopolitica sconta ovunque il fatto di avere spesso privilegiato la pratica alla teoria, l’applicazione alla speculazione, tanto che ancora oggi manca d’una definizione univoca ed universalmente accettata. Malgrado ciò, nei paesi anglosassoni e in Francia è riuscita a farsi spazio anche nelle università. Le università italiane sono note per il loro conservatorismo, e ciò non facilita l’accettazione della geopolitica come approccio analitico ed interpretativo utile alle scienze storiche e politiche. Esistono alcuni insegnamenti di geopolitica, ma in<a href="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/copia-di-la-sfida-totale.jpg"><img title="copia-di-la-sfida-totale" src="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/copia-di-la-sfida-totale-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>genere trattano molto più di politica che di geografia. La geopolitica discende anche dalla geografia, e tale progenitrice è tra le materie più bistrattate in Italia: quasi non ve ne si trova più traccia nei curricula scolastici del nostro paese, e quel poco che resta è spesso all’insegna del vetusto elenco di nomi da mandare a memoria<br />
Il terzo ed ultimo ambito in cui si può osservare la geopolitica è quello dell’azione statale. La geopolitica è anche strategia («coscienza geografica dello Stato» se si vuol accettare la controversa definizione di Karl Haushofer). È in questo campo che l’Italia paga lo scotto maggiore. Fin dal Risorgimento i dirigenti del nostro paese hanno creduto che l’idealismo e la volontà fossero più importanti dei nudi fatti – quali ad esempio i dati di fatto geografici. Si può poi aggiungere che, come scrisse Ernesto Massi, «la geopolitica è prassi prima di essere dottrina, e per questo i paesi che la praticano impediscono agli altri di studiarla». Lo stato di soggezione politico-culturale dell’Italia, dunque, non aiuta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel suo libro parla in termini classici dello scontro tra Terra e Mare. Ci può spiegare questo concetto e questo contrasto tra i due diversi modi di concepire il mondo politico, economico e culturale?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Fino all’invenzione e diffusione dell’aereo, la potenza era di due tipi: terrestre e marittima. Non si è ancora scritta la parola fine sul dibattito circa la potenza aerea: ossia se faccia parte a sé, o piuttosto costituisca un’estensione delle altre due. Ad ogni modo, i due tipi classici di potenza si definiscono in base al “supporto geografico” in cui operano: la terra o il mare. La conformazione geografica del globo si trova dunque ad avere una posizione di primo piano nell’analisi strategica e geopolitica.<br />
Alcuni pensatori hanno esteso la dicotomia terra-mare anche all’etnografia e antropologia, ipotizzando che tale tratto geografico influisca sul carattere dei popoli. Halford Mackinder toccò marginalmente il tema, che fu approfondito da Carl Schmitt; oggi è centrale nella speculazione di Aleksandr Dugin. Grosso modo, si tende a ritenere che i popoli “tellurici” siano più collettivisti e tradizionalisti; i popoli marinari maggiormente individualisti e dinamici.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La Cina ha una storia tutta particolare che troppe volte è stata ignorata dall’Occidente. Anzi molte volte è proprio la libera informazione occidentale che contribuisce a formare un immaginario collettivo distorto della moderna realtà cinese. Come si sente di descrivere in breve la storia della Cina moderna? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della sua ascesa per gli stati europei?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In effetti, la storia della Cina è pressoché ignota agli “occidentali” – intesi come popoli europei o d’origine europea – perché l’insegnamento storico in questi paesi continua ad essere fortemente etnocentrico. Eppure, una conoscenza almeno sommaria della storia e della cultura cinesi permetterebbe di guardare nella giusta ottica all’attualità di quel paese.<br />
Prendiamo in considerazione la questione del Cristianesimo in Cina. È facile scandalizzarsi per la sospettosità con cui le autorità di Pechino guardano ai cristiani nel loro paese, ma diventa assai più comprensibile se si tengono in conto i circa 20 milioni di vittime con cui, appena un secolo e mezzo fa, il paese pagò la rivolta cristiana dei Taiping. Questo è un esempio di come l’ignoranza storica dia una percezione distorta degli eventi attuali.<br />
Nemmeno l’ascesa della Cina è un fatto storico così “sconvolgente”: di sicuro lo è meno della sua recente decadenza, dal momento che la Cina è sempre stata la maggiore potenza del globo, se si eccettua la parentesi moderna. <a href="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/coreografia.jpg"><img title="coreografia" src="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/coreografia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La storia moderna della Cina, dunque, in estrema sintesi consiste in ciò: il ritorno al posto che le compete nella gerarchia internazionale, sfruttando alcuni elementi tecnici, organizzativi e culturali tratti dall’Occidente.<br />
La fase di decadenza della Cina è coincisa con quella di massimo splendore – o almeno di massima forza – della civiltà europea. La resurrezione cinese comincia con la decadenza dell’Europa. Anche se le due tendenze sono solo marginalmente collegate, la coincidenza ci fa vivere con una certa inquietudine l’ascesa cinese. Inoltre, la gerarchia internazionale è un gioco a somma zero: se qualcuno sale qualcun altro scende. In ogni caso è inutile stracciarsi le vesti, o tapparsi occhi ed orecchi per non vedere la realtà. L’ascesa della Cina è un fatto, e bisogna tenerne conto cercando di volgerla a proprio favore. Oggi si preferisce quasi sempre guardare il lato negativo, ma può essere un errore. Ad esempio: le merci cinesi altamente competitive hanno estromesso dal mercato taluni settori produttivi italiani. È pure vero che questi prodotti a basso costo stanno sorreggendo lo stile di vita d’una popolazione che va impoverendosi, e più per colpa nostra che per “merito” cinese.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Rimaniamo ancora in Oriente. La Cina non è la sola potenza in ascesa; vi è anche la nuova potenza indiana e una nuova Russia che sembra essersi ripresa dopo la caduta del muro di Berlino. In particolare riguardo a Cina ed India lei ha dedicato un intero capitolo. Quale sarà il destino di queste due potenze? Che legame si stà formando tra il dragone cinese e il sub-continente indiano? Appare infatti evidente che gli Stati Uniti d’America vorrebbero ridimensionare la potenza cinese con l’aiuto di Tokio e New Delhi. India e Giappone sono disposte ad affiancare la politica americana?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Questa è una delle grandi incognite della nostra epoca. Cosa sarebbe successo nel secolo scorso se Russia e Germania, anziché combattersi, avessero unito le forze contro la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America? Molto probabilmente vivremmo in un mondo diverso. E così cambierà il futuro, a seconda che le tre potenze asiatiche si uniscano in una “sfera di co-prosperità”, oppure si battano per la supremazia regionale. Una delle grandi fortune degli USA è di non avere alcuna grande potenza vicina: la loro espansione non è stata rallentata precocemente dall’attrito di rivali geograficamente prossimi. La Germania, incassata tra la Francia, la Gran Bretagna e la Russia, è stata sconfitta nel Novecento pur essendo la nazione più colta, organizzata, coesa e potente che vi fosse nel mondo. La Cina vive una situazione simile, perché circondata da Russia, India e Giappone. Il Reich tedesco fu sconfitto principalmente per la propria imperizia diplomatica, ossia l’abilità con cui si fece nemici tutti i vicini contemporaneamente. La Repubblica Popolare cinese dovrà sforzarsi di non ripetere lo stesso errore, o potrebbe ripercorrerne le sorti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E’ importante spendere due parole anche sulla Russia. Per prima cosa la formazione geografica della Russia è riconducibile alla teoria del Heartland: gli Usa come hanno saputo colpire anche questa zona? La Russia però sembra vivere una seconda giovinezza grazie alla politica estera ed interna di Putin. Cosa ha fatto il primo ministro russo? E quali saranno le prossime mosse della “dottrina Putin”?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Come spiego dettagliatamente nel mio libro, dalla caduta dell’URSS ad oggi gli USA seguono quattro direttrici offensive verso la “Terra-cuore” di mackinderiana memoria, e dunque contro la Federazione Russa: 1) orchestrano “rivoluzioni colorate” per impedire a Mosca d’esercitare un’egemonia regionale; 2) allargano la NATO per penetrare militarmente nell’area ex sovietica; 3) cercano di sottrarre alla Russia il controllo dei giacimenti di petrolio e gas dell’Asia Centrale, per minare il rapporto d’interdipendenza Europa-Russia-Asia Centrale; 4) sviluppano uno scudo antimissili balistici nella speranza di raggiungere la supremazia nucleare. Rimando alle pagine de La sfida totale per i particolari relativi ad ognuna di queste “direttrici d’attacco”.<br />
I Russi ovviamente non sono rimasti a guardare. Putin ha ristabilito l’autorità statale e rilanciato l’economia russa. Ciò gli ha permesso di essere più assertivo in politica estera, ed ha risposto punto per punto agli USA: anche questo è spiegato dettagliatamente nel mio libro.<a href="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/ben-putin-medvedev.jpg"><img title="ben-putin-medvedev" src="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/ben-putin-medvedev-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a><br />
Le prossime mosse di Putin sono più difficili da prevedere, innanzi tutto perché passano per il rapporto con Medvedev. Da anni esistono due scuole di pensiero: una che vede in Medvedev il prestanome di Putin, l’altra che individua una contesa per il potere. Inizialmente la prima corrente era nettamente maggioritaria, ma oggi la seconda acquista nuovi sostenitori. Ad esempio, Thierry Meyssan legge gli eventi russi secondo l’ottica d’uno scontro al vertice. Assumendo tale prospettiva “conflittuale”, potremmo concludere che Medvedev spinga per una svolta “atlantista” in politica estera, mentre Putin rappresenterebbe lo zoccolo duro “nazionalista”. A quel punto bisognerà aspettare di conoscere chi avrà la meglio per prevedere come si muoverà la Russia in futuro.<br />
Personalmente, ritengo che al di là di comprensibili divergenze il tandem alla guida della Russia continui a funzionare. E che Putin rimanga il vero padrone a Mosca. L’accondiscendenza di Medvedev verso gli USA potrebbe essere un modo per abbassare i toni dello scontro, in un momento in cui la Russia non si sente ancora pronta a sfidare apertamente gli USA.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Che significato ha avuto il crollo del muro di Berlino per lei? E’ venuto a crollare un sistema geopolitico o ha simboleggiato anche la fine di una rivoluzione politica, culturale e filosofica? Non crede che sia ora di far capire agli europei che l’abbattimento di quel muro non è stato il semplice crollo del comunismo, ma molto di più?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Secondo François Furet la caduta del Muro ha rappresentato “la fine di un’illusione” – ossia di quel che restava del comunismo, per l’appunto una semplice “illusione”. Furet scriveva con l’asprezza d’un vecchio ex comunista deluso, ma qualche ragione l’aveva. L’URSS aveva perduto la sua spinta rivoluzionaria già da decenni – quanto meno da quando era fallito il progetto di Chruščëv di lanciare una versione “destalinizzata” del bolscevismo. Con la morte di Stalin l’URSS ha cominciato a decadere come potenza, e col XX Congresso del PCUS anche come faro ideologico.<br />
Non è qui la sede per discutere di meriti e demeriti del marxismo-leninismo come ideologia. Si possono avere tutte le buoni ragioni del mondo, ma la storia è il grande giudice che emana verdetti inappellabili. Come diceva Marx stesso, ciò che si ripete nella storia passa da tragedia a farsa. Ecco perché i nuovi “rivoluzionari” cercano di trovare soluzioni originali, come il “socialismo del XXI secolo” di Chávez. Attraverso questi nuovi esperimenti, qualcosa di quella “illusione” continua a sopravvivere. Sono quegli elementi ideologici, quei valori e quelle aspettative che sono indipendenti dalla manifestazione storica del marxismo-leninismo, e spesso sono indipendenti anche dall’idea stessa del marxismo-leninismo.<br />
Ma allora che cosa crollò in quegli anni? A crollare fu una costruzione geopolitica, l’area di egemonia moscovita. Putin ha definito la disgregazione dell’URSS come “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”. È un fatto che il crollo sovietico lasciò la superpotenza statunitense senza il suo kathecon, libera di coltivare i propri sogni di dominio universale. Purtroppo per Washington, il momento unipolare è durato molto meno di quanto s’aspettassero i profeti della “fine della storia” come Fukuyama.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Sul finire del suo libro afferma che la sfida per un mondo multipolare è impresa difficile. Che cosa può fare la politica europea che ormai da decenni vive una crisi d’identità e di valori, preferendo un ruolo succube della politica occidentale e americana? Se la politica dei parlamenti è incapace davanti alle sfide della nostra modernità, cosa resta da fare ai popoli ormai nauseati dal sistema monopolare?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La vostra domanda presuppone che ci sia una “politica europea”, ossia una volontà comune tra i paesi dell’Unione. Presuppone anche che l’Unione Europea abbia un futuro assicurato.<br />
Storicamente, le nazioni si sono unite tra loro o per forza o per paura. La parabola europea ricorda quella delle colonie nordamericane: non a caso molti europeisti hanno fissato quale proprio obiettivo la creazione di “Stati Uniti d’Europa”. Le colonie si unirono per combattere un nemico comune, che era il Parlamento di Londra. I paesi dell’Europa Occidentale si unirono per difendersi da una comune minaccia, quella rappresentata dall’Unione Sovietica. Le colonie nordamericane, vinta la guerra per l’indipendenza, decisero di unirsi – e solo dopo un intenso dibattito – perché avevano paura che, divise, non sarebbero riuscite a ritagliarsi un posto degno nella politica e nella divisione del lavoro internazionale. Oggi, i paesi europei insistono nell’integrazione europea perché percepiscono la difficoltà di affrontare separati la sfida dei “paesi in via di sviluppo”. Ma le colonie nordamericane avevano una stessa lingua, una stessa etnia, una storia comune. <a href="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/1_germania2.jpg"><img title="1_germania" src="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/1_germania2-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Eppure, meno d’un secolo dopo, la metà di loro cercò di secedere e l’unità si salvò solo grazie ad una sanguinosa guerra fratricida. I paesi europei hanno lingue ed etnie differenti, ed una storia di guerre, inimicizie e tradimenti reciproci.<br />
Rimane la via della forza. Personalmente, credo che l’Unione Europea potrà diventare un reale soggetto politico solo qualora al suo interno prevalga un singolo paese. Basti osservare i fatti di questi giorni, con l’asse franco-tedesco che cerca di dettare le proprie regole, ed imporre un sistema di punizioni per gli altri Stati dell’Unione. La Germania è il principale candidato all’egemonia continentale. Il mercato comune ha già fatto di Berlino l’arbitro della politica monetaria europea ed il centro produttivo che inonda con le proprie merci tutti gli Stati consociati. Si parla sempre della Cina, ma la Germania esporta più o meno quanto la Repubblica Popolare – con meno d’un sedicesimo della sua popolazione – e più degli USA; esporta più del doppio della Francia e quasi il triplo dell’Olanda, che pure sono il secondo ed il terzo maggiore esportatore europeo. L’integrazione economica ha rafforzato le manifatture tedesche, spesso a discapito di quelle degli altri paesi europei.<br />
Sarebbe così strano che proprio la Germania, entrata quasi come un pariah nella comunità europea, da grande nemico sconfitto, ne diventi la padrona? La storia c’insegna di no. Nella Grecia antica la Macedonia era a malapena considerata parte della famiglia ellenica, eppure fu proprio quel lontano regno di zotici montanari, ai margini del “mondo civilizzato”, che alfine conquistò l’egemonia tra gli Elleni.<br />
I Tedeschi potrebbero ottenere col commercio, la moneta e la pacifica integrazione ciò che non ottennero con milioni di morti in due guerre mondiali.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I giornali e i Tg sono tutti concentrati sulla “situazione islamica”, tanto che sono già molte le voci islamofobe che gridano alla nuova Lepanto. Qual’è il ruolo che ha l’Oriente islamico nello scacchiere mondiale? Quanto la religione islamica influisce sulla politica internazionale dei singoli stati? In quest’ottica come si sente di descrivere il comportamento tanto screditato dell’Iran?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“L’Oriente islamico” non è ovviamente un soggetto unitario, per quanto possa talore apparire tale all’esterno. Esso è diviso in una gran quantità di paesi, alcuni dei quali con minoranze abbastanza considerevoli, considerando che si tratta di comunità autoctone e saldamente radicate: il riferimento va ovviamente ai cristiani d’Egitto, Palestina, Siria, Libano, Iràq ed altri paesi a maggioranza musulmana. L’Islàm non è una religione monolitica: al di là della ben nota distinzione tra sunniti e sciiti, va ricordato che non esiste un “Papa musulmano”, e dunque un riferimento istituzionale condiviso da tutti i credenti. Inoltre, alle differenze religiose vanno sommate quelle politiche – sebbene i due piani tendano a sovrapporsi nei paesi islamici. Ci sono regimi squisitamente “laici”, altri confessionali, altri ancora misti. Egualmente variabile è il sentire comune delle varie popolazioni musulmane. Ci sono popoli con un più forte senso nazionale, poiché questo è pre-esistente all’Islàm (Egitto o Iràn), ed altri che vivono in Stati costruiti a tavolino dai colonialisti (pensiamo al Kuwait). C’è infine la differenza etnico-razziale, con paesi arabi, indoeuropei, indiani o mongoli, uniti solo dalla comune religione musulmana. Per quanto tutti i popoli musulmani condividano alcuni interessi – come la questione ebraico-palestinese – le differenze paiono prevalere sulle similitudini.<br />
L’area islamica è oggi principalmente un teatro di scontro tra le grandi potenze, che non potendo o non volendo scontrarsi direttamente tra di loro, si combattono indirettamente in quest’area particolarmente frammentata – e dunque debole – e prossima alle sfere d’influenza di ciascuna di loro – USA, Europa, Russia, Cina, India, Giappone. Vari paesi musulmani cercano di volgere la situazione a proprio vantaggio, sfruttando le rivalità tra potenze esterne per attirare su di sé attenzioni positive, ma pochi cercano d’avere un ruolo realmente attivo, di potenza regionale: si tratta di Turchia, Iràn e Arabia Saudita, ed entro certi limiti anche Egitto e Pakistan.<br />
Il discorso dell’islamofobia è più complesso. È stato affrontato, tra gli altri, da Enrico Galoppini in un’opera abbastanza recente. Tra i vari fattori che stanno dietro all’islamofobia, ritengo che uno dei principali sia l’azione di Israele e dei centri di propaganda sionista disseminati per il mondo: aizzando gli altri popoli contro l’Islàm, cercano di farli identificare con la loro causa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per creare un mondo multipolare occorre intervenire anche in Africa, terra in cui l’operato degli stessi Stati Nazionali è gestito dallo strapotere economico delle grandi multinazionali. Come è possibile risvegliare un sentimento africano calpestato dalla colonizzazione economica occidentale e dai contrasti etnico-religiosi? E quanto è importante permettere uno sviluppo africano per creare un asse Sud – Sud?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Se è destino, sarà la storia a risvegliare l’Africa. È successo spesso che una civiltà si risvegliasse su impulso ricevuto dall’esterno: l’esempio più recente è quello di molti paesi decolonizzati, che hanno adottato lo spirito nazionalista, lo Stato moderno e le tecnologie degli ex padroni stranieri. Però, prima di fare ciò, hanno dovuto subire secoli di dominazione, saccheggio e talvolta persino schiavitù. L’Africa stessa ha subito il colonialismo ed ha cercato di rialzarsi sulla base del nazionalismo d’ascendenza giacobina, ma il processo storico non è andato a buon fine – un po’ come successo ai paesi arabi, molti dei quali infatti cercano oggi di aprirsi una nuova strada nel mondo tramite ideologie d’ispirazione religiosa. Un simile passaggio da un’opzione occidentalista ad una indigenista difficilmente, in Africa, potrà basarsi sull’elemento confessionale. In Africa convivono molti culti, l’Islàm è troppo poco diffuso, il Cristianesimo è la religione dei colonialisti e l’Animismo consiste in realtà in una miriade di religioni differenti. Un tentativo indigenista, ma non basato sulla religione, potrebbe forse essere quello di Mugabe in Zimbabwe, dove la maggioranza nera cerca di conquistare anche la sovranità economica espropriando i latifondisti bianchi. Si tratta però di un esperimento isolato, e Mugabe è molto anziano.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L’Unione Europea ha dato davvero vita ad un’Europa unita? Se ciò non è accaduto cosa rappresenta il parlamento europeo? E come poter creare un sentimento europeo capace di colpire il qualunquismo moderno e il fasullo nazionalismo contemporaneo che tanto sembra favorire il sistema liberale e liberoscambista?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ho già spiegato prima il mio punto di vista sull’Unione Europea: essa è nata dall’idealismo di pochi e dall’opportunismo di molti. Questi ultimi hanno colto la necessità che i “piccoli” paesi europei operassero tutti assieme per riacquistare peso nell’agone internazionale. <a href="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/bandiereue.jpg"><img title="bandiereue" src="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/wp-content/uploads/2010/11/bandiereue-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Oggi è possibile che per alcuni paesi l’appartenenza all’UE si traduca in un freno, perché uno Stato che non può condurre una propria politica monetaria (controllata da Berlino per tutta l’Europa) ha sovranità limitata. Se dovesse venire meno “l’opportunità”, vedremo quant’è forte, salda e radicata “l’idea”.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quanto sono cambiate le scelte politiche americane dopo l’elezione di Obama? Si tratta di una svolta reale o solamente di un diverso modo d’agire per raggiungere i medesimi risultati?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In politica estera, la differenza con Bush, come mi è più volte capitato di sostenere, consiste in ciò: che Bush abbaiava prima di mordere, mentre Obama morde e basta. Obama sanziona l’Iràn senza minacciare di bombardarlo un giorno sì e l’altro pure. Obama organizza colpi di stato in Ecuador e Honduras mentre stringe la mano sorridente anche ai più radicali statisti latino-americani. Per il resto, non ravviso molte differenze. Forse, sul piano interno Obama vorrebbe spostare la politica di disavanzo dalle spese militari a quelle sociali, ma i nudi dati dimostrano che durante la sua amministrazione sono state le prime che hanno continuato a crescere.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Eurasia: utopia o realtà?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Una politica di distensione e cooperazione a livello pan-eurasiatico è necessaria per sfuggire all’egemonia statunitense, ma l’idea di una completa unificazione politica a livello eurasiatico è utopia, né più né meno del “super-Stato mondiale” o altri progetti similari. La tendenza è semmai quella all’integrazione regionale nel quadro d’un sistema internazionale pienamente multipolare.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Fonte : <a href="http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/?p=1168#more-1168">http://www.centrostudilarcoelaclava.it/sito/?p=1168#more-1168</a></em></p>
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		<title>Ragazzine morte e vive, il potere che stordisce e un paese alla finestra</title>
		<link>http://bargello.wordpress.com/2010/11/06/9059/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 13:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bargello</dc:creator>
				<category><![CDATA[contro informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cuori Neri]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi ultimi giorni più d’una persona mi ha chiesto perché io non abbia scritto nulla sul caso di Sarah Scazzi e sull’affaire Ruby. Si tratta, credo, di persone che non mi conoscono — non abbastanza, perlomeno. Ma rispondo ugualmente &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/11/06/9059/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9059&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="post-content">
<p style="text-align:justify;">In questi ultimi giorni più d’una persona mi ha chiesto perché io non abbia scritto nulla sul caso di Sarah Scazzi e sull’<em>affaire</em> Ruby.<br />
Si tratta, credo, di persone che non mi conoscono — non abbastanza, perlomeno. Ma rispondo ugualmente e volentieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto, non posso fare a meno di notare che ci troviamo in presenza di due ragazzine mediaticamente sovraesposte: la differenza è che Sarah riempie le prime pagine perché è morta ammazzata (come?, da chi?, perché?); mentre Ruby è viva, vegeta, vispa e soprattutto ha capito perfettamente come funziona il meccanismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Più seriamente, che c’è da dire sull’assassinio di una ragazzina di 15 anni? Comunque siano andate le cose, credo avesse ragione Aristotele dicendo che la famiglia è il luogo del tragico (<em>Poetica</em>, I, 14). Lui si riferiva in particolare alla tragedia di Edipo, ma vale la folgorante intuizione di base — quella che fa dire a Gianni Vattimo: <em>«[…] l’</em>oikos<em>, nella tradizione greca (</em>domus <em>in quella romana) non è, e io insisto su questo punto, il luogo della sicurezza. L’</em>oikos <em>è innanzitutto il luogo della tragedia. Ricordo che una delle condizioni del tragico elaborate da Aristotele è proprio quella domestica. I rapporti sono tragici perché appartengono alla famiglia; è nel seno della famiglia che hanno luogo l’incesto, il parricidio e il matricidio. Al di fuori di questo quadro</em> eco<em>-logico o</em> eco<em>-tragico, la tragedia non è possibile»</em> (in <em>Filosofìa ‘89</em>, a cura di G. Vattimo, Laterza 1990, p. 200). Che avrei, io, da aggiungere di più o di meglio?</p>
<p style="text-align:justify;">Diverso, invece, è il caso Ruby. Non me ne occupo perché, non votando, nulla di ciò che agita il Palazzo mi interessa. Non appartenendo a, né facendo il tifo per, questo o quello schieramento; non rischiando di veder compromesse posizioni o prebende; non temendo ricatti o ritorsioni in caso di sconfitta/vittoria dell’uno o dell’altro — non soggiacendo dunque a nessuna di queste miserie contemporanee, mi permetto il lusso raffinatissimo di (ri)tenermene a distanza. Noto soltanto che un personaggio pubblico e di potere dovrebbe mostrarsi un po’ più accorto nella scelta delle sue compagnie, o quantomeno nella condotta da tenere — se arrestano me, per dire, in tasca non mi trovano di certo il numero privato del caposcorta di nessuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma il potere, se è vero che logora chi non ce l’ha, è vero pure che dà alla testa e crea dipendenza più di qualsiasi miscuglio chimico; e se non è sempre letale è quasi sempre dannoso: tutti possono superare le avversità, ma per vedere di che pasta è davvero fatto un uomo basta dargli un briciolo di potere e osservare come si comporta (o come va a finire). Mi chiedo solo per quanto tempo ancora si starà qui alla finestra.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Alessandra Colla</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Fonte : <a href="http://www.alessandracolla.net/">http://www.alessandracolla.net/</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8230;..Chiaro succinto e veritiero..</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Stefania</em></p>
<p>&lt;!&#8211; &#8211;&gt;</p>
</div>
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		<title>Veneto in Piedi!!!!</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 13:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bargello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuori Neri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lonigo, 2 novembre 2010 L’eccezionale alluvione che ha colpito il nord Italia ed il Veneto in particolare, ha evidenziato la vulnerabilità anche della nostra regione, solitamente non soggetta a calamità di questo genere. Il continuo e sistematico “tombinamento” dei canali &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/11/06/veneto-in-piedi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9056&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Lonigo, 2 novembre 2010</p>
<p style="text-align:justify;">L’eccezionale alluvione che ha colpito il nord Italia ed il Veneto in particolare, ha evidenziato la vulnerabilità anche della nostra regione, solitamente non soggetta a calamità di questo genere.</p>
<p style="text-align:justify;">Il continuo e sistematico “tombinamento” dei canali e dei fossi, la costante e frenetica cementificazione dei nostri territori per consentire la costruzione di sempre più numerosi nuovi quartieri residenziali (e sempre più simili ad alveari), hanno portato a questo.</p>
<p style="text-align:justify;">Adesso già parte lo scaricabarile all’italiana, tipico esempio di totale incapacità nell’assumersi le proprie responsabilità, che vengono rimbalzate di autorità in autorità, senza arrivare poi assolutamente a nulla, nessun responsabile, nessun colpevole!</p>
<p style="text-align:justify;">Per qualsivoglia calamità naturale in giro per il globo partono campagne di sensibilizzazione per la raccolta di fondi in primis (i più facili da intascare) o di materie prime, ma ci sembra che per la nostra regione al momento, nessuno ne abbia parlato; ma d’altra parte si tratta del Veneto, la “regione motore” dell’economia nazionale, la regione da dove partono enormi quantitativi di denaro sotto forma di tributi pagati, diretti verso Roma per mantenere quell’ipocrita cricca di criminali in doppiopetto quali sono i nostri politici, e i loro privilegi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il presidente della Regione Veneto ha chiesto lo stato di calamità, staremo a vedere se la Lega al potere è in grado di fare almeno questo per i propri elettori, dopo aver dimostrato di essere più dannosa al governo che i partiti di centro sinistra, quantomeno in ambito immigratorio.</p>
<p style="text-align:justify;">Veneti, non temete comunque, anche se a Roma nessuno si degnerà di darci una mano, ci risolleveremo anche da questa situazione, senza l’aiuto di nessuno, senza il parassitismo del resto d’Italia!</p>
<p style="text-align:justify;">Amaramente</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Il portavoce</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Fonte : <a href="http://www.venetofronteskinheads.org/comunicato131.html">http://www.venetofronteskinheads.org/comunicato131.html</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Auguri Camerati!!! In alto i cuori!</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Il Druido</em></p>
<p><!-- InstanceEndEditable --></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bargello.wordpress.com/9056/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bargello.wordpress.com/9056/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9056&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Don Tullio Calcagno, il prete che andò a morire con Mussolini</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 13:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bargello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuori Neri]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è una sorpresa in serbo, per chi legga le memorie di Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954, anno della sua morte (e beatificato da Giovanni Paolo II nel 1996, dopo che la sua salma è stata trovata &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/11/06/don-tullio-calcagno-il-prete-che-ando-a-morire-con-mussolini/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9053&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’è una sorpresa in serbo, per chi legga le memorie di Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954, anno della sua morte (e beatificato da Giovanni Paolo II nel 1996, dopo che la sua salma è stata trovata incorrotta), relative all’ultimo atto della Repubblica Sociale Italiana, nella primavera del 1945.</p>
<p style="text-align:justify;">Il libro, intitolato <em>Gli ultimi tempi di un regime</em> (Milano, Editrice La Via, 1946) e pubblicato a caldo, pochi mesi dopo la fine della guerra, si apre e si chiude con il nome di un prete che, oggi, dice poco alla maggior parte dei lettori, ma non così in quella arroventata stagione che va dall’8 settembre del 1943 alla fine di aprile del 1945: quello di don Tullio Calcagno. O meglio, bisognerebbe dire: dell’ex prete Tullio Calcagno, dato che il 24 marzo 1945, un mese prima della sua tragica morte, egli aveva subito il più grave provvedimento coercitivo della Chiesa cattolica: la scomunica maggiore.<br />
<img title="don-tullio-calcagno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/don-tullio-calcagno.jpg" alt="" width="184" height="312" /></p>
<p style="text-align:justify;">Nelle prime pagine del libro di Schuster, don Calcagno viene ricordato per via dei numerosi interventi dell’arcivescovo di Milano contro il prete umbro, contro il suo giornale «Crociata Italica» e contro il movimento cattolico dissidente che portava lo stesso nome. Nelle ultime, in cui si descrive il drammatico incontro fra Mussolini e i capi della Resistenza milanese – l’avvocato Achille Marazza, Riccardo Lombardi e il generale Raffaele Cadorna -, avvenuto nel Palazzo arcivescovile di Milano, in Piazza Fontana, il pomeriggio del 25 aprile 1945, si afferma che don Calcagno fu oggetto della conversazione privata fra il Duce e il prelato ambrosiano.</p>
<p style="text-align:justify;">Poiché i rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale erano in ritardo, Schuster invitò Mussolini ad accomodarsi nel suo salottino e questi, forse per rompere l’imbarazzo della situazione, di sua iniziativa disse di essere sempre stato leale difensore dei Patti Lateranensi e di non avere approvato gli eccessi di «Crociata Italica» e di don Calcagno. Schuster, che aveva invitato Mussolini a predisporsi a un duro periodo di prigionia o di esilio, lasciò cadere l’argomento, forse per evitare inutili discussioni, in quanto sapeva bene che Mussolini aveva in qualche misura incoraggiato l’attività di don Calcagno, anche se ora lo negava.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma chi era, dunque, questo prete onnipresente nei pensieri del cardinale Schuster e dello stesso Mussolini; questo prete scomodissimo, talmente fascista da risultare imbarazzante e quasi impresentabile per gli stessi «repubblichini»?</p>
<p style="text-align:justify;">Sebbene oggi la sua memoria sia andata quasi perduta, negli anni fra il 1943 e il 1945 si trovò a svolgere una parte quasi da protagonista nel corrusco panorama della Repubblica Sociale, non solo per il suo instancabile zelo bellicista e antibritannico, nonché per il suo convinto antisemitismo, ma soprattutto per il fatto che, ad un certo punto, si mise alla testa di un movimento che imboccò la strada, se non dell’eresia dottrinale, certo dello scisma, in quanto fu l’ultimo tentativo di creare una Chiesa italiana autocefala ed autonoma rispetto al Vaticano, da lui giudicato troppo acquiescente verso il nemico, vale a dire verso le Potenze alleate.</p>
<p style="text-align:justify;">Tentativo velleitario, senza dubbio, e sproporzionato alle sue possibilità e alle condizioni storiche e culturali del momento; e tuttavia abbastanza audace a abbastanza energico da coinvolgere, in un dato momento, frange non certo secondarie del clero e dei fedeli dell’Italia settentrionale, tanto da impensierire seriamente le alte sfere del Vaticano e specialmente il vescovo di Cremona, monsignor Cazzani, e, come già detto, l’arcivescovo di Milano.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma chi era questo prete così politicamente scorretto, da mandare in bestia vescovi e cardinali, e che era giunto ad impensierire seriamente lo stesso pontefice, in un momento storico in cui – si sarebbe detto – ben altre parevano le priorità, fra invasioni straniere, bombardamenti, fame, guerra civile e rappresaglie d’ogni genere?</p>
<p style="text-align:justify;">Tullio Calcagno era nato a Terni, da una famiglia povera, il 10 aprile 1899; era entrato in seminario a dieci anni e a soli venticinque, nel 1924, era già divenuto sacerdote e parroco della cattedrale della sua città natale. Questa folgorante carriera, che desta ancora maggior stupore se si considera che per l’intera durata della prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918, egli lasciò il seminario e venne arruolato nell’esercito (era uno dei gloriosi «ragazzi del ’99», gli artefici del miracolo del Piave) ci mostra, di per sé, che doveva trattarsi di una persona tenace e intelligente, altrimenti non avrebbe fatto tanta strada, senza avere appoggi in alto loco.</p>
<p style="text-align:justify;">La posizione di don Calcagno nei confronti del fascismo non è stata coerente ed uniforme, ma, al contrario, fu caratterizzata da una serie di oscillazioni. Il Concordato del 1929 lo vide decisamente critico; solo in seguito cambiò idea e si convinse che il fascismo avrebbe potuto costituire un valido sostegno per la Chiesa cattolica. Il suo era il punto di vista di un prete che provava una crescente simpatia per il regime, non quello di un fascista che, per caso, si fosse trovato ad indossare la tonaca sacerdotale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma l’accostamento pieno e definitivo al fascismo, per don Calcagno, si colloca nel 1935-36, al tempo della guerra di Etiopia. In quell’evento, egli vide la prova che il regime di Mussolini poteva e voleva mettere la sua forza al servizio della causa cattolica, espandendo i confini spirituali della Chiesa di Roma (a dispetto del fatto che l’Impero di Hailé Selassié fosse, da tempo immemorabile, cristiano). E a quanti, ragionando con il senno di poi, trovassero strana una simile presa di posizione da parte di un sacerdote, giova ricordare che Calcagno non fu certo l’unico membro del clero italiano a giungere a quelle conclusioni; e che in prima fila, tra quanti plaudirono l’impresa etiopica e benedissero le bandiere dell’esercito invasore, c’era proprio quel cardinale Schuster che, una decina di anni dopo, avrebbe visto il parroco di Terni come il fumo negli occhi.</p>
<p style="text-align:justify;">Cattolico fortemente conservatore, don Calcagno non disapprovò nemmeno la svolta anisemita del 1938, inaugurata dal regime con le leggi razziali; su questo punto, Schuster dissentì dal regime e pronunciò alcune omelie per condannare il razzismo. Tuttavia, a pensarla come don Calcagno erano in parecchi, questo bisogna dirlo per onestà intellettuale e per esattezza di ricostruzione storica. Nella Chiesa cattolica italiana, infatti, esisteva un antisemitismo religioso (non razziale, si badi) da antica data, che tuttavia non impedì alla Chiesa, nel suo complesso, di svolgere una funzione di difesa degli ebrei perseguitati, specialmente dopo la caduta del fascismo e l’occupazione tedesca dell’Italia, anche per una precisa volontà del pontefice Pio XII.</p>
<p style="text-align:justify;">E – sia detto fra parentesi – sarebbe ora di finirla con la sciocchezza del «colpevole silenzio» del papa circa la tragedia del genocidio degli Ebrei; perché è documentato che egli fece tutto quanto si poteva fare senza giungere ad una rottura irreparabile con il Terzo Reich, che avrebbe reso impossibile proseguire nell’opera silenziosa di soccorso ai perseguitati; mentre non si capisce perché un tale silenzio non venga mai imputato ai capi delle Potenze alleate – Roosevelt, Churchill e Stalin – i quali, come e assai più del papa, erano informati di quel che stesse realmente avvenendo nei campi di concentramento in Germania e in Polonia.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma torniamo a don Calcagno e alla sua adesione sempre più entusiastica al fascismo. Fautore dell’entrata in guerra a fianco della Germania, egli chiese di essere arruolato nell’esercito, ma non fu accontentato, sebbene la sua richiesta venisse pubblicata sul giornale di Roberto Farinacci, «Regime Fascista», aprendo un rapporto umano e una collaborazione politica fra il gerarca di Cremona e il battagliero parroco di Terni, che sarebbero proseguiti sino alla fine.</p>
<p style="text-align:justify;">Convinto che la lotta contro le Potenze democratiche e contro l’Unione Sovietica corrispondesse ad alti ideali politici, sociali e religiosi, nel 1942 don Calcagno pubblica un libro, a sue spese, intitolato <em>Guerra di giustizia</em>, il cui titolo è tutto un programma e ricorda da vicino le posizioni di un Berto Ricci e, in genere, del fascismo sociale. Ma in fondo, a ben guardare, quelle posizioni altro non sono che il naturale sviluppo di premesse culturali che risalgono a nobili e insospettabili precursori, per esempio il Pascoli de <em>La grande proletaria si è mossa</em>; per non parlare di certi inediti e significativi interventi di un marxista come Labriola a favore dell’espansione coloniale italiana.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad ogni modo, nel suo libro don Calcagno dava sfogo ai suoi violenti umori anticapitalisti ed anticomunisti, nonché a una certa irruenza di carattere, e si spingeva sino al punto di affermare che, se in guerra è lecito uccidere, allora è anche lecito odiare il nemico. Il ragionamento è rozzamente schematico e non quale ci si potrebbe aspettare da un ministro di Dio; d’altra parte, non si può negare a questo prete umbro l’aspra franchezza di un uomo che non ama le ipocrisie e che non sa parlare per mezze parole, ma che è uso gettarsi a capofitto, con ardente passione e, forse, con imprudenza, nell’arena politica, una volta che abbia fatto la sua scelta di campo e ne abbia tratto tutte le debite conseguenze, in un contesto di guerra.</p>
<p style="text-align:justify;">L’autorità ecclesiastica, comunque, non apprezza né il libro, né il fatto che don Calcagno lo abbia pubblicato senza richiedere il necessario «nihil obstat»; ad essere un po’ maliziosi, si può anche sospettare che quel libro crei qualche intralcio alla progressiva la presa di distanza del Vaticano dal regime, che, nei primi mesi del 1943, diviene più evidente (basta scorrere, per rendersene conto, la stampa cattolica del periodo, e specialmente i periodici diocesani). Dal 1943, infatti, la linea di politica estera del Vaticano pende ormai nettamente a favore dello schieramento alleato e contro l’Asse Roma-Berlino; e, a quel punto, come si potrebbe tollerare che un prete scriva un libro per definire «santa» la guerra intrapresa da Mussolini?</p>
<p style="text-align:justify;">Don Calcagno viene convocato a Roma, davanti alla Congregazione del Santo Uffizio – vale a dire, l’Inquisizione – e, il 30 giugno 1943 , mentre l’invasione angloamericana della Sicilia è ormai alle porte, gli viene formalmente intimato di non occuparsi più di politica attiva e di restarsene buono, attendendo al proprio ministero spirituale.</p>
<p style="text-align:justify;">I fatti del 25 luglio e, poi, dell’8 settembre, producono una scossa fortissima nell’animo di questo prete fascista che stravede per Mussolini e che giudica la sua caduta, e l’armistizio firmato con gli Alleati, il risultato di oscure manovre del re e di un gruppo di uomini politici traditori della causa nazionale. Di lui si può dire quel che si vuole, ma non che fosse un opportunista o un timido; perché, proprio all’indomani della resa dell’8 settembre, ha inizio il capitolo più drammatico e concitato della sua vita – l’ultimo -, caratterizzato da una foga istintiva che non conosce astuzie né compromessi e che va dritta verso l’inevitabile “redde rationem”.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo l’8 settembre don Calcagno scrive una seria di veementi articoli per bollare di tradimento il re e Badoglio e per esortare alla riscossa contro gli Alleati, al fianco della Germania: e, questa volta, incorre nella sospensione “a divinis” da parte del vescovo di Cremona, Giovanni Cozzani. A Cremona egli si è recato dopo aver lasciato Terni, mettendosi subito in contatto con Roberto Farinacci, per il quale scrive su «Regime fascista» e, poi, fonda un nuovo settimanale da lui stesso diretto, «Crociata Italica», finanziato dal ras della città, anche perché questi è nemico personale del vescovo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo numero di «Crociata Italica» esce il 9 gennaio 1944 e, in brevissimo tempo, il giornale arriva a tirare la bellezza di oltre 100.000 copie: cifra sbalorditiva, specie considerati i tempi, e che lo pone in testa alla classifica della stampa più letta della Repubblica Sociale Italiana. Ogni numero, costituito da quattro pagine, è accompagnato dalle foto delle chiese e degli edifici distrutti dai bombardamenti aerei alleati, nonché da ironici commenti nei confronti di questi sedicenti liberatori che stanno riducendo in polvere un intero patrimonio artistico e civile. Lo stile degli articoli è aspro e intransigente; si invoca fedeltà a oltranza verso l’alleato germanico e si ribadisce che la causa fascista repubblicana è giusta e santa.</p>
<p style="text-align:justify;">I collaboratori del giornale sono di provenienza disparata; fra essi non mancano persone assolutamente sincere e in buona fede, animate da un autentico amor di Patria e dal desiderio di lavare la vergogna dell’8 settembre con uno soprassalto di orgoglio nazionale. Sono persone qualunque, che hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare ad esporsi in quel modo, visto che ormai non occorre essere dei profeti per intuire che la guerra, per l’Asse, è perduta, e che giungere ad una durissima resa dei conti è solo questione di tempo.</p>
<p style="text-align:justify;"><img title="la-grande-bugia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-grande-bugia1.jpg" alt="" width="200" height="305" />Per avere un’idea dell’atmosfera di ingenuo entusiasmo e di nobile patriottismo che animava sicuramente almeno una parte dei collaboratori di «Crociata Italica», si può prendere ad esempio il caso di una giovane maestra cremonese, Marmilia Gatti Galasi, orfana di entrambi i genitori e con due sorelle da mantenere, di cui parla Giampaolo Pansa ne <em>La grande bugia</em> (Milano, Sperling &amp; Kupfer, 2006, pp. 255-57):</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">«L’armistizio dell’8 settembre ebbe su di me un effetto devastante. Com’era possibile un tradimento così? E la fede alla parola data? E la lealtà che andavo raccomandando a scuola? In che modo li avrei spiegati ai miei alunni? L’Italia era in rovina. Come potevo non prendere posizione in modo aperto? Non avevo più genitori che mi suggerissero prudenza. Ero del tutto autonoma. La mia timidezza mi spingeva più a scrivere che a parlare.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel gennaio 1944 uscì a Cremona un settimanale, “Crociata Italica”. Lo dirigeva un sacerdote, che nel novembre dell’anno precedente era stato sospeso <em>a divinis</em>, cioè interdetto a celebrare i sacramenti, per i suoi scritti sui giornali della Repubblica Sociale: don Tullio Calcagno. Quando lessi “Crociata Italica”, mi decisi subito al grande passo: gli mandai un articolo scritto di getto, con il cuore. Era intitolato: “Parole ai maestri”. Se lo rileggo oggi, mi meraviglio di me stessa. Ma avevo 23 anni, tanta rabbia dentro, e tanto amore per la mia Patria.</p>
<p style="text-align:justify;">Don Calcagno lo pubblicò in prima pagina, con la mia firma. Il suo settimanale stava avendo molto successo: vendeva 100.000 copie. Anche al mio paese c’era chi lo comprava per entusiasmarsi e chi per criticarlo. Uno zio sacerdote, direttore di un seminario, arrivò di corsa per tirarmi le orecchie: “Che cosa ti è venuto in mente? Non pensi alle conseguenze per te e le tue sorelle? Promettimi che non lo farai più!”. E io promisi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma quante lettere di approvazione ricevetti! Il Provveditore agli studi mi convocò per propormi di cambiare sede: potevo insegnare in città o almeno nel mio paese. Rifiutai: non avevo scritto l’articolo per avere dei privilegi. Nel frattempo, don Calcagno mi sollecitava. Gli spedii un articolo, “Italia, Patria mia”, denso di amore per la mia terra bella e infelice. Arrivò di nuovo lo zio sacerdote: “Non mi hai dato retta! Ripensaci. Devi farlo per le tue sorelle”.</p>
<p style="text-align:justify;">Tacqui per un po’. Poi consegnai a don Calcagno una poesia dedicata ad Aldo Bormida, il primo giovane soldato della Rsi caduto ad Anzio combattendo contro lo sbarco anglo-americano. Poi niente, mi pare. Ma in paese si cominciò a dire che scrivevo sui giornali fascisti. E qualcuno mi guardò male.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel settembre 1944, il ministro della Cultura popolare, Fernando Mezzasoma, mi convocò a Salò. Ci arrivai, dopo un lungo viaggio in bicicletta. Fatto assieme al segretario del fascio del mio paese: un brav’uomo, quasi sordo, con un piccolo negozio di alimentari. Ero una ragazza di campagna con le trecce sulle spalle, stanchissima, sudata, desiderosa soltanto di rientrare a casa. Che cosa poteva volere da me il ministro?</p>
<p style="text-align:justify;">Mezzasoma mi offrì un incarico al ministero, per scrivere articoli come i due che avevo pubblicato su “Crociata Italica”. Gli risposi: “No, grazie. Voglio tornare alla mia scuola in mezzo ai campi: è il mio mondo. Fui contenta quando ripresi la bicicletta e mi rimisi in viaggio. Qualche giorno dopo ricominciai a insegnare. Che felicità! I miei bambini erano davvero i più belli del mondo. Come potevo pensare di lasciarli? E invece ero destinata a perderli.</p>
<p style="text-align:justify;">Sette mesi dopo, alla fine della guerra, venni cacciata con un decreto: “Sospesa dall’insegnamento, senza stipendio, a tempo indeterminato”. Era il 29 aprile 1945. Non sapevo che, in quello stesso giorno, don Calcagno era stato fucilato dai partigiani a Milano, insieme al cieco di guerra Carlo Borsani».</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Un poco alla volta, mano a mano che si fa più aspra la polemica con Cozzani e con Schuster, intervenuto a sua volta per mettere in guardia i fedeli contro il prete sospeso <em>a divinis</em>, intorno al giornale «Crociata Italica» si forma un vero e proprio gruppo di dissidenza religiosa, che, pur non toccando questioni di natura dogmatica, tende a definirsi in senso scismatico.</p>
<p style="text-align:justify;">Due sono i punti sui quali don Calcagno e i suoi seguaci concentrano i propri sforzi propagandistici: il riconoscimento della Repubblica Sociale da parte della Santa Sede, reso però impraticabile dalle norme del diritto internazionale, che vietano agli Stati neutrali – quale è il Vaticano – di riconoscere gli Stati sorti nel corso di un conflitto armato; e, sfumato questo obiettivo, la costituzione di una Chiesa italiana distinta dalla Santa Sede, visto che il papa, per la sua posizione di capo spirituale dell’intera cristianità, non sembra in grado di interpretare il ruolo di capo effettivo della Chiesa italiana e di agire conformemente agli interessi nazionali.</p>
<p style="text-align:justify;">In realtà, la vicenda di questo settimanale e del movimento ad esso collegato è la testimonianza di un problema reale e di un malessere ampiamente diffuso nel clero dell’Italia centro-settentrionale e fra numerosi cattolici. Qual è il vero e legittimo governo dell’Italia: il Regno del Sud di Vittorio Emanuele III, o quello della Repubblica Sociale di Mussolini? Da che parte stanno la legalità costituzionale e, soprattutto, la giustizia e la legittimità morale? Quale dei due incarna realmente gli interessi del popolo italiano e della Chiesa cattolica? E si tenga presente, per inquadrare adeguatamente tale problematica nel preciso contesto storico, che gli Alleati avevano appena portato a termine la distruzione a freddo di un secolare e glorioso monumento della cristianità, quale l’abbazia di Montecassino; che avevano più volte bombardato Roma, spargendo la morte tutto intorno alle maggiori basiliche del cattolicesimo; che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, nazioni protestanti, e l’Unione Sovietica, ufficialmente atea, non sembravano davvero potenze amiche della Chiesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Che il movimento di «Crociata Italica» impensierisse seriamente i vertici del cattolicesimo, lo testimonia il fatto che non solo il giornale dell’arcidiocesi di Milano, «L’Italia», scese in campo, insieme al cardinale Schuster, per denunciare la faziosità e la non validità del movimento, costruito intorno alla figura di un prete sospeso dalla funzione sacerdotale; ma la stessa cosa fecero anche l’arcivescovo di Torino, Maurilio Fossati, e il patriarca di Venezia, Cardinale Piazza.</p>
<p style="text-align:justify;">Don Calcagno, di tanto in tanto, mostrava segni di pentimento e chiedeva il perdono delle alte gerarchie; poi, bruscamente, di nuovo si irrigidiva sulle proprie posizioni, in una altalena che ad alcuni parve il frutto di una sapiente strategia. Sia come sia, è certo che il direttore di «Crociata Italica» aveva pochi amici anche nella Repubblica Sociale, e che molti fascisti diffidavano di lui e del suo estremismo. In pratica, il suo solo appoggio era costituito da Roberto Farinacci. Mussolini, che lo ricevette nella primavera del 1944, pare gli abbia confermato il suo sostegno, ma questo doveva essere poco convinto se, ancora nell’imminenza della fine, il Duce si scuserà con Schuster degli «eccessi» di don Calcagno.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque, il 24 marzo 1945 la Santa Sede emette un decreto di scomunica che, insieme al precipitare della situazione militare, con il crollo repentino della Linea Gotica, segna la fine sia del settimanale, sia del movimento dei «crociati».</p>
<p style="text-align:justify;">Don Calcagno si rifugia a Crema, dapprima in casa di amici, poi nel Seminario Comboniano, con il consenso del vescovo di quella città. Scoperto dai partigiani, è arrestato e tradotto a Milano, nei sotterranei del Palazzo di Giustizia, la sera del 27 aprile. Sottoposto a processo sommario davanti a un sedicente Tribunale del popolo, il 29 è condannato a morte e fucilato a Piazzale Susa, insieme alla medaglia d’oro Carlo Borsani. Negli ultimi istanti ha chiesto i conforti religiosi, ma non vi è stato il tempo di somministrarglieli. Il suo cadavere viene trasportato, sopra una carretta della spazzatura, presso il campo dei fucilati del Musocco, e solo più tardi verrà traslato nel cimitero di Terni, la sua città natale.</p>
<p style="text-align:justify;">Vale la pena di ricordare che non si è trattato di una rappresaglia isolata. Anche altri sacerdoti, specialmente cappellani militari, hanno subito un destino analogo, al momento della resa dei conti, a causa della loro fedeltà alla Repubblica Sociale. Fra essi possiamo ricordare Luigi Manfredi, Dante Mattioli, Aldemiro Corsi e Sperindio Bolognesi, parroci di alcuni paesi in provincia di Reggio Emilia; don Edmondo De Amicis, don Sigismondo Damiani e don Crisostomo Ceragiolo, cappellani militari.</p>
<p style="text-align:justify;">La tragica fine di don Calcagno è stata rievocata da Carlo Borsani jr nel suo libro dedicato alla vicenda del padre, medaglia d’oro al valor militare, cieco e presidente dell’Associazione mutilati durante la Repubblica Sociale Italiana: <em>Carlo Borsani. Una vita per un sogno (1917-1945)</em> (Milano, Mursia, 1995, pp. 24, 28-29):</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">«Quella sera un nuovo personaggio si aggiunge ai prigionieri: è don Tullio Calcagno che a Cremona, nella tipografia di Roberto Farinacci, stampava “Crociata Italica”, un settimanale attorno al quale riuniva quei sacerdoti che avevamo aderito al fascismo repubblicano.</p>
<p style="text-align:justify;">I detenuti, molti dei quali temono di venir condannati a morte, gli chiedono la benedizione e l’assoluzione, ma don Calcagno, che è stato spretato, allarga mestamente le braccia: “A me non spetta benedire, spetta soltanto a Dio”. Poi si siede acanto a Borsani: “Sei un cieco di guerra, una medaglia d’oro e sono sicuro che Schuster ti farà liberare”. Ma Borsani non possiede la stessa certezza e ha già accettato il suo destino. […]</p>
<p style="text-align:justify;">Alle cinque del pomeriggio cinque individui, mai identificati esattamente, si presentano al palazzo di Giustizia con documenti del CLNAI che li autorizzano a prelevare Borsani per trasferirlo “in altro luogo”.</p>
<p style="text-align:justify;">Invano il maggiore Bertòli si fa avanti offrendosi d’accompagnarlo. Alla sua proposta di poterlo fornire, almeno, di alcuni effetti personali, i partigiani rispondono che “dove va lui non servono”. Fanno salire il prigioniero su un camioncino e lo portano, assieme a don Tullio Calcagno, nelle scuole di viale Romagna, vicinissime a via Fucini, dove Borsani aveva consumato l’ultimo pasto coi propri cari.</p>
<p style="text-align:justify;">Qui è in azione un “tribunale del popolo” che sottopone a un processo sommario i due “criminali di guerra” e, tra le urla e gli insulti di una folla scatenata, li condanna a morte, Borsani e don Calcagno vengono caricati nuovamente sul camioncino, che percorre poche decine di metri di un largo viale dritto, alberato, per fermarsi in piazzale Susa.</p>
<p style="text-align:justify;">“Fine corsa, scendere!”, urla una voce sarcastica. Borsani sente sulla schiena una mano che lo spinge verso il nulla e dei passi che s’allontanano, bacia la prima scarpetta della figlia Raffaella, che teneva stretta in pugno, alza gli occhi al sole e grida: “Viva l’Italia!”.</p>
<p style="text-align:justify;">Don Tullio Calcagno fa in tempo a dargli l’assoluzione <em>in extremis</em>; poi, a sua volta, viene assassinato.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">È una domenica limpida e tiepida, la guerra è finita, l’aria sa di primavera. I milanesi oggi non vanno di fretta, passeggiano quietamente. Al centro della strada alcuni uomini col fazzoletto rosso al collo spingono un carretto della spazzatura su cui hanno caricato un cadavere. Sul petto gli hanno messo un cartello: “Ex medaglia d’oro”. Molti abbassano gli occhi, fingono di non vedere, altri battono le mani, salutano col pugno chiuso quel macabro corteo funebre».</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Francesco Lamendola</em></p>
</blockquote>
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		<title>5 Novembre 1973 &#8211; 5 Novembre 2010: Camerata Zilli</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 20:40:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cuori Neri]]></category>

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		<description><![CDATA[PRESENTE!  <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9050&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p style="text-align:center;"> </p>
<h1 style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:CZTZ-LzjYL8NMM:http://img228.imageshack.us/img228/2328/zilli07sv2wb3.jpg&amp;t=1" alt="" width="461" height="255" /></h1>
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		<title>Nell’orma del lupo (prima parte)</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 14:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bargello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[“Chi ha paura del lupo non entri nel bosco”   “Festr mun slitna, en freki rinna” (Voluspa’, XLIV)   “Vindold, vargold”(Voluspa’, XLV)     Quando ho potuto ammirare un lupo dal vivo, per la prima volta, ho provato un’emozione unica, &#8230; <a href="http://bargello.wordpress.com/2010/11/05/nell%e2%80%99orma-del-lupo-prima-parte/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bargello.wordpress.com&amp;blog=1706289&amp;post=9045&amp;subd=bargello&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>“Chi ha paura del lupo non entri nel bosco”</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Festr mun slitna, en freki rinna” (Voluspa’, XLIV)</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Vindold, vargold”(Voluspa’, XLV) </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Quando ho potuto ammirare un lupo dal vivo, per la prima volta, ho provato un’emozione unica, quella di essere sotto l’esame attento di un paio d’occhi gialli pieni di fierezza e di tormentata inquietudine.</p>
<p style="text-align:justify;">“Lui” scendeva di corsa da una collinetta boschiva, coperta di cespugli fitti, e si è arrestato così, davanti a me… trattenevo perfino il respiro, vista la non banalità dell’incontro. Solitario, guardingo e sospettoso aveva proprio cercato i miei occhi, in un tentativo telepatico di catturare la mia natura, ne sono certa. In effetti la “bestia” in quell’attimo ero io, non “lui”… e nell’attimo del “nostro” sguardo si è consumata la storia millenaria che lega l’uomo a questo animale tenebroso, imprevedibile, distante e libero come pochi. Se ne è andato così, da dove era venuto, sparito, inghiottito dall’ombra e senza voltarsi: rivederlo sarà impossibile come dimenticarlo. Forse per questo lo ricordo così bene… o forse  perché nel lupo vive parte della spiritualità dei grandi popoli  a cui sono legata.</p>
<p style="text-align:justify;">Così, seguendone l’orma, vorrei entrare nel tempo a ritroso e arrivare nel tempo che sarà, attraverso miti, favole e avvenimenti leggendari che portano sempre verso radure mitiche, o in boschi immaginati, oppure sulla cima di colline erbose da cui si domina la luna… ed entro la scia dell’eco del suo ululare, verso rumori di battaglia, scricchiolii di tagliole che si chiudono, tuoni di fucili inutilmente pronti ad abbatterlo e richiami ancestrali irresistibili.</p>
<p style="text-align:justify;">Tanto può il simbolo del lupo: malvagità e paura unite a conoscenza, aperte all’<em>escaton</em>, al buio e all’inferno. E di mito in mito, il profilo del lupo che strappa le catene è sempre lì, controluce alla luna… mentre l’astro ne staglia l’ombra cupa verso il cielo e lascia il suo ululio disperdersi nella tenebra.</p>
<p style="text-align:justify;">Il lupo continua ad essere associato a  malvagità, crudeltà e ferocia, rappresentando il timore dei viandanti e dei pastori: oggi è invece un animale che si è adattato a vivere in spazi irrimediabilmente angusti, nei parchi o nelle riserve.</p>
<p style="text-align:justify;">Ben diverso, di contro, il suo mito, radicato profondamente nella spiritualità di molte genti “barbare” che ne facevano un uso identificativo. Gengis Khan, ad esempio, era considerato diretto discendente del Grande Lupo Azzurro, mitico antenato dei Mongoli.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche i Daci ritenevano di discendere da un mitico lupo (<em>daos</em> = lupo).</p>
<p style="text-align:justify;">Nella zona del mar Caspio viveva la popolazione degli Ircani, terribili e temuti in guerra, il cui nome trova la propria radice iranica in <em>vehrka</em>, il lupo.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli Eschimesi e i Lapponi, invece, da sempre lo venerano come divinità a cui è legata la vita e la morte, la luce e la tenebra.</p>
<p style="text-align:justify;">Il lupo ha sempre avuto un ruolo ambivalente nei miti cosmogonici o nelle leggende di altre civiltà, divenendo totem benigno o maligno, archetipo del bene e del male: questo, credo, per il fatto che sia tipica del lupo la capacità di disorientare chi lo teme. Il lupo, infatti, è predatore selvatico, abitante di boschi e foreste, ma compie incursioni e scorribande nei pascoli coltivati dall’uomo. Il lupo è selvaggio e solitario, ma lo si può trovare – arruffato e affamato, pur mai umiliato – in un giorno di nevosa bufera, fuori dal proprio uscio di casa, intento a rovistare fra i rifiuti domestici. Insomma la sua adattabile fierezza compromette la precisa definizione degli spazi assegnati dalla natura o dall’uomo, manda in crisi la gerarchia del comando nel regno animale (nel quale è compreso l’homo sapiens sapiens), induce a crederlo come incarnazione di uno spirito libero, che – pur tollerando la delimitazione spaziale impostagli – la fa comunque propria, mostrando a tutti che la libertà è prima di tutto genetica qualità interiore.</p>
<p style="text-align:justify;">Feroce e crudele, ma certo amorevole curatore di prole e fedele alla propria compagna scelta per la vita: anche in questo il lupo insegna a tutti i “sapiens sapiens” la naturale importanza delle cose che contano; anche in questo, un segno di selvatica libertà, quella di saper “con-dividere” senza per questo venir mai meno alla propria forte indole di solitario: innata, selvaggia, misteriosa.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Mircea Eliade, nell’analisi di questo mito, distingue tre diversi modi in cui la sacralità e la tradizione di un popolo possano affondare le proprie radici nell’orma del lupo:</p>
<p style="text-align:justify;">-      nel caso di un popolo conquistatore, che combatteva per il possesso e il mantenimento di nuove terre (lupi guerrieri): popolazioni barbare, ma anche italiche, come gli Irpini, i Sabini o i Sanniti;</p>
<p style="text-align:justify;">-      nel caso di gruppi di fuorilegge o esiliati (lupi fuggiaschi): il riferimento potrebbe essere anche a Romolo e Remo, esiliati in quanto possibili usurpatori di potere;</p>
<p style="text-align:justify;">-      in presenza di popoli che utilizzavano riti a iniziazione della propria gioventù, per prepararli a un futuro di guerrieri, come a Sparta o tra i Germani, ma anche fra i nativi americani (lupi  giovani iniziati).</p>
<p style="text-align:justify;">In questo terzo caso, gli adolescenti che dovevano essere preparati a un ruolo guerriero venivano allontanati dalla comunità e dovevano sopravvivere in condizioni di estremo rigore e disagio nelle selve, vivere “da lupi”.</p>
<p style="text-align:justify;">Molti lupi corrono nella mitologia norrena, nel segno dell’ambivalenza: lupi comparati a giganti, lupi giustizieri di Dei, ma anche lupi trafitti dalle spade degli Dei. Ancora, lupi docili ai piedi di Odino – Geri e Freki – o come Fenrisùlfr (Fenrir), alfa e omega escatologico, a compimento delle profezie del Ragnarok. Altri lupi, Hati, Managarmr, Skoll.</p>
<p style="text-align:justify;">All’inizio dei tempi, il dio Loki, dall’unione con Angrboda la gigantessa, generò Hel, Midgardsormr e Fenrir che vissero nella Jotunheimr (la terra dei giganti). Fenrir, il lupo della brughiera o forse della palude, fu generato nella Jarnvidr, la foresta di ferro. Mentre Hel divenne regina degli inferi e Midgardsormr fu inabissato nell’oceano, il lupo Fenrir fu trattenuto da Odino presso gli dei. Fenrir diventava sempre più grande, sia in dimensioni che in ferocia, e solo il dio Tyr poteva avvicinarlo per nutrirlo. Constatatane la pericolosità e l’astuzia, gli dei tentarono di farlo cadere in trappola proponendogli di legarsi alla catena Loedingr (“che con astuzia lega”) per misurare la propria forza; Fenrir la spezzò come spezzò Dromi (“che frena”), la seconda catena. Fu così che gli dei commissionarono la costruzione di una catena magica ai nani di Svartalfaheimr (terra degli elfi scuri) denominata Gleipnir (“che deride”): al tatto sembrava un sottile filo di seta. Gli dei chiesero a Fenrir di recarsi sul lago Amsvartnir sull’isola di Lyngvi e di lasciarsi legare con Gleipnir, dando in garanzia la mano del dio Tyr, infilata nelle fauci di Fenrir. Essa venne mozzata dal lupo appena resosi conto dell’inganno. La catena fu fissata ad un palo (gelgia) e fissata al suolo con due grandi pietre, gjoll (tagliente) e pviti (fissante). Nell’essere sottoposto a ciò, Fenrir si dibatteva e cercava di azzannare gli dei, per questo gli fu infilata tra le mascelle una spada che da allora gli impedì di chiudere la bocca: la bava copiosa che da allora gli uscì dalla bocca andò a formare e alimentare il fiume Van (“attesa”).</p>
<p style="text-align:justify;">Nell’era del dominio delle potenze, o crepuscolo degli dei – come si voglia interpretare la parola norrena Ragnarok e il suo oscuro significato sapienziale, comunque apocalittico e rigenerativo –  Odino verrà ucciso dalla sua nemesi Fenrir liberatosi dalla catena, le cui fauci spalancate toccheranno l’una il cielo e l’altra il suolo. Tutti gli ordini verranno sovvertiti, gli dei attaccati dalle forze dell’oscuro fino al compimento della vendetta di Vidarr, figlio di Odino, che con il piede e la mano bloccherà le fauci di Fenrir spezzandole, uccidendolo con un colpo di spada nel cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla fine dei tempi, in attesa della rigenerazione del tempo stesso, Managarmr il più forte fra i lupi divorerà la luna e si ciberà di tutti gli uomini destinati alla morte (“Fylliz fiorvi /feigra manna”).</p>
<p style="text-align:justify;">Odino ha sempre ai suoi piedi <em>Gera ok Freka</em>, Geri e Freki, l’affamato e il divoratore. Odino Wotan (“il sovrumano”) è sempre accompagnato da quattro animali, due corvi, Huggin e Munnin, pensiero e memoria, occhi discreti sul mondo, rivelatori e messaggeri del dio. Geri e Freki invece simboleggiano la forza e la potenza, rivelatrici del divino e del sovrumano.</p>
<p style="text-align:justify;">Molto suggestiva, nella mitologia norrena, la spiegazione dell’alternarsi del giorno e della notte, un’immagine affidata alla corsa del lupo Hati (“odio”) che inseguiva Mani (“la luna”) cercando di divorarla ogni notte, mentre il lupo Skoll (probabilmente: “inganno”) inseguiva Sòl (“il sole”). Così le eclissi di sole e di luna si compivano nel momento del massimo avvicinarsi delle fauci dei lupi ai due globi. Sarà nel Ragnarok che il cielo e la terra verranno oscurati, perché Hati e Skoll riusciranno nel loro intento.</p>
<p style="text-align:justify;">Per cercare di spiegare il significato del lupo e della sua presenza in questi e molti altri miti di differenti civiltà indoeuropee e non, è necessario ricordare che il lupo ha sempre a che fare con la forza e la battaglia, con il guerriero e le proprie doti di fierezza, coraggio, fedeltà, sopportazione.</p>
<p style="text-align:justify;">È da ricordare che l’immagine del lupo compariva come emblema delle legioni romane e dei Daci ed era raffigurato negli stendardi che precedevano gli eserciti turchi e persiani. Nel mondo scandinavo e germanico erano mitizzate caste di guerrieri temutissimi e invincibili, come i <em>berserkir</em> e gli <em>ulfhednar</em>, guerrieri dalla pelle d’orso i primi e dalla pelle di lupo i secondi. Indossare una pelle di orso o di lupo significava travasare nel proprio sé umano l’essenzialità dell’animale, acquisendone le qualità peculiari e sacrali. Questo significava anche raggiungere uno stato superumano all’interno di un rito iniziatico per arrivare a inserirsi a pieno titolo nel <em>mannerbund</em> (“società di uomini”). I soldati così entravano a far parte di una <em>communitas</em> i cui membri si chiamavano fra loro “lupo”. Essere <em>ulfhednar</em> significava non solo esprimere forza, irresistibilità, invincibilità e attitudine guerriera, ma soprattutto essere uomo e combattente equilibrato e puro, per poter far vivere contemporaneamente in se stessi sia l’indole feroce dell’animale sia la sua natura divina: per arrivare a ciò spesso il soldato usava bevande inebrianti, tramite fra umano e superumano, come ad esempio il vino.</p>
<p style="text-align:justify;">(continua)</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter" src="http://img249.imageshack.us/img249/7968/lupom.jpg" alt="" width="339" height="260" /></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Tratto dalla Rivista di Thule Italia gen-feb 2010 ad opera della Professoressa Barbara Spadini.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>La Redazione</em></p>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 13:59:26 +0000</pubDate>
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